domenica 27 aprile 2014

Rosetta incontra la cometa

La sala di controllo ESA durante il risveglio di Rosetta
Cameri, provincia di Novara: “Dal 1° agosto 2013, il ramo d'azienda di Avio S.p.A. relativo alla progettazione, sviluppo e realizzazione di trasmissioni comando accessori e di potenza, turbine di bassa pressione, combustori, post-combustori, sottosistemi e attività di MRO e CRO per motori aeronautici, in ambito civile e militare, è stato ceduto a Nuovo Pignone Holding S.p.A. (Gruppo General Electric) e costituisce oggi parte integrante delle attività di GE Aviation.” Congratulazioni! - Avevo imprecato, appresa la notizia. - Un altro pezzo dell’Italia che progetta e costruisce si è trasferito in America. Poi, riflettendo meglio, ho pensato che nel nostro mondo globalizzato ha poca importanza che i proprietari delle imprese siano italiani o americani. L’importante che i nuovi proprietari continuino a servirsi di noi creativi con storia millenaria. Anzi, avremo più facilità nel condividere con il resto del mondo le nostre competenze conquistandolo alla nostra causa.
Uno dei nostri caccia F35
Il ramo d’azienda ceduto è proprio quello che fa i motori dei caccia F35. Utilizza la tecnica di stampa tridimensionale (additive manufacturing). Una tecnica che consente di realizzare componenti di estrema precisione con tecnologia Ebm (Electron beam melting) di cui Avio Aero è una delle realtà industriali più avanzate. Hanno tolleranze tra i 50 e 180 micron e utilizzano una miscela di titanio e alluminio (il nome tecnico è “Allumiuro di titanio, TiAl”) che non sarebbe trattabile per fusione. Il risultato sono lame di metallo in un blocco unico, senza microsaldature o fusioni, che pesano la metà di quelle tradizionali, resistono a temperature più elevate, concorrendo alla realizzazione di motori d’aereo che consumano meno e hanno minori emissioni. Insomma, un punto d’eccellenza proprio nell’ambito tradizionale italiano della meccanica di precisione, dei materiali e dell’aeronautica. Riflettendo meglio, ho pensato che, se i proprietari sono americani, non vi saranno ritorsioni a seguito della riluttanza del Governo Italiano a rispettare gli accordi internazionali sullo sviluppo del caccia F35 e, a Novara, potrà continuare comunque la produzione e la ricerca.
Produzione e ricerca per la guerra! Non ne abbiamo bisogno dei caccia e non vogliamo partecipare alla loro fabbricazione – protestano i pacifisti.
La verità però è esattamente opposta perché gli armamenti sofisticati agiscono come una forza di controllo e di dissuasione. Le grandi stragi con milioni di morti sono il risultato della brutalità e della primitiva ignoranza. Pensiamo solo al genocidio africano del Ruanda di vent’anni fa: in cento giorni furono uccise un milione di persone a fucilate, colpi di machete e bastoni chiodati. Nell’ultimo decennio, sempre in Africa centrale, le vittime dirette o indirette della seconda guerra del Congo si sono contate a milioni. Vogliamo fare un raffronto? Le vittime del conflitto fa Israele e i palestinesi, che dura ininterrottamente da oltre sessant’anni, non sono più di ventimila. I numeri ci dicono che l’arretratezza e l’ignoranza spingono alla cieca brutalità mentre, con armamenti sofisticati, almeno si riescono ad evitare le carneficine. La NATO deve fare i conti con le democrazie occidentali e non può comportarsi come i fondamentalisti, i dittatori, i trafficanti di droga e di schiavi. Purtroppo la NATO deve fare i conti con i trafficanti di materie prime e gli spregiudicati dell’economia finanziaria che prospera col dissesto. In conclusione rimane la forza di dissuasione e la caratteristica “chirurgica” delle armi più sofisticate.
L'antroplogo Steven Pinker
Negli ultimi cinquant’anni il risultato è quello descritto da Steven Pincker nel suo “Il declino della violenza” che evidenzia la riduzione di vari ordini di grandezza delle vittime della guerra rispetto alle epoche precedenti, nonostante gli eventi africani. L’incremento della popolazione mondiale è stata la conseguenza. Non solo l’incremento numerico fino a oltre sette miliardi ma anche l’aumento della capacità di comunicare, di progettare, di costruire con una enorme crescita delle possibilità. Non è aumentata solo la popolazione, la capacità di produrre per il suo sostentamento e di progettare per il futuro dove la una nazione deve per forza collaborare col resto del mondo ma anche la conoscenza del nostro mondo e dell’universo che ci circonda. Un futuro a cui occorre la storia millenaria dell’Italia che ha disegnato quello spirito avventuroso impresso nel nostro DNA; un futuro a cui occorrono gli italiani con i loro inventori e le loro macchine, quelle che a Cameri fabbricano i motori dei caccia F35. Sean Coughlan, in un lungo articolo, pubblicato due giorni fa, che si può leggere nel giornale online BBC News, racconta come il genere umano potrebbe correre verso l’estinzione non a causa dell’effetto serra o di una guerra nucleare, ma per la propria incapacità di governare l’enorme complessità che ha generato negli ultimi vent’anni. Contemporaneamente Andrew Snyder-Beattie scrive su Physorg un documentato articolo intitolato “Habitable exoplanets are bad news for humanity (I pianeti esterni abitabili sono una brutta notizia per noi)”, a commento della scoperta del pianeta Kepler-186f, distante da noi 492 anni luce, in orbita attorno ad una nana rossa nella Costellazione del Cigno. La ragione della brutta notizia è che, siccome Kepler-186f sembrerebbe abitabile come verosimilmente miliardi di pianeti nella nostra galassia, non aver ancora incontrato una civiltà extraterrestre si spiega col fatto che l’intelligenza e la civiltà sono destinate ad estinguersi prima di raggiungere la possibilità di attraversare gli spazi interstellari. Io non sono così pessimista e preferisco l’esplorazione fatta di tecnologie, di sfide e di grande capacità progettuale. Sono molto grato alla nostra Agenzia Spaziale e alla ESA europea per lo spettacolo della missione Rosetta, la sonda che dopo un viaggio di dieci anni si prepara ad agganciare, nel prossimo mese di maggio, la cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko. Risvegliata dopo sette anni di rimbalzi fra la Terra e Marte per innescare l’effetto fionda, tre anni di ibernazione lontano nel sistema solare, piena di tecnologia italiana, si accinge ad una delle avventure più affascinanti dell'esplorazione spaziale. Così abbiamo bisogno di partecipare, con le nostre forze armate, al pattugliamento dei cieli per castigare i matti e guerrafondai, in collaborazione con uomini e donne del mondo di buon senso e di buona volontà. Ne abbiamo bisogno per essere liberi di esplorare il cosmo profondo per spiegare i misteri della vita e fornire all’umanità speranze per il futuro.
140426 Daniele Leoni

martedì 18 febbraio 2014

Empatia

Matteo Renzi gioca con i figli e la moglie Agnese
Sarà per la parlata fiorentina, sarà perché guida la macchina facendo sedere chi lo accompagna al posto dell’ospite, sarà perché prende spesso il treno. In ogni modo Matteo Renzi mi ispira fiducia e simpatia. Qualche volta esprime opinioni che non sono esattamente coincidenti con le mie; in questo caso comincio a cercare i motivi ragionevoli di quell’opinione diversa e, nella peggiore delle ipotesi penso che, alla prova dei fatti, potrebbe cambiare idea. Sono in totale disaccordo con coloro che lo accusano di non essere coerente. Ho invece la sensazione che il suo sia il metodo sperimentale, quello della modernità, che prevede un controllo frequente della traiettoria che inevitabilmente dovrà essere corretta lungo il tragitto. Mi ricorda il metodo per lo sviluppo delle applicazioni informatiche che evita analisi di dettaglio troppo particolareggiate preferendo le correzioni in corso d’opera col contributo dell’utente pilota. E’ così che assume un’importanza straordinaria il metodo di lavoro, il rispetto delle regole di stile nella scrittura del codice e la leggibilità che favorisce le attività di una squadra di sviluppatori sul medesimo progetto. Me lo figuro, Matteo Renzi premier che, dopo una giornata di lavoro a Roma, prende il treno per Firenze. Che occupa un salottino della Freccia Rossa approfittando dell’ora e un po’ per rivedere gli appunti della giornata trascorsa e per organizzare la giornata successiva. Che torna da Agnese e dai figli appena può. Certo che la vita della sua famiglia sarà sconvolta dalla sua leadership di altissimo profilo, assediato dei media dell’intero pianeta. Penso: se fossi in lui prederei casa a Firenze vicino alla stazione. Ma forse lo obbligheranno a fare la spola fra Ciampino e Peretola con un jet di Stato e poi a trasferirsi a Pontassieve in macchina blindata. Tempo di percorrenza identico, identico salottino, ma fuori dalla portata dei malintenzionati. Sono sicuro però che, ogni tanto, il treno lo prenderà ugualmente, ogni tanto a caso, senza preavviso. Il treno per non rinunciare al contatto fisico con la gente comune. Con il programma preannunciato si farà tanti nemici nei salotti potenti delle caste. Riforme costituzionali, riforma del lavoro, riforma della pubblica amministrazione, riforma fiscale nei primi quattro mesi. Ognuna un colpo di piccone al malaffare, ai parassiti e alla burocrazia.
Il termo-valorizzatore di Bologna
Qualcuno potrebbe obiettare che Renzi si è fatto contagiare dalle bufale della green economy, come i tanti radical-chic italiani. Però alla prova dei fatti, per esempio sugli inceneritori, ha dichiarato con decisione che tutti i rifiuti non riciclabili vanno inceneriti con le tecniche avanzate e sicure adottate in nord Europa, riservando alla discarica solo gli inerti sterili. Dichiarazioni che hanno mandato in bestia i professionisti della sepoltura dei veleni che si trasformano in bombe a tempo nelle discariche della Campania e del meridione. Allora sono insorte le numerosissime e agguerrite ecomafie che, in tempi più recenti, hanno aggredito il business dell’energia eolica e del fotovoltaico selvaggio in terreni agricoli, normalmente cosparsi di diserbanti per evitare che le erbacce infestino i pannelli solari. E se sotto i pannelli solari vengono sepolti rifiuti tossici, nessuno se ne accorge. Diamo tempo al tempo, aspettiamo che tocchi con mano.
Un rendering del ponte di Messina
Non dispero che si renda conto presto dell’inconcepibile affossamento del progetto del ponte di Messina, nonostante la dichiarata disponibilità della Cina Popolare ad un’operazione di project financing, non solo sul ponte, ma sull’ammodernamento delle ferrovie e dei porti da Napoli a Taranto. Il motivo? La Cina cerca un’alternativa al porto di Rotterdam per le merci provenienti dalle sue imprese, impegnate nel colossale investimento cinese in Africa. La Sicilia, con i suoi porti, potrebbe diventare il punto di attracco delle navi, da cui i container sarebbero smistati per ferrovia verso le destinazioni in Europa e in Asia dove le merci dovranno essere distribuite. Perché allora il Governo Monti e il Ministro Passera hanno affossato il progetto che avrebbe potuto assegnare all’Italia il ruolo di nodo intermodale di uno dei più rilevanti flussi commerciali dell’economia globalizzata? Una possibile risposta è che l’economia sottosviluppata gestita delle mafie siciliane e calabresi sarebbe stata stravolta da un intervento internazionale di tanta rilevanza. Perché le preoccupazioni della mafia coincidevano con gli interessi degli olandesi e dei tedeschi decisi a salvaguardare il ruolo del porto di Rotterdam. Monti e Passera sono stati sordi e ciechi verso gli interessi italiani, soprattutto del sud, si sono fatti prendere in giro come scolaretti e, ubbidienti, hanno fatto i compiti a casa. Non dispero che Matteo Renzi se ne renda conto proprio perché è portatore di quella freschezza e di quella modernità che gli hanno conquistato tanta simpatia. Oggi assistiamo alle grandi manovre per influenzarlo. Primo manovratore Carlo Debenedetti, arcinemico dell’economia del fare! Una cosa è certa: a differenza dal passato avremo un premier dotato di una sana ambizione, di un grande dinamismo e assolutamente inadatto a fare il burattino. 140218 Daniele Leoni

mercoledì 11 dicembre 2013

Il ponte del si!

Anch'io ho firmato la lettera che segue, indirizzata al Governo Italiano.

Al Presidente del Consiglio Enrico Letta
Al vicepresidente del Consiglio Angelino Alfano
Al Ministro degli Esteri Emma Bonino
Al Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni
Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Maurizio Lupi
Al Ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato

Le conclusioni del recente Rapporto Svimez: “Sud a rischio povertà e deserto industriale” impongono a tutte le forze politiche dotate di senso dello Stato la rapida adozione di misure atte a prevenire l’esplosione di una crisi sociale dalle conseguenze imprevedibili. L’unica iniziativa con realistiche probabilità di avviare uno sviluppo pressoché immediato e duraturo del Paese intero e del Mezzogiorno in particolare passa attraverso la captazione dei flussi mercantili che attraversano il Mediterraneo diretti verso gli scali del Mare del Nord. Paradosso geografico conseguente all’incapacità dei Governi italiani di realizzare nel Meridione d’Italia una rete infrastrutturale adeguata alla rivoluzione trasportistica nata dalla globalizzazione.
E’ infatti ben noto che una parte rilevante della ricchezza di Olanda, Belgio e Germania trae preziosa linfa dalle attività connesse alla Logistica dei porti di Rotterdam, Anversa e Amburgo. Per non parlare del sostegno alla formidabile industria manifatturiera tedesca dovuto al flusso di materie prime e semilavorati provenienti da ogni parte del mondo. Senza soffermarci sugli innumerevoli benefici occupazionali, diretti e indiretti, e sulla riqualificazione che deriverebbe all’intero Mezzogiorno dall’avvio di un progetto di tale valenza socioeconomica, ci permettiamo di ricordare quanto è opinione comune tra i maggiori studiosi della materia: “la Logistica può rappresentare per l’Italia ciò che il petrolio è stato e continua a essere per i Paesi Arabi”. Proprio in tale ottica vanno interpretate le parole del Presidente della Repubblica, secondo il quale “l'Italia intera è destinata al declino se rinunzia alla sua vocazione mediterranea”. A favore del nord Europa, aggiungiamo noi.
Purtroppo, l’azione del precedente governo è andata in senso opposto quando, con un dispositivo di legge di dubbia costituzionalità, ha "cancellato" la Soc. Stretto di Messina, buttando alle ortiche un progetto apprezzato dall’intera comunità scientifica mondiale e violando accordi contrattuali da tempo sottoscritti. Col risultato di innescare un contenzioso miliardario e gettare sul nostro Paese un’ulteriore ombra di inaffidabilità che dissuade possibili investitori internazionali.
Ora è difficile tornare indietro ma la, pur ristretta, visione di unità e coesione territoriale che ha ispirato la costituzione della società concessionaria dell’attraversamento stabile tra Sicilia e Calabria potrebbe essere ripresa, ridefinendone le strategie e ampliandone significativamente l'ambito geografico; indicando come obiettivo finale la creazione di una rete portuale e ferroviaria moderna ed efficiente in grado di rilanciare definitivamente l’economia del Mezzogiorno.
Una rete in grado di connettere Augusta e Gioia Tauro con l’AV e l’AC ferroviarie, interrotte a Battipaglia dalla mancanza di volontà dei diversi Governi di ammodernare seriamente il tessuto infrastrutturale del Sud.
Oggi, di fronte al disastro imminente preannunziato dallo Svimez e dall’allarme lanciato da un numero crescente di economisti, non possiamo fare a meno di chiederci cosa avverrà alla chiusura dei cantieri autostradali della SA-RC, quando migliaia di lavoratori rimarranno senza lavoro.
In tempi di globalizzazione, oltre il 20% del prezzo finale di un bene deriva dal complesso delle operazioni di trasferimento dal luogo di produzione al punto di immissione sul mercato. Il tentativo di conquistare una quota più ampia possibile di questa rilevante ricchezza ha condizionato la politica economica dei Paesi europei e nordafricani e rappresenta una delle residue opportunità di sviluppo per quelli poveri di materie prime come l’Italia. Guardando ai massicci investimenti in infrastrutture strategiche delle Nazioni del bacino del Mediterraneo, si constata che l’Italia arriva per ultima in questa competizione, ma è ancora in grado di fare sentire la sua presenza grazie alla posizione geografica e al suo, ancora notevolissimo, appeal da parte degli investitori extraeuropei.
A patto di avviare senza indugio iniziative volte a recuperare il tempo perduto, offrendo ai grandi Paesi produttori soluzioni capaci di rendere più rapidi, economici e meno inquinanti i traffici mediterranei. Senza il timore di mettere in pericolo consolidati interessi europei o di porsi in concorrenza con grandiosi progetti transnazionali in via di realizzazione (FERRMED Marocco-Nordeuropa, tunnel e terzo ponte sul Bosforo, tunnel del Fehmarn Belt, ampliamento della Betuweroute dal Porto di Rotterdam verso Duisburg e tanti altri). Tutti tesi a gestire i grandi flussi containerizzati intercontinentali.
In estrema sintesi, invece di veder svanire ben più di un miliardo di euro tra costi già sostenuti e penali da pagare, relegando in un angolo di magazzino un progetto definitivo ammirato in tutto il mondo, appare essenziale recuperarli ad asset del Paese, mediante la costituzione di un prestigioso e ristretto gruppo di lavoro che - proprio basandosi sulla straordinaria eredità scientifica degli studi già eseguiti per il Ponte sullo Stretto - ne ampli gli orizzonti e le finalità, individuando, una volta per tutte, gli eccezionali benefici che possono derivare al nostro Paese dal radicale ammodernamento della rete infrastrutturale del Mezzogiorno, finalizzato all’attivazione della parte Sud del Corridoio europeo Helsinki-La Valletta, nel condiviso interesse italo-maltese. Un team di altissimo livello, alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio, a costi assolutamente contenuti rispetto agli obiettivi perseguibili.
Se il risultato di tale lavoro – come siamo certi - dimostrerà senza ombra di dubbio la validità del progetto per l’intera Nazione (Nord incluso), non sarà difficile ottenere il consenso politico generalizzato indispensabile al concreto avvio di un programma nel quale il Ponte rappresenta un piccolo ma indispensabile tassello. Con la premessa che la realizzabilità tecnica e la qualità del progetto di quest’ultimo sono incontestabilmente sancite dagli appelli allegati, sottoscritti da alcuni tra i più illustri studiosi di ogni parte del mondo.
Riguardo alle legittime e decisive perplessità relative alla reperibilità delle risorse economiche necessarie, siamo certi che è possibile raccogliere facilmente un gruppo di investitori internazionali fortemente determinati a realizzare e gestire l’intero epocale intervento infrastrutturale, senza oneri per lo Stato. Tale convinzione deriva dai ripetuti contatti avuti con colossi finanziari internazionali che, in Italia come all’estero, hanno più volte ribadito un forte interesse verso la creazione di un’efficiente e completa rete trasportistica nell’estremo Sud d’Italia, condizionandolo però all’esistenza di autorevoli riscontri a livello governativo, fino ad oggi totalmente assenti. Oltre che alla realizzazione dell’intera catena trasportistica tra il Canale di Sicilia e Battipaglia, della quale ogni anello considerano indispensabile.
Restiamo in attesa di un cortese riscontro e porgiamo i migliori saluti.

8 Novembre 2013.

Enzo Siviero - Venezia Ingegnere e Architetto h.c., Prof. Ordinario di Tecnica delle Costruzioni all’Università IUAV di Venezia

Giovanni Alvaro – Reggio Calabria Ex sindacalista CGIL, blogger e Direttore Editoriale de 'Il Calcestruzzo' - Cofondatore 'Comitato Ponte Subito' - Reggio Calabria

Francesco Attaguile - Catania Direttore del Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale Archimed delle isole del Mediterraneo e pres. Hub SiciliaInternazionale; già sindaco, vicesindaco e assessore al Comune di Catania

Maurizio Bernava - Palermo Segretario Generale CISL Sicilia

Giacomo Borruso - Trieste Presidente dell’Istituto per lo Studio dei Trasporti nell’integrazione Economica Europea e Direttore responsabile della rivista European Transport; già prof. Ordinario Economia dei Trasporti, Preside della Facoltà di Architettura e Rettore all’Università di Trieste,

Nicola Carnovale - Roma Segreteria Nazionale 'I Riformisti Italiani'

Michele Comparetto - Torino Architetto, coordinatore del Gruppo di Studio “Non solo Ponte”

Domenico Galatà - Messina Ingegnere, CTU presso il Tribunale di Messina; già Assistente governativo Servizio Dighe del Ministero dei LL.PP., Direttore Generale dell’Azienda Meridionale Acque Messina

Tonino Genovese - Messina Segretario Generale CISL Messina

Massimo Guarascio - Roma Ing. e Prof. Ordinario di Ingegneria e Sicurezza degli scavi, docente di Analisi del Rischio e Sicurezza del Lavoro Università La Sapienza, Roma; vicepresidente della Rete Scuole di Ingegneria del Mediterraneo

Cosimo Inferrera - Messina Prof. Ordinario di Anatomia Patologica e Citodiagnostica a. r. Università di Messina

Dario La Fauci - Messina Architetto, già Assessore all’Urbanistica del Comune di Messina, consigliere del Consorzio Autostrade Siciliane e presidente dell’Ordine degli Architetti di Messina

Rocco La Valle – Villa S. Giovanni Sindaco di Villa S. Giovanni

Daniele Leoni – Ravenna Imprenditore informatico, divulgatore scientifico e già dirigenteLegambiente

Pierpaolo Maggiora - Torino Architetto

Maria Teresa Malgeri – Reggio Calabria Imprenditrice agricola

Michele Maugeri – Catania Ing. Prof. Ordinario di Geotecnica e Difesa del Territorio; già Direttore del Dipartimento di Ingegneria civile e Ambientale dell’Università di Catania

Giovanni Mollica - Messina Ingegnere e imprenditore

Francesca Moraci – Reggio Calabria Architetto, Prof. Ordinario di Urbanistica, Phd Università Mediterranea di Reggio Calabria

Giuseppe Muscolino – Messina Ing. e Prof. Ordinario di Scienza delle Costruzioni, docente di Analisi sismica delle strutture e Modellazione dinamica delle strutture presso l’Università di Messina

Agostino Nuzzolo – Roma Ing. e Prof. Ordinario di Trasporti e docente di Pianificazione dei Trasporti, Progettazione dei Sistemi di Trasporto e di Logistica Territoriale Roma Tor Vergata

Francesco Providenti - Messina Magistrato della Corte di Cassazione a r., già sindaco di Messina

Fernando Rizzo - Messina Avv. Cassazionista, specializzato in Diritto del Lavoro

Marco Santoro – Villa S. Giovanni Assessore per l’attuazione del programma e per i rapporti con l’Università al Comune di Villa S. Giovanni

Bruno S. Sergi – Messina Docente di Economia Politica e Politica Economica internazionale presso l’Università di Messina; docente di Political Economy in Russia and China presso l’Harvard University (MA) USA - Cofondatore 'Comitato Ponte Subito'

Francesco Tomasello - Messina Prof. Ordinario e Direttore Clinica Neurochirurgica della Facoltà di Medicina e Chirurgia Università di Messina; già preside Facoltà Medicina e Chirurgia e Rettore Università di Messina

Giuseppe Vermiglio – Messina Avv. e Prof. Ordinario a r. di Diritto dei Trasporti; già direttore del Centro Universitario di Studi sui Trasporti euromediterranei

Pierpaolo Zavettieri - Bova Marina (RC) Consigliere Provinciale di Reggio Calabria

Roberto Zucchetti - Milano Coordinatore Area Economica dei Trasporti del Centro di Economia Regionale dei Trasporti e del Turismo dell’Università Bocconi; già sindaco di Rho (MI)

venerdì 6 dicembre 2013

Domenica dobbiamo votare Matteo Renzi.

Matteo Renzi assieme al Presidente Giorgio Napolitano
Tutti dobbiamo votare per Matteo Renzi alle primarie. Anche quelli che non hanno mai votato per il Partito Democratico ma che pensano di sceglierlo se dovesse mantenere le sue promesse di riforma e avere successo. Anche quelli, come me, che hanno molte perplessità sui suoi richiami alla green economy e preferirebbero una politica industriale stile Enrico Mattei e Felice Ippolito. Anche quelli che hanno sperato che il ponte di Messina riuscisse a catalizzare il rinnovamento del sistema autostradale, ferroviario e portuale del sud Italia e sono rimasti gelati. Anche quelli che hanno accarezzato l’idea di una Cina che potesse investire su porti e ferrovie da di Napoli a Palermo, compreso il ponte sullo stretto, perché la Sicilia diventasse il collettore delle merci dell’Africa verso l’Europa; che subiscono ora lo schiaffo di Cameron entusiasta per un’analoga proposta cinese rivolta alla Gran Bretagna. Dobbiamo votare per Matteo Renzi perché, se non dovesse riuscire, si potrebbe spalancare il baratro di un’alleanza fra tutti gli estremismi e le follie da circo, di destra di sinistra, promosse da un Grillo sconclusionato e da un Berlusconi, ormai vecchio e privo di senno. Allora non ci sarebbe più spazio per i giovani studiosi e per i bravi operai che preferiscono farsi onore in officina piuttosto che urlare in piazza.
Beppe Grillo assieme ai manifestanti NOTAV
Le nostre università sarebbero invase dai girotondini, dai no-tav e la ricerca alimentare, medica, elettronica, spaziale lascerebbero il posto ai vaneggiamenti di un’economica in grado di reggersi solo con la popolazione ridotta ad un decimo. Emergerebbero le sette che vogliono la terza guerra mondiale che, come sostiene Casaleggio, rimetterebbe le cose a posto, allo stesso modo in cui, nel medio evo, l’equilibrio veniva ristabilito, di tanto in tanto, dalle stragi e dalle epidemie di peste. Allora l’Europa ci sbatterebbe l’uscio in faccia lasciandoci soccombere nella nostra follia. Matteo Renzi va preso in parola quando dice che sosterrà il Governo Letta se rispetterà il programma, che è soprattutto un programma di riforme istituzionali in senso presidenziale e della Giustizia, compreso il conflitto di interessi. E questa volta lo dovrà fare sul serio anche perché la legge elettorale Calderoli non c’è più: una volta tanto la Corte Costituzionale ne ha fatta una delle buone. Secondo me c’è lo zampino di Re Giorgio e ora Letta è solido come una roccia. Renzi, nuovo segretario del PD, dovrà lavorare sodo in coppia con il Presidente del Consiglio e sotto la supervisione del Presidente della Repubblica. I pigmei della politica si facciano da parte, non foss’altro per la figura avvilente che hanno fatto e che è sotto gli occhi di tutti. E si facciano da parte anche i magistrati che, a partire da “mani pulite”, hanno generato solo un materiale putrescente destinato a una grande fossa biologica. La prova d’errore non è stata superata e tutti noi, che abbiamo adottato il metodo sperimentale, accettiamo il risultato negativo senza rassegnarci, pronti ad una nuova prova. Io lo farò dalla casa dei socialisti, quella di Bettino Craxi, che fu colpito senza pietà per aver provato a restituire all’Italia la dignità di un Paese sovrano. Lo farò votando per Matteo Renzi e farò l’impossibile per conquistare alle idee dei socialisti e dei liberali, all’interno del Partito Democratico, lo spazio che a quelle idee compete in Italia e in Europa. 131206 Daniele Leoni

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giovedì 5 dicembre 2013

La sfida socialista

Gianni Pittella, vice Presidente del Parlamento Europeo
Bisognerebbe proprio ripartire da Gianni Pittella, medico e vice Presidente del Parlamento Europeo, per risalire la china, da socialisti liberali, nella multiforme aggregazione che si chiama Partito Democratico. Anche perché i destini dell’Italia saranno determinati da due fattori: l’identità ritrovata dei progressisti italiani nel terreno di coltura che va prendendo forma all’interno del PD e il convincimento che sarà l’Europa politica il nuovo stato federale che contenderà agli Stati Uniti d’America la leadership in occidente. Un occidente dove i partiti politici saranno sempre di più comitati elettorali. Partiti cool, come dice Renzi, preoccupati delle regole per selezionare la classe dirigente migliore possibile a cui affidare il Governo delle istituzioni. Il mandato degli eletti dovrà essere limitato nel tempo, perché la politica non è un mestiere, e perché rimanere al vertice degli organi elettivi per troppo tempo fa perdere il lume della ragione e il senso della realtà. Le riforme della Costituzione italiana dovranno ispirare la nuova Costituzione dell’Europa che troverà così l’equilibrio e l’unità politica vera nella dialettica. E il PSE sarà la casa dei socialisti italiani, espressione di una sinistra seria, colta, industriale, scientificamente curiosa, consapevole di un’umanità che presto raggiungerà gli otto miliardi uomini e di donne che non vogliono morire né in guerra, né di fame, né spegnersi per vecchiaia ma vogliono avere figli e nipoti e pensare al futuro in termini di centinaia, migliaia di anni. La notizia più bella di questi ultimi giorni è l’adesione dei senatori a vita Carlo Rubbia ed Elena Cattaneo al gruppo parlamentare del PSI. Ci aiuteranno ad accettare la sfida e a pensare in grande! 131205 Daniele Leoni

Pubblicato anche da l'Avanti! come commento all'editoriale La sfida di Mauro Del Bue

sabato 30 novembre 2013

Tristezza

Tristezza perché mi ricorda Bettino Craxi
C’è stata tristezza nell’osservare la vicenda della estromissione, per via giudiziaria, di Silvio Berlusconi dal Senato. Tristezza perché mi ricorda Bettino Craxi anche se, fra i due, non c’è paragone. Però stessi carnefici: giudici “democratici” e tribunali che non esitano a condannare anche in presenza di un evidente ragionevole dubbio; non foss’altro che per l’intima convinzione di milioni di italiani in tal senso. Stessa minoranza estremista urlante con la bava alla bocca questa volta però senza lancio delle monetine perché Berlusconi è ricco e viene accusato di aver comprato, non rubato. Comprato il suo partito, i suoi sodali, i politici avversari che hanno cambiato casacca, le sue donne di letto e di festini. L’accusa vera è quella di aver comprato e corrotto senza ritegno, piegando alla sua volontà, ritenuta perversa, uomini e donne del popolo e dello Stato. Alla frode fiscale non ci crede nessuno perché Silvio Berlusconi ha sempre pagato tutti, per primi i suoi dipendenti e i suoi collaboratori. Li ha pagati anche troppo, tanto quanto nessun altro imprenditore privato riesce a fare. Che senso avrebbe avuto frodare il fisco per pochi milioni di euro quando il suo esborso fiscale è di miliardi? Però è stato condannato per una presunta frode sulla quale è stato scagionato colui che ha firmato i bilanci di Mediaset incriminati. Bettino Craxi invece venne accusato di aver rubato perché non era ricco e non poteva comprare la politica. Bettino fuggì in Tunisia perché le sue scarse risorse non gli avrebbero consentito di pagare collegi di difesa formati da principi del foro e perché il parlamento fece spallucce di fronte all’evidenza del finanziamento illecito dei partiti generalizzato. E perché gli accusatori più feroci, oltre a presentare anch’essi bilanci falsi, si macchiarono dell’aggravante di alto tradimento facendosi finanziare dal nemico. Ora dopo, vent’anni, la storia si ripete nonostante il fallimento conclamato delle purghe di Mani Pulite. Che tristezza. 131129 Daniele Leoni

Pubblicato anche da Il FOGLIO
Pubblicato anche da l'Avanti! come commento all'editoriale di Mauro Del Bue "Quando cade un avversario"

lunedì 18 novembre 2013

Il renziano De Benedetti

Giorgio Napolitano con Carlo De Benedetti e Marco Tronchetti Provera
Carlo De Benedetti ora si schiera con Matteo Renzi. La decisione, annunciata dal Corriere della sera il 13 novembre con un’intervista di Alan Friedman, ha già influenzato il messaggio pubblico dell’astro nascente della sinistra italiana. Ieri sera, a Che tempo che fa, abbiamo ascoltato un Renzi che non punta più ad un PD “cool”, snello, fresco e americano. Ha violentemente virato per un PD che non si limiterà ad eleggere i suoi al Governo delle istituzioni ma che pretenderà anche di tirare i fili dei loro comportamenti su ogni dettaglio, siano essi amministratori locali, parlamentari o ministri. Un partito, quello del novello Renzi, che ricorda il centralismo democratico e le cinghie di trasmissione dei comunisti. Un partito che pretenderà di tenere le istituzioni e la “società civile” sotto la sua cappa di piombo. E se qualcuno riuscisse a sfuggire alle maglie strette del controllo renziano, ci sarebbe sempre il primato dei giudici sui politici a rimettere le cose a posto. Del Berlusconismo vuole mantenere il lato meno edificante, quello che consiste nell’imperversare dell’informazione superficiale e pettegola funzionale al disorientamento del pubblico e non al consolidarsi di opinioni ragionate.
Matteo Renzi a Che tempo che fa.
Spero ardentemente che Matteo Renzi si accorga presto della trappola che lo aspetta perché il disegno è chiaro: governanti deboli e sotto ricatto permanente; partito d’apparato con poteri di nomina e di guida; militanti formati alla scuola di Repubblica e L’Espresso. Arbitro: Il fatto quotidiano. Spauracchio: il tintinnio di manette. Il burattinaio, sarà comunque lui, Carlo De Benedetti, che non scende in campo direttamente anche perché non è cittadino italiano. Le parole di Marco Tronchetti Provera, presidente della Pirelli verso il nostro apprendista burattinaio, riportate dai giornali mentre andava in onda la fiction televisiva su Adriano Olivetti, la dicono lunga sul dato della doppia cittadinanza: “E' evidente che io e l'ingegner De Benedetti non parliamo la stessa lingua, come e' normale possa succedere tra un cittadino italiano e un cittadino svizzero…” Non è nemmeno chiaro dove De Benedetti paghi le tasse, anche se lui dichiara di aver mantenuto la residenza fiscale in Italia. O se le paghi proprio tutte. Per esempio, l’anno scorso, la Commissione Tributaria Regionale di Roma ha condannato il Gruppo Editoriale L’Espresso ad un multa di 225 milioni di euro per un’evasione fiscale risalente al 1991. Ma la notizia è passata in sordina. Ne parlò solo Il Fatto quotidiano, una volta sola, poi più nulla. E’ proverbiale la capacità di Carlo De Benedetti di lanciare il sasso e nascondere la mano. In vita sua ha sempre comprato quote, sfruttato amicizie, occupato poltrone. Presidente degli industriali, amministratore delegato della Fiat dove venne cacciato, poi dell’Olivetti che, con la sua dabbenaggine, riuscì a distruggere: questo secondo Tronchetti Provera, e non solo. Fu anche vice presidente del Banco Ambrosiano nel periodo della morte di Roberto Calvi, impiccato sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra. Quel De Benedetti che, con la complicità di Romano Prodi, tentò lo scippo della SME, il gioiello dell’Iri, scippo sventato da Bettino Craxi nel 1985. Due anni dopo tentò la scalata a Mondadori, contrastata da Silvio Berlusconi, che finì col ben noto “lodo” cioè la spartizione di Repubblica e l’Espresso che rimasero a De Benedetti, Panorama e Mondadori a Berlusconi. Infine tangentopoli con lo strascico di veleni e di lutti, dove si dichiarò colpevole di aver pagato tangenti, per dieci miliardi di lire, ma ricevette un trattamento di favore: solo un giorno di arresti, poi libero e scagionato. E’ stata l’abilità tipica di chi antepone la finanziaria al risultato industriale. Finissimo fabbricante di trappole che catturano ricchezza a spese della collettività senza produrre nulla di tangibile in cambio. Non una grattacielo, non un ponte, non una fabbrica, non una rete informatica, non una macchina capace di vincere e nemmeno una squadra sportiva per far sognare. Ecco perché lui è cittadino svizzero: perché non ha niente dell’ingegno italiano che disegna, che progetta, che inventa e che costruisce. Il primo risultato della strana alleanza con Matteo Renzi sarà, secondo quanto riportano i giornali, l’uscita dal Governo di un Ministro molto bravo, il Ministro della giustizia, che ha lavorato parecchio in questi pochi mesi di attività. Forse ha lavorato troppo e ha dato fastidio a qualcuno. Anna Maria Cancellieri vorrebbe andarsene: allora si sta pensando ad una avvicendamento che garantisca la continuità del suo lavoro. Perché tra le qualità del Ministro ce n’è una molto rara: quella di non considerasi insostituibile. Quel che conta è la squadra. La squadra e il progetto per smantellare l’oligarchia che vorrebbe la politica e la giustizia al proprio servizio. 131118 Daniele Leoni

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