mercoledì 29 maggio 2013

Volare

Luca Parmitano (a destra) assieme ai compagni della missione VOLARE
Quel lontano 1966, in primavera, dopo una serie infinita di lanci falliti, finalmente un satellite artificiale sovietico entrò in orbita attorno alla luna e scattò moltissime fotografie. L’Unità pubblicò, in esclusiva, alcune pagine di bellissime foto della superficie lunare dove si potevano vedere i crateri in grande dettaglio. Io, tredicenne, di prima mattina mi fermai all’edicola sulla strada verso scuola e comprai il giornale. Poi, una volta in classe, come avrei potuto stare attento alla lezione del professore di lettere con l’Unità nella cartella e il suo magico servizio fotografico? Fu così che spiegai il giornale sul banco e mi immersi nella lettura quasi ipnotizzato. Fui violentemente strappato dalla mia concentrazione dal bruciore ad un orecchio, agguantato dal professore, che mi trascinava in presidenza assieme al corpo del reato: il giornale comunista. Mi presi una nota, due giorni di sospensione seguiti da un sette in condotta sulla pagella. Per fortuna era il secondo trimestre per cui avrei avuto la possibilità di rimediare nel terzo, evitando la bocciatura. Allora, per la prima volta, mi resi conto che un odio politico assurdo avrebbe potuto colpire anche me, che mi interessavo di elettricità, di chimica, di esplorazione spaziale e che non avevo mai avuto attrazione per il parlare fumoso dei politici. Però non mi stavano simpatici nemmeno i preti per le loro favole su Dio, che si dovevano credere ma non si potevano spiegare. Fu così che mi convinsi che aveva ragione “quella fascista della preside”, che effettivamente io ero comunista. Un paio d’anni più tardi, partecipando alle attività del movimento studentesco, mi resi conto che i comunisti erano peggio dei preti. C’era poco da scegliere. Definitivamente, io ero socialista. Lo studio della storia del movimento operaio venne dopo. Il pensiero di Filippo Turati fu solo la conferma di un orientamento politico che, nel presente, era confortato da Riccardo Lombardi. Amavo la libertà e le belle ragazze. Mi faceva ribrezzo l’attaccamento al “vil denaro”, che consideravo un mero mezzo di scambio necessario al sistema economico. Il patrimonio vero, secondo me, andava ricercato nella materialità della produzione di beni e di servizi e in tutto ciò che era strumentale alla loro produzione. A qual fine, i beni e i servizi, se non al benessere collettivo? E quali erano i beni più preziosi, quelli che portavano diritto alla felicità? Erano la conoscenza, la cultura, la scienza, le arti. Vivere, nutrirsi, amare, procreare erano strumenti finalizzati alla conoscenza e alla sua progressione che doveva essere infinita. Allora bisognava lavorare e produrre perché non era possibile pensare, ricercare, studiare senza nutrirsi. Così il lavoro diventerà piacevole quando sarà finalizzato. Come l’amore per una donna diventerà sublime se darà dei figli. Non troppi però, perché il numero rompe l’equilibrio e, con l’equilibrio, l’armonia. Poi fare troppi figli danneggia la salute: noi le donne le volevamo belle, sane e senza troppi vestiti. I vestiti dovevano servire per proteggersi dal freddo. Il mio essere socialista era poggiato sulla contrarietà ad ogni fondamentalismo, ad ogni fede, ad ogni credenza che non fosse supportata da prove sperimentali. Tutto poteva e doveva essere messo in discussione, però senza accanimento e con moderazione. Cultura significa, prima di tutto, sapere che anche la più solida teoria può essere confutata o superata da cognizioni più estese o più complesse. Non c’è una verità assoluta e ogni medaglia ha il suo rovescio. Allora una condanna assoluta e definitiva non potrà mai essere giusta così come nessun progetto potrà mai essere perfetto. Se questo è vero, come si può sfuggire all’indeterminazione? Semplice: con la crescita costante, equilibrata e progressiva. Ciò vale in campo economico, in campo scientifico e, oserei dire, in campo demografico. L’obiezione viene spontanea: siamo sette miliardi di persone e il nostro pianeta ha dei limiti; non possiamo crescere in modo indefinito! Ebbene, quella vicenda del 1966, che mi fece scoprire di essere antifascista e poi socialista, conteneva una premonizione che, in quasi cinquant’anni, si è andata via via consolidando.
Propulsore a ioni progettato per deviare gli asteroidi a fini minerari.
L’avvenire è fuori dal nostro pianeta. Attenzione: non è un futuro prossimo, ci vorranno ancora decenni per i primi insediamenti scientifici numerosi e permanenti, fatti di un centinaio di persone. Ci vorrà molto più tempo per insediamenti civili; i primi saranno minerari e industriali. Ma questa mattina prima dell’alba, attaccato al mio computer e collegato alla NASA WEB TV e allo streaming della Stazione Spaziale Internazionale, provavo le stesse emozioni di quando avevo tredici anni. Sarà per merito di Luca Parmitano e dell’Agenzia Spaziale Italiana che, nonostante tutto, produce ancora eccellenze. Sarà per il clima di cooperazione planetaria che viene messo in scena da ogni evento della stazione spaziale (russi, americani, giapponesi, europei che lavorano gomito a gomito). Sarà per l’assortimento del gruppo di astronauti di Volare (tre russi di cui uno ha lavorato per la NASA; due americani di cui una donna; il nostro Luca Parmitano). Ebbene, era palpabile la sensazione che non ci si fermerà; magari si procederà con una lentezza esasperante ma il processo è irreversibile. Fra un secolo o due, nelle stazioni spaziali, grandi come metropoli, con la gravità artificiale, nasceranno i bambini. E ci saranno fattorie, miniere, industrie e tante tante scuole, laboratori, biblioteche, teatri per aprire la strada verso le stelle. 130529 Daniele Leoni

mercoledì 15 maggio 2013

Val Susa: dopo la scalata del traliccio.


Ieri, in Val susa, è stata guerriglia. E’ stato qualcosa di paramilitare, c’era anche un bazuka. Sull’indignazione, per quanto stava accadendo, è prevalso lo sconcerto. La memoria corrava a quel febbraio 2012, quando io mi chiedevo se quegli stessi manifestanti non si dovessero seppellire dalla vergogna, per la pubblica rappresentazione di tragica stupidità, ma un anno è passato inutilmente. Vale la pena ricordare cosa successe allora!
Luca Abbà: guardate la posizione del gomito!
Un manifestante ignaro di che cosa sia l’alta tensione si è arrampicato su un traliccio e di li, col telefonino, arringava i suoi. Senz’altro Luca Abbà non si aspettava di rimanere folgorato, in cima al traliccio: la mano sfiorava gli isolatori e lo zainetto sfiorava i cavi dell’alta tensione. Un video su you tube documenta tutta la scena di Luca Abbà che scala il traliccio. Da un momento all’altro poteva scoccare l’arco che avrebbe fulminato l’incauto scalatore. E io mi chievo: " Imparerà, il movimento dei no-tav, che basta avvicinarsi a un cavo dell’alta tensione per essere folgorati? Che non è indispensabile toccarlo? Che per evitare lo scaricarsi a terra del potenziale elettrico nei fili, ci sono gli isolatori di vetro, quelli che il nostro rivoluzionario intanto toccava con la mano nuda?” Quel gesto della mano che si avvicinava agli isolatori è stato, per me, come un pugno nello stomaco. Mi è parso di assistere all’orrendo spettacolo della morte in diretta. Un attimo dopo il ragazzo è stato scaraventato a terra da una scarica elettrica ed è un miracolo che sia ancora vivo. Oggi abbiamo avuto la risposta definitiva che non si sono vergognati per la pubblica, tragica, rappresentazione di stupidità, di allora.130515 Daniele Leoni

 Leggi anche: http://danleoni.blogspot.it/2012/03/chi-tocca-i-fili-muore.html

mercoledì 24 aprile 2013

Matteo Renzi deterrente nucleare.

Il Sindaco di Firenze Matteo Renzi
Il vecchio e amato Re Giorgio si è convinto a non abdicare, quindi rimarrà ancora per un po’. Anna Maria Cancellieri, dopo essere stata annunciata, non è stata poi messa in lizza. Hanno avuto paura di bruciarla; hanno preferito conservarla come preziosissima risorsa per le nostre istituzioni. Per utilizzarla subito e nel prossimo futuro. Chiamare il Presidente con l’appellativo affettuoso “Re Giorgio” non è dileggio; corrisponde al sentimento prevalente in un’Italia alla ricerca di una figura indiscutibilmente super partes, disinteressata al potere perché, per intelligenza, per meriti, per prestigio e per età, è oggettivamente su un altro piano. E l’essere su questo piedistallo assegna a Giogio Napolitano un potere di influenza e di condizionamento fuori dall’ordinario. Dopo la morte di Palmiro Togliatti la sinistra italiana non ha più avuto un leader con un carisma che non fosse posticcio, che non fosse decretato e propagandato dalla nomenclatura invece di scaturire spontaneamente dal sentimento popolare. Anzi, quando è capitato che emergesse un leader con queste caratteristiche, capace cioè di catturare l’empatia degli avversari oltre che degli adepti, è stato eliminato sul nascere utilizzando tutti i mezzi, anche disonesti. Non è successo solo per Matteo Renzi, le cui vicende degli ultimi sei mesi rimangono scritte, in modo indelebile, in attesa di un epilogo che spero positivo, ma anche per altri.
L'ex Sindaco di Bologna Flavio Delbono
Ho già menzionato la vicenda di Flavio Delbono, brillante studioso e leader del Partito Democratico, eletto a furor di popolo Sindaco di Bologna con tutti i passaggi, primarie comprese, impallinato subito con accuse assurde sfruttando la gelosia di una innamorata delusa. La nomenclatura lo ha trascinato in tribunale come un ladro nel terrore di essere messa in ombra da un Sindaco che poteva eguagliare la popolarità del compianto Renato Zangheri. Con Matteo Renzi non sono riusciti a tanto in virtù della sua vita privata integerrima e di una rendicontazione dei conti personali tenuta con criteri notarili.
Debora Serracchiani, alleata di Matteo Renzi.
Però la metodica rasatura di tutte le persone eccellenti, che spesso trascurano l’attenzione maniacale alla gestione delle piccole spese voluta dalla pubblica amministrazione, è stata il metodo dei comunisti e dei loro eredi dopo Togliatti. La prima vittima fu l’ingegnere minerario Felice Ippolito, Presidente del CNEN, padre ed artefice della filiera nucleare italiana, sbattuto in galera nel 1964 per futili motivi e per enormi interessi contrari dei signori del petrolio che, due anni prima, assassinarono Enrico Mattei. Ippolito non fu difeso dai suoi compagni di partito, fu condannato da giudici prezzolati poi graziato, due anni dopo, dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Dopo, i comunisti di Berlinguer, lo fecero eleggere parlamentare europeo purché non si occupasse più di energia nucleare. Così fece: fondò e diresse Le Scienze, animò e diresse la ricerca italiana in Antartide. Per quasi quarant’anni solo personaggi grigi arrivarono alla testa dei comunisti italiani e dei loro eredi dopo la caduta del muro di Berlino. Giorgio Napolitano è riuscito a svettare dispiegando le sue qualità carismatiche successivamente alla prima elezione a Presidente della Repubblica ne 2006, diventando il punto di riferimento anche delle forze politiche che non l’avevano votato. Prima di Matteo Renzi fu proprio Giorgio Napolitano a mettere in pratica il concetto secondo cui il consenso popolare lo conquisti portando dalla tua parte gli avversari, che non sono nemici giurati ma in competizione, nell’interesse supremo della dialettica e della democrazia.
Palmiro Togliatti assime a Nilde Iotti negli anni 50
Se analizziamo bene tutti gli atti di Palmiro Togliatti dopo il suo rientro in Italia nell’autunno 1943 fino alla sua morte improvvisa vent’anni dopo, scopriremo un difficile percorso per condurre il popolo comunista italiano dalla barbarie delle bande armate alla socialdemocrazia. Fu un percorso che non venne interrotto nemmeno nel 1948, dopo la sconfitta del fronte popolare alle elezioni seguita da un attentato in cui fu ridotto in fin di vita. Dal letto d’ospedale, appena in grado di parlare, Togliatti chiamò i compagni che avevano già imbracciato il fucile e impose loro di desistere, perché la via italiana al riscatto dei lavoratori non poteva essere che quella democratica. Su queste vicende si basa la storia del PCI del dopoguerra ed è profondamente sbagliato considerare i comunisti il male assoluto. Però Silvio Berlusconi lo ha ripetutamente dichiarato. Invito i giovani del PdL a rivisitare la storia del primo dopoguerra, la figura e il ruolo di Palmiro Togliatti, il suo agire per la giovane democrazia, la sua lealtà con Alcide De Gasperi, con Pietro Nenni. Li invito a riflettere su come fu rinnegato, dai suoi compagni, immediatamente dopo la sua morte in agosto 1964. In settembre fu arrestato Felice Ippolito! Cosa potevano realizzare quegli eredi traditori? Potevano essere protagonisti di un ulteriore progresso oppure essere solo dei poveri ostaggi dei potentati mondiali che consideravano l’Italia un terreno di conquista?
Il qutidiano L'Uomo qualunque del 1945
Mi sarei aspettato che Matteo Renzi fosse indicato, senza esitazione, al Presidente Napolitano come Premier designato dal PD. Sarebbe stata l’unica via d’uscita alla crisi che attraversa il partito di maggioranza relativa. Non stento a credere che Silvio Berlusconi, abbia chiesto, in assoluta riservatezza, al Presidente della Repubblica di accantonare Matteo Renzi dalla rosa dei papabili. Lo deve aver fatto conscio della pericolosità, per il Pdl, di un lancio del Sindaco di Firenze alla guida del Governo. Renzi è pericoloso perché Berlusconi non è ancora riuscito a far crescere, in modo adeguato, una analoga figura. Angelino Alfano è stato tenuto troppo alla briglia mentre Matteo Renzi ha dovuto galoppare, nelle praterie selvagge della crisi del PD, sottoponendosi ad una allenamento da campione! E’ gioco forza che, se non potrà esercitare subito la sua leadership conquistata sul campo per auto eliminazione dei suoi competitor, lo farà in occasione delle prossime elezioni. Nel frattempo percorrerà tutti i passaggi, all’interno del PD e della pubblica amministrazione, per arrivare all’appuntamento elettorale con la forma di un grande purosangue. Farà un’altra cosa, Matteo Renzi,  altrettanto benefica per il Paese, se non sarà incaricato da Napolitano. Farà da deterrente, al pari della bomba atomica, per tutti quelli che potrebbero essere tentati dallo sfascio del nascente Governo, siano essi del PD, del PDL o del centro montiano. Allora finalmente si farà la nuova legge elettorale, si riformerà la Costituzione in senso presidenziale, partiranno le infrastrutture, il nuovo piano energetico, gli incentivi all’industria manifatturiera e alla ricerca scientifica. L’Italia avrà l’alta velocità di internet e delle ferrovie, da Trieste a Palermo! Il nostro patrimonio artistico sarà valorizzato e le mafie messe in condizioni di non nuocere anche grazie a una seria riforma della giustizia. E Beppe Grillo? Farà la fine del Fronte dell’Uomo Qualunque, travolto dalla ricostruzione e dalla rinascita italiana del dopoguerra. 130424 Daniele Leoni

Leggi anche:
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sabato 20 aprile 2013

Verdi, Paganini e Anna Maria Cancellieri.

Anna Maria Cancellieri, candidata Presidente della Repubblica
“Ti ricordi, Valerio, quanto io fossi contrariato dalla vicenda di Flavio Delbono? Sono contento che oggi lui abbia ritrovato la sua strada all'università nonostante l'accanimento squallido dei suoi "compagni", fossero essi politici, manager o magistrati. Che storia vergognosa! Ti ricordi che arrivò una signora, tal Anna Maria Cancellieri, a salvare Bologna a cui era stata strappata una guida brillante con un metodo degno di Savonarola? Ecco, mi auguro che quella signora venga eletta Presidente della Repubblica. E che Bologna possa insegnare una volta ancora!”
Con queste parole ho risposto questa mattina a Valerio Tura, un mio caro amico di Bologna, manager internazionale del teatro lirico, comunista con cui ho uno scambio epistolare assiduo sulla politica. Ci scriviamo spesso usando facebook e skype. Lo stimo molto, Valerio, per la sua intelligenza, la curiosità e la sensibilità artistica. Ciò che però è fuori dalla mia comprensione e come egli possa essere nemico irriducibile di Silvio Berlusconi e di tutto ciò che rappresenta; come a suo tempo fu nemico di Bettino Craxi e dei craxiani. Valerio, fra l’altro, sessantenne come me, usa i social network senza farsi strumentalizzare. Li domina semplicemente, adoperandoli come potente mezzo di comunicazione. Non scappa, come all’alba dell’uomo i nostri avi non scapparono di fronte al fuoco. Come mezzo secolo fa le menti più brillanti moltiplicarono la potenza della penna con la stampa, Valerio si destreggia oggi col computer e con la rete in un approccio laico interrogandosi, non senza perplessità, sul futuro dei libri. Come dieci anni fa si interrogava sul futuro dei dischi di vinile. Come, un quarto di secolo fa osservava, con sguardo interrogativo, il mio armeggiare, al Teatro Comunale di Bologna, all’invenzione della biglietteria elettronica. Dopo la saggezza del dubbio, Valerio ha sempre scelto il nuovo. Lo ha fatto da manager pubblico, dal Teatro Comunale di Bologna al Teatro de la Monnaie di Bruxelles; lo ha fatto da imprenditore privato come manager degli artisti. Parla e scrive in diverse lingue, con la conseguenza di possedere un cervello rodato a schemi multiformi di grande flessibilità. Infine ama la musica che fra i linguaggi è quello più elevato, più vicino ai sentimenti. Scriveva Valerio questa mattina: “La fine del Partito democratico non è un giorno di festa, neanche per chi ha sempre ironizzato su quell’accozzaglia di accoltellatori narcisisti, tenuti insieme soltanto dal mastice del potere. Bello o brutto che fosse, ed era diventato particolarmente brutto, il Pd rappresentava l’ultimo partito. L’ultima struttura politica in grado di organizzare congressi e di eleggere un segretario, anziché un padrino o un padrone. Magari un segretario senza carisma e con uno staff mediocre. Ma pur sempre una leadership provvisoria e rovesciabile o, come va di moda dire adesso, contendibile. Pure troppo. Il Pd muore di troppe contese. Non si dissolve per mancanza di dialogo, ma per babelica sovrapposizione di voci. Alla sua caotica scomparsa fa da contraltare, in queste ore di conclave quirinalizio, la compattezza granitica dei movimenti personali. Non un grillino, un leghista o un berlusconiano hanno finora votato contro gli ordini dei rispettivi capi. E’ questo che vogliamo, in nome della rapidità e della coerenza delle decisioni? Le voci diverse, che negli esecrati partiti della Prima Repubblica raggiungevano in qualche modo l’armonia di un coro, devono lasciare il podio agli assolo dei tenori con claque al seguito?”
Io ho provato a rispondere così: “Perché l'orchestra trovi ispirazione ci vuole un direttore carismatico. Ogni musicista "sente" il direttore per empatia. La bacchetta è solo un simbolo: sono gli occhi, l'espressione del viso e i movimenti del corpo del direttore che si sintonizzano con ogni singolo orchestrale. Paganini non era Verdi eppure fu egualmente grande. Togliatti non era Berlusconi eppure fece tollerare Nilde Iotti dai comunisti bacchettoni e tutto il partito seguiva il suo capo. Berlusconi non potrebbe trovare il consenso se non vi fosse quell'empatia che lo lega ai suoi. Poi Berlusconi è anche imprenditore di eccezionale intelligenza come Verdi fu grandissimo compositore mentre Togliatti fu solo un grande leader politico come Paganini fu solo un eccezionale direttore d'orchestra.” Poi le considerazioni sulla vicenda emblematica delle ridicole accuse all’ex Sindaco di Bologna Flavio Delbono, brillante intellettuale, carismatico, con una naturale sana attrazione per le donne. Fuoco amico motivato solo da invidie di poveri pervertiti, che è costato a Bologna le dimissioni del suo Sindaco. Ma che ha fatto conoscere a Bologna e a tutti gli italiani il nostro futuro Capo dello Stato. Un anno di commissariamento del Comune di Anna Maria Cancellieri e Bologna è rinata, le rivalità e le guerre intestine si sono azzerate, la città si è preparata, con calma, a nuove elezioni e il professor
Matteo Renzi, il nostro futuro leader della sinistra.
Delbono è tornato a insegnare all’Università . Valerio però non ha assimilato le mie considerazioni e ha proseguito: “Con amarezza occorre dire che questa riflessione impietosa è probabilmente azzeccata (quella dei solisti, con claque al seguito, al posto del coro). Con una piccola aggiunta. La conta dei cadaveri non la fa Grillo da solo, quanto piuttosto insieme a Berlusconi... Presto o tardi il grillismo e il berlusconismo finiranno per convergere, o per venire a patti… E l’amarezza cresce osservando che la destra populista, alleata con il qualunquismo grillista, vincerà ergendosi lieta e festante sulle macerie dell’Italia. Le macerie della distruzione provocata da vent’anni di berlusconismo e da un anno e mezzo di fornerismo montista …”
Decisamente abbiamo bisogno di una donna, ancora migliore di Angela Merkel, come primo arbitro delle istituzioni italiane. Una donna che, in tempi di carestia, metta al lavoro i guerrieri perché coltivino i campi e allevino il bestiame. Una donna che però non dimentichi la necessità dei turni di guardia e delle armi, pronte all’uso, per difendere il villaggio in caso di attacco. Forse Matteo Renzi riuscirà, con l’aiuto di questa donna, a pacificare oltre che a rottamare. E a far rinascere l’economia , l’industria, le arti, le scienze e anche un forte Partito Democratico per garantire l’alternanza alla guida del Governo, come succede in occidente, senza traumi. Un Partito Democratico (Craxi e Saragat avrebbero detto Socialdemocratico) dove possa tornare un leader come Flavio Delbono e dove il malaffare, anche quello delle false tecnologie, dalla gestione dei rifiuti alle energie alternative, venga sistematicamente combattuto ed estirpato. Come vengano estirpate tutte le mafie, vecchie e nuove, comprese quelle che si stanno attrezzando ad addomesticare Internet ai loro scopi criminali. 130420 Daniele Leoni

Leggi anche: http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/politica/2012/22-settembre-2012/delbono-io-dilettante-sono-comportamenti-diffusi-2111926256839.shtml

venerdì 19 aprile 2013

Benvenuto Presidente 2

Romano Prodi candidato Presidente
Certo che, nonostante il porcellum, queste elezioni al Quirinale sono meglio di un film. Romano Prodi è tornato il pole position dopo 24 ore. I berluscones fanno fuoco e fiamme. Non ho capito bene perché i repubblicones non siano entusiasti di Mortadella Presidente. Che ci sia sotto un accordo bipartisan? Che, in questo modo, Matteo Renzi ottenga via libera per fare il Premier, in un governo di riforme istituzionali, con l’accodo di Berlusconi? Comunque vadano le cose è ineludibile uno scatto dell'economia italiana in senso industriale, con buona pace dei francesi, dei tedeschi e dei fantasisti  italiani multicolori. 130419 Daniele Leoni

giovedì 18 aprile 2013

Benvenuto Presidente!

Franco Marini Candidato Presidente
Un paio di giorni fa, quando tutto sembrava concorrere all’elezione di Romano Prodi al Quirinale, mi consolavo pensando che avremmo avuto un Presidente con ottima salute fisica e mentale, amante della bicicletta e dell’eccellente cucina emiliana. Anche se in passato aveva commesso errori imperdonabili come capo dell’Iri e subito il complotto franco-tedesco teso al declino dell’industria italiana sull’altare dell’Euro, speravo che, nella posizione massima di Capo dello Stato, avrebbe fatto tesoro dell’esperienza evitando di ripetersi. In fondo l’incertezza uscita dalle elezioni politiche imponeva un compromesso che evitasse lo sfascio e la guerra per bande di cui, nel corso dei secoli, gli italiani sono stati “maestri”. Invece, nonostante il consenso di Matteo Renzi, Beppe Grillo, Nichi Vendola oltre che dell’intero Partito Democratico, la candidatura di Prodi è sfumata. Giornate convulse. Poi poche ore piene di interrogativi mentre si avvicinava questa fatidica mattina del 18 aprile con l’appuntamento, fissato e ineludibile, della votazione solenne.
Matteo Renzi e Pierluigi Bersani
C’è stata la critica laica, ragionata, di Matteo Renzi alla candidatura di Marini e quella un po’ avventata alla candidatura di Anna Finocchiaro. C’è stata l’ipotesi di accordo su Giuliano Amato e i miei pensieri consolatori sulla sua cultura enciclopedica: è il presidente della Treccani! C’è stato il vaglio grillino che ha selezionato Stefano Rodotà e il mio pensiero consolatorio sul fratello, Antonio Rodotà, ingegnere, già direttore dell’Agenzia Spaziale Europea: buon sangue non mente! Alla fine c’è stata la decisione di Pierlugi Bersani di fare l’accordo con Silvio Berlusconi sul nome di Franco Marini. Franco Marini è il figlio di una famiglia non ricca, ha studiato e si è laureato in giurisprudenza facendo sacrifici, si è fatto le ossa nel sindacato. Certo, è un uomo del secolo scorso, non in perfetta sintonia con un Paese che si vuole rinnovare ma ha forti radici piantate nel mondo del lavoro. Rosy Bindi si è subito preoccupata di dichiarare che Marini non sarà il suo Presidente, Casaleggio e Grillo hanno evocato gli scontri di piazza. Nichi Vendola e Matteo Renzi non hanno minacciato rivolte in caso di elezione di Marini però hanno detto che non l’avrebbero fatto votare dai loro seguaci. Renzi ha aggiunto una cosa molto importante: che sarebbe stato il primo ad appendere la foto di Marini, nel suo ufficio di Sindaco di Firenze, in caso di elezione.
A me, che ho votato PdL alla Camera per Vittoria Brambilla e PD al Senato per Stefano Collina ingegnere renziano, la scelta di Bersani per Marini, in accordo con Berlusconi, non dispiace. E’ un segno di pace operosa, dove si legge la preoccupazione per il futuro del Paese e per la libertà degli italiani. Quella libertà che è impossibile nella miseria. Quella libertà che è antitetica alla guerra e alla violenza fisica e verbale. Mi auguro che il nuovo Presidente getti un ponte per spianare la strada a Matteo Renzi premier e a un futuro di modernità.
Sono ormai le dieci del mattino e seguirò le elezioni in diretta conscio del passaggio storico per il nostro Paese. Pronto ad accettarne l’esito senza recriminare. Sicuro che siano state rispettate tutte le regole e che ognuno abbia fatto la sua parte in buona fede. Orgoglioso della nostra democrazia potente che, in ogni caso, garantirà il risultato migliore possibile! 130418 Daniele Leoni

domenica 3 marzo 2013

Il Grillo canta sempre al tramonto

Beppe Grillo e Dario Fo
Bellissimo libro scritto a sei mani: Beppe Grillo, Dario Fo e Gianroberto Casaleggio.
Ho esordito nella mia recensione su Amazon: "Debboo dire subito che non credo nella democrazia diretta, sono filonucleare, penso che la demonizzazione di Silvio Berlusconi sia un tragico errore e considero Bettino Craxi un martire e eroe della Repubblica Italiana."
Però quando Dario Fo ottenne il Premio Nobel fui felice perché l’arte e la genialità fanno quasi sempre incazzare ma rimangono dentro, sconvolgono le strutture del tuo cervello, scavano gallerie per far comunicare regioni lontane e far balenare una logica nuova, prima nascosta. Quanto mi ha fatto incazzare Dario Fo, ma quanto è stato bravo, con quel suo gesticolare e parlare strano, in una lingua che tutti riuscivano capire, anche i cinesi, anche gli arabi Quando i miei amici di destra protestavano per il Nobel, secondo loro immeritato, io li mandavo a quel paese, … ignoranti come capre! Debbo dire che è merito di Dario Fo se mi sono messo a leggere questo libro sgombro da pregiudizi, con tanta curiosità. Ho trovato un Beppe Grillo riflessivo, intelligente, pieno di sana determinazione, solido come una roccia. Ho trovato un Gianroberto Casaleggio fine intellettuale, niente a che fare con quel video su YouTube “Gaia - The future of politics” che, anche per colpa del sottofondo musicale, ricorda una setta di esaltati.
Dico subito quello che, per me, è sbagliato. E’ sbagliata una visione del futuro fatta solo di risparmio energetico e di “piccolo e bello”. Questa visione del futuro condannerebbe l’umanità a rimanere rinchiusa nel guscio di una biosfera già troppo stretta, la condannerebbe al controllo delle nascite e quindi all’invecchiamento mentale e culturale prima che fisico. La condannerebbe all’estinzione in pochi decenni oppure alla regressione. Malthus viene menzionato, assieme a Darwin, a sproposito. Non è vero che Darwin sostenne la prevalenza del più forte. Sostenne invece la prevalenza del più adatto, che è cosa ben diversa. Pensiamo invece al sogno planetario collettivo che, negli anni 60, spinse gli americani alla conquista della luna, con ricadute tecnologiche impensabili su tutte le nostre scienze e tecnologie terrestri. Pensiamo a quale balzo culturale quell’avventura provocò! I cinesi oggi hanno progetti spaziali ambiziosissimi: vogliono sfruttare gli asteroidi con miniere robotizzate, vogliono tornare sulla luna, vogliono fare stazioni spaziali grandi come metropoli. I ragazzi cinesi sognano di andare su Marte. Sognano perché il controllo delle nascite ha già sconvolto il loro equilibrio fra i sessi! Andate a dire ai cinesi di non fare le centrali nucleari, di non fare i ponti chilometrici o le condotte sotterranee per l’irrigazione, grandi come tunnel ferroviari!
Ma quella che è sacrosanta è la determinazione di Beppe Grillo ad utilizzare internet come grimaldello per scardinare tutti i vizi peggiori delle caste che avvelenano l’Italia. Trasparenza a tutti i livelli e fiducia nell’intelligenza dei giovani e anche di quelli che anagraficamente sono vecchi ma sono giovani dentro! Il lavoro deve essere divertente come un gioco, la tecnologia lo permette. L’economia finanziaria deve servire l’economia reale, fatta di beni e di servizi, di industrie, di fattorie, di cultura e di svago. E tutto ciò che si insinua ad avvelenare la vita deve essere estirpato come un tumore, sia esso il gratta e vinci, le slot machine, il videopoker online e le droghe di ogni tipo. Meglio il sesso, dal vivo o virtuale, ovviamente senza papponi! Leggendo bene si capisce che quando si ragiona sulla democrazia diretta si intendono soprattutto regole che impongano la trasparenza, che stimolino il ragionamento collettivo e non le follie di una massa urlante.  Forse mi sbaglio ma spero che sia così.
“Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: per questo viene chiamata democrazia. Qui ad Atene facciamo così. …” La chiusura del libro col discorso di Pericle pronunciato nel 461 a.C. è semplicemente geniale e lascia senza fiato! 130303 Daniele Leoni