domenica 3 marzo 2013

Il Grillo canta sempre al tramonto

Beppe Grillo e Dario Fo
Bellissimo libro scritto a sei mani: Beppe Grillo, Dario Fo e Gianroberto Casaleggio.
Ho esordito nella mia recensione su Amazon: "Debboo dire subito che non credo nella democrazia diretta, sono filonucleare, penso che la demonizzazione di Silvio Berlusconi sia un tragico errore e considero Bettino Craxi un martire e eroe della Repubblica Italiana."
Però quando Dario Fo ottenne il Premio Nobel fui felice perché l’arte e la genialità fanno quasi sempre incazzare ma rimangono dentro, sconvolgono le strutture del tuo cervello, scavano gallerie per far comunicare regioni lontane e far balenare una logica nuova, prima nascosta. Quanto mi ha fatto incazzare Dario Fo, ma quanto è stato bravo, con quel suo gesticolare e parlare strano, in una lingua che tutti riuscivano capire, anche i cinesi, anche gli arabi Quando i miei amici di destra protestavano per il Nobel, secondo loro immeritato, io li mandavo a quel paese, … ignoranti come capre! Debbo dire che è merito di Dario Fo se mi sono messo a leggere questo libro sgombro da pregiudizi, con tanta curiosità. Ho trovato un Beppe Grillo riflessivo, intelligente, pieno di sana determinazione, solido come una roccia. Ho trovato un Gianroberto Casaleggio fine intellettuale, niente a che fare con quel video su YouTube “Gaia - The future of politics” che, anche per colpa del sottofondo musicale, ricorda una setta di esaltati.
Dico subito quello che, per me, è sbagliato. E’ sbagliata una visione del futuro fatta solo di risparmio energetico e di “piccolo e bello”. Questa visione del futuro condannerebbe l’umanità a rimanere rinchiusa nel guscio di una biosfera già troppo stretta, la condannerebbe al controllo delle nascite e quindi all’invecchiamento mentale e culturale prima che fisico. La condannerebbe all’estinzione in pochi decenni oppure alla regressione. Malthus viene menzionato, assieme a Darwin, a sproposito. Non è vero che Darwin sostenne la prevalenza del più forte. Sostenne invece la prevalenza del più adatto, che è cosa ben diversa. Pensiamo invece al sogno planetario collettivo che, negli anni 60, spinse gli americani alla conquista della luna, con ricadute tecnologiche impensabili su tutte le nostre scienze e tecnologie terrestri. Pensiamo a quale balzo culturale quell’avventura provocò! I cinesi oggi hanno progetti spaziali ambiziosissimi: vogliono sfruttare gli asteroidi con miniere robotizzate, vogliono tornare sulla luna, vogliono fare stazioni spaziali grandi come metropoli. I ragazzi cinesi sognano di andare su Marte. Sognano perché il controllo delle nascite ha già sconvolto il loro equilibrio fra i sessi! Andate a dire ai cinesi di non fare le centrali nucleari, di non fare i ponti chilometrici o le condotte sotterranee per l’irrigazione, grandi come tunnel ferroviari!
Ma quella che è sacrosanta è la determinazione di Beppe Grillo ad utilizzare internet come grimaldello per scardinare tutti i vizi peggiori delle caste che avvelenano l’Italia. Trasparenza a tutti i livelli e fiducia nell’intelligenza dei giovani e anche di quelli che anagraficamente sono vecchi ma sono giovani dentro! Il lavoro deve essere divertente come un gioco, la tecnologia lo permette. L’economia finanziaria deve servire l’economia reale, fatta di beni e di servizi, di industrie, di fattorie, di cultura e di svago. E tutto ciò che si insinua ad avvelenare la vita deve essere estirpato come un tumore, sia esso il gratta e vinci, le slot machine, il videopoker online e le droghe di ogni tipo. Meglio il sesso, dal vivo o virtuale, ovviamente senza papponi! Leggendo bene si capisce che quando si ragiona sulla democrazia diretta si intendono soprattutto regole che impongano la trasparenza, che stimolino il ragionamento collettivo e non le follie di una massa urlante.  Forse mi sbaglio ma spero che sia così.
“Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: per questo viene chiamata democrazia. Qui ad Atene facciamo così. …” La chiusura del libro col discorso di Pericle pronunciato nel 461 a.C. è semplicemente geniale e lascia senza fiato! 130303 Daniele Leoni

mercoledì 30 gennaio 2013

Le gambe corte della menzogna.

Il ridicolo e crudele (ermellini) abbigliamento dei giudici della Cassazione
La banca Monte dei Paschi di Siena e l’Ilva di Taranto sono l’esempio di un’abissale arretratezza. Confermano la sensazione, coi fatti di questi giorni, che i rapporti socio-economici, nell’ultimo secolo, non abbiano fatto progressi. I rapporti fra banche e clientela sono farciti dai soprusi tipici dell’economia finanziaria, tali e quali quelli di un secolo fa. I rapporti fra giustizia ed economia sono sempre dominati dalla corruzione, dalle inadempienze, dalla complicità degli uffici pubblici con i criminali privati e dall’arroganza dei magistrati. Magistrati che, a Taranto, in cinquant’anni sono stati ciechi e sordi di fronte ai veleni, e adesso pretendono di salvare la faccia sfasciando tutto. La politica, che dovrebbe essere guida e mediatore della finanza e della giustizia, manifesta tutta la sua inadeguatezza e la sua impotenza, oggi come un secolo fa. La casta delle banche e la casta dei tribunali imperversano con le loro follie e i loro estremismi, esattamente come un secolo fa. E’ una arretratezza che si abbatte sull’Italia in particolare ma il resto del mondo non ne è immune.
L'imbarazzo di Alexander Fleming  nei riti del Nobel
Nella scienza e nella tecnologia, invece, in un secolo, i progressi sono stati strabilianti. Il laboratorio chimico, il reparto diagnostico di un ospedale, l’industria manifatturiera sono tre esempi dove non è paragonabile l’ambiente operativo di oggi rispetto a quello di cent’anni fa. Per non parlare dell’elettronica, dell’informatica, delle telecomunicazioni e di internet che fanno dialogare, in tempo reale, qualsiasi cittadino del mondo con chiunque altro, a costi prossimi allo zero. Mentre l’uomo dialoga, le tecniche digitali gli consentono di trasmettere grandi volumi di immagini, di testi e di dati. L’ effetto moltiplicatore di questa immensa nuova capacità di elaborazione e di comunicazione ha inciso, prima di tutto, sui progressi della scienza e della tecnologia: in quel settore, cioè, dove il linguaggio è preciso e la lingua è universale. Ma è inevitabile che l’effetto, nel tempo, si estenda anche ai rapporti sociali, provocando la più grande delle rivoluzioni della storia dell’uomo. Ci vorrà solo un po’ di tempo in più. La memoria, da sempre labile e caduca, oggi è invece indelebile e accessibile, in un istante, da tutti. La memoria funzionerà da spartiacque fra due ere. Nel 1400 Johann Gutemberg inventò la stampa. La possibilità di riprodurre copie identiche dello stesso testo scritto, per essere distribuite, limitò drasticamente la possibilità di manipolare la memoria. Prima della stampa, la memoria scritta era affidata alle copie a mano dei libri. Allora, come nella comunicazione verbale, ogni passaggio era suscettibile di variazioni. L’effetto della stampa, oltre che quello consistente nella più agevole diffusione del sapere, fu l’impossibilità di modificare i testi a discrezione di chi li copiava. Ma quella memoria, che nel corso dei secoli si consolidò con le riproduzioni identiche dei libri, distribuite nelle biblioteche in ogni capo del mondo, era difficilmente accessibile. La televisione, negli ultimi decenni, si è contrapposta alla carta stampata, poiché ha avuto un grande impatto col pubblico con la caratteristica di essere evanescente come la narrazione orale. Ma fin dalla sua nascita la televisione conteneva gli anticorpi costituiti dalla video-registrazione, sempre più accessibile anche al grande pubblico. Oggi, grazie a Internet e ai motori di ricerca, non esiste più niente che non venga trasformano in un documento di cui fare innumerevoli copie identiche a costi trascurabili. La nuova era che determinerà il salto di qualità anche per i rapporti socio-economici, quindi della politica, è già incominciata e impone trasparenza a tutto quanto accade attorno a noi. Non ci sono più segreti e la verità, inevitabilmente, viene a galla. Poco possono i censori e i mistificatori perché la spinta che imprimerà alla politica un “new deal” potentissimo sta mostrando effetti spettacolari. Le gambe della menzogna sono sempre più corte anche nel tribunali, nelle banche e in Parlamento. Sono curioso di vedere l’evoluzione degli scenari politici italiani e sono ottimista. Guardo anche con curiosità il secondo mandato di Barack Obama, le scelte che farà, non più condizionato dal vincolo della rielezione. Mi aspetto grandi cose perché i prossimi quattro anni saranno cruciali. 130130 Daniele Leoni

Nota sulla foto della Cassazione
La caccia all’ermellino è particolarmente subdola, in quanto il candido manto (candido solo d’inverno) non deve essere rovinato dalle trappole tradizionali. Quindi si provvede ad ingrassare delle sbarre metalliche piantandole nella neve, l’ermellino si avvicina, lecca il grasso, la lingua gli resta attaccata al metallo gelido e non può più liberarsi. Poi, quando è già mezzo congelato – provate voi a stare a bocca aperta per ore con 10/20 gradi sotto zero - arriva il cacciatore che gentilmente lo passa a miglior vita.

venerdì 25 gennaio 2013

Bollettino sul futuro.

Ezio Bussoletti, capolista FARE al Senato in Lazio
Chissà se qualcuno ha fatto un sondaggio per capire il gradimento degli italiani sulla performance messa in scena per i funerali di Prospero Gallinari. Pungi chiusi, bandiere rosse, canti partigiani per onorare l’assassino di Aldo Moro e della sua scorta, con la Digos a guardare, impotente, nonostante la flagranza di reato di istigazione a delinquere. Palmiro Togliatti, il capo comunista della pacificazione, che tolse le armi ai partigiani vittoriosi, che impose l’amnistia, si è certamente rivoltato nella tomba. Sono sicuro che anche i vecchi comunisti si sono indignati. Chi invece non è indignato sono una singolare selezione di variopinti, dai verdi ai viola, arancioni, arcobaleno tutti accomunati da profonda ignoranza e totale assenza di memoria storica. Essendo costoro convinti di incarnare una elite illuminata, non hanno bisogno di sondaggi. I sondaggi sono un nuovo strumento di democrazia e consentono di tarare l’attività di governo, fra un’elezione e l’altra, per corrispondere alle aspettative dei cittadini elettori. Se Bersani avesse consultato i sondaggi, avrebbe capito che non conveniva condurre una guerra a Matteo Renzi fino a determinare la sua sconfitta totale e l’esclusione dei suoi collaboratori migliori dalle candidature al Parlamento. In questo modo Bersani rischia di perdere le elezioni oppure di far uscire dalle urne un risultato di ingovernabilità. Berlusconi invece li consulta troppo. Non considera che i sondaggi hanno il difetto di fare una foto istantanea e non di fare un film da cui dedurre una previsione futura. Ci vorrebbe un modello matematico, da applicare alle conseguenze delle decisioni politiche, come per le previsioni del tempo. Si dovrebbero acquisire nuovi dati costantemente e aggiornare la previsione ogni sei ore con tanto di “spaghetti”. Poi, come per le previsioni del tempo, si dovrebbe pubblicare un bollettino che contenga, oltre ai numeri dei vari partiti, le conseguenze sul lavoro, sull’economia, sulla salute, sulla natalità e la mortalità, sostanzialmente sul tasso di felicità nazionale. E una proiezione fra uno, cinque, dieci, vent’anni.
Gli spaghetti delle previsioni del tempo
Si capirebbero tante cose e soprattutto si imparerebbe a non dare nulla per scontato perché le varianti, nelle conseguenze di una decisione, sono innumerevoli. Si avvierebbe un processo educativo alla riflessione e alla memoria storica dopo tanto imperversare della demagogia e della politica spettacolo. Si indurrebbe, nella coscienza collettiva, la consapevolezza che la ricchezza è costituita da beni e servizi, che va prima prodotta e poi distribuita secondo criteri di equità sociale. Ma se vengono distrutti o danneggiati i mezzi di produzione, come sta succedendo da qualche decennio in Italia, ciò che si distribuisce è solo la miseria. Mi sono guardato attorno, ora che le liste sono state presentate. La mia delusione è profonda perché la classe politica italiana sta subendo una involuzione che potrebbe avere conseguenze catastrofiche. Ho votato alle primarie del PD e ho sostenuto Matteo Renzi. Poi ho votato anche alle primarie del PD per il parlamento ma, in Emilia Romagna, dove io voterò alle elezioni, l’unico ingegnere candidato è finito in fondo alla lista del PD. Se vivessi a Roma non avrei dubbi e sceglierei Ezio Bussoletti, capolista al Senato per FARE, il nuovo partito di Oscar Giannino. Bussoletti è professore di fisica, ricercatore aerospaziale. Ha una solida esperienza internazionale alla direzione dell’Agenzia Spaziale Italiana. Ne capisce di modelli matematici e porrebbe aiutare la politica a svoltare verso la razionalità. E poi è un mio caro amico di gioventù. Però io vivo a Ravenna e l’unica scelta che mi rimane è quella di esaminare attentamente le liste dei candidati e votare per quelle che hanno bravi tecnici, ricercatori, imprenditori che guardano al futuro del Paese, teste pensanti fra i possibili eletti. Non potendo dare la preferenza ai candidati, non mi si può chiedere di scegliere un partito. Silvio Berlusconi, alla fine del 2005, commise un errore madornale accettando la legge elettorale Calderoli. Fu una decisione finalizzata, non a vincere, ma a limitare gli effetti della vittoria dell’avversario. Un avversario percepito come un nemico da battere a qualsiasi costo. Così come, la sinistra, percepiva e percepisce Berlusconi come il male assoluto. Che tragica caduta a vite della nostra democrazia repubblicana! Caduta così in basso da non essere riuscita a cancellare, in otto anni, quella legge porcata. L’immagine dei canti e degli slogan al funerale di un feroce assassino è l’immagine dell’Italia che non ha saputo crescere. Quanti anni-luce ci separano dalla democrazia di Barack Obama, che regala speranze per il futuro degli USA e del mondo, grazie a regole che impediscono alla politica e ai politici di finire in cancrena. 130125 Daniele Leoni

Leggi anche:
http://www.eziobussoletti.com/?page_id=47

Profilo di Ezio Bussoletti
http://www.eziobussoletti.com/?page_id=2



martedì 15 gennaio 2013

L’isola d’Elba e l’idrato di metano in TV su Rai 1

La protagonista dello sceneggiato L'isola e il suo aguzzino.
Lo sceneggiato TV che oggi va per la maggiore è intitolato L’Isola. Racconta una storia intrigante fatta di ricerche minerarie per l’energia, di criminali che gestiscono la ricerca lasciando una scia di cadaveri e di forze dell’ordine impegnate a contrastarli. C’è una storia d’amore. C’è anche il conflitto fra guardie e magistrati. Il protagonisti sono la bella capitana della guardia costiera, Il suo uomo, un biologo brillante, un fisico fuggiasco e l’idrato di metano. I cattivi sono determinati a sfruttare i giacimenti senza rispetto per l’ambiente. La vicenda si svolge all’Isola d’Elba e nel Mediterraneo. Se avessi scritto io la sceneggiatura avrei dato molto più spazio al minerale e meno spazio ai banditi, senza nulla togliere alla storia che, forse, ci avrebbe guadagnato. L’idrato di metano, della famiglia dei clatrati, è un minerale solido, instabile a temperatura e pressione normali. Instabile nel senso che tende a decomporsi trasformandosi in acqua liquida e metano gassoso. E’ stabile invece a temperature sotto lo zero o a pressioni elevate, sotto i 300 metri di profondità nel mare o, nel sottosuolo, spesso associato ai giacimenti di idrocarburi.
Un fiume di etanolo su Titano, satellite di Saturno
Il clatrati idrati non sono composti chimici ma cristalli generati da una trasformazione di stato, analoga a quella di solido, liquido e gas della stessa sostanza. Sono molto diffusi nell’universo, nei corpi freddi come pianeti e comete. Alcuni pensano che abbiano a che fare con l’inseminazione della vita sulla terra, che avrebbe subito un lunghissimo processo di incubazione nello spazio cosmico per raggiungere anche il nostro pianeta, con bombardamenti di meteoriti, tre miliardi di anni fa. Hanno a che fare, i clatrati idrati, con l’origine non biologica degli idrocarburi che, da qualche decennio, fa discutere geologi , biologi, ingegneri minerari ed esperti di nuove fonti di energia. La questione è sempre meno controversa solo per il fatto che gli idrocarburi sono molto abbondanti nei pianeti esterni del sistema solare e compongono i giganti gassosi (Giove, Saturno, Urano …) assieme a tutto il campionario degli elementi, a cominciare dall’idrogeno e dai suoi composti come l’acqua e il metano.
Origine abiotica degli idrocarburi (schema)
Anche nel nostro pianeta gli idrocarburi sarebbero molto abbondanti perché risultato delle razioni chimiche del sottosuolo profondo, sotto la crosta a centinaia di chilometri, nel mantello viscoso alla temperatura costate di 1300 gradi centigradi. Gli idrocarburi, assieme alla CO2 e al vapor d’acqua, risalirebbero verso la superficie fino ad alimentare giacimenti, nella parte più alta della crosta, che sarebbero liquidi o gassosi in minima parte. La quasi totalità sarebbe costituita da clatrati idrati. I gas che sfuggono, prevalentemente CO2, raggiungono la superficie tramite geyser, vulcani, fonti termali, grandi e piccoli soffia menti e gorgoglii nei fondali marini, entrano in atmosfera per influenzare, in modo possente, l’equilibrio termico e biologico dell’eco-sistema. Gli idrocarburi gassosi, in atmosfera, vengono ossidati trasformandosi in acqua e CO2 grazie ai raggi ultravioletti ma il processo è assai lento. Invece la CO2 viene catturata velocemente dalla fotosintesi del mondo vegetale e del plancton marino, restituendo ossigeno. Eccoci allora nel pieno del dilemma del rapporto dell’uomo col suo ambiente. E’ stata la deforestazione e l’inquinamento degli oceani con la plastica ad incidere pesantemente sull’equilibrio fra ossigeno e anidride carbonica nella nostra atmosfera. Più delle emissioni di CO2 delle industrie e delle centrali. La ragione? Perché le foreste e il plancton hanno fronteggiato per centinaia di milioni di anni le variazioni consistenti nella principale fonte di CO2, che sono i vulcani e le altre emissioni geologiche. La Natura ha fatto diventare la CO2 il nutrimento per il mondo vegetale. Per il metano e gli altri idrocarburi, invece, alla Natura è bastato il processo di creazione dei clatrati, confinati in profondità nella crosta e nei fondali oceanici. Non fu così nei primi due miliardi di anni della storia della terra, quando la vita era costituita da batteri archei (Archaeobacteria) che vivevano in condizioni estreme e in assenza di ossigeno. L’atmosfera allora era costituita in prevalenza di anidride carbonica (90%), azoto, idrocarburi e anidride solforosa per la parte restante. Gli oceani subirono grandi sconvolgimenti e si pensa che svanissero ripetutamente a causa dell’impatto di enormi meteoriti. Poi, un miliardo anni fa, finalmente arrivò la calma e iniziò l’evoluzione della vita verso il ciclo dell’ossigeno. L’ossigeno sostituì la CO2 per merito del plancton composto di cellule autrofe (che generano il nutrimento tramite fotosintesi producendo ossigeno come sottoprodotto). I batteri archeì sono rimasti nel sottosuolo, a gestire gli idrocarburi provenienti dal mantello e a impedire che risalgano in superficie troppo abbondanti. E’ verosimile no?
Il ciclo della CO2
Un secolo fa è arrivata la nostra rivoluzione industriale. Con l’estrazione degli idrocarburi abbiamo disperso in atmosfera enormi quantità di metano, solo perché non conveniva utilizzarlo e non si pensò di bruciarlo, alla fonte, con le torce, come avviene ora. Risultato: la presenza di metano nell’aria è triplicata rispetto ai valori precedenti. Il metano ha un effetto serra dodici volte superiore alla CO2. E l’ecosistema non si nutre di metano! Non solo, abbiamo tagliato le foreste e soffocato il plancton negli oceani con due tipi di plastica: quella che arriva dai rifiuti e dalle discariche; quella cha arriva dagli abrasivi e dai cosmetici sotto dorma di microsfere. Bel quadretto vero? E i nostri ecologisti si preoccupano delle emissioni di CO2 invece di preoccuparsi delle foreste; vogliono utilizzare la plastica non riciclabile per i manti stradali e per l’edilizia invece di incenerirla, cosicché, prima o poi, finirà in mare; e non ho sentito ancora nessuno indignarsi per le microsfere di resina nei cosmetici e negli abrasivi. Intanto l’ecosistema degli oceani sta subendo modifiche notevoli a causa della plastica che rimane in sospensione in pezzetti microscopici e ci rimarrà per centinaia di anni, limitando l’efficacia del polmone del pianeta: il plancton. Ma torniamo allo sceneggiato TV, L’isola, pieno di preoccupazione per i terremoti che potrebbero essere scatenati dallo sfruttamento di giacimenti di idrato di metano. Secondo me quello dei terremoti è il problema minore anche perché i depositi sono relativamente superficiali. Il problemi veri sono due, uno a monte e uno a valle: quello a monte è che si rischia di sconvolgere un meccanismo di protezione della biosfera, costruito in miliardi di anni, dai clatrati che impediscono agli idrocarburi di entrare nell’atmosfera; quello a valle è l’illusione che la ritrovata grande abbondanza di idrocarburi faccia perdere di vista all’Europa la soluzione del problema energetico che è l’energia nucleare pulita. Sono curioso di vedere come finirà lo sceneggiato: mancano due puntate. Poi ci ritornerò sopra. 130115 Daniele Leoni

Leggi anche:

Presentazione L’Isola Sceneggiato RAI !
http://www.ufficiostampa.rai.it/allegati/notiziario%20isola.pdf 

Origine inorganica degli idrocarburi
http://origeminorganicadopetroleo.blogspot.it/2011/02/normal-0-21-false-false-false-pt-br-x.html 

L'Isola di plastica nell'Oceano Pacifico
http://pianetablunews.wordpress.com/2012/05/28/le-bugie-sullisola-di-plastica-nel-pacifico/

lunedì 31 dicembre 2012

Fine dei rumori della Banca Mediolanum

Una immagine dello spot assordante su Ilfoglio.it
Questa mattina lo spot assordante e sguaiato di Banca Mediolanum non c’è più. Al suo posto, in alto a destra nella pagina online de Il Foglio, c’è la consueta pubblicità discreta, assolutamente non invasiva. C’è un consiglio per gli acquisti elegante con un’offerta turistica. Non è solo pubblicità ma è anche informazione. Ecco perché questo tipo di inserzione è utile e a nessuno verrebbe in mente di lavarla via. Ho disattivato subito l’applicazione che avevo caricato per difendermi da quell’obbrobrio che ha imperversato per una settimana su IlFoglio.it. Sarei curioso di sapere che effetto abbia avuto sul flusso dei pagamenti online degli abbonamenti . Probabilmente gli accessi saranno anche aumentati perché la pagina, normalmente attiva tutto il giorno, negli ultimi sette giorni veniva spesso spenta per evitare lo spot invasivo, e poi ricaricata. Almeno questo è quello che facevo io. Ma i pagamenti debbono essere per forza diminuiti. Deve averci rimesso anche Banca Mediolanum e la società di pubblicità autrice della infelice trovata. Perché un giornale online non è il cinema e nemmeno un canale televisivo. Come la carta deve essere silenzioso. "Ma  è multimediale!" protestano i rumoristi. Allora deve parlare solo se interrogato! 121231 Daniele Leoni

Leggi anche:
http://danleoni.blogspot.it/2012/12/quello-spot-rumoroso-su-il-foglio-online.html 

domenica 30 dicembre 2012

Quello spot rumoroso su Il Foglio online.

Il Direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara
Una decina di giorni fa ho avuto una sconcertante sorpresa leggendo il mio quotidiano online preferito: IlFoglio.it. Quel riquadro, in alto a destra, destinato, da sempre, a una inserzione pubblicitaria discreta, è diventato improvvisamente rumoroso. Colpa di uno spot della Banca Mediolanum che si anima, con audio fastidioso e invasivo, ad intervalli regolari e al caricamento di ogni nuova pagina. Mi piace Il Foglio di Giuliano Ferrara, a cui sono abbonato nella versione online. Mi piace come scrive e ragiona il gruppo variegato di giornalisti, i “foglianti”, che da vita al quotidiano. Di Giuliano Ferrara apprezzo l’acume, l’equilibrio e l’assenza di settarismo. Più che le opinioni, che possono essere condivise o meno, oppure condivise in parte, è lo stile pacato che affascina, anche quando gli argomenti sono spinosi e contro corrente. Acume ed equilibrio che hanno ispirato anche lo stile e le scelte editoriali online de Ilfoglio.it. La scelta di riservare agli abbonati alcuni articoli, che però diventano disponibili a tutti dopo un certo periodo di tempo, è validissima come è azzeccata la soluzione del testo standard, trasferibile, col copia e incolla, senza particolari problemi. Questo favorisce la cassa di risonanza, ad opera dei lettori, nei social network che diventano un ulteriore strumento di visibilità. Ma torniamo alla pubblicità rumorosa. Ho scritto immediatamente al servizio online. Mi ha risposto il Direttore Michele Buracchio condividendo le mie rimostranze ma mi ha fatto presente che l’advertising su ilfoglio.it è gestito da una società esterna. Ho aspettato alcuni giorni tenendo spenta la finestra incriminata nel browser, un po’ interdetto per via dell’abbonamento. Ho riscritto a Michele Buracchio ma ancora non mi ha risposto, non potendomi accontentare. Sono corso ai ripari caricando un’estensione al mio browser Mozilla Firefox che si chiama AdBlock Plus. E’ un’applicazione molto furba che intercetta le inserzioni pubblicitarie e le elimina. Si aggiorna automaticamente come un antivirus e contiene filtri personalizzabili. L’autore dell’applicazione è Wladimir Palant che la distribuisce gratuitamente. Nel sito c’è la possibilità di fare una donazione. Io ho donato cinque dollari dopo averne verificato il funzionamento. Da quel momento tutta la pubblicità online è magicamente scomparsa, anche quella non fastidiosa. A dir la verità l’applicazione da anche la possibilità di escludere solo quello che da fastidio ma è più facile escludere tutto, col vantaggio che le pagine sono più pulite e si consultano meglio. Sono tornato al sito del prodotto e ho capito che è una cosa seria: 13 milioni di download effettuati e tre milioni di utilizzatori quotidiani. E’ di pubblico dominio con i sorgenti disponibili, si adegua ai nuovi scenari. C’è un blog dedicato allo sviluppo, agli utenti e una gran quantità di documentazione. Tutto lascia presagire una crescita fiorente di questa nuova attività, parallelamente all’editoria online. Ho cominciato a pensare all’evoluzione del mondo della pubblicità in rete. E’ vero quello che mi ha scritto Michele Burracchio: oggi sono società terze che gestiscono le inserzioni . I proprietari dei siti tendono ad affidare a queste società tutto il pacchetto ottenendone un ritorno economico proporzionale al numero di caricamenti delle pagine e al numero di click sull’inserzione per saltare alla pagina del prodotto reclamizzato. Se la pubblicità è invasiva tenderà ad essere eliminata oppure provocherà una disaffezione dell’utente alla pagina che la ospita. Il primo caso danneggia l’inserzionista e il secondo danneggia anche il proprietario del sito. Se invece la pubblicità fosse gestita direttamente dall’editore, nel nostro caso da ilfoglio.it, allora non sarebbe distinguibile dagli articoli e dalle foto di redazione e non potrebbe essere eliminata così facilmente. D’altra parte la gestione diretta garantirebbe il controllo istantaneo delle reazioni del pubblico e consentirebbe di correggere il tiro istantaneamente, se necessario. Mi vengono in mente le discussioni della fine degli anni 90, quando la mia azienda gestiva le vendite online dei biglietti per i teatri. A scanso di equivoci noi scegliemmo di non mettere pubblicità. Però valutammo anche, in accordo col Teatro, di sperimentare inserzioni molto discrete, affini ai gusti del pubblico. Quando lo provammo registrammo immediatamente una brusca riduzione nei flussi di vendita. Non perché infastidisse ma forse perché aumentava la quantità i informazioni, distraendo il cliente, il cui fine era l’acquisto online e il pagamento contestuale. Nel frattempo ricevevo pressioni inaudite e offerte stratosferiche per affidare a società di marketing la gestione della pubblicità nei nostri siti. Se avessi ceduto avrei fatto fallire la mia azienda e quel fatturato di svariati miliardi di lire online me lo sarei sognato. Oggi l’editoria online è a un bivio e credo che la gestione diretta della pubblicità sia indispensabile per garantirne la crescita, perché solo l’editore può avere quella sensibilità e quella reattività in grado di eliminare gli errori. A proposito di errori, leggo nel regolamento dell’offerta WebSystem, che fornisce il servizio advertising a Ilfoglio.it: “L'audio se presente deve essere off di default ed attivabile dall'utente …” Lo spot di Banca Mediolanum ha l’audio on, si può disattivare, ma dopo cinque minuti riparte con l’audio a tutto volume. 121230 Daniele Leoni

Oggi, 31 Dicembre, sette giorni dopo il mio primo messaggio, lo spot rumoroso è stato tolto! Ringrazio di cuore i miei amici foglianti e auguro a tutti un felice 2013!

giovedì 20 dicembre 2012

La globalizzazione è bella!

Scorcio di Expo 2015, con muro interattivo touch screen.
Quello che si diceva negli anni 90, a proposito di televisione con l’avvento di Internet, oggi si è realizzato. Il computer, il telefono e il televisore si sono unificati per dar vita ad un nuovo supermedia. Un supermedia che ha generato una miriade di oggetti dedicati allo spettacolo, alla musica e all’informazione. Fanno capolino occhiali speciali, con auricolari, per percepire una realtà arricchita dalle informazioni presenti in rete, utili per visitare musei o siti monumentali. Il vetro anteriore delle automobili o la visiera del casco dei motociclisti, ciclisti, escursionisti si animeranno presto con immagini e segnalazioni utili. I teatri avranno scene virtuali non distinguibili da quelle tradizionali ma replicabili, in qualsiasi palcoscenico, istantaneamente e senza costi. Fa capolino la carta elettronica lasciando presagire l’agenda-quaderno del futuro con fogli di grafene, ognuno con le capacità di un monitor touch-screen, dove poter leggere, materializzare pagine con foto, filmati . Dove poter scrivere, trasferire foto e filmati catturati direttamente dai nostri occhiali magici. O, perché no, da lenti a contatto con analoghe caratteristiche. Visitare un museo, andare in biblioteca, semplicemente per strada o al cinema con i nostri occhiali magici e digitalizzare tutto quello che leggiamo, ascoltiamo, osserviamo, mettendo dentro anche del nostro: i commenti, le sensazioni, i pensieri. Poi, dopo, con calma, provare a fare un editing sintetico e organico di quanto abbiamo osservato. Oppure lasciare il materiale grezzo a futura possibile memoria. Il numero di unità di informazione che saremo capaci di memorizzare diventerà analogo alla somma del numero dei geni del DNA dei virus, batteri, cellule del nostro mondo biologico ovvero al numero di corpi celesti della nostra galassia ovvero a numero di stelle nell’universo. Ma c’è molto molto di più! Per ogni bit memorizzato è possibile integrare transistor, unità logiche di circuiti. Così dall’immagine fatta di megapixel, venticinque volte al secondo per animarsi, le applicazioni estrarranno contorni e scenari, inclusi i simboli della notazione convenzionale, sia essa alfabetica, matematica, musicale o altro. Dall’alfabeto il linguaggio, il racconto e il poema; dai numeri il teorema, l’applicazione e l’astrazione; dalle note la musica capace di comunicare i sentimenti. L’applicazione! Ecco la parola magica della tecnologia contemporanea. “Apps”, che sta per “applications package” è l’abbreviazione, inventata da Apple, per indicare le procedure che girano negli iPhone e nei tablet dell’ultima generazione. Sono scritte in linguaggio PHP, oppure Java Script, versioni evolute dei linguaggio C e HTML. IL sistema operativo è uno UNIX evoluto che prede il nome di OSX, IOS oppure Android. Negli anni 90 si pensava ad una unificazione dei linguaggi di programmazione e dei sistemi operativi. Non è stato così perché hanno prevalso le barriere di difesa delle varie multinazionali tecnologiche, ognuna gelosa delle proprie squadre di tecnici fidelizzati che conoscono tutti i trucchi per sviluppare il software nel linguaggio proprietario. Nel mondo della lingua scritta e parlata invece l’inglese è diventato il comune denominatore che consente all’umanità di capirsi. Un fenomeno affascinante quello della lingua e delle lingue, con meccanismi di compensazione impensabili e affascinanti. Qualcuno potrebbe dire che l’Inghilterra e gli Stati Uniti siano avvantaggiati nella globalizzazione attorno alla lingua inglese. Invece è vero il contrario perché i cinesi oppure gli spagnoli sono costretti ad essere bilingui: devono conoscere la propria madre lingua e l’inglese. Il bilinguismo stimola aree del cervello che altrimenti rimarrebbero inattive con enormi vantaggi per l’intelligenza creativa. Più le lingue sono diverse, per esempio il cinese, il giapponese e l’inglese, più la ginnastica mentale è efficace così che i popoli lontani dall’occidente hanno la possibilità di diventare atleti della mente. E’ come se madre natura mettesse continuamente in atto meccanismi di compensazione per i più sfortunati. Un’esperienza diretta, quando avevo la mia società di informatica, mi aprì gli occhi su questo fenomeno. Entrai in contatto con un ragazzo poliglotta, poco più che ventenne, di origine mediorientale. Sapeva parlare e scrivere in una quantità di lingue (arabo, spagnolo, tedesco, inglese, italiano) e conosceva bene i linguaggi di programmazione. Mi raccontò della sua adolescenza in un Paese in guerra, dove le attività più remunerative erano il traffico d’armi e di droga. Mi raccontò della sua cattura in occidente con una partita di cocaina e che scontò, in occidente, alcuni anni di carcere. Mi disse che in carcere ebbe l’opportunità di studiare, di appassionarsi all’informatica e di perfezionare le tante lingue imparate durante i suoi traffici. Mi disse che essere arrestato fu il più grande colpo di fortuna della sua vita: fuori sarebbe stato ucciso o ridotto in schiavitù. Scontata la pena, partecipò ad un test di informatica presso una grande banca. A seguito dell’eccezionale risultato del test, fu ingaggiato a contratto. Dopo pochi mesi la direzione della banca fece alcune indagini perché voleva assumerlo come dipendente e scoprì i suoi trascorsi penali che ne rendevano impossibile l’inserimento in organico. Fu allora che un dirigente della banca mi propose di assumerlo nella mia società garantendomi, in contropartita, una buona commessa purché lo mettessi a disposizione delle attività concordate. Ogni tanto mi ritorna in mente quel ragazzo così brillante, quegli incassi dall’estero, perché la banca committente non era italiana e quello stipendio versato in un conto libanese, per un lavoro più che onesto, con un giro che avrebbe potuto insospettire la guardia di finanza. Eppure non mi tirai indietro: feci la cosa giusta guadagnando un po’ di soldi e tanta, tanta esperienza.
Robot al montaggio alla Tesla Motors, la fabbrica di Elon Musk
Oggi internet, televisione, telefono e computer sono unificati e hanno unificato il mondo. Non è più necessario essere presenti in fabbrica per controllare i processi produttivi. Le fabbriche robotizzate si preparano a costruire macchine che replicano loro stesse, dove la microelettronica si ottiene manipolando la struttura molecolare dei materiali. Che senso ha, alla luce di questi scenari, pensare a de localizzare per risparmiare sui costi della manodopera? Non potrebbe invece diventare conveniente il contrario, cioè trasferire le unità produttive più sofisticate e strategiche in paesi ricchi di infrastrutture e con un tessuto sociale stabile e sicuro? La mia società d’informatica, oltre vent’anni fa, inventò la teleassistenza software per le biglietterie elettroniche dei grandi teatri in modo da gestire i sistemi e fare la manutenzione a Milano, Roma, Firenze, Genova, Trieste, Torino, Cagliari, Catania da Sant’Agata sul Santerno, senza spostare fisicamente i tecnici. Fui il primo a farlo, almeno in Italia.
La biglietteria tele-assistita di Daniele Leoni al Teatro alla Scala nel 1991
Le banche che erano all’avanguardia con i computer, avevano scelto la strada contraria, cioè quella dei grandi centri di calcolo con una periferia di terminali stupidi nelle sedi, connessi ai centri con linee dati dedicate. I centri erano fisicamente presidiati 24 ore su 24. I teatri non avrebbero mai accettato una simile architettura perché erano in competizione fra di loro e pretendevano il possesso fisico della base dei dati. Poi le linee dedicate erano troppo costose per i teatri. Allora feci di necessità virtù, accettai la sfida e ne uscii vittorioso. Oggi, dopo vent’anni, sarebbero possibili unità produttive con gli impianti e le linee di montaggio in Italia, la direzione e lo staff tecnico in Cina, la ricerca e sviluppo in India. Oppure tutte le mansioni distribuite attorno al mondo con al centro, assieme agli impianti di produzione, la sola manutenzione delle macchine e il magazzino. Che senso ha, alla luce di questi scenari, avere paura degli immigrati e non rendersi conto che essi sarebbero una ricchezza inestimabile se noi li sapessimo integrare con la nostra struttura socio-economica. Perché madre natura, assieme a tante miserie, ha regalato loro una formidabile ginnastica mentale! Che senso hanno i localismi, i micro – federalismi, in un mondo sempre più globalizzato, che ha bisogno di produrre per consentire una vita decorosa a sette miliardi di persone? Il fisico Ezio Bussoletti, amico di gioventù oggi ritrovato grazie ai social network, scriveva in un recente articolo. “Quello che vorrei è poter ritornare all’Italia dei Fermi, dei Natta, di Adriano Olivetti per fare qualche esempio positivo: un paese rispettato e ammirato nel mondo per quello che sapeva fare e produrre. Ci siamo riusciti nel passato; possiamo farcela di nuovo oggi.” Al suo elenco aggiungerei due nomi: Palmiro Togliatti ed Enrico Mattei. Un socialdemocratico camuffato da comunista che, dai banchi dell’opposizione, non remò contro ma aiutò la ricostruzione e il boom economico italiano e un grande imprenditore pubblico, testardo e spregiudicato, che ebbe il coraggio di sfidare la mediocrità con risultati impensabili. 121220 Daniele Leoni