martedì 6 novembre 2012

Un ponte italiano per unire l'Africa all'Europa

Un rendering del Ponte Mediterraneo
Domenica, ritornato a casa, ho trovato la notizia, sorprendente, della Cina disponibile ad accollarsi i costi per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Lo ha dichiarato Zamberletti , presidente della società Stretto di Messina.
Avevo fatto una passeggia sul molo di Marina di Ravenna. Ho visto da vicino la recinzione al porto turistico di Marinara: assurda, alta e fatta col tondino grosso con la base di calcestruzzo appena imbullonata all’asfalto della banchina. Anche uno studente geometra al primo anno poteva prevedere che una mareggiata un po’ forte l’avrebbe distesa completamente! Eppure abbiamo fior d’ingegneri in grado di capire al volo che la ringhiera di tondino di ferro, se non si fanno delle maglie molto larghe, si comporta come una vela. Mentre camminavo verso la punta del molo tediavo la Valda con le mie elucubrazioni sull’analfabetismo di ritorno dei tecnici perché non vengono messi alla prova con compiti arditi, sull’analfabetismo di ritorno dei giornalisti, tutti impegnati a raccontare dei politici nostrani, analfabeti da sempre.
Marina di Ravenna, Marinara. Ringhiera divelta dalla mareggiata
Per fortuna c’è Matteo Renzi che vuole fare un po’ di rinnovamento! Però, anche Renzi, è contrario al Ponte di Messina e non capisce che il ponte è una delle poche opportunità rimaste per mettere alla frusta imprese e ingegneri. E’ un’opera ardita che servirebbe, fra l’altro, a rompere la catena del malaffare finanziata con denaro pubblico in Sicilia e in Calabria. Gli ho perfino inviato una e-mail dove lo invitavo a riflettere sul fatto che siamo di fronte a una decisione presa dopo un dibattito di mezzo secolo ed è stato aggiudicato il lavoro. “Ora si vuole tornare indietro!” – ho proseguito. “Senza considerare le penali miliardarie che il Governo dovrebbe pagare in caso di rinuncia, vorrei che tu riflettessi su uno scenario: la maggioranza delle opere pubbliche in Calabria e in Sicilia sono truffe. Tutto denaro assorbito dalla mafia per false progettazioni, falsi cantieri e per pagare falsi lavoratori. Il ponte invece è sotto gli occhi del mondo intero. Non possono far finta di costruirlo, pena lo sputtanamento planetario. Col ponte la Sicilia e la Calabria verranno costrette a fare i conti con cantieri veri, un indotto vero e operai veri. E dovranno fare il lavoro a regola d'arte, altrimenti sarà un disastro. Però, una volta attivato il meccanismo, non si potrà più tornare indietro. Così avrà vinto lo Stato e ci avranno guadagnato tante imprese e lavoratori onesti. Imprese e lavoratori che saranno impegnati nella realizzazione della viabilità, delle nuove linee ferroviarie, nella gestione e nella manutenzione. Una grande opera come il ponte di Messina imporrà un nuovo metodo di lavoro, un nuovo stile di vita.” Mi ha risposto che la riflessione l’aveva molto colpito … però continua a sostenere, anche adesso che è in Sicilia, la solita tiritera: “Secondo me, il ponte non è una priorità. Bisogna investire per mettere a norma le scuole che significa il futuro dei giovani. Con le manutenzioni e le piccole, ma necessarie opere si può creare più occupazione che realizzando una sola grande infrastruttura. Il Sud può essere una grande occasione di sviluppo per l'Italia, non solo un problema. Ma bisogna sfatare alcuni tabù, come la spesa dei fondi UE. Siamo il Paese che li investe peggio. Bisogna attrarre investimenti nel settore del turismo, rivalutando le aree dismesse. Soprattutto, occorre meno burocrazia”.
Viadotto incompleto e abbandonato della Salerno - Reggio Calabria
Come se in Sicilia non fossero sempre stati stanziati fiumi di denaro regolarmente dissolti in mille rivoli senza produrre alcunché, salvo alimentare la mafia. Per quanto riguarda i fondi UE, quando avevo un impresa di successo nel campo informatico, nemmeno io sono mai riuscito a utilizzarli. Sapete perché? Se sottoponevo un progetto all’approvazione ero obbligato a non farne nulla fino a quando non fosse stato approvato, nemmeno se lo pagavo di tasca mia. Se l’avessi eseguito sarei stato automaticamente escluso dal finanziamento. Di norma l’approvazione della UE arrivava dopo due anni e, in campo informatico, dopo due anni il progetto è obsoleto. Risultato: i progetti che passavano erano, in gran parte, imbrogli.
Sull’onda di questi pensieri e discorsi sono arrivato in cima al molo, attento a non inciampare nelle buche lasciate al posto dell’asfalto divelto dalla mareggiata. Divelto però solo in quei punti dove non era stato posato bene. Divelto a tratti, come se il lavoro fosse stato eseguito da due squadre: una diretta da un capo in gamba e scrupoloso, un’altra diretta da un cialtrone!
Giovanni Alvaro protagonista della battaglia per il Ponte Mediterraneo
Al ritorno a casa ho trovato, vi dicevo, la notizia, sorprendente, della Cina disponibile ad accollarsi i costi per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Lo ha dichiarato Giuseppe Zamberletti che è un giovanotto di quasi 79 anni, varesotto, più volte parlamentare e ministro nei governi della prima repubblica, padre della Protezione Civile italiana. La laurea in ingegneria l’ha ricevuta honoris causa dall’Università di Udine per la difesa del suolo e la pianificazione territoriale. Ha il merito di essere stato il primo ad introdurre il concetto di previsione e prevenzione indipendente dall’attività di soccorso. Grande lavoratore, uomo integerrimo, terrore dei truffatori che inevitabilmente si insinuano nella ricostruzione a seguito delle calamità. Me lo ricordo bene Zamberletti, predecessore di Guido Bertolaso e simpatico come lui. Come Bertolaso traspirava efficienza da tutti i pori e trasmetteva sicurezza. Uno uomo che ricordava, da Ministro, i padri della Repubblica, gli artefici del boom economico del dopoguerra. Averlo messo a capo della società Stretto di Messina è stata un’ottima scelta. Assunto che la realizzazione del ponte è la miglior manovra antimafia possibile (secondo le mie modestissime teorie), il vecchio Giuseppe Zamberletti è il capo ideale dell’operazione. I cinesi, secondo quanto riferisce, interverrebbero finanziariamente con il fondo sovrano di del Governo di Pechino (CIC) e con la China Communication Costruction Company che è, fra l’altro, una delle maggiori società di costruzioni nel mondo. Trenta miliardi di euro di fatturato e un’esperienza di tutto rispetto nella realizzazione di ponti, strade e ferrovie. “We are building a connected world” è lo slogan in inglese della società, che significa “noi costruiamo un mondo unito”. E’ uno slogan che riecheggia di globalizzazione e che fa intravedere quali siano gli obiettivi cinesi. Il ponte sullo stretto di Messina, ribattezzato in un recente convegno a Reggio Calabria “Ponte Mediterraneo”, è l’infrastruttura indispensabile per portare l’alta velocità in Sicilia, finalizzata, in un’ottica di sviluppo industriale, al traffico merci oltre che ai passeggeri. La Sicilia, grazie al ponte e alla realizzazione di un adeguato sistema autostradale, ferroviario e portuale, sarebbe collegata in modo efficiente con l’Europa continentale. Diventerebbe, nei fatti, una piattaforma logistica, commerciale e industriale per collegare l’Africa all’Italia e all’Europa. Ebbene, siccome la Cina è impegnata con fortissimi investimenti in Africa per lo sviluppo economico e industriale di quel continente, il più ricco, in assoluto, di materie prime, è ovvio che pensi allo sbocco commerciale verso l’Europa. Di qui l’interesse, non solo per il ponte, ma anche per l’adeguamento di tutte le infrastrutture connesse, siano esse porti, ferrovie o autostrade. Sono disponibili, i cinesi, a intervenire anche in tutto il sud Italia per l’ammodernamento del sistema portuale, viario e ferroviario secondo uno schema di interessi e di convenienze economiche perfettamente ovvio. Corrado Passera, il “superministro” da due milioni di euro di stipendio (credo che sia uno dei più pagati nel mondo), dichiara di non aver mai incontrato i cinesi e di non saperne nulla. Si potrebbe, come minimo, vergognare!
Una talpa scava-tunnel  della CMC di Ravenna in Cina
Chi, secondo me, ha incontrato i cinesi, oltre a Zamberletti, al suo Direttore Giuseppe Fiammenghi e al cattedratico veneziano Enzo Siviero, è una società di Ravenna. E’ la Cooperativa Muratori e Cementisti CMC che in Cina ha ben otto grandi cantieri per la costruzione di opere irrigue e idrauliche, con tunnel per centinaia di chilometri e la costruzione di stabilimenti industriali. Ho detto “secondo me”. Significa che non ne ho le prove ma tutti gli indizi portano a questa conclusione. La CMC, fra l’altro, partecipa col 13% all’Associazione Temporanea di Imprese Eurolink che si aggiudicata la commessa del ponte sullo stretto. Svanita la possibilità si mettere le mani sulla penale per il rinvio di due anni, decretato dal Governo Monti, per approfondire i termini progettuali ed economici per la realizzazione dell’opera, l’opzione cinese è tornata appetibile, visto e considerato l’interesse cinese a tutte le infrastrutture viarie e ferroviarie del sud Italia. I cinesi potrebbero entrare in Eurolinlk e la CMC, che da anni è fornitore della Cina Popolare, potrebbe svolgere un ruolo primario.
Già oggi le gigantesche navi porta-container che attraversano Suez attraccano a Gioia Tauro di cui i cinesi possiedono il 30%. Battelli più piccoli e treni smistano il traffico verso i grandi mercati del Nord-Europa e verso il nord-Africa. Solo che far uscire le merci dal porto calabrese (soprattutto via terra) è operazione faticosa. “Così - dice il cattedratico veneziano Enzo Siviero - spesso i comandanti preferiscono tre giorni in più di viaggio per arrivare a Rotterdam”. Ecco un altro tassello del mosaico che svela gli interessi dei nemici del ponte, che sono anche i nemici dello sviluppo industriale italiano! Se il progetto dei cinesi, caldeggiato da Zamberletti, andasse in porto, il ruolo del porto di Rotterdam, che è il più grande in Europa verrebbe diminuito. E’ sempre lo stesso nodo che torna al pettine: un accordo, nel 1989, fra il presidente francese Mitterand e il cancelliere tedesco Kohl in cui Kohl, in cambio dell’appoggio di Mitterrand per la riunificazione tedesca, rinunciava al marco e quindi accettava la prospettiva dell’euro. Accettava cioè di arrivare a una moneta comune che proteggesse la Francia. Ma quell’accordo prevedeva anche la deindustrializzazione dell’Italia che minacciava i primati tedesco e francese alla guida dell’economia europea. Lo ha denunciato l’economista Nino Galloni, Direttore Generale dei ministeri del Lavoro e del Bilancio di quel periodo.
Io sono favorevole all’Europa e all’euro, ma non a spese della naturale vocazione italiana che è, si artistica e gastronomica, ma anche e soprattutto scientifica, industriale e commerciale. Voglio difenderlo questo nostro grande Paese. E se i cinesi per far rendere i loro investimenti in Africa hanno bisogno di passare per l’Italia, noi dobbiamo spalancare loro le porte purché paghino un piccolo pedaggio. Questa è la globalizzazione che non possiamo e non vogliamo fermare. E se un soldino, in tutto questo giro, cade anche a Ravenna grazie alla CMC, sono ancora più contento. E se, grazie alla partecipazione dei nostri tecnici alla realizzazione di opere ardite, domani si eviterà lo scempio visibile oggi nel molo di Marina di Ravenna dopo una piccola mareggiata, vorrà dire che abbiamo lavorato bene.
Non è vero Matteo Renzi? Ho letto che questa settimana tornerai a Messina. Potresti dire che ora le cose sono cambiate! Aspetto con trepidazione le tue dichiarazioni sul ponte e sulla partecipazione cinese al progetto. Ho già deciso di sostenerti e di votarti. Vorrei poterlo fare senza il minimo dubbio. 121105 Daniele Leoni

Leggi anche:
Giornale di Sicilia:
http://www.gds.it/gds/sezioni/editoriali/dettaglio/articolo/gdsid/220670/
Il Messaggero: :
http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/ponte_stretto_messina_cinesi/notizie/229494.shtml
I cantieri in Cina della CMC di Ravenna: :
http://cmcgruppo.com/cmc/projects/?country=China&search=cerca

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