lunedì 13 agosto 2012

Ilva, giudici e prove d’errore.


Patrizia Todisco Gip di Taranto
La decisione del  Giudice Patrizia Todisco di far chiudere l’Ilva di Taranto è il drammatico epilogo  di un allucinante intreccio di vicende e di comportamenti che devastano l’Italia da tempo immemorabile. Vediamo per primo l’episodio preso singolarmente. Un tempo c'era l’Italsider pubblica che si espandeva nel  totale disinteresse per la salute in fabbrica e nella città. Con la privatizzazione poco è cambiato perché in un Paese dove l’energia costa il doppio  rispetto all’Europa e dove l’imprenditore deve sottostare a mille diseconomie imposte da sindacati e pubblica amministrazione, risparmiare sulla salute dei lavoratori può diventare una scelta obbligata, altrimenti si chiude. Se poi, come in Italia succede ovunque, gli organi preposti non controllano le inadempienze e le battaglie degli ambientalisti si indirizzano verso falsi problemi, allora gli inquinatori  e i trafficanti di rifiuti tossici hanno vita facile. Infine arriva il Giudice ed impone un provvedimento che, se eseguito, eliminerebbe un comparto produttivo strategico per l’economia nazionale che coinvolge, direttamente e con l’indotto, oltre un milione di lavoratori. Voi pensate che un simile provvedimento possa essere eseguito? Certamente no, perché la reazione di chiunque abbia un minimo di buon senso sarà decisamente contraria. Sindacati, Governo, Sindaco, Regione tutti d’accordo per impedire la chiusura dello stabilimento e grandi impegni per fare, in un paio d’anni, quello che non è stato fatto in cinquant’anni.
Non era meglio se il Tribunale e il Giudice si fossero fatti carico del funzionamento dei meccanismi di controllo per prevenire le inadempienze ambientali e  quindi le inadempienze di quegli uffici che, negli ultimi cinquant’anni, avrebbero dovuto agire di conseguenza? Constatando che non siamo più in grado di prevenire, non occorre allora mettere in atto una cura energica senza uccidere l’ammalato? Non sarebbe stato meglio castigare, innanzi tutto, coloro che hanno consentito le inadempienze venendo meno al loro dovere d’ufficio, forse perché corrotti?
Ma purtroppo giudici e tribunali, in Italia non possiedono la cultura necessaria per operare in questo modo. Non possiedono la consapevolezza dei limiti connaturati con la loro funzione. I giudici, come un tempo facevano gli astrologi e gli alchimisti, tendono ad occuparsi dei massimi sistemi rifuggendo dall’analisi del particolare. Sembra che non siano ancora arrivati al metodo scientifico che ricava le teorie generali dall’analisi rigorosa dei fenomeni più elementari, teorie comunque sempre sottoposte alla sperimentazione e alle prove d’errore. Tutto il sistema giudiziario, a partire dagli avvocati, è completamente privo di cultura scientifica ma ubbidisce ad una logica tutta sua, costruita a priori, che dalle cattedre universitarie di giurisprudenza viene trasferita alle aule dei tribunali senza fare i conti con la realtà.
Io non ho dubbi che, dopo la pantomina tutta italiana di ferragosto, per Ilva si arriverà ad un compromesso ragionevole. Ma quanto tempo perso, quante chiacchiere  inutili e quante energie sprecate!
Vorrei ricordare però ai signori giudici e ai politici che li dovrebbero riformare, che in Campania si continuano a seppellire rifiuti tossici e a Napoli si continua imperterriti a costruire sulle pendici del Vesuvio; che proliferano gli studi di consulenza per accedere ai contributi e alle sovvenzioni per le bufale, prime fra tutte quelle delle energie rinnovabili; che un mese fa è stato distrutta, all’Università della Tuscia, una delle sperimentazioni italiane più interessanti nel campo delle biotecnologie; che i francesi, i giapponesi e anche i tedeschi ridono ancora della dabbenaggine dimostrata da popolo italiano col referendum sul nucleare e che regioni e comuni stanno arrampicandosi sugli specchi dopo i risultati della consultazione sull’”acqua pubblica” … e potrei continuare per pagine e pagine!
Sono proprio contento che Mario Monti faccia il premier e Corrado Passera faccia ministro dello sviluppo. Se anche loro saranno costretti a gettare la spugna sopraffatti dall’italica imbecillità, allora potrebbe far capolino un capo-popolo, osannato dalle masse, con manganello e olio di ricino, che parla italiano, ma con un leggero accento tedesco! Corsi e ricorsi della storia ... 120813 Daniele Leoni

Leggi anche:
L’integrismo giudiziario (Marina Valensise)
Pragmatismo ed equilibrio sono le vittime del nostro sistema. Ilva, giuristi discutono dell’uso integrista del diritto.  http://www.ilfoglio.it/soloqui/14563

venerdì 10 agosto 2012

Curiosi terrestri su Marte


La festa alla conferma che Curiosity si è posata dolcemente su  Marte.
La gravità su Marte è tre ottavi. Significa che un uomo di ottanta chili lì ne pesa solo trenta. Significa che non è pensabile una base marziana con equipaggio senza un anello centrifugo, in rotazione permanente, dove gli astronauti possano abitare su un piano inclinato rispetto al suolo, in modo da riportare il loro peso corporeo alla normalità almeno durante le ore di riposo. Oppure si dovrebbe prevedere il ritorno degli astronauti sulla Terra dopo pochi mesi, come accade per l’equipaggio della Stazione Spaziale ISS, per evitare la decalcificazione delle ossa.  Ma questo non è possibile perché il viaggio Terra-Marte dura quasi un anno con le tecnologie attuali. Allora anche la navetta dovrebbe essere dotata di un anello centrifugo.  Non sarebbe cioè una navetta ma una vera e propria nave spaziale, di dimensioni ragguardevoli.  Allora perché, se i vincoli sono questi, non prevedere due navi spaziali, oppure tre: una in orbita terrestre, una in orbita marziana e una in viaggio. Tutte con l’adeguato corredo di navette dotate di scudi termici e paracadute, per il rientro degli astronauti. Su Marte, oltre agli alloggi per gli astronauti, va previsto un impianto per rigenerare l’aria e l’acqua che utilizzi materie prime locali: una bella serra sarebbe l’ideale.  Ci vorrebbe un primo embrione minerario, anche solo in considerazione dei costi proibitivi dei rifornimenti dalla Terra. Ci vorrebbe un opificio per la fabbricazione, in serie, di moduli strutturali finalizzati a nuovi spazi abitabili. In sostanza si dovrebbe arrivare all’autosufficienza per i materiali più pesanti contando sul rifornimento dalla Terra per la sola tecnologia e i manufatti leggeri. Poi ci vuole una piccola base di lancio per rispedire gli astronauti in orbita. Piccola, perché piccola è la gravità!
Dunque, i vincoli per una seria navigazione spaziale oltre la Terra sono quelli di una tecnologia pesante con strutture costruite per durare decenni, per consentire missioni umane pluriennali e basi permanenti. Altrimenti sarà solo un “mordi e fuggi” propagandistico, come fu il progetto Apollo che portò l’uomo sulla luna nel 1969. E poi non mettervi più piede per cinquant’anni.
Mentre sulla Terra possiamo permetterci componenti a perdere come stadi di lancio, scudi termici e componenti ausiliari, nello spazio e in un altro pianeta  non deve andar perso nulla; tutto deve essere riciclato per due ragioni fondamentali: la prima è quella del costo proibitivo per ripristinare i pezzi perduti spedendoli dalla Terra; la seconda è che di spazzatura spaziale ne abbiamo prodotta già abbastanza e, anzi, dovremo preoccuparci di come ripulire. Per esempio, se da una futura base marziana sarà lanciato un veicolo a due stadi, il primo stadio deve essere recuperato.  La navetta raggiungerà una stazione in orbita adatta a coprire i tragitto fino alla Terra, dove sarà trasferito il suo carico. Poi rientrerà, con rifornimenti, con o senza equipaggio. Lo scudo termico e il paracadute dovranno essere recuperati come la gru (sky crane), per essere revisionati e utilizzati la volta successiva.  La  realizzazione di una base permanente sarà indispensabile per questo tipo di ottimizzazione. Occorre cioè distinguere nettamente il veicolo destinato a coprire la distanza interplanetaria,  (da assemblare in orbita e destinato a rimanere nello spazio), dai mezzi di lancio in orbita e di discesa sul pianeta.
Il ponte di Curiosity, i detriti, i cavi nudi per facilitare la manutenzione.
Facendo queste riflessioni sto seguendo con entusiasmo l’avventura di Curiosity, il laboratorio semovente della NASA, ufficialmente alla ricerca di tracce di vita su Marte.  In tutta sincerità sono convinto che la ricerca esobiologia non sia l’obiettivo principale della missione, anche se sarebbe bello scoprire che la vita non è solo terrestre. Prima o poi si scoprirà. L’obiettivo principale  è lo sviluppo e il collaudo di una tecnica di intelligenza artificiale, governata da Terra in differita, destinata alla ricerca mineraria, destinata cioè a capire quali saranno i siti per una base umana su Marte. Acqua e metalli non dovranno mancare nelle vicinanze. Per l’energia un bel reattore nucleare provvederà alla bisogna. Però dell’acqua non si può fare a meno per una serie di ragioni. Primo perché contiene l’ossigeno che serve a respirare. Dai rifiuti organici degli astronauti e dall’atmosfera marziana composta essenzialmente di CO2 può partire il ciclo virtuoso del carbonio per alimentare una serra. Secondo perché contiene l’idrogeno che, assieme all’ossigeno, può diventare il propellente per  le navette.
Il panorama fotografato da Curiosity. Sullo sfondo il bordo del Gale Crater
Ferro, rame, stagno, nichel,  calcio, sodio, allumino, zolfo saranno utili, assieme ai silicati e ai carbonati abbondanti nel suolo marziano, per avviare i primi processi industriali. Se c’è l’acqua, quindi l’idrogeno,  si possono ottenere, per sintesi, tutti gli idrocarburi e le materie plastiche. Vai Curiosity! Cerca che anche se non troverai la vita, troverai la soluzione per il futuro della vita e dell’intelligenza umana che non ha limiti, meno che meno quelli del pianeta di origine. Alla faccia dei vecchi caproni che si sono insediati al potere e pretendono di imporre la finanza sull’industria!
Siccome la nostra curiosità è illimitata noi seguiremo la NASA in questa nuova, grande, affascinate avventura. Non noi come umanità ma io, tu, ognuno di noi singolarmente.  E questo la NASA lo sa.
Barack Obama mi aveva deluso. L'ho sempre considerato la rappresentazione vivente del sogno di Martin Luther King . Non poteva, il Presidente Obama, essere meno di John Kennedy, il più grande rivoluzionario del nostro tempo, ispiratore del progetto Apollo. Tanto rivoluzionario che morì, assassinato a Dallas, per mano degli stessi killer del nostro Enrico Mattei. Assassinato dagli oppressori dei popoli emergenti che si volevano riscattare dalla schiavitù dei padroni del petrolio. Non poteva, Barack Obama, affossare la più nobile delle sfide dell’umanità che vuole conquistare le stelle. 
Poi ho capito. Il progetto Apollo non avrebbe portato da nessuna parte. Come non porterebbero da nessuna parte le ipotetiche spedizioni con equipaggio umano verso altri corpi celesti se non sono precedute da un insediamento di macchine automatiche tele-governate, in grado di costruire il background per la vita umana e per la struttura industriale indispensabile alla vita e al progresso di un embrione di società umana autosufficiente.
Fango secco sotto la polvere sollevata dai motori.
Questa è la sfida di Curiosity. I 14 minuti-luce che impongono mezz’ora fra un comando e il suo riscontro, impongono comandi molto complessi, dove gli if-then-else sono la regola e non l’eccezione. Comandi fatti di centinaia, migliaia di linee di programma. Comandi che prefigurano scenari e alternative.  Non solo su un tracciato da seguire ma su esperimenti di bio-chimica e di geologia, avendo a disposizione un fantascientifico laboratorio semovente su un altro pianeta. Che grande, fantastico esercizio di intelligenza artificiale! Ma c’è di più: Curiosity  è nata e si è sviluppata sotto lo sguardo di una webcam.  Centinaia di migliaia di curiosi, da tutto il mondo, ne hanno potuto seguire, per anni, le fasi di assemblaggio e hanno tediato i PR del Jet Propulsion Laboratory della Nasa con le loro domande. Poi il lancio, i tanti mesi di viaggio siderale fino a Marte. I sette minuti di terrore del  landing e le prime incerte mosse sul suolo marziano. Ora Curiosity si racconta su Facebook e cinguetta su Twitter. Siamo in milioni a seguire la sua avventura, in modo interattivo: mai come è avvenuto prima nella storia dell’umanità.
Charles Elachi , Amministratore  della  NASA, ha detto a conclusione della prima conferenza stampa dopo la discesa morbida  di Curiosity sul suolo marziano: ''We will continue not only exploring Mars, but exploring the solar system and exploring the universe, because our curiosity has no limits.'' - La nostra curiosità è senza limiti e noi continueremo, come novelli Ulisse, ad avventurarci, a curiosare e a rischiare -.  Ma questa volta il rischio è calcolato, la prudenza è tanta e la sfida è epocale. 120810 Daniele Leoni

giovedì 28 giugno 2012

Il problema tedesco, cent’anni in 2000 battute.


Il dominio della Germania in Europa nel 1942
Il trattato di Versailles del 1919 costringeva la delegazione di pace tedesca a pagare i danni e a sottoscrivere la seguente dichiarazione:  "la Germania riconosce che essa e i suoi alleati sono responsabili di aver causato tutti i danni subiti dai Governi Alleati e dai loro cittadini a seguito della guerra (1914-18), che a loro è stata imposta dall'aggressione tedesca". Seguirono quindici anni di travagliato percorso della Repubblica di Weimar attraversato, fra l’altro, dalla prima grande crisi economica planetaria del 1929. Infine, il 2 agosto 1934, Adolf Hitler venne proclamato Führer, dittatore della Germania. Immediatamente partì la poderosa macchina produttiva e militare nazista, pronta, dopo appena cinque anni, ad aggredire ancora l’Europa.  Il 1º settembre 1939 la Germania invase la Polonia, dopo essersi annessa l’Austria, provocando la dichiarazione di guerra del Regno  Unito e della Francia. L’invasione  proseguì  con Danimarca e Norvegia e nel maggio 1940 fu il turno della Francia passando per i Paesi Bassi. In settembre 1940 Hitler firmò il patto tripartito con Italia e Giappone.  Fu guerra aperta  con alterni  destini fino a quando i giapponesi non decisero di aggredire gli Stati Uniti a Pearl Harbor il 7 dicembre 1941. Cosa successe dopo lo sappiamo tutti.
Una immagine tratta da "La vita è bella" di Benigni
Vorrei solo menzionare i piani di Himmler per la “soluzione finale della questione ebraica” del gennaio 1942, eseguiti con velocità ed efficienza tedesca, che macchiarono la Germania della morte atroce di quasi dieci milioni di civili, invalidi, vecchi, bambini.
A guerra terminata, l’Europa ridotta in macerie, 80 milioni di morti fra militari e civili, il castigo fu  lo smembramento della Germania e lo smantellamento delle industrie tedesche. Un castigo che finì di fatto nel 1990 con la caduta del muro di Berlino. Non sono passati ancora cent’anni dallo scoppio della prima guerra mondiale e nemmeno venticinque dall’abbattimento del muro. C’è qualcuno che pensa proprio sia possibile una terza volta? 120628 Daniele Leoni

mercoledì 27 giugno 2012

Rachel Carson, fondamentalismi e prove d’errore.


Zanzariera antimalaria impregnata di DDT
Anch’io lessi Primavera silenziosa di Rachel Carson negli anni 60. Ricordo che fu uno dei primi libri impegnati. Ricordo anche la mia obiezione alla tesi sostenuta nel libro, cioè che il DDT è un veleno terribile per tutto l’ecosistema: “Si però il DDT ha salvato milioni di persone da gravi malattie. Utilizzato in quantità industriali dall’esercito alleato, contribuì alla vittoria anglo americana sull’asse nazi-fascista." Un po’ come la bomba atomica, risolutiva ad Hiroshima, terribilmente spaventosa tanto da diventare, dopo, un deterrente contro la guerra. Il chimico svizzero Paul Hermann Muller, inventore del DDT,  nel 1948 fu premiato col Nobel . Per un quarto di secolo il miracoloso insetticida, avrà anche inquinato però ha debellato la malaria e il tifo, ha incrementato la produzione agricola a livelli prima impensabili.  Nel 1962 il libro denuncia di Rachel Carson fece riflettere tutto il mondo sul rovescio della medaglia del DDT tanto che, dieci anni dopo, cioè nel 1972, fu vietato negli Stai Uniti.  In seguito il tutto l’occidente.
Nel 1972 fu pubblicato il famoso rapporto del MIT I limiti dello sviluppo, commissionato dal Club di Roma. Lo schema di quell’analisi era ed è tutt’ora valido. Sulla base dei parametri del periodo,  si prevedeva il collasso del sistema mondiale  entro pochi decenni.  Però la capacità di adattamento  dell’ambiente ai nostri veleni e di correzione dei propri errori da parte dell’umanità hanno concorso a procrastinare la crisi. Pur in presenza di una drastica diminuzione della mortalità per merito del benessere, anche la curva di crescita della popolazione mondiale tende ad appiattirsi. In occidente le nascite si limitano a compensare i decessi e in alcuni paesi, come l’Italia, i nati sono inferiori ai morti nonostante la nostra straordinaria longevità.  I flussi migratori dai paesi emergenti verso l’occidente determinano un benefico svecchiamento culturale delle aree del mondo economicamente più evolute. Ma c’è di più: ogni immigrato, assieme alle rimesse di denaro, pratica quotidianamente al proprio paese d’origine benefiche iniezioni di stile occidentale, di cultura giuridica e di metodo scientifico. La grande diffusione dei telefoni cellulari e di Internet nei paesi emergenti fa parte del fenomeno e noi, come contropartita, riceviamo tanti giovani con voglia di vivere e di costruire.
Intanto, sul fronte degli insetti, in assenza del DDT la malaria è ritornata virulenta tanto che ottocento mila persone ogni anno perdono la vita. Il vaccino ancora non esiste e l’unica difesa è quella contro le zanzare che oggi vengono combattute con insetticidi meno radicali e più costosi. Il DDT è ricomparso ad opera della fondazione Bill Gates, che ha distribuito, in Africa e nel terzo mondo, milioni di reti antizanzare spruzzate con l’insetticida. Quelle zanzariere sembrano essere, a tutt’oggi, il rimedio più efficace. In agricoltura l’evoluzione dei pesticidi e della lotta guidata alle malattie delle piante ha determinato una situazione di faticoso equilibrio. La soluzione che però si profila, già adottata in larga misura laddove non ci si può permettere la perdita del raccolto, è quella di piante geneticamente modificate per  rafforzarne la resistenza ai parassiti.
Con gli OGM si è aperto un altro fronte che io non definirei ambientalista, in senso tradizionale. Il movimento contro le modifiche genetiche alle piante alimentari è motivato da una paura antica dell’ignoto connesso con le manipolazioni della vita.  Ritengo però che, dietro questo movimento si nascondano interessi economici pesanti da parte dell’industria alimentare e di quella dei pesticidi, che non vogliono vedersi modificare, in poco tempo, gli scenari all’interno dei quali operano. E poi, parliamoci chiaro: in campo enologico senza i lieviti geneticamente modificati non si riuscirebbe a fare il vino della qualità e col prezzo a cui siamo abituati. Eppure in enologia gli OGM sono passati indisturbati, in tutto il mondo, senza che nessuno osasse alzare un dito. Perché il vino si e gli altri alimenti no?
Campo fotovoltaico
Oggi, a cinquant’anni dalla pubblicazione di Primavera silenziosa di Rachel Carson e a quarantotto dalla sua morte, l’ambientalismo ha cambiato connotati. Si concentra contro la globalizzazione in un mondo che è sempre più globalizzato, con il risultato di promuovere solo dei disordini fini a se stessi; si concentra contro l’energia nucleare, contro il carbone e contro i termo-valorizzatori, con il risultato di favorire solo l’utilizzo degli idrocarburi; si concentra contro gli OGM, con il risultato di favorire l’industria dei pesticidi.
La situazione è tale che si potrebbe ritornare, con tutte le cautele necessarie, all’uso del DDT, come in effetti già ha fatto la fondazione Bill Gates. Non ci sono interessi economici contrari.
La verità è che per pilotare i moti popolari contro soluzioni industriali indesiderate occorre il fondamentalismo. Le prove d’errore, la gradualità e il metodo scientifico non vanno bene. Si fanno affermazioni assurde, come quella secondo la quale i pannelli fotovoltaici in campagna sarebbero ad impatto zero. Sarebbero, se non fosse per i diserbanti con cui viene periodicamente irrorata la campagna per evitare che gli impianti si trasformino in una giungla di arbusti e di erbacce. 120627 Daniele Leoni

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mercoledì 20 giugno 2012

Passera il menagramo

L'accensione di un lampione a gas per l'illuminazione pubblica
Ferrara.  La sera dell’11 luglio 1857, per la prima volta, la luce elettrica illuminò la Piazza della Pace durante i festeggiamenti per la visita di papa Pio IX. Non era la luce delle convenienti  lampadine a filamento, perché Thomas Edison le avrebbe inventate vent'anni più tardi. Era la luce potente delle lampade ad arco, purtroppo poco durature. Quella sera ci fu anche una scossa di terremoto. Sapete che cosa dissero i superstiziosi dell’epoca? Che il terremoto era stato provocato dalle nuove lampade perché non avevano gli stoppini ed erano senza fiamma. In quel tempo c’erano anche i nemici irriducibili del treno, che sostenevano che viaggiare a una velocità superiore a trenta chilometri orari avrebbe provocato terribili malattie. Non riuscirono però, i menagrami, a fermare il lavori della ferrovia Bologna Ferrara che fu inaugurata nel 1859, esattamente due anni dopo. Per l’illuminazione pubblica, a Ferrara, vennero invece scelti i lampioni a gas per ragioni di efficienza, anche sulla base delle esperienza di altre città. Dopo mezzo secolo però, ovunque, i lampioni a gas furono sostituiti con quelli elettrici con una progressione inarrestabile e con un’efficienza superiore di parecchi ordini di grandezza. Le vicende ferraresi alle soglie dell’unità d’Italia assomigliano alla querelle attuale sull’energia nucleare e sugli OGM, con la differenza che allora, almeno, riuscì a passare il treno.
Un rendering del ponte di Messina
Nell’Italia di oggi, invece, non passa proprio niente. La cappa di piombo dei menagrami incombe sulla nostra economia e sulla nostra cultura nonostante l’esempio giapponese dove quel popolo, povero di materie prime come noi, ha avuto il coraggio di riaccendere i reattori. Noi invece ci permettiamo anche di distruggere trent’anni di ricerca dell’Università della Tuscia e ci prepariamo a pagare una penale di un miliardo pur di non fare il ponte di Messina. Quel ponte, credetemi, lo costruiranno comunque i nostri nipoti che paragoneranno Corrado Passera ai menagrami di Ferrara. 120720 Daniele Leoni

martedì 19 giugno 2012

Un tuffo nella serenità


Ersilio Tonini sfoglia il suo nuovo libro
La lettura del libro Il gusto della vita, scritto dal quasi centenario cardinale Ersilio Tonini, è stato una bella esperienza. Vi ho ritrovato tutte le motivazioni che sono anche mie, per prima la grande umanità che eleva la persona  sopra ogni altra costruzione della società. Un primato che non è anarchico perché coglie sempre la necessità della organizzazione, sia essa nazione, Chiesa, diocesi, parrocchia o convento.  E poi la libertà, quella cosa grandiosa che ha senso solo se si è liberi dalla fame e dalla miseria. Libertà che non esiste senza cultura, per cui l’imperativo è sfamare il fratello ma anche insegnare, trasmettere il sapere. La fonte prima del sapere di Ersilio Tonini e stata la sua famiglia. E’ il padre, capo bifolco nelle campagne di Piacenza e la madre, dedita alle cure domestiche, innamorata del suo uomo e dei suoi figli. La serenità che trasuda dalle pagine del libro e dal percorso “professionale”  e intellettuale di Ersilio Tonini discende da quell’innamoramento, fatto proprio e solidamente ancorato ad una regola, “quella che salva il convento”.  Scelto come amico da tre papi (Montini, Wojtyla e Ratzinger), non si è mai tirato indietro percorrendo tutte le tappe e le sfaccettature del percorso ecclesiale, da direttore del seminario, a parroco e vescovo. Infine, pensionato nel  1990 per raggiunti limiti di età, ha imparato l’inglese e l’uso del computer e ha dedicato gli ultimi vent’anni della sua vita al giornalismo e alla televisione con una capacità unica di comunicare e di instaurare un rapporto coi suoi lettori e col suo pubblico. Un pubblico fatto anche di non credenti  come me, che grazie a persone come Ersilio Tonini, sono arrivate a nutrire un grande rispetto per il sentimento religioso, soprattutto per quello di ispirazione cristiana. Il libro si conclude alla ricerca della motivazione ultima che da senso alla vita, che è la conoscenza del mondo. “Dico sempre ai giovani: non lasciatevi giudicare in massa perché tu non sei massa, sei una persona,  sei  la ragione dell’universo” Una frase che segna con nettezza l’abisso che separa il cristianesimo da altre confessioni e ideologie, che considerano poco la persona umana.  E’ un cristianesimo moderno e globalizzato quello di Tonini, di un mondo che non si sente vicino alla catastrofe ma vuole crescere e conquistare nuovi spazi. Un mondo che protende verso l’infinito. 120619 Daniele Leoni

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giovedì 14 giugno 2012

Presidente, cosa state facendo all'Università della Tuscia?


C'è un commento, su Beppe Grillo, che ha scritto Paolo Fusi sulla scorta di un'indagine condotta da Michele Di Salvo.  Racconta come in nostro comico abbia messo in piedi una organizzazione potente per gestire il suo blog e tutti i suoi canali in rete, con centinaia di collaboratori e migliaia di false identità. Il tutto per gestire un tam tam mediatico che non c’entra niente con la libera espressione e con la democrazia. E’ un metodo che già adottano i colossi della pubblicità. E’ una organizzazione, però, destinata a crollare di fronte a esigenze di gestione, di un ente locale o di un partito politico. Funziona invece benissimo per la disinformazione. Ho la convinzione che Grillo sia solo l'ultimo atto e la punta di un iceberg. L'Italia è sotto attacco da parte di lobby economiche potentissime che puntano all'annientamento dell'Europa, rompendo  l’anello debole della catena. Il primo atto fu l'assassinio di Enrico Mattei nel 1962. Poi l'attacco giudiziario a Felice Ippolito nel 1963 a cui seguì il lento e costante smantellamento della scuola e della filiera nucleare italiana, allora prima nel mondo per installazioni e potenzialità. Non escluderei che l'ascesa di Carlo De Benedetti, responsabile dello sfascio dell'Olivetti, abbia la stessa matrice. E via di seguito, fino alla brigate rosse, a mani pulite con le torbide vicende che causarono i "suicidi" di Raul Gardini e Gabriele Cagliari. Fra alterne vicende arriviamo ad oggi per registrare un fatto, apparentemente poco importante: la distruzione di trent'anni di attività scientifica dell'Università della Tuscia, ad opera degli "esecutori" del Ministro dell'ambiente. Esecutori inconsapevoli? Solo ignoranti abissali? Forse. Ma, guarda caso, in Italia, da quarant’anni  riesce a passare solo ciò che distrugge le eccellenze nella ricerca e nell'imprenditoria pubblica e privata. Allora, diventa credibile che Monti stia proseguendo, al Governo, l'opera iniziata al sevizio di Moody's! Anche se stento a crederci. 120614 Daniele Leoni

Pubblicato anche:
http://www.ilfoglio.it/hydepark/archivio/22745 
Hyde Park Corner