venerdì 23 gennaio 2015

Una donna al Quirinale.

Annamaria Cancellieri
Lo sapevo, due anni fa, che avrebbero riconfermato Giorgio Napolitano. L'avevo detto con parecchi mesi di anticipo, e anche scritto a Valerio Tura, il mio amico di Bologna, manager di talenti musicali, di vecchia fede comunista, sconfortato per la lacerazione del suo Partito Democratico. Poi, arrivati al dunque quel 18 Aprile 2013, animato da irriducibile pacifismo, mi sforzavo di trovare i lati positivi dei possibili eletti: Prodi , Amato, Rodotà, Marini, poi di nuovo Prodi. Ma con scarso entusiasmo. Si, ognuno di loro sarebbe potuto essere un bravo Presidente della Repubblica anche perché, in politca diversamente che in Natura, la funzione crea l'organo! Ma il momento era grave e il Paese aveva bisogno di un grande Presidente. Poi uscì la candidatura di Annamaria Cancellieri. Fui letteralmente folgorato da quel nome: una donna matura, con enorme esperienza professionale nelle istituzioni e con un buon senso più unico che raro. Mi apparve come una di quelle donne dell'alba dell'umanità che, in tempi di carestia, mettevano al lavoro i guerrieri a coltivare i campi e ad allevare il bestiame. Una donna che però non dimenticava la necessità dei turni di guardia con le armi, pronte all’uso, per difendere il villaggio in caso di attacco nemico. A Bologna è ben conosciuta Anna Maria Cancellieri per aver guidato la città come Commissario Prefettizio dopo la gestione tiepida del Sindaco Sergio Cofferati e la cacciata, voluta da una dirigenza di novelli Savonarola, del neo-eletto Sindaco Flavio Delbono.
L'ex Sindaco di Bologna Flavio Delbono
Un anno di commissariamento del Comune di Anna Maria Cancellieri e Bologna risorse, le rivalità e le guerre intestine si azzerarono, la città si è preparò, con calma, a nuove elezioni e il professor Delbono tornò a insegnare all’Università dove non è ancora peccato fare il filo a una sottana. Alla guida del Comune venne poi eletto Sindaco Virginio Merola, del Partito Democratico, attualmente in carica.
Anch'io, come tanti socialisti, vorrei una donna Presidente della Repubblica. La vedrei bene perché sono convinto che le donne siano diverse dagli uomini. Che abbiano qualità tipicamente femminili come gli uomini hanno qualità tipicamente maschili. L'uomo è cacciatore, guerriero, inventore, scopritore. La donna invece è madre, tessitrice, custode della casa e produttrice del cibo. Proprio per queste caratteristiche femminili le comunità più avanzate della nostra storia erano governate da donne. Non a caso i capi uomini partivano per la guerra oppure andavano alla scoperta di nuovo territori lasciando alle donne la cura delle città. Negli ultimi secoli i ruoli si sono mescolati e le donne hanno applicato le loro attitudini femminili in ambiti come la caccia, la guerra, l'invenzione e la scoperta. E' accaduto anche il contrario così che la moderna società tecnologica, d'impronta tipicamente femminile, risente costantemente dell'invenzione e dell'avventura che sono tipiche del maschio. Nel corso dei prossimi secoli probabilmente l'evoluzione culturale, più veloce di quella biologica, mescolerà definitivamente le caratteristiche maschili e quelle femminili in una sintesi creatrice che consentirà all'umanità di governare i processi dell'intelligenza artificiale (di matrice femminile) e della colonizzazione dello spazio (di matrice maschile). Di governarli e di dominarli. Ma tornando ad Annamaria Cancellieri Presidente della Repubblica, ho già detto di quando fu Commissario a Bologna. Aggiungo che, alla scadenza delle elezioni, furono molti a proporle la candidatura a Sindaco, da destra e da sinistra. Lei, da brava servitrice dello Stato, declinò l'invito e si ritirò in silenzio. Poi, qualche mese dopo, fu nominata Ministro dell'Interno nel Governo Monti. Fu un grande Ministro che si distinse nella lotta alla criminalità organizzata arrivando perfino a sciogliere, per infiltrazioni mafiose, il comune di Reggio Calabria. Ma Annamaria Cancellieri fu tutt'altro che uno sbirro: fu profondamente giusta, spesso inflessibile ma anche cauta ed eminentemente umana. La sua grande umanità le costò un violento attacco nel successivo incarico alla Giustizia del Governo Letta. Dedicava molto del suo tempo di Ministro a rispondere agli appelli dei cittadini colpiti dall'iniquità della nostra macchina giudiziaria per trovare dei rimedi ai singoli casi ma soprattutto per capire bene quale fosse la strada della riforma migliore.
Ilaria Cucchi disperata per la morte del fratello in carcere
Emblematica la testimonianza di Ilaria Chucchi: " ... se fosse stato ministro lei, ed avesse saputo delle condizioni di mio fratello oggi, forse, non esisterebbe il caso Cucchi. Stefano, forse, sarebbe con noi". Così capitò che Giulia Ligresti, amica di vecchia data di Annamaria Cancellieri, subì un provvedimento di custodia cautelare in carcere, in attesa di giudizio, su una vicenda amministrativa. L'amica era in condizioni di salute incompatibili col carcere e il Ministro sollecitò il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria a fare velocemente le verifiche del caso, verifiche che successivamente portarono agli arresti domiciliari. Il Ministro non lasciò l'amica al suo destino, come dettato da un aberrante concetto di opportunità, ma intervenne nei limiti della legge. Così stabilì il successivo dibattito e la rinnovata fiducia del Parlamento.
Ho risposto al sondaggio del PSI, presentato con una bella immagine di Anna Kuliscioff nel cielo del Quirinale, e ho votato per Annamaria Cancellieri. Sarei egualmente contento se la scelta cadesse su Emma Bonino però piacerebbe a me e scontenterebbe molti altri. Mi piacerebbe anche Roberta Pinotti ma è meglio che continui a fare il Ministro della Difesa (se, mentre un tempo si chiamava Ministero della Guerra, oggi è diventato Difesa, lo si deve all'influenza delle donne!).
Il Capitano Samantha Cristoforetti
So che di fronte a noi ci sono sfide immani: le minacce del califfato islamico, l'aleggiare sinistro del "contagio del male" che, secondo Primo Levi, è lungi dall'essere debellato. So che molti uomini, animati dalle migliori intenzioni, hanno agito da sprovveduti come il progressista Tony Blair che ha contribuito al disastro in Iraq per troppa fede filoamericana. Meglio Federica Mogherini non disattenta alle ragioni di Putin. Qualche volta, di notte, scorgo il puntino luminoso della Stazione Spaziale che si muove veloce fra le stelle. Penso al Capitano della nostra Aeronautica Militare Samantha Cristoforetti che lassù ha realizzato il sogno della sua vita facendo l'astronauta, giocando cioè al più globalizzato dei giochi di pace. 150123 Daniele Leoni

Pubblicato anche da l'Avanti! 

sabato 9 agosto 2014

I progetti arditi ci allontanano dai giochi di guerra.

La sala di controllo dell'ESA durante il risveglio di Rosetta
“I progetti arditi ci allontanano dai giochi di guerra. Grazie per lo show.” Con questo tweet ho ringraziato le agenzie spaziali italiana ed europea per il decennio di lavoro e l’obiettivo raggiunto dalla sonda Rosetta che oggi ha incontrato la sua cometa. Ho anche pubblicato un articolo sull’Avanti! per celebrare l’evento (http://goo.gl/BkoI6R). L’ho scritto sul giornale online dei socialisti liberali pieno delle speranze della mia adolescenza alla ricerca del senso di questa nostra strana Umanità. Speranze che oggi diventano certezze grazie allo straordinario progresso tecnico scientifico nei campi della robotica, della telematica, delle tecnologie dei materiali che costituiscono un vero e proprio salto quantico nelle nostre conoscenze. Tutto ciò è avvenuto grazie alle tecniche digitali, alla cui nascita ho avuto il privilegio di assistere, delle quali sono stato protagonista, nel mio Paese, come imprenditore. La foto è emblematica perché non è un festa ma raffigura una squadra di tecnici e scienziati a testa china, nella sala di controllo dell’ESA, alle prese col risveglio di Rosetta dopo i suoi tre anni di ibernazione nel cosmo profondo. Il risveglio ha dato il via ad un lavoro intenso per raggiungere la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, inserire Rosetta in orbita attorno a lei, studiarla, trovare il punto migliore per ancorare sulla sua superficie il lander Philae e pianificare sondaggi e analisi per carpire il più possibile dei suoi segreti.
La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko vista da Rosetta il 7 Agosto 2014
Ma c’è di più. C’è l’affinamento delle tecniche di telecontrollo di due sofisticati robot, Rosetta e Philae, che preludono ad un futuro di attività minerarie nello spazio. E di cantieri per costruire, direttamente nello spazio, le nostre astronavi. Perché l’acqua e le materie prime sono proprio lì, sulle comete e sugli asteroidi. L’energia la fornisce il sole. Lì la gravità è nulla, non esistono agenti atmosferici corrosivi, le stampanti 3D potranno facilmente forgiare delicate strutture in grado di resistere millenni. Le prime strutture saranno pannelli fotovoltaici estesi chilometri che forniranno l’energia per sciogliere il ghiaccio, scomporre l’acqua in ossigeno e idrogeno trasformandola così in carburante. Il seguito possiamo facilmente immaginarlo. Io immagino una Umanità che si prepara ad uscire dal guscio del proprio pianeta per conquistare l’universo. Che è così smisuratamente grande e ricco di risorse che sarà impossibile litigare per l’eternità! 140808 Daniele Leoni

Questo è il mio articolo pubblicato dall'Avanti!

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Esattamente ora, mercoledì 6 Agosto 2014 mentre sto scrivendo, la sonda robotica dell’agenzia spaziale europea Rosetta è arrivata a ridosso della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, dopo un viaggio nel sistema solare durato dieci anni. E’ arrivata in frenata perché la sua velocità relativa, rispetto a quella della cometa che percorre un’orbita eccentrica attorno al sole, si è ridotta a zero. Rosetta dovrà manovrare per diventare un satellite della cometa 67P che è un agglomerato di roccia e ghiaccio con forma irregolare delle dimensioni di circa quattro chilometri. Le sue caratteristiche morfologiche precise sono note solamente oggi che è stata fotografata da vicino. Fino a pochi giorni fa era un puntolino con sagoma indefinita. Solamente a partire da oggi, 6 Agosto 2014, sarà possibile manovrare a vista e usare i retrorazzi di Rosetta per correzioni minute tali da ridurre la distanza di cento chilometri dalla superficie fino a trenta ed essere così catturata, in orbita, dalla debole gravità della cometa. E’ la prima volta che si tenta un’operazione di tale complessità. Se avrà successo Rosetta accompagnerà 67P/Churyumov–Gerasimenko lungo il suo viaggio attorno al sole di sei anni e mezzo, fra l’orbita di Giove e quella della Terra. Ma parlare di navigazione a vista non è esatto solo per il fatto che il segnale radio da Rosetta alla Terra impiega venti minuti e altrettanto la risposta. Allora le informazioni devono essere analizzate e deve essere elaborata una sequenza di comandi che saranno spediti ed eseguiti dal computer di bordo. Il segnale trasmesso da Rosetta, con la telemetria e le informazioni, varia fra i 40 e i 20 Kbps e ha una potenza di mezzo kw. Si indebolisce lungo i 400 milioni di chilometri e arriva sulla terra con una potenza cinquemila volte inferiore a quella di un telefono cellulare; però è sufficiente allo scopo. La connessione viene garantita, nell’arco delle 24 ore, dalle antenne paraboliche di 35 metri DSA (Deep Space Antenna) in Spagna, Argentina e Australia.
La sonda Rosetta (clicca per ingrandire)
Nei prossimi mesi Rosetta analizzerà nel dettaglio la superficie della cometa per individuare il posto più adatto alla discesa di un lander, Philae, che si separerà dalla sonda e si ancorerà al suolo nel mese di novembre. I nomi Rosetta e Philae, con cui l’ESA ha battezzato i protagonisti di questa mirabile avventura, riecheggiano i reperti e i luoghi delle iscrizioni in geroglifico, demotico e greco del secondo secolo avanti Cristo che consentirono di decriptare la lingua dell’antico Egitto e avvicinarci alla cultura dell’alba dell’umanità. Così lo studio ravvicinato della cometa 67P, lungo il suo vagare ciclico fra Giove e la Terra, dovrebbe decriptare alcuni dei misteri ancora irrisolti dell’alba del sistema solare e forse anche della vita sulla Terra. Infatti va consolidandosi l’opinione che fu proprio il bombardamento delle comete, tre miliardi di anni orsono, che fornì l’acqua che dei nostri oceani e, forse, anche i primi mattoni della vita. Poi ci sono altri misteri a cui la comunità scientifica, in questi anni, tenta di togliere qualche velo grazie alle tecnologie spaziali. Sean Coughlan, in un lungo articolo che si può leggere nel giornale online BBC News, racconta come il genere umano potrebbe correre verso l’estinzione non a causa dell’effetto serra o di una guerra nucleare, ma per la propria incapacità di governare l’enorme complessità che ha generato negli ultimi vent’anni. Contemporaneamente Andrew Snyder-Beattie ha scritto su Physorg un documentato articolo intitolato “Habitable exoplanets are bad news for humanity (I pianeti esterni abitabili sono una brutta notizia per noi)”, a commento della scoperta del pianeta Kepler-186f, distante da noi 492 anni luce, in orbita attorno ad una nana rossa nella Costellazione del Cigno. La ragione della brutta notizia è che, siccome Kepler-186f sembrerebbe abitabile come verosimilmente miliardi di pianeti nella nostra galassia, non aver ancora incontrato una civiltà extraterrestre si spiega col fatto che l’intelligenza e la civiltà sono destinate ad estinguersi prima di raggiungere la possibilità di attraversare gli spazi interstellari. Io non sono così pessimista e sono convinto che la ricerca fatta di tecnologie, di sfide e di grande capacità progettuale, ci tenga lontani dai giochi di guerra. Sono molto grato alla nostra Agenzia Spaziale e alla ESA europea per lo spettacolo della missione Rosetta. Risvegliata dopo sette anni di rimbalzi fra la Terra e Marte per sfruttare l’effetto fionda, tre anni di ibernazione lontano nel sistema solare, piena di tecnologia italiana, si accinge ad una delle avventure più affascinanti dell’esplorazione spaziale.
Daniele Leoni

sabato 7 giugno 2014

Silvano Verlicchi, un'opportunità che Lugo non dovrebbe sprecare.

Silvano Verlicchi con la foto autografa di Toro Seduto, il suo mito.
E' il messaggio rivolto ai lughesi che hanno votato Partito Democratico, soprattutto ai giovani sostenitori di Matteo Renzi e agli anziani legati alla tradizione operaia e contadina. Racconta la storia di un uomo onesto, molto intelligente e capace, che ha operato per unire e non per dividere ottenendo risultati straordinari, prima nell'organizzazione dei lavoratori poi nell'impresa privata. Il suo linguaggio è quello dell'Italia del miracolo economico che si oppose alle brigate rosse e al tentativo di strumentalizzare i lavoratori per obiettivi torbidi. Non vinse, allora, Silvano Verlicchi. Come non vinse l'Italia. Ebbe invece soddisfazione negli anni successivi, fuori dal Partito Comunista in preda all'agonia. Ebbe soddisfazione nell'impresa privata che rivelò le sue qualità di manager. La virtù e la conoscenza di Silvano sono gli strumenti, forgiati dai braccianti e dagli operai della sua giovinezza, per far vincere l'Italia, l'Italia che lavora!
http://youtu.be/JyiSWL-4xGs


Poi è arrivato il giorno del faccia a faccia diretto col giovane competitor, Davide Ranalli, candidato Sindaco per Lugo del partito di Matteo Renzi, l’innovatore. L’anziano Silvano con un oceano di gioventù che urla dentro, con la sua storia di lotte operaie e contadine, con la motivazione forte a dare una mano agli altri che si trasformò in professione nell’ambiente ipertecnologico degli ospedali privati.
Il giardino della clinica Villa Maria, a disposizione dei pazienti e dei visitatori
Una passeggiata nel giardino di Giugno della Clinica ammiraglia Villa Maria, plancia di comando di Silvano per tanti anni, può aiutare a capire lo stile dell'uomo. Ma veniamo al faccia a faccia fra i due sfidanti del ballottaggio, di cui ho fatto un video che ho caricato su YouTube.
Prima domanda: cosa fare con l’unione dei comuni del comprensorio lughese? http://youtu.be/pfZasjC7Wqc “Dobbiamo puntare ad un comune unico …” osa Silvano. “ Che sia efficiente, che faccia risparmiare denaro aumentando e migliorando i servizi! “ Un bel traguardo…
Seconda domanda: cosa dite alle imprese sulla riduzione della burocrazia?
http://youtu.be/9AS7GWFTzNM
“La burocrazia è lenta e uccide” risponde Silvano. “Chi fa la richiesta di autorizzazione non deve aspettare mesi o anni per avere una risposta. Il funzionario comunale non può decidere se un’attrezzatura deve andare a destra o a sinistra dello stabilimento. Se diventerò Sindaco interverrò in modo pesante!”
Terza domanda: che cosa dite alle imprese sulle tasse comunali? http://youtu.be/TYgDqdTWskI
“Il comune di Lugo ha 49 milioni di perdite e, per ridurre le tasse, bisogna eliminare le perdite. Nel frattempo noi della Buona Politica rinunceremo ai nostri compensi se verremo eletti. Io sono andato dal notaio e ho sottoiscritto l’atto di rinuncia” afferma Silvano.
Quarta e quinta domanda: come pensate di spendere bene il denaro dei cittadini?
http://youtu.be/Zzq-HJ9Psl8
Silvano parla di un trittico “costo, beneficio, qualità” come criterio. “Perseguirò l’evasione fiscale ma sono anche deciso a rescindere contratti iniqui, per esempio quello con Hera sui rifiuti.” Ranalli si accoda. Però viene colto in fallo perché i soci di Hera sono proprio i comuni.
Sesta domanda, sul Pavaglione e sul commercio ( http://youtu.be/52PKxdAKJp0 ), settima su come attirare le imprese (http://youtu.be/u_zdEeUCjmU ), ottava sul che fare per cultura e turismo (http://youtu.be/JWVk6HNb5vU ), e poi sul turismo per l’occupazione ( http://youtu.be/q-6t7T67O6I ), sui temi della legalità e della sicurezza ( http://youtu.be/0B5L_OSPZeE ), sui temi scottanti circa i criteri con cui le banche erogano il credito, sull’urbanistica (http://youtu.be/qwokiK_r0v8 ) e sui rapporti coi cittadini (http://youtu.be/daUcuwmYTiU ) Verlicchi è deciso a buttare al macero i progetti velleitari per riscoprire la tradizione e le idee senza paura. Dice che il lavoro c’è se c’è chi lo crea. Si scaglia contro le famiglie di malaffare legate alla criminalità organizzata, contro il gioco d’azzardo e fa nomi e cognomi di politici illustri coinvolti. E’ contro i conflitti d’interesse degli amministratori.
Il pubblico durante il confronto fra Silvano Verlicchi e Davide Ranalli
Difende il presidio lughese dei Carabinieri e difende l’ospedale che però deve tornare all’antico prestigio. Davide Ranalli appare “bravino” a barcamenarsi, è indubbiamente un ragazzo colto e scaltro. Ma Silvano Verlicchi è tutto un altro film. Forse sono io che mi lascio prendere dall’amicizia e dal ricordo delle mie prime esperienze alla Camera del Lavoro dove lo incontrai, giovane e pieno d’entusiasmo. L’entusiasmo c’è ancora, come un tempo, forse è anche cresciuto con l’età. Ascoltate le sue risposte utilizzando i link e vi accorgerete di avere, domani, un’opportunità eccezionale. Non sprecatela. 140607 Daniele Leoni.

domenica 27 aprile 2014

Rosetta incontra la cometa

La sala di controllo ESA durante il risveglio di Rosetta
Cameri, provincia di Novara: “Dal 1° agosto 2013, il ramo d'azienda di Avio S.p.A. relativo alla progettazione, sviluppo e realizzazione di trasmissioni comando accessori e di potenza, turbine di bassa pressione, combustori, post-combustori, sottosistemi e attività di MRO e CRO per motori aeronautici, in ambito civile e militare, è stato ceduto a Nuovo Pignone Holding S.p.A. (Gruppo General Electric) e costituisce oggi parte integrante delle attività di GE Aviation.” Congratulazioni! - Avevo imprecato, appresa la notizia. - Un altro pezzo dell’Italia che progetta e costruisce si è trasferito in America. Poi, riflettendo meglio, ho pensato che nel nostro mondo globalizzato ha poca importanza che i proprietari delle imprese siano italiani o americani. L’importante che i nuovi proprietari continuino a servirsi di noi creativi con storia millenaria. Anzi, avremo più facilità nel condividere con il resto del mondo le nostre competenze conquistandolo alla nostra causa.
Uno dei nostri caccia F35
Il ramo d’azienda ceduto è proprio quello che fa i motori dei caccia F35. Utilizza la tecnica di stampa tridimensionale (additive manufacturing). Una tecnica che consente di realizzare componenti di estrema precisione con tecnologia Ebm (Electron beam melting) di cui Avio Aero è una delle realtà industriali più avanzate. Hanno tolleranze tra i 50 e 180 micron e utilizzano una miscela di titanio e alluminio (il nome tecnico è “Allumiuro di titanio, TiAl”) che non sarebbe trattabile per fusione. Il risultato sono lame di metallo in un blocco unico, senza microsaldature o fusioni, che pesano la metà di quelle tradizionali, resistono a temperature più elevate, concorrendo alla realizzazione di motori d’aereo che consumano meno e hanno minori emissioni. Insomma, un punto d’eccellenza proprio nell’ambito tradizionale italiano della meccanica di precisione, dei materiali e dell’aeronautica. Riflettendo meglio, ho pensato che, se i proprietari sono americani, non vi saranno ritorsioni a seguito della riluttanza del Governo Italiano a rispettare gli accordi internazionali sullo sviluppo del caccia F35 e, a Novara, potrà continuare comunque la produzione e la ricerca.
Produzione e ricerca per la guerra! Non ne abbiamo bisogno dei caccia e non vogliamo partecipare alla loro fabbricazione – protestano i pacifisti.
La verità però è esattamente opposta perché gli armamenti sofisticati agiscono come una forza di controllo e di dissuasione. Le grandi stragi con milioni di morti sono il risultato della brutalità e della primitiva ignoranza. Pensiamo solo al genocidio africano del Ruanda di vent’anni fa: in cento giorni furono uccise un milione di persone a fucilate, colpi di machete e bastoni chiodati. Nell’ultimo decennio, sempre in Africa centrale, le vittime dirette o indirette della seconda guerra del Congo si sono contate a milioni. Vogliamo fare un raffronto? Le vittime del conflitto fa Israele e i palestinesi, che dura ininterrottamente da oltre sessant’anni, non sono più di ventimila. I numeri ci dicono che l’arretratezza e l’ignoranza spingono alla cieca brutalità mentre, con armamenti sofisticati, almeno si riescono ad evitare le carneficine. La NATO deve fare i conti con le democrazie occidentali e non può comportarsi come i fondamentalisti, i dittatori, i trafficanti di droga e di schiavi. Purtroppo la NATO deve fare i conti con i trafficanti di materie prime e gli spregiudicati dell’economia finanziaria che prospera col dissesto. In conclusione rimane la forza di dissuasione e la caratteristica “chirurgica” delle armi più sofisticate.
L'antroplogo Steven Pinker
Negli ultimi cinquant’anni il risultato è quello descritto da Steven Pincker nel suo “Il declino della violenza” che evidenzia la riduzione di vari ordini di grandezza delle vittime della guerra rispetto alle epoche precedenti, nonostante gli eventi africani. L’incremento della popolazione mondiale è stata la conseguenza. Non solo l’incremento numerico fino a oltre sette miliardi ma anche l’aumento della capacità di comunicare, di progettare, di costruire con una enorme crescita delle possibilità. Non è aumentata solo la popolazione, la capacità di produrre per il suo sostentamento e di progettare per il futuro dove la una nazione deve per forza collaborare col resto del mondo ma anche la conoscenza del nostro mondo e dell’universo che ci circonda. Un futuro a cui occorre la storia millenaria dell’Italia che ha disegnato quello spirito avventuroso impresso nel nostro DNA; un futuro a cui occorrono gli italiani con i loro inventori e le loro macchine, quelle che a Cameri fabbricano i motori dei caccia F35. Sean Coughlan, in un lungo articolo, pubblicato due giorni fa, che si può leggere nel giornale online BBC News, racconta come il genere umano potrebbe correre verso l’estinzione non a causa dell’effetto serra o di una guerra nucleare, ma per la propria incapacità di governare l’enorme complessità che ha generato negli ultimi vent’anni. Contemporaneamente Andrew Snyder-Beattie scrive su Physorg un documentato articolo intitolato “Habitable exoplanets are bad news for humanity (I pianeti esterni abitabili sono una brutta notizia per noi)”, a commento della scoperta del pianeta Kepler-186f, distante da noi 492 anni luce, in orbita attorno ad una nana rossa nella Costellazione del Cigno. La ragione della brutta notizia è che, siccome Kepler-186f sembrerebbe abitabile come verosimilmente miliardi di pianeti nella nostra galassia, non aver ancora incontrato una civiltà extraterrestre si spiega col fatto che l’intelligenza e la civiltà sono destinate ad estinguersi prima di raggiungere la possibilità di attraversare gli spazi interstellari. Io non sono così pessimista e preferisco l’esplorazione fatta di tecnologie, di sfide e di grande capacità progettuale. Sono molto grato alla nostra Agenzia Spaziale e alla ESA europea per lo spettacolo della missione Rosetta, la sonda che dopo un viaggio di dieci anni si prepara ad agganciare, nel prossimo mese di maggio, la cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko. Risvegliata dopo sette anni di rimbalzi fra la Terra e Marte per innescare l’effetto fionda, tre anni di ibernazione lontano nel sistema solare, piena di tecnologia italiana, si accinge ad una delle avventure più affascinanti dell'esplorazione spaziale. Così abbiamo bisogno di partecipare, con le nostre forze armate, al pattugliamento dei cieli per castigare i matti e guerrafondai, in collaborazione con uomini e donne del mondo di buon senso e di buona volontà. Ne abbiamo bisogno per essere liberi di esplorare il cosmo profondo per spiegare i misteri della vita e fornire all’umanità speranze per il futuro.
140426 Daniele Leoni

martedì 18 febbraio 2014

Empatia

Matteo Renzi gioca con i figli e la moglie Agnese
Sarà per la parlata fiorentina, sarà perché guida la macchina facendo sedere chi lo accompagna al posto dell’ospite, sarà perché prende spesso il treno. In ogni modo Matteo Renzi mi ispira fiducia e simpatia. Qualche volta esprime opinioni che non sono esattamente coincidenti con le mie; in questo caso comincio a cercare i motivi ragionevoli di quell’opinione diversa e, nella peggiore delle ipotesi penso che, alla prova dei fatti, potrebbe cambiare idea. Sono in totale disaccordo con coloro che lo accusano di non essere coerente. Ho invece la sensazione che il suo sia il metodo sperimentale, quello della modernità, che prevede un controllo frequente della traiettoria che inevitabilmente dovrà essere corretta lungo il tragitto. Mi ricorda il metodo per lo sviluppo delle applicazioni informatiche che evita analisi di dettaglio troppo particolareggiate preferendo le correzioni in corso d’opera col contributo dell’utente pilota. E’ così che assume un’importanza straordinaria il metodo di lavoro, il rispetto delle regole di stile nella scrittura del codice e la leggibilità che favorisce le attività di una squadra di sviluppatori sul medesimo progetto. Me lo figuro, Matteo Renzi premier che, dopo una giornata di lavoro a Roma, prende il treno per Firenze. Che occupa un salottino della Freccia Rossa approfittando dell’ora e un po’ per rivedere gli appunti della giornata trascorsa e per organizzare la giornata successiva. Che torna da Agnese e dai figli appena può. Certo che la vita della sua famiglia sarà sconvolta dalla sua leadership di altissimo profilo, assediato dei media dell’intero pianeta. Penso: se fossi in lui prederei casa a Firenze vicino alla stazione. Ma forse lo obbligheranno a fare la spola fra Ciampino e Peretola con un jet di Stato e poi a trasferirsi a Pontassieve in macchina blindata. Tempo di percorrenza identico, identico salottino, ma fuori dalla portata dei malintenzionati. Sono sicuro però che, ogni tanto, il treno lo prenderà ugualmente, ogni tanto a caso, senza preavviso. Il treno per non rinunciare al contatto fisico con la gente comune. Con il programma preannunciato si farà tanti nemici nei salotti potenti delle caste. Riforme costituzionali, riforma del lavoro, riforma della pubblica amministrazione, riforma fiscale nei primi quattro mesi. Ognuna un colpo di piccone al malaffare, ai parassiti e alla burocrazia.
Il termo-valorizzatore di Bologna
Qualcuno potrebbe obiettare che Renzi si è fatto contagiare dalle bufale della green economy, come i tanti radical-chic italiani. Però alla prova dei fatti, per esempio sugli inceneritori, ha dichiarato con decisione che tutti i rifiuti non riciclabili vanno inceneriti con le tecniche avanzate e sicure adottate in nord Europa, riservando alla discarica solo gli inerti sterili. Dichiarazioni che hanno mandato in bestia i professionisti della sepoltura dei veleni che si trasformano in bombe a tempo nelle discariche della Campania e del meridione. Allora sono insorte le numerosissime e agguerrite ecomafie che, in tempi più recenti, hanno aggredito il business dell’energia eolica e del fotovoltaico selvaggio in terreni agricoli, normalmente cosparsi di diserbanti per evitare che le erbacce infestino i pannelli solari. E se sotto i pannelli solari vengono sepolti rifiuti tossici, nessuno se ne accorge. Diamo tempo al tempo, aspettiamo che tocchi con mano.
Un rendering del ponte di Messina
Non dispero che si renda conto presto dell’inconcepibile affossamento del progetto del ponte di Messina, nonostante la dichiarata disponibilità della Cina Popolare ad un’operazione di project financing, non solo sul ponte, ma sull’ammodernamento delle ferrovie e dei porti da Napoli a Taranto. Il motivo? La Cina cerca un’alternativa al porto di Rotterdam per le merci provenienti dalle sue imprese, impegnate nel colossale investimento cinese in Africa. La Sicilia, con i suoi porti, potrebbe diventare il punto di attracco delle navi, da cui i container sarebbero smistati per ferrovia verso le destinazioni in Europa e in Asia dove le merci dovranno essere distribuite. Perché allora il Governo Monti e il Ministro Passera hanno affossato il progetto che avrebbe potuto assegnare all’Italia il ruolo di nodo intermodale di uno dei più rilevanti flussi commerciali dell’economia globalizzata? Una possibile risposta è che l’economia sottosviluppata gestita delle mafie siciliane e calabresi sarebbe stata stravolta da un intervento internazionale di tanta rilevanza. Perché le preoccupazioni della mafia coincidevano con gli interessi degli olandesi e dei tedeschi decisi a salvaguardare il ruolo del porto di Rotterdam. Monti e Passera sono stati sordi e ciechi verso gli interessi italiani, soprattutto del sud, si sono fatti prendere in giro come scolaretti e, ubbidienti, hanno fatto i compiti a casa. Non dispero che Matteo Renzi se ne renda conto proprio perché è portatore di quella freschezza e di quella modernità che gli hanno conquistato tanta simpatia. Oggi assistiamo alle grandi manovre per influenzarlo. Primo manovratore Carlo Debenedetti, arcinemico dell’economia del fare! Una cosa è certa: a differenza dal passato avremo un premier dotato di una sana ambizione, di un grande dinamismo e assolutamente inadatto a fare il burattino. 140218 Daniele Leoni

mercoledì 11 dicembre 2013

Il ponte del si!

Anch'io ho firmato la lettera che segue, indirizzata al Governo Italiano.

Al Presidente del Consiglio Enrico Letta
Al vicepresidente del Consiglio Angelino Alfano
Al Ministro degli Esteri Emma Bonino
Al Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni
Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Maurizio Lupi
Al Ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato

Le conclusioni del recente Rapporto Svimez: “Sud a rischio povertà e deserto industriale” impongono a tutte le forze politiche dotate di senso dello Stato la rapida adozione di misure atte a prevenire l’esplosione di una crisi sociale dalle conseguenze imprevedibili. L’unica iniziativa con realistiche probabilità di avviare uno sviluppo pressoché immediato e duraturo del Paese intero e del Mezzogiorno in particolare passa attraverso la captazione dei flussi mercantili che attraversano il Mediterraneo diretti verso gli scali del Mare del Nord. Paradosso geografico conseguente all’incapacità dei Governi italiani di realizzare nel Meridione d’Italia una rete infrastrutturale adeguata alla rivoluzione trasportistica nata dalla globalizzazione.
E’ infatti ben noto che una parte rilevante della ricchezza di Olanda, Belgio e Germania trae preziosa linfa dalle attività connesse alla Logistica dei porti di Rotterdam, Anversa e Amburgo. Per non parlare del sostegno alla formidabile industria manifatturiera tedesca dovuto al flusso di materie prime e semilavorati provenienti da ogni parte del mondo. Senza soffermarci sugli innumerevoli benefici occupazionali, diretti e indiretti, e sulla riqualificazione che deriverebbe all’intero Mezzogiorno dall’avvio di un progetto di tale valenza socioeconomica, ci permettiamo di ricordare quanto è opinione comune tra i maggiori studiosi della materia: “la Logistica può rappresentare per l’Italia ciò che il petrolio è stato e continua a essere per i Paesi Arabi”. Proprio in tale ottica vanno interpretate le parole del Presidente della Repubblica, secondo il quale “l'Italia intera è destinata al declino se rinunzia alla sua vocazione mediterranea”. A favore del nord Europa, aggiungiamo noi.
Purtroppo, l’azione del precedente governo è andata in senso opposto quando, con un dispositivo di legge di dubbia costituzionalità, ha "cancellato" la Soc. Stretto di Messina, buttando alle ortiche un progetto apprezzato dall’intera comunità scientifica mondiale e violando accordi contrattuali da tempo sottoscritti. Col risultato di innescare un contenzioso miliardario e gettare sul nostro Paese un’ulteriore ombra di inaffidabilità che dissuade possibili investitori internazionali.
Ora è difficile tornare indietro ma la, pur ristretta, visione di unità e coesione territoriale che ha ispirato la costituzione della società concessionaria dell’attraversamento stabile tra Sicilia e Calabria potrebbe essere ripresa, ridefinendone le strategie e ampliandone significativamente l'ambito geografico; indicando come obiettivo finale la creazione di una rete portuale e ferroviaria moderna ed efficiente in grado di rilanciare definitivamente l’economia del Mezzogiorno.
Una rete in grado di connettere Augusta e Gioia Tauro con l’AV e l’AC ferroviarie, interrotte a Battipaglia dalla mancanza di volontà dei diversi Governi di ammodernare seriamente il tessuto infrastrutturale del Sud.
Oggi, di fronte al disastro imminente preannunziato dallo Svimez e dall’allarme lanciato da un numero crescente di economisti, non possiamo fare a meno di chiederci cosa avverrà alla chiusura dei cantieri autostradali della SA-RC, quando migliaia di lavoratori rimarranno senza lavoro.
In tempi di globalizzazione, oltre il 20% del prezzo finale di un bene deriva dal complesso delle operazioni di trasferimento dal luogo di produzione al punto di immissione sul mercato. Il tentativo di conquistare una quota più ampia possibile di questa rilevante ricchezza ha condizionato la politica economica dei Paesi europei e nordafricani e rappresenta una delle residue opportunità di sviluppo per quelli poveri di materie prime come l’Italia. Guardando ai massicci investimenti in infrastrutture strategiche delle Nazioni del bacino del Mediterraneo, si constata che l’Italia arriva per ultima in questa competizione, ma è ancora in grado di fare sentire la sua presenza grazie alla posizione geografica e al suo, ancora notevolissimo, appeal da parte degli investitori extraeuropei.
A patto di avviare senza indugio iniziative volte a recuperare il tempo perduto, offrendo ai grandi Paesi produttori soluzioni capaci di rendere più rapidi, economici e meno inquinanti i traffici mediterranei. Senza il timore di mettere in pericolo consolidati interessi europei o di porsi in concorrenza con grandiosi progetti transnazionali in via di realizzazione (FERRMED Marocco-Nordeuropa, tunnel e terzo ponte sul Bosforo, tunnel del Fehmarn Belt, ampliamento della Betuweroute dal Porto di Rotterdam verso Duisburg e tanti altri). Tutti tesi a gestire i grandi flussi containerizzati intercontinentali.
In estrema sintesi, invece di veder svanire ben più di un miliardo di euro tra costi già sostenuti e penali da pagare, relegando in un angolo di magazzino un progetto definitivo ammirato in tutto il mondo, appare essenziale recuperarli ad asset del Paese, mediante la costituzione di un prestigioso e ristretto gruppo di lavoro che - proprio basandosi sulla straordinaria eredità scientifica degli studi già eseguiti per il Ponte sullo Stretto - ne ampli gli orizzonti e le finalità, individuando, una volta per tutte, gli eccezionali benefici che possono derivare al nostro Paese dal radicale ammodernamento della rete infrastrutturale del Mezzogiorno, finalizzato all’attivazione della parte Sud del Corridoio europeo Helsinki-La Valletta, nel condiviso interesse italo-maltese. Un team di altissimo livello, alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio, a costi assolutamente contenuti rispetto agli obiettivi perseguibili.
Se il risultato di tale lavoro – come siamo certi - dimostrerà senza ombra di dubbio la validità del progetto per l’intera Nazione (Nord incluso), non sarà difficile ottenere il consenso politico generalizzato indispensabile al concreto avvio di un programma nel quale il Ponte rappresenta un piccolo ma indispensabile tassello. Con la premessa che la realizzabilità tecnica e la qualità del progetto di quest’ultimo sono incontestabilmente sancite dagli appelli allegati, sottoscritti da alcuni tra i più illustri studiosi di ogni parte del mondo.
Riguardo alle legittime e decisive perplessità relative alla reperibilità delle risorse economiche necessarie, siamo certi che è possibile raccogliere facilmente un gruppo di investitori internazionali fortemente determinati a realizzare e gestire l’intero epocale intervento infrastrutturale, senza oneri per lo Stato. Tale convinzione deriva dai ripetuti contatti avuti con colossi finanziari internazionali che, in Italia come all’estero, hanno più volte ribadito un forte interesse verso la creazione di un’efficiente e completa rete trasportistica nell’estremo Sud d’Italia, condizionandolo però all’esistenza di autorevoli riscontri a livello governativo, fino ad oggi totalmente assenti. Oltre che alla realizzazione dell’intera catena trasportistica tra il Canale di Sicilia e Battipaglia, della quale ogni anello considerano indispensabile.
Restiamo in attesa di un cortese riscontro e porgiamo i migliori saluti.

8 Novembre 2013.

Enzo Siviero - Venezia Ingegnere e Architetto h.c., Prof. Ordinario di Tecnica delle Costruzioni all’Università IUAV di Venezia

Giovanni Alvaro – Reggio Calabria Ex sindacalista CGIL, blogger e Direttore Editoriale de 'Il Calcestruzzo' - Cofondatore 'Comitato Ponte Subito' - Reggio Calabria

Francesco Attaguile - Catania Direttore del Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale Archimed delle isole del Mediterraneo e pres. Hub SiciliaInternazionale; già sindaco, vicesindaco e assessore al Comune di Catania

Maurizio Bernava - Palermo Segretario Generale CISL Sicilia

Giacomo Borruso - Trieste Presidente dell’Istituto per lo Studio dei Trasporti nell’integrazione Economica Europea e Direttore responsabile della rivista European Transport; già prof. Ordinario Economia dei Trasporti, Preside della Facoltà di Architettura e Rettore all’Università di Trieste,

Nicola Carnovale - Roma Segreteria Nazionale 'I Riformisti Italiani'

Michele Comparetto - Torino Architetto, coordinatore del Gruppo di Studio “Non solo Ponte”

Domenico Galatà - Messina Ingegnere, CTU presso il Tribunale di Messina; già Assistente governativo Servizio Dighe del Ministero dei LL.PP., Direttore Generale dell’Azienda Meridionale Acque Messina

Tonino Genovese - Messina Segretario Generale CISL Messina

Massimo Guarascio - Roma Ing. e Prof. Ordinario di Ingegneria e Sicurezza degli scavi, docente di Analisi del Rischio e Sicurezza del Lavoro Università La Sapienza, Roma; vicepresidente della Rete Scuole di Ingegneria del Mediterraneo

Cosimo Inferrera - Messina Prof. Ordinario di Anatomia Patologica e Citodiagnostica a. r. Università di Messina

Dario La Fauci - Messina Architetto, già Assessore all’Urbanistica del Comune di Messina, consigliere del Consorzio Autostrade Siciliane e presidente dell’Ordine degli Architetti di Messina

Rocco La Valle – Villa S. Giovanni Sindaco di Villa S. Giovanni

Daniele Leoni – Ravenna Imprenditore informatico, divulgatore scientifico e già dirigenteLegambiente

Pierpaolo Maggiora - Torino Architetto

Maria Teresa Malgeri – Reggio Calabria Imprenditrice agricola

Michele Maugeri – Catania Ing. Prof. Ordinario di Geotecnica e Difesa del Territorio; già Direttore del Dipartimento di Ingegneria civile e Ambientale dell’Università di Catania

Giovanni Mollica - Messina Ingegnere e imprenditore

Francesca Moraci – Reggio Calabria Architetto, Prof. Ordinario di Urbanistica, Phd Università Mediterranea di Reggio Calabria

Giuseppe Muscolino – Messina Ing. e Prof. Ordinario di Scienza delle Costruzioni, docente di Analisi sismica delle strutture e Modellazione dinamica delle strutture presso l’Università di Messina

Agostino Nuzzolo – Roma Ing. e Prof. Ordinario di Trasporti e docente di Pianificazione dei Trasporti, Progettazione dei Sistemi di Trasporto e di Logistica Territoriale Roma Tor Vergata

Francesco Providenti - Messina Magistrato della Corte di Cassazione a r., già sindaco di Messina

Fernando Rizzo - Messina Avv. Cassazionista, specializzato in Diritto del Lavoro

Marco Santoro – Villa S. Giovanni Assessore per l’attuazione del programma e per i rapporti con l’Università al Comune di Villa S. Giovanni

Bruno S. Sergi – Messina Docente di Economia Politica e Politica Economica internazionale presso l’Università di Messina; docente di Political Economy in Russia and China presso l’Harvard University (MA) USA - Cofondatore 'Comitato Ponte Subito'

Francesco Tomasello - Messina Prof. Ordinario e Direttore Clinica Neurochirurgica della Facoltà di Medicina e Chirurgia Università di Messina; già preside Facoltà Medicina e Chirurgia e Rettore Università di Messina

Giuseppe Vermiglio – Messina Avv. e Prof. Ordinario a r. di Diritto dei Trasporti; già direttore del Centro Universitario di Studi sui Trasporti euromediterranei

Pierpaolo Zavettieri - Bova Marina (RC) Consigliere Provinciale di Reggio Calabria

Roberto Zucchetti - Milano Coordinatore Area Economica dei Trasporti del Centro di Economia Regionale dei Trasporti e del Turismo dell’Università Bocconi; già sindaco di Rho (MI)

venerdì 6 dicembre 2013

Domenica dobbiamo votare Matteo Renzi.

Matteo Renzi assieme al Presidente Giorgio Napolitano
Tutti dobbiamo votare per Matteo Renzi alle primarie. Anche quelli che non hanno mai votato per il Partito Democratico ma che pensano di sceglierlo se dovesse mantenere le sue promesse di riforma e avere successo. Anche quelli, come me, che hanno molte perplessità sui suoi richiami alla green economy e preferirebbero una politica industriale stile Enrico Mattei e Felice Ippolito. Anche quelli che hanno sperato che il ponte di Messina riuscisse a catalizzare il rinnovamento del sistema autostradale, ferroviario e portuale del sud Italia e sono rimasti gelati. Anche quelli che hanno accarezzato l’idea di una Cina che potesse investire su porti e ferrovie da di Napoli a Palermo, compreso il ponte sullo stretto, perché la Sicilia diventasse il collettore delle merci dell’Africa verso l’Europa; che subiscono ora lo schiaffo di Cameron entusiasta per un’analoga proposta cinese rivolta alla Gran Bretagna. Dobbiamo votare per Matteo Renzi perché, se non dovesse riuscire, si potrebbe spalancare il baratro di un’alleanza fra tutti gli estremismi e le follie da circo, di destra di sinistra, promosse da un Grillo sconclusionato e da un Berlusconi, ormai vecchio e privo di senno. Allora non ci sarebbe più spazio per i giovani studiosi e per i bravi operai che preferiscono farsi onore in officina piuttosto che urlare in piazza.
Beppe Grillo assieme ai manifestanti NOTAV
Le nostre università sarebbero invase dai girotondini, dai no-tav e la ricerca alimentare, medica, elettronica, spaziale lascerebbero il posto ai vaneggiamenti di un’economica in grado di reggersi solo con la popolazione ridotta ad un decimo. Emergerebbero le sette che vogliono la terza guerra mondiale che, come sostiene Casaleggio, rimetterebbe le cose a posto, allo stesso modo in cui, nel medio evo, l’equilibrio veniva ristabilito, di tanto in tanto, dalle stragi e dalle epidemie di peste. Allora l’Europa ci sbatterebbe l’uscio in faccia lasciandoci soccombere nella nostra follia. Matteo Renzi va preso in parola quando dice che sosterrà il Governo Letta se rispetterà il programma, che è soprattutto un programma di riforme istituzionali in senso presidenziale e della Giustizia, compreso il conflitto di interessi. E questa volta lo dovrà fare sul serio anche perché la legge elettorale Calderoli non c’è più: una volta tanto la Corte Costituzionale ne ha fatta una delle buone. Secondo me c’è lo zampino di Re Giorgio e ora Letta è solido come una roccia. Renzi, nuovo segretario del PD, dovrà lavorare sodo in coppia con il Presidente del Consiglio e sotto la supervisione del Presidente della Repubblica. I pigmei della politica si facciano da parte, non foss’altro per la figura avvilente che hanno fatto e che è sotto gli occhi di tutti. E si facciano da parte anche i magistrati che, a partire da “mani pulite”, hanno generato solo un materiale putrescente destinato a una grande fossa biologica. La prova d’errore non è stata superata e tutti noi, che abbiamo adottato il metodo sperimentale, accettiamo il risultato negativo senza rassegnarci, pronti ad una nuova prova. Io lo farò dalla casa dei socialisti, quella di Bettino Craxi, che fu colpito senza pietà per aver provato a restituire all’Italia la dignità di un Paese sovrano. Lo farò votando per Matteo Renzi e farò l’impossibile per conquistare alle idee dei socialisti e dei liberali, all’interno del Partito Democratico, lo spazio che a quelle idee compete in Italia e in Europa. 131206 Daniele Leoni

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