martedì 20 novembre 2012

La bomba inglese di Boncellino

Gli artificieri del Genio Militare controllano la bomba inglese inesplosa
Aveva il vezzo, Stuvanèn, di mutilare, col coltello, i cadaveri delle vittime. Di giocare a palla con la testa oppure di esporla, infilata in un bastone, a monito dei traditori! Era il 1845, Stuvanèn aveva ventun’anni. Dopo un secolo, nell’inferno del 1945, a Boncellino, piovvero bombe. Alcune rimasero, inesplose, seppellite nella campagna. Quest’anno, 67 anni più tardi, Zini Aliero ne ha ritrovata una con l’aratro. I tedeschi in ritirata , gli inglesi impegnati con gli americani a liberare la Romagna, poi tutta l’Italia del nord. Le formazioni partigiane con le loro sortite e i ragazzi repubblichini, lealisti di Benito Mussolini, imprigionati nel folle abbraccio nazista, in guerra contro il mondo e contro la storia.
La locandina del Passatore dei Vini di Romagna
Tra l’estate 1944 e la primavera del 1945 quante storie di tragedia e di speranza, oppure di follia, nell’attimo in cui la storia fece un salto per chiudere il sipario sulla prima metà del 900. Dalla parte di Russi i mortai inglesi e, a Boncellino, i quelli tedeschi. In mezzo il fiume Lamone con i ricordi della chiatta del Passatore, il padre di Stefano Pelloni, che trasportava i viandanti dall’altra parte. Si perché il Passatore, quello “cortese”, era il padre del delinquente “Stuvanèn d'ê Pasadôr”, stupratore, brigante e assassino, che Pascoli, dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo, dipinse “re della strada e re della foresta”. Sull’argine del fiume, un gruppetto di evacuati davanti alla pattuglia dei carabinieri che sbarravano la strada a mezzo chilometro dal buco con la bomba d’aereo pronta per essere brillata. Sbarravano la strada sull’argine, proprio nel luogo esatto della casa del Passatore, nell’umida mattina del 18 novembre 2012. Un’altra pattuglia era sotto l’argine, sulla strada provinciale via Sottofiume. Un’altra sulla riva opposta, dalla parte di Russi. La nuova camionetta Land Rover Defender, emblema e vanto del Comandante dei Vigili Urbani di Bagnacavallo, con una superlativa dotazione di girofari segnaletici, stile americano, sul tetto, civettava ai curiosi tutt’attorno transitando, lenta, lungo il perimetro di interdizione al luogo delle operazioni di disinnesco e brillamento. Di tanto in tanto passava una jeep dell’esercito, un’ambulanza, una macchina della Polizia Provinciale, un camioncino dell’Enel, un altro dell’Italgas. Ad un certo punto, mi aspettavo anche l’elicottero della Polizia di Stato per scrutare dall’alto ma, evidentemente, non è stato ritenuto necessario. I residenti dell’area evacuata, cinquanta persone me compreso, sono stati disciplinati: hanno staccato la corrente elettrica, chiuso il gas e l’acqua, aperto le finestre per evitare che lo scoppio rompesse i vetri. Siamo usciti in ordine alle otto del mattino come prescritto dall’ordinanza del Sindaco. Io, con Blanco, il mio vecchio labrador, determinati ad approfittarne per una camminata lungo il fiume. Il Lamone ha un fascino particolare con i suoi argini, ben tenuti, che svettano sui campi e sui frutteti tutt’attorno. Una campagna ordinata dove il pesco, prevalente fino a pochi anni fa, comincia a lasciare il posto a colture estensive fatte di cereali oppure ad un altro tipo di frutteto. Nel campo della bomba i peschi hanno lasciato il posto agli albicocchi solo da un anno. Poi ci sono le vigne, quelle per fare il vino che porta il marchio del Passatore, che è diventato il simbolo dei vini di Romagna e il campanile della chiesa di Boncellino sul cui sagrato il Passatore ammazzò la prima volta, appena adolescente. Dall’altra parte del fiume, lato Russi, svetta la struttura dell’ex zuccherificio Eridania e dell’antico vilipeso Palazzo San Giacomo. Lo spiegamento di forze per il disinnesco di una vecchia bomba d’aereo da il segno di quanto sia cambiato il valore attribuito alla vita e all’incolumità delle persone negli ultimi decenni rispetto al passato più o meno recente. C’è però una cosa che lascia interdetti: l’assenza di memoria storica e la facilità con cui miti e credenze prendono il posto della verità.
L'eccidio nazi-fascista a Piazzale Loreto dell'agosto 1944
Così i fascisti, nell’immaginario collettivo, sono diventati la rappresentazione del male assoluto mente i partigiani, che hanno combattuto i fascisti prima della cacciata ad opera delle forze alleate, sono la rappresentazione dell’eroismo. Si è voluto rimuovere il lato oscuro della lotta partigiana, anch’essa fatta di crudeltà. Come si sono volute rimuovere le vendette ripugnanti del dopo. Per esempio l’eccidio, proprio qui vicino, dei conti Manzoni, avvenuto nel luglio 1945, è uno degli episodi emblematici della ferocia che riaffiora, in condizioni particolari, nell’uomo che ha sostituto la dignità della persona con l’impulso della massa. Le vittime di quell’eccidio furono cinque, quattro uccise a sangue freddo e una sepolta ancora viva. Fra le vittime c’era la domestica. I partigiani uccisero anche il cane. La serva e il cane! Poco prima, il 28 aprile, Benito Mussolini fu fucilato assieme a Claretta Petacci. I due furono appesi, a testa in giù, a Milano, a Piazzale Loreto, per ricordare un eccidio nazi-fascista del 1944. Ma ditemi voi, che cosa c’entrava Claretta? Poi, nel 1946, un grande uomo, il capo comunista Palmiro Togliatti ministro di Grazia e Giustizia, mise fine alla catena di violenze e di vendette con il sequestro delle armi alle formazioni partigiane e con l’amnistia per tutti, fascisti compresi. In quel momento si chiuse il sipario, in Italia, sul cinquantennio pazzo che infiammò due volte l’Europa, che trascinò nella guerra il resto del mondo. Fu un cinquantennio in cui, a fianco di violenze inimmaginabili, ai campi di sterminio nazisti e alle teorie della razza, prese vita il cinema, si svilupparono la radio e le telecomunicazioni. Il nostro pianeta incominciò a diventare un villaggio globale e quello che accadeva lontano poteva essere vissuto da vicino. Nel 1962 una nuova guerra mondiale fu sfiorata con la crisi di Cuba. Però prevalse il buon senso grazie al Presidente americano John Kennedy, al Presidente sovietico Nikita Kruscev e a Papa Giovanni XXIII. Tre uomini lontani mille miglia ma uniti dalla televisione e, assieme a loro, in tempo reale, l’intera umanità che trepidava e che faceva sentire il proprio umore! Un boato secco e una nuvola di fumo bianco ha interrotto i miei pensieri. La bomba inglese era esplosa per opera del Genio Militare, innocua, sotto un paio di metri di terra. Un brutto ricordo che ora non c’è più. Un auspicio perché al comando dei destini del mondo vengano scelti uomini di pace e che i guerrafondai vengano emarginati. Che i violenti siano messi al bando nella politica ma anche nella cultura popolare. Compreso il marchio dei vini di Romagna. 121120 Daniele Leoni

giovedì 15 novembre 2012

L'ordine è: “silenzio sui cinesi e sul ponte!”

Prima pagina del Quotidiano di Sicilia
Un patto fra regione e banche da dieci miliardi con centomila nuovi occupati. Dieci miliardi di euro per interventi sul territorio, per il riassetto idro-geologico e per gli immobili sottoposti a rischio sismico. E’ l’articolo che apre il Quotidiano di Sicilia, giornale regionale (economico, business, istituzioni, ambiente, no profit e consumo). “Sicurezza per rilanciare il lavoro” è il titolo a caratteri cubitali. E’ un’apertura che fa accapponare la pelle. Prelude a sperperi colossali fatti di finanziamenti a pioggia destinati ad opere progettate con incompetenza. Nella migliore delle ipotesi, mai realizzate. Perché, se dovessero essere messe in cantiere, allora alla progettazione finta si aggiungerebbe la follia della realizzazione con manodopera prevalentemente al soldo della mafia. Finti cantieri, finti lavori, sabbia al posto del calcestruzzo e rimedi mille volte peggiori del male. Saranno opere, come è spesso successo nel dopoguerra in Sicilia, iniziate e mai terminate. Perche terminarle non conviene. Si dovrebbero licenziare i lavoratori e si scoprirebbe subito la magagna. Meglio che il cantiere continui all’infinito!
Il comico Beppe Grillo, leader del primo partito siciliano.
E la Cina, disponibile a finanziare il ponte sullo stretto di Messina per portare l’alta velocità in Sicilia, la Cina non fa notizia? No, per carità! Non bisogna parlarne! I cinesi sono pericolosi perché vogliono ammodernare i porti e le ferrovie siciliane. E calabresi. Vogliono usare il ponte per il traffico merci dall’Africa verso l’Italia e l’Europa. Hanno detto, perfino, che sono disponibili ad occuparsi della ristrutturazione di tutto il sistema ferroviario a sud di Napoli. E non scherzano, i cinesi. Non scherzano perché hanno fatto l’investimento estero più consistente della storia dell’umanità proprio in Africa. Vogliono che lo sviluppo dell’Africa proceda di pari passo con lo sviluppo della Cina e hanno scelto la Sicilia come piattaforma commerciale verso il nord. Sono tanti i cinesi: quasi un quarto della popolazione mondiale. Sono troppi anche per la mafia la ‘ndrangheta che potrebbero essere sconfitte! Allora i lavori non potranno più essere una finzione, nemmeno quelli idro-geologici. 121115 Daniele Leoni

mercoledì 7 novembre 2012

La grande, bella forza della democrazia americana.

Il Presidente Barack Obama assieme alla sua famiglia
Se fossi stato negli Stati Uniti avrei votato Partito Democratico anche nelle precedenti tornate elettorali, quando, in Italia, non avevo dubbi sulla necessità di votare Silvio Berlusconi. Ho votato Berlusconi nonostante i suoi alleati neofascisti e la Lega xenofoba, secessionista, fautrice di un ridicolo federalismo. Ho votato perché puntavo sull’imprenditore moderno ed efficiente che si batteva per risollevare l’Italia dal declino. Anche se non ne ho mai condiviso l’anticomunismo viscerale, ingiusto verso un’idea che, sebbene sconfitta dalla storia, ha saputo morire senza trascinare il suo popolo nella tomba. Oppure ha saputo mettere in atto una trasformazione, come e accaduto in Cina, che ha condotto la nazione più popolosa del pianeta verso il passaggio più interessante della storia dell’umanità. Almeno di quella recente. Ho ascoltato il discorso di Barack Obama, questa mattina, a Chicago. Ho condiviso, con passione, la grandezza del momento. Avevo appena ricevuto, per email, la sua lettera personale di ringraziamento, trasmessa simultaneamente a decine di milioni di sostenitori, dove rimarcava che, prima di parlare in pubblico, voleva personalmente ringraziare ognuno di noi. Ho ascoltato anche la dichiarazione di Romney che riconosceva la vittoria del suo avversario e gli faceva le congratulazioni “nella certezza – ha detto – che sarebbe stato un buon Presidente di tutti gli americani”. Che grande, bello spettacolo di democrazia e di equilibrio. Di amor patrio, di autorevolezza e di forza. Che lezione per il mondo! E per noi italiani lacerati dalle delegittimazioni incrociate, dagli squilibrati e dai comici che giocano a fare i demagoghi raccogliendo consenso elettorale. Ecco allora che l’ultimo dubbio è svanito. Questa volta voterò Matteo Renzi anche se non sono d’accordo con lui su tante cose. Però, fra i politici italiani, è il più vicino alle idee e allo stile di Barack Obama e il linguaggio, il modello di democrazia che propone è di tipo americano. 121107 Daniele Leoni
Pubblicato anche in:
http://www.ilfoglio.it/hydepark/archivio/24577

martedì 6 novembre 2012

Un ponte italiano per unire l'Africa all'Europa

Un rendering del Ponte Mediterraneo
Domenica, ritornato a casa, ho trovato la notizia, sorprendente, della Cina disponibile ad accollarsi i costi per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Lo ha dichiarato Zamberletti , presidente della società Stretto di Messina.
Avevo fatto una passeggia sul molo di Marina di Ravenna. Ho visto da vicino la recinzione al porto turistico di Marinara: assurda, alta e fatta col tondino grosso con la base di calcestruzzo appena imbullonata all’asfalto della banchina. Anche uno studente geometra al primo anno poteva prevedere che una mareggiata un po’ forte l’avrebbe distesa completamente! Eppure abbiamo fior d’ingegneri in grado di capire al volo che la ringhiera di tondino di ferro, se non si fanno delle maglie molto larghe, si comporta come una vela. Mentre camminavo verso la punta del molo tediavo la Valda con le mie elucubrazioni sull’analfabetismo di ritorno dei tecnici perché non vengono messi alla prova con compiti arditi, sull’analfabetismo di ritorno dei giornalisti, tutti impegnati a raccontare dei politici nostrani, analfabeti da sempre.
Marina di Ravenna, Marinara. Ringhiera divelta dalla mareggiata
Per fortuna c’è Matteo Renzi che vuole fare un po’ di rinnovamento! Però, anche Renzi, è contrario al Ponte di Messina e non capisce che il ponte è una delle poche opportunità rimaste per mettere alla frusta imprese e ingegneri. E’ un’opera ardita che servirebbe, fra l’altro, a rompere la catena del malaffare finanziata con denaro pubblico in Sicilia e in Calabria. Gli ho perfino inviato una e-mail dove lo invitavo a riflettere sul fatto che siamo di fronte a una decisione presa dopo un dibattito di mezzo secolo ed è stato aggiudicato il lavoro. “Ora si vuole tornare indietro!” – ho proseguito. “Senza considerare le penali miliardarie che il Governo dovrebbe pagare in caso di rinuncia, vorrei che tu riflettessi su uno scenario: la maggioranza delle opere pubbliche in Calabria e in Sicilia sono truffe. Tutto denaro assorbito dalla mafia per false progettazioni, falsi cantieri e per pagare falsi lavoratori. Il ponte invece è sotto gli occhi del mondo intero. Non possono far finta di costruirlo, pena lo sputtanamento planetario. Col ponte la Sicilia e la Calabria verranno costrette a fare i conti con cantieri veri, un indotto vero e operai veri. E dovranno fare il lavoro a regola d'arte, altrimenti sarà un disastro. Però, una volta attivato il meccanismo, non si potrà più tornare indietro. Così avrà vinto lo Stato e ci avranno guadagnato tante imprese e lavoratori onesti. Imprese e lavoratori che saranno impegnati nella realizzazione della viabilità, delle nuove linee ferroviarie, nella gestione e nella manutenzione. Una grande opera come il ponte di Messina imporrà un nuovo metodo di lavoro, un nuovo stile di vita.” Mi ha risposto che la riflessione l’aveva molto colpito … però continua a sostenere, anche adesso che è in Sicilia, la solita tiritera: “Secondo me, il ponte non è una priorità. Bisogna investire per mettere a norma le scuole che significa il futuro dei giovani. Con le manutenzioni e le piccole, ma necessarie opere si può creare più occupazione che realizzando una sola grande infrastruttura. Il Sud può essere una grande occasione di sviluppo per l'Italia, non solo un problema. Ma bisogna sfatare alcuni tabù, come la spesa dei fondi UE. Siamo il Paese che li investe peggio. Bisogna attrarre investimenti nel settore del turismo, rivalutando le aree dismesse. Soprattutto, occorre meno burocrazia”.
Viadotto incompleto e abbandonato della Salerno - Reggio Calabria
Come se in Sicilia non fossero sempre stati stanziati fiumi di denaro regolarmente dissolti in mille rivoli senza produrre alcunché, salvo alimentare la mafia. Per quanto riguarda i fondi UE, quando avevo un impresa di successo nel campo informatico, nemmeno io sono mai riuscito a utilizzarli. Sapete perché? Se sottoponevo un progetto all’approvazione ero obbligato a non farne nulla fino a quando non fosse stato approvato, nemmeno se lo pagavo di tasca mia. Se l’avessi eseguito sarei stato automaticamente escluso dal finanziamento. Di norma l’approvazione della UE arrivava dopo due anni e, in campo informatico, dopo due anni il progetto è obsoleto. Risultato: i progetti che passavano erano, in gran parte, imbrogli.
Sull’onda di questi pensieri e discorsi sono arrivato in cima al molo, attento a non inciampare nelle buche lasciate al posto dell’asfalto divelto dalla mareggiata. Divelto però solo in quei punti dove non era stato posato bene. Divelto a tratti, come se il lavoro fosse stato eseguito da due squadre: una diretta da un capo in gamba e scrupoloso, un’altra diretta da un cialtrone!
Giovanni Alvaro protagonista della battaglia per il Ponte Mediterraneo
Al ritorno a casa ho trovato, vi dicevo, la notizia, sorprendente, della Cina disponibile ad accollarsi i costi per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Lo ha dichiarato Giuseppe Zamberletti che è un giovanotto di quasi 79 anni, varesotto, più volte parlamentare e ministro nei governi della prima repubblica, padre della Protezione Civile italiana. La laurea in ingegneria l’ha ricevuta honoris causa dall’Università di Udine per la difesa del suolo e la pianificazione territoriale. Ha il merito di essere stato il primo ad introdurre il concetto di previsione e prevenzione indipendente dall’attività di soccorso. Grande lavoratore, uomo integerrimo, terrore dei truffatori che inevitabilmente si insinuano nella ricostruzione a seguito delle calamità. Me lo ricordo bene Zamberletti, predecessore di Guido Bertolaso e simpatico come lui. Come Bertolaso traspirava efficienza da tutti i pori e trasmetteva sicurezza. Uno uomo che ricordava, da Ministro, i padri della Repubblica, gli artefici del boom economico del dopoguerra. Averlo messo a capo della società Stretto di Messina è stata un’ottima scelta. Assunto che la realizzazione del ponte è la miglior manovra antimafia possibile (secondo le mie modestissime teorie), il vecchio Giuseppe Zamberletti è il capo ideale dell’operazione. I cinesi, secondo quanto riferisce, interverrebbero finanziariamente con il fondo sovrano di del Governo di Pechino (CIC) e con la China Communication Costruction Company che è, fra l’altro, una delle maggiori società di costruzioni nel mondo. Trenta miliardi di euro di fatturato e un’esperienza di tutto rispetto nella realizzazione di ponti, strade e ferrovie. “We are building a connected world” è lo slogan in inglese della società, che significa “noi costruiamo un mondo unito”. E’ uno slogan che riecheggia di globalizzazione e che fa intravedere quali siano gli obiettivi cinesi. Il ponte sullo stretto di Messina, ribattezzato in un recente convegno a Reggio Calabria “Ponte Mediterraneo”, è l’infrastruttura indispensabile per portare l’alta velocità in Sicilia, finalizzata, in un’ottica di sviluppo industriale, al traffico merci oltre che ai passeggeri. La Sicilia, grazie al ponte e alla realizzazione di un adeguato sistema autostradale, ferroviario e portuale, sarebbe collegata in modo efficiente con l’Europa continentale. Diventerebbe, nei fatti, una piattaforma logistica, commerciale e industriale per collegare l’Africa all’Italia e all’Europa. Ebbene, siccome la Cina è impegnata con fortissimi investimenti in Africa per lo sviluppo economico e industriale di quel continente, il più ricco, in assoluto, di materie prime, è ovvio che pensi allo sbocco commerciale verso l’Europa. Di qui l’interesse, non solo per il ponte, ma anche per l’adeguamento di tutte le infrastrutture connesse, siano esse porti, ferrovie o autostrade. Sono disponibili, i cinesi, a intervenire anche in tutto il sud Italia per l’ammodernamento del sistema portuale, viario e ferroviario secondo uno schema di interessi e di convenienze economiche perfettamente ovvio. Corrado Passera, il “superministro” da due milioni di euro di stipendio (credo che sia uno dei più pagati nel mondo), dichiara di non aver mai incontrato i cinesi e di non saperne nulla. Si potrebbe, come minimo, vergognare!
Una talpa scava-tunnel  della CMC di Ravenna in Cina
Chi, secondo me, ha incontrato i cinesi, oltre a Zamberletti, al suo Direttore Giuseppe Fiammenghi e al cattedratico veneziano Enzo Siviero, è una società di Ravenna. E’ la Cooperativa Muratori e Cementisti CMC che in Cina ha ben otto grandi cantieri per la costruzione di opere irrigue e idrauliche, con tunnel per centinaia di chilometri e la costruzione di stabilimenti industriali. Ho detto “secondo me”. Significa che non ne ho le prove ma tutti gli indizi portano a questa conclusione. La CMC, fra l’altro, partecipa col 13% all’Associazione Temporanea di Imprese Eurolink che si aggiudicata la commessa del ponte sullo stretto. Svanita la possibilità si mettere le mani sulla penale per il rinvio di due anni, decretato dal Governo Monti, per approfondire i termini progettuali ed economici per la realizzazione dell’opera, l’opzione cinese è tornata appetibile, visto e considerato l’interesse cinese a tutte le infrastrutture viarie e ferroviarie del sud Italia. I cinesi potrebbero entrare in Eurolinlk e la CMC, che da anni è fornitore della Cina Popolare, potrebbe svolgere un ruolo primario.
Già oggi le gigantesche navi porta-container che attraversano Suez attraccano a Gioia Tauro di cui i cinesi possiedono il 30%. Battelli più piccoli e treni smistano il traffico verso i grandi mercati del Nord-Europa e verso il nord-Africa. Solo che far uscire le merci dal porto calabrese (soprattutto via terra) è operazione faticosa. “Così - dice il cattedratico veneziano Enzo Siviero - spesso i comandanti preferiscono tre giorni in più di viaggio per arrivare a Rotterdam”. Ecco un altro tassello del mosaico che svela gli interessi dei nemici del ponte, che sono anche i nemici dello sviluppo industriale italiano! Se il progetto dei cinesi, caldeggiato da Zamberletti, andasse in porto, il ruolo del porto di Rotterdam, che è il più grande in Europa verrebbe diminuito. E’ sempre lo stesso nodo che torna al pettine: un accordo, nel 1989, fra il presidente francese Mitterand e il cancelliere tedesco Kohl in cui Kohl, in cambio dell’appoggio di Mitterrand per la riunificazione tedesca, rinunciava al marco e quindi accettava la prospettiva dell’euro. Accettava cioè di arrivare a una moneta comune che proteggesse la Francia. Ma quell’accordo prevedeva anche la deindustrializzazione dell’Italia che minacciava i primati tedesco e francese alla guida dell’economia europea. Lo ha denunciato l’economista Nino Galloni, Direttore Generale dei ministeri del Lavoro e del Bilancio di quel periodo.
Io sono favorevole all’Europa e all’euro, ma non a spese della naturale vocazione italiana che è, si artistica e gastronomica, ma anche e soprattutto scientifica, industriale e commerciale. Voglio difenderlo questo nostro grande Paese. E se i cinesi per far rendere i loro investimenti in Africa hanno bisogno di passare per l’Italia, noi dobbiamo spalancare loro le porte purché paghino un piccolo pedaggio. Questa è la globalizzazione che non possiamo e non vogliamo fermare. E se un soldino, in tutto questo giro, cade anche a Ravenna grazie alla CMC, sono ancora più contento. E se, grazie alla partecipazione dei nostri tecnici alla realizzazione di opere ardite, domani si eviterà lo scempio visibile oggi nel molo di Marina di Ravenna dopo una piccola mareggiata, vorrà dire che abbiamo lavorato bene.
Non è vero Matteo Renzi? Ho letto che questa settimana tornerai a Messina. Potresti dire che ora le cose sono cambiate! Aspetto con trepidazione le tue dichiarazioni sul ponte e sulla partecipazione cinese al progetto. Ho già deciso di sostenerti e di votarti. Vorrei poterlo fare senza il minimo dubbio. 121105 Daniele Leoni

Leggi anche:
Giornale di Sicilia:
http://www.gds.it/gds/sezioni/editoriali/dettaglio/articolo/gdsid/220670/
Il Messaggero: :
http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/ponte_stretto_messina_cinesi/notizie/229494.shtml
I cantieri in Cina della CMC di Ravenna: :
http://cmcgruppo.com/cmc/projects/?country=China&search=cerca

sabato 20 ottobre 2012

Un ponte contro la mafia

Il Sindaco di Firenze Matteo Renzi
Sono stato a Castenaso ad ascoltare Renzi dal vivo. E’ un signore. Pacato, non ha insultato nessuno e ha anche detto che, più che rottamare gli uomini lui vuole rottamare delle idee sbagliate. Un vero laburista liberal, anche e soprattutto nei toni. Mi sembrava di ascoltare un candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti. Veramente bravo! Una sola perplessità riguarda la sua opinione contraria alle grandi opere pubbliche, in particolare al ponte di Messina su cui è stata però presa una decisione dopo un dibattito di mezzo secolo ed è stato aggiudicato il lavoro. Ora si vuole tornare indietro. Senza considerare le penali che il Governo dovrebbe pagare in caso di rinuncia, vorrei che si riflettesse su uno scenario: la maggioranza delle opere pubbliche in Calabria e in Sicilia sono truffe. Tutto denaro assorbito dalla mafia per false progettazioni, falsi cantieri e per pagare falsi lavoratori. Il ponte invece è sotto gli occhi del mondo intero. Non possono far finta di costruirlo, pena lo sputtanamento planetario.
Un rendering del Ponte di Messina
Col ponte la Sicilia e la Calabria verranno costrette a fare i conti con cantieri veri, un indotto vero e operai veri. E dovranno fare il lavoro a regola d’arte, altrimenti sarà un disastro. Però, una volta attivato il meccanismo, non si potrà più tornare indietro. Così avrà vinto lo Stato e ci avranno guadagnato tante imprese e lavoratori onesti. Imprese e lavoratori che saranno impegnati nella realizzazione della viabilità, delle nuove linee ferroviarie, nella gestione e nella manutenzione. Una grande opera come il ponte di Messina imporrà un nuovo metodo di lavoro, un nuovo stile di vita. Intervenire invece sulla viabilità e sul sistema ferroviario in modo tradizionale vuol dire continuare ad alimentare, con denaro pubblico, la mafia e la camorra. Comunque confido che, qualora Renzi diventi Premier, abbia l’intelligenza di tener buono almeno il progetto esecutivo già prodotto. Perché quel ponte prima o poi si farà: se il contribuente deve rimetterci mezzo miliardo almeno all’Italia rimanga il progetto. Un sorriso. 121020 Daniele Leoni

Leggi anche:
http://danleoni.blogspot.it/2012/06/passera-il-menagramo.html

http://www.melitotv.it/it/video/1773.aspx

giovedì 11 ottobre 2012

Matteo Renzi non ha paura di volare!

Il Sindaco di Firenze Matteo Renzi circondato dai suoi fan.
Matteo Renzi ha preso un aereo privato da Sulmona e ritorno, per andare a un funerale, senza sospendere la sua campagna per le primarie. Massimo D’Alema ha denunciato il “misfatto”. Le pagine dei giornali si sono state imbrattate di narrazioni sulla vicenda con argomenti da serva. Povera Italia, dove un ridicolo federalismo ha scatenato l’ingordigia di migliaia imbroglioni e di faccendieri che si sono divertiti a giocare ai parlamentari (regionali) e ai governatori dilapidando centinaia di miliardi. Ora i responsabili di questa tragedia, Massimo D’Alema compreso, accusano Matteo Renzi di far uso dell’aereo invece che dei sandali e del saio del pellegrino. Basterebbe questo per dare la misura della stupidità e della pochezza degli argomenti di questi sciagurati che il popolo italiano ha eletto con i propri voti di preferenza. Si perché le elezioni regionali non sono regolate dal “porcellum” e i candidati vengono votati uno per uno! Allora è vero che la classe politica rappresenta esattamente il Paese, e non c’è legge elettorale che possa modificare le cose. L’unico strumento per modificare le cose è una ventata nuova, una carica di entusiasmo che travolga i piccoli interessi di bottega che, spesso, degenerano in enormi imbrogli. Tutti i giorni visito il sito matteorenzi.it per verificare la progressione della donazione on-line, oggi per le primarie, domani, in caso di successo, per la corsa alle politiche. Pur non essendo, almeno per ora, un elettore del PD, ho donato cinque euro per testare la veridicità del meccanismo. Ebbene i cinque euro sono stati ricossi al volo dalla carta di credito, senza il minimo intoppo, e il mio nome e cognome è comparso nella lista, sempre più lunga, dei donatori. Le cifre donate non sono elevate. I cinquanta o cento euro sono rari. Sono molto più frequenti i cinque, i dieci. In fondo alla lista compare questo avviso: “Matteo Renzi non accetta, né direttamente né tramite il Comitato o la Fondazione Big Bang, o per altra via, contributi anonimi alla sua campagna per le primarie. Ringrazia di cuore coloro che li inviano, ma non ritiene di poterli accettare ed utilizzare. Qualora non fosse possibile contattare l'offerente per la restituzione di tali contributi, data l'assenza di qualunque utile indicazione, essi verranno dati in beneficenza alla Fondazione Meyer di Firenze.” Mentre scrivo verifico il totale raccolto, in un paio di settimane, che di 70.685 euro. Ieri era 66.000. La progressione dell’incremento è costante! Eccola la ventata! Altri pagano per avere i voti. Pagano il crimine organizzato per pacchetti consistenti. Fanno trovare una banconota sotto il piatto di una cena gentilmente offerta. Oppure si limitano a offrire una cena quando la banconota sembra superflua o controproducente. Mi è piaciuta anche la condotta di Renzi con Marchionne. Perché quando Marchionne ha proposto il suo programma innovativo per la Fiat, Renzi l’ha sostenuto senza esitazioni. Quando Marchionne ha mancato i suoi impegni, Renzi l’ha criticato senza esitazioni. Quando Marchionne, per denigrare Renzi, ha insultato la città di Firenze, e con Firenze l’Italia, gli è stato risposto di sciacquarsi la bocca senza esitazioni. Ha dimostrato di essere un vero leader che potrebbe anche diventare un vero statista! Prodi potrebbe fare altrettanto? Bersani? Silvio Berlusconi, di cui ho la massima considerazione perchè ha salvato il Paese da una banda di sciagurati nel 94, nei momenti critici se la cavava con una battuta! Matteo Renzi mi ricorda invece Bettino Craxi giovane, quando io ero poco più che un ragazzo, che fronteggiò i democristiani di Moro, orfani di De Gasperi, i comunisti di Berlinguer orfani di Togliatti e i socialisti di un vecchio Nenni che aveva perso lucidità. Fu un lavoro immane!
Enrico Mattei e Giorgio La Pira
Renzi come Craxi ha colto il nuovo che avanza in Italia. Si mette a disposizione degli innovatori per percorrere un tratto di strada che può trasformarsi in un salto quantico. Matteo Renzi, per Firenze, è un Giorgio La Pira del ventunesimo secolo. Nel solco di Alcide De Gasperi e Amintore Fanfani, è approdato al Partito Democratico motivato da un equilibrio fra libertà giustizia sociale che non significa equilibrismo moroteo. Al contrario, istinto e schiettezza ne fanno un toscanaccio focoso, antipatico ai politici di professione, ma tanto simpatico ai vecchi socialisti di Craxi come me, anche se, a Bettino, gli ha negato una via a Firenze. E’ un uomo molto amato e odiato in modo trasversale, come tutti i grandi uomini. Senz’altro odiato dai mediocri. Ecco perchè ho la sensazione che proprio lui farà fare un nuovo tratto di strada alla nostra Italia, come fecero Togliatti, De Gasperi, Craxi e, buon ultimo, Silvio Berlusconi.121011 Daniele Leoni

Leggi anche:
http://danleoni.blogspot.it/2012/06/il-filo-spezzato-puo-e-deve-riannodarsi.html


https://twitter.com/AdessoPartecipo/status/256390039322378241
Grazie per il contributo, Daniele! Lo abbiamo letto con piacere!

lunedì 1 ottobre 2012

Europa: il caso e la necessità



La copertina del libro del Nobel Jacques Monod
Il biologo francese Jacques Monod, premio Nobel nel 1965, sosteneva che le novità genetiche, in natura, avvengono per caso e in circostanze strane. Esse si mantengono se corrispondono alle necessità di sopravvivenza. In natura non esiste cioè un progetto preventivo ma sono le circostanze che determinano l'evoluzione. Anche l'uomo fa parte della natura, con la sua società planetaria e con la sua politica, che soggiacciono alle medesime regole.
La circostanza strana che determinò la nascita dell'Euro fu paradossale: un accordo, nel 1989, fra il presidente francese Mitterand e il cancelliere tedesco Kohl in cui Kohl, in cambio dell’appoggio di Mitterrand per la riunificazione tedesca, rinunciava al marco e quindi accettava la prospettiva dell’euro. Accettava cioè di arrivare a una moneta comune che proteggesse la Francia. Ma quell’accordo prevedeva anche la deindustrializzazione dell’Italia che minacciava i primati tedesco e francese alla guida dell’economia europea. Lo sostiene l’economista Nino Galloni, Direttore Generale dei ministeri del Lavoro e del Bilancio di quel periodo. Quell’accordo fu onorato da Carli, Ciampi e Prodi nel vari incarichi da essi ricoperti lungo la strada decennale verso l’Euro e probabilmente anche da Mario Monti. Gli effetti sono stati macroscopici. Il nostro declino industriale ha messo in ginocchio i ceti produttivi e ha favorito una classe politica, sindacale e giudiziaria di inetti. Poi la crisi è diventata pericolosa, complice la speculazione finanziaria internazionale. Così dalla plancia di comando è arrivato un “indietro tutta” per salvare la nostra industria e per salvare anche l’euro che potrebbe affondare, a seguito del default italiano.  La lettura delle ragioni profonde delle ultime vicende politiche italiane non potrebbe essere questa, comprese le tensioni su FIAT, ILVA, Sulcis e comparto energetico? Più che la democrazia, mai tanto debole, non potranno, forse, le leggi di natura e le necessità di sopravvivenza dell’Europa? 121001 Daniele Leoni

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