sabato 20 luglio 2019

Ritorno alla Luna e alla Rimini dei miei 16 anni.

Il lanciatore Saturno 5 sulla rampa di lancio
Non avrei mai creduto che, per mezzo secolo, l'equipaggio dei nostri voli spaziali sarebbe rimasto inchiodato all'orbita bassa, all'orbita della Stazione Spaziale ISS, che gli astronauti avrebbero continuato a fluttuare in assenza di peso, con danni enormi alla fisiologia del corpo legata indissolubilmente alla forza di gravità.
Matto se, il 20 luglio 1969, qualcuno mi avesse detto che, in questo strano 2019, non sarebbe più stato più con noi il mio inseparabile Tiziano contento di fantasticare con me della luna, degli UFO e sull'amore per una donna destinato durare per sempre. Questo sabato mattina, 20 luglio 2019, è inevitabile il tuffo indietro di cinquant'anni in quella domenica della frenetica estate riminese, quando Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins raggiunsero la luna in mondovisione. Rileggo quello che scrissi nel mio blog qualche anno fa e mi commuovo un po'.



Luna 1969: globalizzazione e forse anche di più.
Daniele Leoni, 11 Gennaio 2011.
Buzz Aldrin, sulla luna vicino al LEM, nel 1969
"Il primo evento della globalizzazione, fu lo sbarco sulla luna del 20 luglio 1969" L'hanno detto a Radio 3, ieri mattina. Non sono riuscito a capire chi fosse perché ero in altre faccende affaccendato e orecchiavo la trasmissione in sottofondo. Ma è stato un lampo di luce e la mia mente ragazzina ha fatto un tuffo indietro di quarant'anni. Avevo sedici anni, era domenica sera. Mio padre era più curioso di me. Quella sera non c'era bar, non c'era partita. Lo ricordo perfettamente, vicino a me, incollato alla televisione comprata da poco, con la mamma che sfaccendava e diceva che sarebbe stata ora di andare a letto. Ma ridacchiava e, sotto sotto, tendeva l’orecchio e guardava il piccolo schermo con la coda dell’occhio. Il grande Tito Stagno a conduceva la diretta Rai in coppia con l'indimenticabile Ruggero Orlando, via satellite dagli Stati Uniti. La mattina dopo dovevamo andare a lavorare. Anch'io dovevo perché d'estate, finita la scuola, ero commesso all'Omnia Grandi Magazzini di Rimini, che lavorava a pieno regime per la stagione balneare. Andammo a letto che era già giorno. A dir la verità non mi addormentai perché il mio cuore volava assieme ai tecnici della NASA. Mi figuravo di essere uno di loro. - E forse chissà - pensavo - fra qualche anno sarà possibile anche per me fare un viaggio fino alla luna ...-

Rimini 1969. Io, Daniele Leoni, al centro
Anche a Rimini era iniziato il 68 studentesco. Fu un periodo di grande contestazione. Io ero di sinistra, però non ero comunista. Ondeggiavo fra l'anarchia e la socialdemocrazia. Odiavo la violenza e l'illegalità. Mi ricordo una litigata furibonda con i compagni del circolo anarchico Camillo Bernieri perché avevano rubato le lampadine dell'albero di Natale del Comune. Dovevano fare le luci psichedeliche per una festa. Io sostenevo che il Natale, albero del Comune compreso, faceva parte del sentimento popolare e del patrimonio collettivo che ogni buon anarchico doveva rispettare. Fui spernacchiato. Fui accusato di essere uno sporco borghese, infantile e controrivoluzionario. A dire la verità tutti quegli arruffa popolo con i loro discorsi pieni di "cioè" mi sembravano marziani. Ma ogni tanto avevo il dubbio che, forse, il marziano ero io. E fui così che mi avvicinai ai giovani del PSI, alla ricerca disperata di uno spazio coraggioso, fors'anche rivoluzionario, ma lontano anni luce dalla stupidità. Non fu una gran avventura quella dei socialisti. Mi ci attaccai come se fossero stati la sola possibilità. I comunisti, pur avendo un nobile ideale, avevano una storia macchiata di sangue ed erano caratterialmente violenti e stupidi. I democristiani erano dei preti, "falsi come sepolcri imbiancati": l'aveva detto anche Gesù Cristo. I fascisti erano il male assoluto e l'estrema sinistra era peggiore dei fascisti.
Manifesto Evento Luna
Se ci fosse stato il partito degli astronauti, di coloro che puntavano allo spazio cosmico per risolvere i nostri problemi terreni, io mi sarei decisamente iscritto a quel partito. L'avrei fatto per tanti motivi, tutti razionali e tutt'altro che fantasiosi. Innanzi tutto per la sfida tecnologica portata all'estremo con ricadute eccezionali in ogni comparto dell'industria e quindi dell'economia. Poi per il carattere di gara, e non di conflitto fra le nazioni, che ha la conquista del cosmo. Infine per l'intrinseca necessità di unire gli sforzi fra le nazioni qualora l'impresa fosse proprio grandiosa come la colonizzazione di un nuovo modo. Mi sarei scritto al partito degli astronauti per due ragioni di fondo. Che dallo spazio la terra si vede come un piccolo e fragile pianeta dove le guerre fra i popoli manifestano, a colpo d'occhio, tutta la loro stupidità. Che l'homo sapiens, dicono gli antropologi, non appena alzò il capo, si mise a guardar le stelle. L'uomo guardava la natura con un'attenzione diversa da quella del predatore o della preda minacciata. La sua attenzione oltrepassava, pur essendo egli parte dell'ecosistema, i limiti della catena alimentare. Il suo sguardo, che cercava oltre l'orizzonte, incontrava inevitabilmente il cielo. Il suo cervello bambino fantasticava. Desmond Morris sostiene che noi, la scimmia nuda, manteniamo le caratteristiche infantili del nostro cervello anche nell’età adulta. Da adulti continuiamo a giocare e a curiosare come bambini. Gli altri animali invece, una volta cresciuti, non giocano più con la stessa intensità dei loro cuccioli. Allora i nostri antenati, che volendo arrivare immediatamente alle conclusioni come bambini, inventavano delle favole. Così si spiegano la mitologia e le religioni ma anche la filosofia e la scienza, sfaccettature diverse di quella meraviglia che è la nostra mente. Così si spiegava lo sforzo collettivo immane che portò Neil Armstrong a lasciare la propria impronta sulla luna e a issare lì la bandiera a stelle e strisce. Così pensavo, e penso tutt’ora.
Una rappresntazione atristica di Tritone, satellite di Nettuno
I compagni invece non erano d’accordo. Non solo i compagni, non era d’accordo nessuno a Rimini e in Italia. Lo stesso progetto Apollo della NASA era il risultato della volontà di quel grande uomo che fu il Presidente John Kennedy, che fu capace, fra l’altro, di evitare l’olocausto nucleare (Cuba ottobre 1962). Nel 1963 Kennedy morì a Dallas vittima di un complotto. Ma ci sarebbero voluti anni per cancellare la grande sfida pacifica kennediana che aveva per obiettivo la conquista della luna. Non la affossarono sul nascere perché nessuno ne capì la portata. Chi poteva prevedere che se io, voi, i nostri figli oggi dialoghiamo in rete e se miliardi di cervelli umani sono interconnessi da internet, il merito sarebbe stato del progetto Apollo? La microelettronica e le nanotecnologie sono figlie del progetto Apollo. I satelliti, il software di telecomunicazione e i telefoni cellulari sono figli del progetto Apollo. Il progetto Genoma Umano è figlio del progetto Apollo. Gli scettici diranno che si sarebbe fatto lo stesso. Forse, ma non credo che tutto sarebbe avvenuto in così poco tempo. Ora ci siamo, la società è globalizzata. Le telecomunicazioni e l’informatica sono a bassissimo costo. I trasporti sono ottimizzati e velocissimi. I focolai di guerra sono sotto controllo anche se non mancano le sbavature; però la pace è percepita come valore universale. Anche la crescita della popolazione mondiale è sotto controllo sebbene non manchino le sbavature; però tutto fa pensare che si stabilizzi entro questo secolo. Vorrei ricordare un economista americano abbastanza bistrattato. Ingiustamente bistrattato. Si tratta di Julian Simon, che sosteneva che l’aumento del consumo di risorse è addirittura positivo poiché stimola la ricerca di nuove risorse e di nuove soluzioni. E se tanti cervelli sono impegnati assieme dal bisogno pressante di trovare queste nuove risorse e soluzioni, esse saranno trovate più velocemente. Così la prospettiva è la diminuzione ulteriore dell’analfabetismo, della fame e l’aumento del benessere e delle aspettative di vita. Quindi è tutto risolto almeno in prospettiva? La mia opinione è che le telecomunicazioni e internet ci consentiranno di sfruttare al meglio l’ultima risorsa”, quella che risiede dentro di noi, cioè la nostra intelligenza.
Papa Giovanni XXIII pronuncia il discorso della Luna
Ma si fa strada un pericolo soprattutto in occidente, che, alla lunga, diventerà globale: l’invecchiamento della popolazione. E’ una minaccia subdola, piena di interrogativi e di nuove sfaccettature insidiose. Ho la sensazione che, per fronteggiarla, dovremmo trarre ispirazione dalle parole di Papa Giovanni, contemporaneo e amico del Presidente Kennedy. Dal discorso della luna, pronunciato in Piazza San Pietro, l’11 ottobre 1962, all’apertura del Concilio.
190720 Daniele Leoni

lunedì 15 ottobre 2018

MESSINA: IL PONTE DELLA COERENZA.

Beppe Grillo sullo Stretto di Messina
Se il problema è molto complesso, la soluzione deve essere elegante, mai banale. La soluzione di Andrew Yang ai problemi posti dall'intelligenza artificiale e dall'automazione radicale nell'industria e nei servizi è elegante, radicale come la tecnologia. In un lungo articolo pubblicato nel blog di Beppe Grillo, dopo aver dipinto a tinte fosche l'espulsione dalle linee produttive di milioni di operai a causa della robotizzazione, conclude che un "Reddito Base Incondizionato" di mille dollari a tutti i cittadini americani può aiutare a risolvere il problema. Deve servire ad accompagnare i lavoratori, espulsi dalle attività rese obsolete dalla tecnologia, verso i milioni di nuovi posti di lavoro richiesti dalla tecnologia per l'abbinamento del fattore umano all'intelligenza artificiale. Abbinamento sempre necessario per tenere fermo il punto che la tecnologia è al servizio dell'uomo e dell'umanità, non il contrario. Andrew Yang è un imprenditore amico di Barack Obama, candidato per il Partito Democratico alla Presidenza degli Stati Uniti.

Le ricette obsolete di chi non ha capito.
Il secolo scorso, di fronte ad un problema analogo, la risposta sarebbe stata la creazione di mille ostacoli all'automazione. Si sarebbe trovato il modo di rendere più economico il lavoro umano senza curarsi dei bassi salari, della ripetitività delle mansioni, della fatica fisica, dei rischi dovuti alla stanchezza e alla distrazione. Si sarebbe dipinta la tecnologia come disumanizzante. Si sarebbero limitati gli orari nei quali era possibile lavorare proprio per impedire alla macchine di funzionare senza interruzione. Di fronte alla prospettiva, nei prossimi vent'anni, dell'espulsione dell'intera categoria degli autisti di veicoli dal mercato del lavoro, si sarebbero trovate mille scappatoie per costringere al volante un inutile addetto umano. Di fronte all'efficienza delle talpe meccaniche con la conseguente facilità ed economia dei tunnel stradali e ferroviari, si sarebbe inventato il rischio di claustrofobia oppure scatenati eserciti di No TAV. Di fronte ai progressi dell'ingegneria genetica per proteggere le coltivazioni dai parassiti o dalle repentine mutazioni climatiche si sarebbero scatenati eserciti di No OGM oppure esaltato il valore dei pesticidi chimici. L'elenco potrebbe continuare all'infinito con scenari tipici della vecchia sinistra politica che purtroppo hanno contagiato anche gli altri schieramenti.

Dirk Ahlborn, Ceo di Hyperloop
Una piccola riflessione sui trasporti del futuro.
E' ancora Beppe Grillo, l'uomo del paradosso, che viene in soccorso immaginando nuovi scenari. Proprio il Grillo che, anni fa, faceva a pezzi un personal computer sulla scena, per rendere tangibile la sua repulsione verso "quelle macchine infernali letali per l'umanità". Lo fa dal suo blog con una foto dove accarezza il prototipo di una navetta dell'Hyperloop, seguita da un articolo scritto di suo pugno (si capisce da qualche svarione). Immagina i tunnel dove passeggeri e merci viaggiano a 1200 km orari costruiti di fianco alle linee ferroviarie. Immagina i container scaricati dalle navi su piattaforme offshore per entrare nell'Hyper-intermodalità delle merci. Conclude, prendendo lo spunto da un'intervista a Dirk Ahlborn, Ceo di Hyperloop: "Solo mettendo insieme grandi intelligenze possiamo realizzare cose straordinarie. Iniziamo a farlo ripensando completamente alla nostra idea di mobilità. Il futuro condiviso arriva prima!" Che soddisfazione constatare quanto possa evolvere il pensiero dell'uomo di fronte alla complessità e alla varietà delle esperienze e quanto stupidi siano i richiami alla una coerenza che è propria delle macchine e non del cervello umano! Quattro mesi fa, pensando proprio a Beppe Grillo, scrivevo: "Si potrebbe rielaborare l'idea del Ponte di Messina con un Hyperloop fra Milano e Palermo. Proporre la riconversione dell'Ilva di Taranto per finalizzarla alle polveri per la stampa 3D. A Taranto, connesso al Hyperloop, si potrebbe fare anche uno spazioporto da destinare al balzo orbitale fra l'Italia e Chicago, così da facilitare la collaborazione per i tunnel della futura metropoli. Faremo anche noi un'unica grande metropoli che unirà Messina, Reggio e Taranto. Saremo il satellite tecnologico creativo della Silicon Valley, che potrebbe ospitare, fra l'altro, la Gigafactory italiana delle Battery Pack." Dovremmo però pensare a quello che faranno i camionisti in futuro. Senz'altro non guideranno il loro camion però dovranno custodirlo. Dovranno accompagnare il trasporto durante il viaggio che non avrà interruzione se non per il rifornimento (pardon ... ricarica delle batterie). Durante la pausa potranno fare la spesa. Durante il viaggio potranno anche dormire in cuccetta. Passeranno il tempo facendo la contabilità, contattando i clienti, organizzando lo scarico e la consegna della merce, procurandosi un nuovo carico per il viaggio di ritorno ecc. Potranno fare anche piccoli lavori di manutenzione dell'automezzo che dovrà essere organizzato, per l'accesso al vano di carico e controllare l'inventario. Insomma: il camion diventerà l'ufficio e l'officina del camionista.

Il fattore umano nell'economia e nell'organizzazione delle imprese.
Ci siamo mai chiesti quante volte un'impresa fallisce per coerenza? "Si è sempre fatto così! Perché cambiare?" è una frase ricorrente fra il capo e qualcuno dei suoi sottoposti intraprendenti. Nella stragrande maggioranza dei casi è un richiamo corretto. Però ci sono situazioni in cui cambiare è necessario, altrimenti si perde il passo col mercato. Non so se fra cento o fra mille anni l'intelligenza artificiale sarà curiosa. Forse si. Ma vorrà dire che ci sarà stata una fusione profonda con l'autocoscienza umana. Che noi uomini e donne, pur mantenendo la nostra individualità nella vita e nel pensiero privato, al livello superiore, quello economico e politico, saremo diventati un tutt'uno con la rete. A quel livello saremo una tessera di un immenso mosaico dove però l'individualità e il libero pensiero di ogni singolo sarà condizione necessaria per il funzionamento complessivo. Se viene meno la libertà individuale la grande macchina si ferma. The Machine Stops, à un vecchio racconto E. M. Forster scritto nel 1910 dove, in un immaginario futuro, aria, cibo, abitazione, trasporti, comunicazioni e ogni dettaglio della vita personale e collettiva sono forniti a tutti da una immensa macchina. Dalla nascita all’eutanasia! Tutto procede per generazioni finché qualche cosa, nella macchina, comincia a corrompersi perché sfugge al sistema automatico di manutenzione. Qualcuno propone di sottoporre a manutenzione il sistema di manutenzione stesso ma, ovviamente, la macchina non può farlo e l’umanità non ha più nozione di come la macchina funzioni. Alla fine, col collasso della macchina, tutta l’umanità soccombe. Questo per dire che la coerenza assoluta fa parte delle macchine mentre la libertà di cambiare per curiosità fa parte dell'uomo. Che la tecnologia deve essere impostata, secondo leggi ineludibili, per essere al servizio dell'uomo, della sua curiosità e della sua libertà di cambiare. Quando qualche politico fa dei richiami alla coerenza mi vengono i brividi. Quando l'economia finanziaria si fa manipolare da algoritmi senza via di fuga mi sembra di rivivere gli scenari immaginati da Foster nel suo racconto del 1910.

Rendering del Ponte di Messina
L'ecologia umanista.
La vita sulla Terra è organizzata secondo leggi ineludibili che sono quelle dell'evoluzione e della lotta per l'esistenza. Centomila anni fa, per uno scherzo di natura, si rivelò il più adatto a sopravvivere e a dominare il mondo un animale che, usando miti e sacerdoti, riusciva ad aggregare eserciti di migliaia di seguaci. Quegli eserciti difendevano i villaggi e conquistavano nuovi territori imponendo, ai vinti, l'agricoltura, l'allevamento, la scienza delle costruzioni, la scrittura e la contabilità. Da meno di un secolo le comunicazioni sono diventate istantanee e, via via globali. Oggi, a fare le conquiste, sono eserciti di idee, di progetti che funzionano. Funzionano così bene che l'aspettativa di vita in cinquant'anni è raddoppiata e la popolazione supera 7,6 miliardi. Progetti complessi possono essere elaborati, trasmessi in modo istantaneo, eseguiti e migliorati dall'altro capo del mondo, condivisi di nuovo, eseguiti in migliaia, milioni di repliche con sistemi automatici. Questa immensa umanità sta sconfiggendo la fame e le malattie. Sta maturando l'etica della pace e il tabù della guerra. La natura secondo la sua configurazione non antropocentrica non è in grado di sostenere la popolazione umana. Di conseguenza sta imponendosi un'ecologia umanista in grado di far convivere il benessere della popolazione, la sua crescita e il benessere del pianeta. "Nell’aria c’è qualcosa di diverso. Le persone hanno voglia di coltivare una visione positiva della vita e della convivenza. Noi portiamo avanti una politica del coraggio per accrescere le energie, per rafforzare l’Europa e la nostra democrazia, per guardare al futuro." E' una frase di Kata Shultze, la giovane leader verde che ha vinto le elezioni in Baviera. Penso che anche da Kata avremo delle sorprese che faranno inorridire i vecchi ecologisti coerenti con la "natura del buon selvaggio". Chissà che anche lei non incominci a pensare alle coltivazioni idroponiche sulla Terra, agli OGM come prospettiva per sfamare l'umanità, alle officine nello spazio geo-lunare, alle miniere negli asteroidi. Ovviamente anche a Hyperloop. Forse Beppe Grillo scoprirà che la Sicilia è una grande piattaforma offshore, con tanti porti, per raccogliere i container con le merci verso l'Europa e l'Asia. Così rinascerà anche il progetto del Ponte di Messina.
181015 Daniele Leoni

venerdì 7 settembre 2018

L'ARCHITRAVE DELLA DEMOCRAZIA.

Il Resto del Carlino dedica una pagina a Matteo Renzi
C'ero anch'io alla festa dell'Unità a Ravenna ad applaudire Matteo Renzi. All'inizio volevo seguirlo, come al solito, in diretta streaming però, all'ultimo momento ho deciso di andare. Sono arrivato un'ora prima per essere in prima fila e guardarlo bene negli occhi, per capirlo meglio, per capire qualche cosa di più. Niente da fare. Tutti i posti erano già occupati. Occupati anche quelli in ultima fila. Allora ho fatto una foto, l'ho postata su Facebook con la constatazione che lui è l'unico leader possibile nel PD. Qualche commento con i vicini, alcuni iscritti e tanti altri, come me, simpatizzanti di Renzi a prescindere. Era in anticipo anche Manuela Rontini, straordinaria Presidente della Commissione Territorio della Regione Emila Romagna, che aleggiava, per ogni dove, sotto il tendone Aldo Moro e dietro le quinte. Manuela, neoquarantenne, aspirante ingegnere, Azione Cattolica, cultura laica, silhouette rotondetta, con un'aura energetica che sprizza ottimismo e sensualità, archetipo della donna romagnola di un recente passato e di un prossimo futuro. Un futuro non radical-chic, benefico e desiderabile.

Le chiacchiere in attesa del discorso.
Le chiacchiere dei vicini erano tutti in favore di Matteo. Però quando mi sono intromesso per dire che non si doveva escludere un partito nuovo, con Renzi leader, allora la fedeltà al vecchio Partito è riemersa, con il distinguo di quelli che avrebbero seguito Renzi comunque. La mia visione era di un Renzi non incatenato al vecchio PD, libero di recuperare la cultura liberal-socialista, libero di dire che lo sfregio furono le monetine lanciate a Bettino Craxi. Libero di dire che quelle monetine furono il pedaggio di una strada di disgrazie, di un'Italia condannata alla serie B in Europa, con Francia e Germania al comando. Un Renzi libero di dire che fu un tragico errore il sostegno a una fazione di magistrati poco sensibili alla giustizia e molto al potere. Un Renzi che, vicino a Giorgio La Pira, celebra Adriano Olivetti, Enrico Mattei, Felice Ippolito, Gabriele Cagliari, il ravennate Raul Gardini. Che ha il coraggio di denunciare come, per trent'anni alcuni potenti hanno tentato di cancellare la scuola di questi grandi italiani.

Hanno tentato di cancellare la nostra cultura industriale e tecnologica.
Volevano relegarci al ruolo dei maitre d'hotel! Hanno perfino tentato di distruggere la biblioteca di Adriano Olivetti, dopo avergli svenduto il ramo elettronico. La stessa cosa hanno tentato di farla all'ENI dopo la morte di Enrico Mattei. Hanno tentato invano perché è una cultura indelebile, scritta nel nostro DNA. Così dopo, cinquant'anni, è arrivato Sergio Marchionne che ha dato una bella lezione di politica industriale all'Italia, agli Stati Uniti e mondo globalizzato.

I 5 Stelle e Adriano Olivetti.
Il successo del Movimento 5 Stelle si fonda solo su uno spezzone di cultura industriale, quello dell'eredità di Adriano Olivetti. Beppe Grillo, col suo blog rinnovato e depurato dai commenti dei militanti, insiste sulla cultura della rete Internet, sull'automazione, sulla robotica, sull'intelligenza artificiale, su un progetto di futuro che si spinge perfino alla conquista dello Spazio e alle officine orbitali. Ma non considera che robotica, automazione e intelligenza artificiale hanno bisogno dell'interazione diffusa e permanente con l'intelligenza umana. Altrimenti il rischio è la condanna della nostra specie all'irrilevanza. Siccome intelligenza e coscienza non stanno obbligatoriamente assieme, la iattura potrebbe essere creare una società di macchine super-intelligenti e incoscienti, che condannerebbe se stessa e l'umanità all'estinzione.

Per una Intelligenza Artificiale Benefica e Desiderebile.
La crescita economica e della popolazione umana è l'antidoto contro un futuro rovinoso fatto di macchine intelligenti. Ci vogliono grandi infrastrutture, bisogna favorire l'aumento demografico e la diffusione della cultura classica e scientifica. Bisogna favorire anche l'incontro fisico fra le persone perché nelle riunioni telematiche si perde il contatto con l'aura ottimista che convince gli imprenditori a rischiare (Roger Penrose dice che il fenomeno ha a che fare con la fisica quantistica). Noi italiani ci siamo sempre sporcati le mani. Dalla fisicità del rapporto con le costruzioni e con i materiali, abbiano ricavato le opere più geniali e le migliori intuizioni. Così dobbiamo continuare a fare. Miliardi di macchine debbono essere coadiuvate da miliardi di donne e di uomini, la cui intelligenza, in un futuro non immediato, potrà anche essere virtualizzata. Ma la matrice deve essere umana. Davide Casaleggio deve capire che la comunità cibernetica di Adriano Olivetti non potrà vivere da sola. Ci vuole anche l'industria mineraria di Enrico Mattei e di Felice Ippolito, e le relative applicazioni industriali. Come dice Roberto Cingolani, "fra cento, duecento anni andremo via dalla Terra. Quindi, oltre alla scienza per rimanere sul nostro pianeta in salute, ce ne vorrà un'altra che ci consentirà di andare via. E' questo secondo tipo di scienza che bisogna assolutamente supportare perché è inerente al nomadismo della specie umana."

Verde metropolitano
Ecologia attiva.
Intanto lavoriamo per ridurre l'inquinamento, per aumentare l'apporto in atmosfera di gas anti-serra e per ridurre la concentrazione di CO2. Ho scritto "concentrazione", non solo "emissione". Lo possiamo fare aumentando le foreste, le zone verdi, la salute del plancton. Lo possiamo fare anche con tecniche di fotosintesi clorofilliana artificiale e, ovviamente, riducendo l'uso di combustibili fossili. Ricordiamo però che sette miliardi di uomini e di donne si devono nutrire e si devono spostare. Mi auguro che il successo di Matteo Renzi si possa fondare sulla completezza della cultura industriale italiana e sull'ecologia attiva. La completezza ha bisogno di scienza, di tecnologia, di equilibrio fra robotica e sviluppo umano. In parole povere ha bisogno di crescita. Crescita equilibrata.

Paure e razzismo.
E come la mettiamo con le pulsioni razziste degli italiani che fanno il paio con le loro paure e insicurezze? Razzismo paure e insicurezze che fanno la fortuna di Matteo Salvini? La politica deve rassicurare gli italiani. Non dobbiamo cedere di un millimetro ad invasioni culturali estranee. Per esempio: ho saputo che, in chiese sedicenti cristiane frequentate da immigrati, qualcuno sparge la voce che Papa Francesco è un demonio che beve sangue. Ovviamente il tutto è alimentato da video Youtube la cui interpretazione è, a dir poco, equivoca. Queste fake news vanno stroncate perseguendo il reato di vilipendio previsto dal nostro codice penale. Ma parliamoci chiaro: alcuni nostri sacerdoti insistono troppo sugli aspetti sanguinolenti del rito cristiano. Allora dovrebbero essere corretti dalle gerarchie vaticane. Così deve essere perseguita, a norma di legge, qualsiasi manifestazione folcloristica o religiosa che offenda il nostro costume e la nostra morale in tema di maltrattamento degli uomini e degli animali. Se saremo capaci di difendere la cultura occidentale della pace, dei diritti di uomini, donne, bambini e degli animali, se sapremo farlo con tolleranza zero, allora diminuiranno le paure e il razzismo non avrà più ragione di essere. Vorrei che di tutto questo la politica fosse interprete rigorosa. Rimanendo a Salvini, mi sia permessa un'opinione. Ci saranno senz'altro state delle irregolarità amministrative nella gestione dei fondi assegnati alla Lega dal finanziamento pubblico. Comunque quei fondi sono stati assegnati sulla base dei voti ricevuti. I fondi non sono stati usati per comprare migliaia di paia di scarpe di cui è stata distribuita la prima con la promessa di consegnare la seconda in caso di vittoria, come faceva la DC a Napoli nel dopoguerra. Il buon senso popolare dice: "I soldi sono stati dati alla Lega in funzione dei voti ricevuti?" Allora i magistrati smettano di rompere le scatole sui criteri di utilizzo perché, altrimenti, la prossima volta Salvini di voti ne prende il doppio, così gli raddoppia anche il rimborso elettorale. E lui si frega le mani per la soddisfazione!

L'architrave della democrazia.
"Una forte opposizione, capace di vincere le prossime elezioni, è l'architrave della democrazia occidentale! Grazie Matteo Renzi!" questa è la mia risposta al suo tweet di ringraziamento per l'affetto e l'entusiasmo di ieri a Ravenna. Non voglio miracoli da Matteo Renzi, spero solo che si metta in condizione di vincere le prossime elezioni. O col PD oppure fondando un altro partito. Che si prenda tutto il tempo necessario!
180907 Daniele Leoni

giovedì 23 agosto 2018

UNITED COLORS E IL COLLASSO DEL PONTE.

Lo slogan dell'azionista di controllo di Autostrade SpA (1)
"Prima che un ponte crolli, quanti tiranti, in gergo i tristemente famosi «stralli», devono saltare? A che distanza devono essere l’uno dall’altro per evitare l’effetto a catena?" La domanda se la fa un articolo de La Stampa, cronaca di Torino, a proposito di uno studio sulla manutenzione dei ponti presentato dal Politecnico in luglio a Melbourne al Labmas, associazione di esperti mondiali di manutenzione e sicurezza dei ponti. Tutti i ponti strallati hanno un grande numero di cavi, disposti ad arpa, che ancorano l'impalcato ai piloni, con una portata almeno doppia o tripla rispetto al peso normalmente sostenuto. Allora è possibile anche la manutenzione, sostituendo i cavi usurati uno per uno, senza neppure interrompere il traffico sul ponte. Nessuno ha ancora scritto però (oppure è stato ben nascosto) che nel ponte Morandi di Genova di tiranti ce ne sono solo quattro per ogni pilone, due per ogni lato dell'impalcato. Ogni tirante è costituito da un fascio di cavi d'acciaio sigillati in una trave di calcestruzzo precompresso. "Mi spezzo ma non mi piego!" dicevano i fascisti ... Proprio così, nessun effetto catena perché di tiranti ce n'era solo uno per lato della carreggiata. Poteva esserci solo un cedimento secco. Così duecento metri di ponte sono andati giù. Il crollo del ponte la vigilia di ferragosto, a Genova, ci sta insegnando tante cose. Fu progettato dall'ing. Riccardo Morandi nei primi anni 60, inaugurato nel 1967. Venne soprannominato subito il Ponte di Brooklyn. Con la differenza che quello di New York, costruito nel lontano 1867, aveva ed ha i requisiti di sicurezza sei volte quelli richiesti mentre il ponte di Genova mancava di ridondanza negli accorgimenti. Aldilà del deterioramento dei materiali, sembra proprio evidente un clamoroso errore di progettazione.

Manutenzione del 1990 ad un pilone del viadotto di Genova (2)
Segni premonitori e voci inascoltate
Quando una crepa fa davvero paura? La risposta è in quello uno studio del Politecnico di Torino che «ha analizzato il collasso strutturale di un intero ponte, in tutte le sue fasi», spiega Gian Paolo Cimellaro, docente di Ingegneria sismica nel Dipartimento di Ingegneria Strutturale del Politecnico, che ha proposto una metodologia per analizzare il livello di sicurezza dei ponti identificando i punti deboli della struttura sui quali intervenire prima del collasso. Lo studio è stato presentato, dicevamo, a luglio durante la conferenza Labmas. Le simulazioni mostrano come evitare il crollo anche quando uno dei tiranti cede. È il principio della «ridondanza». Consiste nel mettere più cavi del necessario, così quelli di riserva, se anche c’è un crollo localizzato, impediscono il collasso dell’intera struttura. Altrimenti, se uno non regge più, parte l’effetto a catena. In ogni caso la progettazione deve tenere conto delle necessità di manutenzione quindi le componenti critiche, sottoposte ad usura, debbono poter essere facilmente sostituite. Se il ponte è crollato dopo soli cinquant'anni, nonostante abbia subito continui e difficoltosi interventi di manutenzione (i testimoni dicono che era un cantiere permanente), significa che non era stato progettato per essere manutenuto, quindi doveva essere demolito e rifatto con criteri diversi.
Il ponte Morandi costruito in Venezuela (3)
Adesso, col senno del poi, sono in tanti a sostenere questa tesi. Due anni fa cera solo la voce isolata del professore Antonio Brencich, docente di strutture in cemento armato alla Facoltà di ingegneria di Genova, che, già autore di un articolo sul tema nella rivista degli ingegneri, in una intervista a Primocanale elencava tutte le criticità dell’opera. “Questo ponte venne indicato come capolavoro dell’ingegneria. In realtà è un esempio del fallimento dell’ingegneria. All’epoca, infatti, l’idea di fare un ponte col cavalletto bilanciato sembrava innovativa e piacque molto. Ma quella tipologia di infrastruttura fallì. Negli anni il ponte subì una quantità di lavori enorme, indice che era stata rilevata una corrosione molto più veloce di quel che pensassero”, perciò era stato necessario “integrare l’impianto originale per impedire situazioni di pericolo”. Insomma “se dopo 30 anni si devono fare lavori di questo tipo, è un ponte sbagliato. Un ponte deve durare centinaia di anni e 60-70 anni senza manutenzione”. Non solo. “Un tempo, ero ragazzino – rivelava ancora l’esperto – il ponte non era dritto, aveva dei saliscendi, perché venne sbagliato il calcolo della deformazione viscosa, cioè di cosa succede al cemento armato nel tempo”. Insomma, concludeva Brencich, un ponte “in continua manutenzione che dovrà essere ricostruito”. Purtroppo non avrebbe mai immaginato che ci sarebbe stato da ricostruirlo dopo una simile tragedia.

Ponte strallato inaugurato a bari nel 2016 (4)
C'è un problema di cultura della classe dirigente.
Alcuni parlamentari della maggioranza di Governo sono convinti che l'alta velocità ferroviaria sia dannosa, che siano dannosi i vaccini, che la combustione del metano produca gas serra, che l'incenerimento dei rifiuti ad alte temperature e con i filtri efficienti sia comunque dannoso ecc. Questo è antiscientifico e molto grave. Però è anche gravissimo che le voci di allarme sul ponte Morandi di Genova siano rimaste inascoltate dai tutti i governi come tanti altri segnali degli studiosi e degli imprenditori delle nuove tecnologie su temi cruciali. Per esempio hanno dato credito alle tesi contro gli OGM nonostante la loro dimostrata efficacia per colture più resistenti ai parassiti. Non hanno invece combattutola brevettabilità degli OGM da parte delle multinazionali e le limitazioni alla diffusione delle sementi. Mi sembra incredibile che, avendo davanti agli occhi lo sviluppo della robotica, dell'Internet delle cose e dei sistemi esperti, l'opposizione si opponga in modo pregiudiziale al reddito di cittadinanza senza capire che è l'unico strumento possibile per mantenere in equilibrio l'economia e la società. Stiamo transitando velocemente verso un'epoca in cui si lavorerà più per passione che per bisogno, dove il tempo dedicato allo studio si dilaterà. Sarà quello un tempo di persone più libere. Un tempo in cui chi dovrà dare un giudizio severo, per esempio sulla necessità di demolire un ponte perché a rischio di crollo, non sarà più condizionato dalla necessità di compiacere un suo superiore. Ecco, mi sembra che la classe dirigente sia pervasa dalla necessità di compiacere qualcuno a scapito della libertà di giudizio, quando la libertà di giudizio dovrebbe essere il tratto distintivo della classe dirigente. Un'altra cosa che mi da fastidio sono i primi ministri e i membri dell'esecutivo che ostentano un'attività frenetica: frenesia difficilmente compatibile con la ponderazione. Queste brevi considerazioni, e tante altre che si potrebbero fare, danno l'idea del perché il crollo del Ponte a Genova sia solo la punta dell'iceberg di un andazzo generalizzato che accomuna la classe dirigente politica, ministeriale e delle società private che sono entrate nel giro. Questo andazzo (le vicende dei cinquant'anni del ponte di Genova lo dimostrano) è un vizio di tutti i Governi di tutti i colori politici. I 5 Stelle stanno dimostrando di seguire la tradizione.

Il ritorno alla gestione dello Stato sarebbe come spegnere l'incendio con la benzina.
"United colors of Bennetton"! Mi è sempre piaciuto lo slogan del gruppo tessile di Treviso oggi proprietario della Società Autostrade, concessionaria. E mi è piaciuta anche la loro reazione concreta al disastro: cinquecento milioni di risarcimento alle famiglie e costruzione di un nuovo ponte in otto mesi. Io li prenderei in parola. Ovviamente questo non deve ostacolare l'iter giudiziario per accertare le colpe e punirle. Raffaele Cantone ha dichiarato, in una lunga intervista su La Stampa, che "il sistema Paese è inadeguato: nessuno controlla e ci si affida la fato, salvo scatenarsi dopo una tragedia in una inammissibile fuga dalle responsabilità." Alla domanda sull'opportunità di rinazionalizzare ha risposto: " ... Faccio presente che un carrozzone in perdita è diventato, dopo la privatizzazione, una gallina dalle uova d'oro ...". Rinazionalizzare sarebbe catastrofico per i costi immediati e perché, ne sono sicuro, tutti i vizi della gestione pubblica ritornerebbero senza correggere gli errori attuali.

La campagna del Benetton Group per il ritorno a scuola
Imprese, intelligenza, algoritmi e coscienza.
Sempre più di frequente il valore delle imprese viene determinato dal mercato azionario. Mercato spesso condizionato da fattori indipendenti dal valore della produzione ma da fluttuazioni indipendenti determinate dai fondi d'investimento internazionali e dai trader online. I fondi e i trader si avvalgono di algoritmi in grado di speculare sulle micro fluttuazioni del mercato. La borsa sta perdendo così il suo ruolo di finanziamento e di capitalizzazione degli imprenditori migliori in termini di efficienza per la produzione di beni e servizi. E' uno strumento che premia o punisce sulla base di regole diverse da quelle originarie e fondanti del mercato azionario. Quando un gruppo come Benetton ha successo entra in un giro finanziario dove i suoi United Colors non determinano più il valore dell'impresa. E un fenomeno in cui gli algoritmi diventano più potenti della passione dell'imprenditore. Gli algoritmi sono molto intelligenti ed efficienti e possono garantire guadagni spropositati. Pero gli algoritmi non hanno coscienza, che è tipica solo dell'intelligenza umana (almeno fino ad oggi). E' così che l'imprenditore perde identità e passione e nella struttura aziendale. Fra i suoi dirigenti si aprono delle crepe che conducono a catastrofi. Sono fiducioso pero che la catastrofe di Genova stimolerà una riflessione nel gruppo e nella famiglia Benetton. Perché la coscienza umana pretende che Benetton passi alla storia non per il crollo del Viadotto sul Polcevera ma per l'arcobaleno di vestiti colorati che hanno decorato i corpi umani di tutte le etnie del mondo.
180823 Daniele Leoni

1) United Colors of Benetton, lo slogan della famiglia trevigiana azionista di controllo di Atlantia S.p.A. (ex Autostrade S.p.A.) che gestisce autostrade e autostrade a pedaggio. Atlantia SpA ha 15.000 dipendenti. Benetton Group è una delle aziende di moda più conosciute al mondo, presente nei più importanti mercati del mondo con una rete di circa 5.000 negozi; un gruppo responsabile che progetta per il futuro e vive nel presente, con uno sguardo attento all'ambiente, alla dignità umana e ad una società in trasformazione.

2) Un particolare del Viadotto sul Polcevera di Genova dove è evidenziato l'intervento di manutenzione sugli stralli di un pilone, eseguito nel 1990. Furono aggiunti 12 cavi esterni alla trave di cemento precompresso, per ognuno dei quattro fasci di cavi inaccessibili perché incapsulati nel calcestruzzo. Lo stesso intervento appaltato per l'ottobre di quest'anno, che avrebbe dovuto mettere in sicurezza i due piloni rimanenti.

3)Il ponte General Rafael Urdaneta è un ponte strallato ad uso stradale che attraversa il lago di Maracaibo tra Punta Iguana e San Francisco, nei pressi di Maracaibo in Venezuela. Lunghezza 8 678 m. Larghezza 235 m. Altezza 86,6 m. Carreggiate 2. Corsie 4. Progettista Riccardo Morandi. Costruzione 1958-1962. Pur avendo le stesse caratteristiche del Viadotto sul Polcevera di Genova, gli stralli sono fatti da cavi liberi, quindi è possibile l'agevole sostituzione dei cavi.

giovedì 26 luglio 2018

AUTOPILOTA FCA

Evoluzione  dell'Autopilota secondo Sergio Marchionne
Fu il ticchettio della macchina per scrivere che fece da contrappunto alla storia meravigliosa di Adriano Olivetti che, da Ivrea, negli anni Cinquanta, conquistò la leadership del mercato mondiale dell’office automation, portando la sua fabbrica ad impegnare 32mila persone. Fu primo, per efficienza produttiva e per qualità della vita dei suoi dipendenti, qualità che si trasferiva, come per magia, nella qualità del prodotto. Un margine primario enorme gli dava la possibilità di fare enormi investimenti. Partì con una piccola industria che, in poco più di dieci anni, diventò immensa. Adriano Olivetti fece il miracolo industriale con la macchina per scrivere meccanica Lettera 22 e con la calcolatrice meccanica Divisumma, pronto a fare il balzo verso l'elettronica, i grandi calcolatori e i personal computer. Il rombo dei motori, dalla Panda alla Jeep alla Ferrari, hanno fatto da contrappunto alla rinascita italo-americana di FIAT e CHRYSLER, sessant'anni dopo il miracolo di Ivrea. Sergio Marchionne ha fatto l'impossibile, trasformando due industrie vicine al fallimento in una società globale, robotizzando tutte le linee di produzione, azzerando il debito. Incrementando l'occupazione e raddoppiando la produzione. Come sessant'anni fa OLIVETTI, oggi FCA è pronta ad un balzo epocale, quello verso l'autotrasporto elettrico, la guida automatica e l'integrazione fra il trasporto privato e l'alta velocità del trasporto pubblico.

Il calcolatore a transistor Olivetti Elea 9003
Scenari nefasti da non ripetere.
Alla fabbrica di Ivrea il decisivo balzo epocale fu impedito a causa della morte di Adriano Olivetti. La decisione fatale, in Olivetti, fu quella di vendere l'intero settore elettronico all'americana General Electric vanificando la ledership mondiale sancita dal primo grande calcolatore a transistor OLIVETTI ELEA 9003. Il professor Valletta (presidente della Fiat e ispiratore del gruppo di intervento che, all’inizio del 1964, prese le redini dell’Olivetti) dichiarò: ”La società di Ivrea è strutturalmente solida e potrà superare senza grandi difficoltà il momento critico. Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l’essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare”. Qualche mese dopo ci fu la vendita perché Olivetti si concentrasse esclusivamente nel settore delle macchine per scrivere e delle calcolatrici meccaniche. ”La cessione della divisione elettronica Olivetti maturò in tragica e assurda coincidenza con l’avvio della rivoluzione microelettronica mondiale, per la precisa determinazione dei poteri forti della finanza e dell’industria nazionale ad uccidere l’iniziativa, nella totale indifferenza delle forze politiche." scriverà Pier Giorgio Perotto, membro del gruppo di progettisti di ELEA 9003 e autore della Perottina, il primo personal computer, L'Olivetti P101, adottato dalla NASA per lo sbarco sulla luna ne 1969. " Venni confinato con qualche collaboratore in un piccolo laboratorio di Milano, in territorio ormai della G.E., perché se agli americani ero inviso, il clima ad Ivrea, tempio della meccanica, non era molto migliore. Ma questa volta il gruppo di intervento, che aveva puntato tutto sul rilancio della meccanica, fu davvero sfortunato, perché una piccola grande idea germogliò inaspettatamente nel mio laboratorio: quella del computer personale (anticipando di ben dieci anni i P.C. introdotti in America!).
La consolle dell'Olivetti Elea 9003
Non voglio qui raccontare le drammatiche vicende che portarono a questo risultato. Ma l’imbarazzo e l’indifferenza con cui il nuovo management accolse la notizia dell’imprevista epifania emersa dalle stive dell’azienda ebbero almeno il merito di portare a una timida ma positiva decisione: quella di esporre la nuova macchina, come puro modello dimostrativo, in una saletta riservata della mostra newyorchese" prosegue Perotto. " Quello che non fece la strategia, lo fece il complesso di colpa legato alla cessione dell’elettronica e la voglia di far vedere che la Olivetti, in fondo, si, qualcosa di esplorativo con l’elettronica, pur non credendoci, faceva ancora. Quello che successe alla fiera fu però straordinario e sconvolgente: il pubblico americano capì perfettamente quello che il management dell’azienda non aveva capito, ossia il valore rivoluzionario della ”Programma 101”; trattò con assoluta indifferenza i prodotti meccanici esposti in pompa magna e si assiepò nella saletta per vedere quello che il nuovo prodotto era in grado di fare. La stampa, specializzata e non, segno con i suoi articoli entusiastici il successo di una presentazione e di un evento non voluto. In pratica, il nuovo computer fu letteralmente risucchiato dal mercato: si può dire che non fu venduto, fu solo comprato! ” Però non ci fu nulla da fare. "Vennero inferte anche delle ferite alla nostra identità. Si decise, in quegli anni, di mandare al macero la biblioteca Olivetti. Si voleva cancellare la memoria di Adriano Olivetti” dichiarò qualche annoi Franco Ferrarotti. " ... perchè vi è una categoria di imprenditori e di manager, quelli che preferiscono manovrare il denaro piuttosto che pensare alla miglior produzione possibile, che sono allergici alla creatività del fare. Così si aggiunsero ai dictat internazionali anche forti resistenze interne."

Sergio Marchionne
Sergio Marchionne si era convertito all'auto elettrica.
Il 1 Giugno l'ad di Fca si era recato a Balocco per presentare la relazione di apertura del Capital Market Day. In quell'occasione ha illustrato il piano industriale che, entro il 2022, dovrebbe sancire la rivoluzione tecnologica composta dall’elettrificazione dei motori e dall’autonomous driving. "L’elettrificazione costituisce il primo pilastro dell’edificio della nuova FCA. Sul versante industriale, l’obiettivo è quello di investire 45 miliardi di euro in tutto nei prossimi cinque anni: 9 miliardi sull’elettrificazione e 13,5 miliardi di euro nel rinnovo della gamma." In gennaio, al Salone di Detroit, aveva detto: " "Se qualcuno fa una supercar elettrica, la Ferrari sarà la prima: la faremo, è un atto dovuto. E sarà la più veloce sul mercato". E ancora: "Entro il 2025 “meno della metà” delle auto prodotte al mondo sarà totalmente a benzina o diesel, lasciando strada ai motori ibridi ed elettrici e le case automobilistiche hanno meno di un decennio per reinventarsi se non vogliono essere cancellate dai cambiamenti". Nelle dichiarazioni dopo la scomparsa di Marchionne non ho sentito la stessa convinzione nonostante la continuità dichiarata dal novo AD Mike Manley, la disponibilità del Governo (Luigi Di Maio) a fare investimenti pubblici per favorire l'automotive elettrico in un contesto d'integrazione fra trasporto pubblico e privato. Nonostante che la Giunta Comunale di Torino abbia approvato un protocollo d’intesa che vedrà Città e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti collaborare per fare di Torino un laboratorio dove testare l’auto autonoma, mettendo a disposizione servizi innovativi strade e infrastrutture cittadine. In un contesto dove l'auto a guida autonoma si integra perfettamente con l'auto elettrica, con il car sharing, progetti di riconversione dei sistemi di approvvigionamento, produzione, accumulazione, utilizzo del''energia con emissioni zero.

Una stazione di servizio per auto elettriche della Tesla
Una trasformazione nell'economia dell'autoptraspoto, e non solo.
Una cosa è certa: quella della transizione verso le auto elettriche sarà una rivoluzione planetaria paragonabile a quella dell'elettronica nel settore dell'automazione dell'ufficio. Una rivoluzione nelle tecniche produttive perché il motore elettrico è più efficiente, leggero, manutenibile, semplice e versatile del motore a scoppio. Una rivoluzione nel campo dell'energia perché le nuove batterie, che erediteremo dall'esplosione del numero degli smartphone, oltre ad alimentare le automobili serviranno da stabilizzatori delle reti elettriche e faciliteranno l'utilizzo delle fonti rinnovabili intermittenti come il solare fotovoltaico (i progetti di Tesla e Nokya ci dovrebbero illuminare). Una rivoluzione per la riduzione drastica dell'inquinamento e per l'efficienza energetica: il freno motore recupera l'energia e ricarica le batterie; le batterie delle automobili, collegate alla rete elettrica in garage, potranno essere utilizzate dalla rete elettrica come riserve, in casi di emergenza. Una rivoluzione nell'indotto della manutenzione perché la meccanica dell'auto elettrica è radicalmente diversa: scompariranno cilindri, pistoni, valvole, alberi di trasmissione, differenziali, cambi ecc. Ogni ruota avrà il suo motore e la spinta/frenata sarà sincronizzata elettronicamente. Una rivoluzione nell'utilizzo perché la guida autonoma con autopilota aprirà possibilità incredibili nel campo dell'utilizzo del mezzo, trasformando radicalmente tutte le attività che oggi prevedono un guidatore umano. Le automobili saranno prevalentemente condivise e non in proprietà. Circoleranno per rispondere alla chiamata degli utenti e sosteranno in parcheggi temporanei (sosta breve) oppure in grandi parcheggi organizzati come i magazzini a Amazon, secondo la logica del percorso più breve. Sarà più facile l'integrazione dell'automobile con il trasporto pubblico veloce (tunnel metropolitani o interurbani) dove corrono navette porta automobile. Le navette porta-automobili potranno anche correre, a velocità supersonica, in sistemi Hyperloop oppure, più semplicemente, in treni ad alta velocità. Una volta arrivate a destinazione potranno essere lasciate alla rete pubblica che provvederà a smistarle ad altri utenti.

Slitta porta automobile per tunnel metropolitano
Una nuova organizzazione del lavoro, forse la più radicale.
Non ci saranno più vigili urbani ma esperti nella gestione e nella programmazione dei flussi di traffico. L'intelligenza artificiale avrà un grande ruolo nella gestione. La getione avrà un must: ridurre gli incidenti stradali a numeri prossimi allo zero. Oggi più di un milione di persone perde la vita, ogni anno, per incidenti stradali. Senza contare lo stress nelle code, l'ansia di trovare un parcheggio, la perdita di tempo al volante. Tempo che si potrebbe dedicare al lavoro o al relax, magari con un bel libro o per fare conversazione. Non più autovelox, etilometri, multe, decurtazione di punti dalla patente.

L'industria petrolifera sarà contro ma, questa volta, non dobbiamo mollare.
Sergio Marchionne, alla fine, aveva capito tutto questo anche se, per anni, era stato un sostenitore convinto dei sistemi di autotrazione tradizionale. La fatalità l'ha escluso dalla gara. C'è d'augurarsi che la nuova FCA non voglia seguire le orme di Valletta che, nel 1964, convinse gli eredi di Adriano Olivetti ad disfarsi dei neonati calcolatori elettronici seguendo il destino delle calcolatrici meccaniche. I petrolieri faranno l'impossibile per impedire l'evoluzione ormai inevitabile. Trascineranno con loro alcune vittime. Speriamo che FCA resista.
180726 Daniele Leoni

mercoledì 11 luglio 2018

Il sole in bottiglia

Lo scorso 7 Aprile 2018, Roberto Cingolani , vulcanico Direttore Scientifico dell' Istituto Italiano di Tecnologia, ha fatto il primo intervento della giornata di studio Sum02, la Leopoda del Movimento 5 Stelle, in memoria di Gianroberto Casaleggio. Non ha parlato di politica ma di scienza e di futuro. E' stato un intervento molto bello, pieno di idee suggestive e di ottimismo. Un intervento che ha influenzato tutta la giornata. Una giornata notevole e stimolante come la Leopolda di Matteo Renzi. E' disponibile il video integrale su Youtube, sia del singolo intervento che dell'intera giornata.

Roberto Cingolani Drettore Scientifico IIT
Un secondo tipo di scienza.
Ad un certo punto Cingolani ha detto: " Fra cento, duecento anni andremo via dalla Terra. Quindi, oltre alla scienza per rimanere sul nostro pianeta in salute, ce ne sarà un'altra che ci consentirà di andare via. E' questo secondo tipo di scienza che bisogna assolutamente supportare perché è inerente al nomadismo della specie umana." Poi ha abbandonato l'argomento per lanciarsi sulle affascinanti dissertazioni relative al genoma umano, le nuove frontiere della medicina, l'intelligenza artificiale e la robotica. Dissertazioni tutte centrate sulla prima faccia della medaglia, cioè la scienza che ci consentirà di rimanere nel nostro pianeta, in salute, nonostante l'esplosione demografica. Rimanere per gli anni sufficienti a che la tecnologia ci apra la strada verso la colonizzazione dello spazio cosmico. Nessuno degli interventi successivi ha ripreso il tema dell'esodo. Non un commento della stampa nei giorni seguenti. E' come se l'umanità, dopo aver inventato miti per millenni, azzardato ipotesi fantasiose perché voleva regalarsi un sogno, ora che finalmente ha la possibilità di uscire dalla culla, ch'è in grado di muovere i primi passi oltre l'atmosfera del pianeta dov'è nata, sia ora vittima di un eccesso di prudenza. La comunità scientifica si comporta come se dovesse violare un tabù!

Smart City . Rappresentazione artistica
la crescita felice.
Ho rivisto il video "Gaia - The future of politics" che, dopo nove anni dalla pubblicazione, non sembra proprio farina del sacco di Gianroberto Casaleggio. E' un messaggio angosciante, compreso il sottofondo musicale. Siccome venne presentato come video sperimentale e provocatorio, penso proprio che quell'esperimento non sia riuscito. Meglio Sum02, con il suo messaggio positivo e fiducioso sul futuro. Gli interventi sono tutti tesi verso un buon futuro, fatto di ricerca e di sintesi. Così il capitolo dell'energia insiste sulla rete dove i produttori di elettricità saranno anche gli stessi consumatori, dove ogni casa sarà una piccola centrale fotovoltaica, con i pannelli sul tetto e le nuove batterie per l'accumulo (della Tesla?) nel garage, che sopperiranno quando il sole non c'è. Non solo: pannelli e batterie saranno collegati anche in rete per mettere a disposizione il surplus, sia di generazione che di capacità di accumulo. Batterie pronte a fornire l'alto amperaggio per ricaricare in pochi minuti l'automobile elettrica del parco condiviso "Car Sharing". E guarda caso, quando la batteria dell'automobile è attaccata alla presa di ricarica, anche quella batteria può far parte della rete elettrica condivisa da cui la rete può prelevare in caso di criticità. Qualcuno potrebbe dire che l'architettura necessaria è troppo complessa! Troppo complessa? Basta progettare le giuste centraline perché tengano i componenti della rete in equilibrio, gestiscano le priorità e li tengano a disopra di una soglia minima di efficienza. In questo modo sarebbero ridotti drasticamente gli sprechi. Non dovremo ricorrere alla decrescita ma potremo, secondo natura, continuare a crescere.

L'assurdo del problema idrico.
Il nostro pianeta è coperto d'acqua per il 71%. Qualcuno potrebbe dire che l'acqua del mare è salata e noi abbiamo bisogno d'acqua dolce. Oggi, con una membrana porosa dotata di particelle nanofotoniche in fondo a un contenitore trasparente (70x25 cm.), è possibile dissalare sei litri d'acqua ogni ora, quando c'è il sole. Con i nuovi materiali il problema idrico è completamente risolto, basta volerlo. Era possibile anche prima: Israele, che ha trasformato in giardino il suo pezzo di deserto, è li, davanti ai nostri occhi, a dimostrarlo. Oggi è molto più facile. La stessa cosa si potrebbe dire per la depurazione delle acque inquinate. La plastica biodegradabile è facile da produrre perché possa rimpiazzare tutta la plastica nociva. Il metodo per ripulire la poltiglia di plastica che deturpa gli oceani esiste usando milioni di contenitori robotizzati e un po' d'organizzazione. L'importante destinare all'inceneritore tutto ciò che non è biodegradabile. All'inceneritore o ad un riciclo che non faccia finire di nuovo in mare la plastica. Le discariche vanno abolite. Gli inerti vanno tutti separati e riutilizzati. E gli inceneritori vanno dotati di filtri e altri sistemi di abbattimento che riducano a zero l'impatto ambientale. Le tecnologie oggi ci sono! E la CO2? Se si ripuliscono gli oceani dando respiro al fitoplancton, se si ripristinano gli alberi in una logica di biodiversità agricola, di equilibrio idro-geologico e in funzione del verde urbano, c'è la fotosintesi clorofilliana, che funziona sulla Terra fin dalle prime forme di vita (è più antica di quanto si pensava). Ovviamente i combustibili fossili vanno dismessi. Rimane da vedere se è meglio utilizzare ancora il metano perché è il risultato di un'attività geologica (non fossile). Se non si brucia, fuoriesce incombusto in atmosfera con un effetto serra venti volte quello della CO2. Il metano che gorgoglia nei fondali marini si deposita sul fondo come clatrato idrato.

L'illuminismo di Steven Pinker secondo il Wall Street Journal
Eppur bisogna andare.
Tutte le vecchie dottrine politiche sono crollate. Giustamente crollate perché diventate sterili. Ciò che rimane è la prevalenza del buon senso, e non è poco. L'unico problema che la tecnologia non può risolvere è l'aumento della popolazione. Il buon Gianroberto fece una buttata, nel video Gaia, che fece parecchio incazzare: "... nel 2020, con la terza guerra mondiale, la popolazione crollerà a un miliardo di abitanti!" Meglio Sum02, che ha un altro modo di far tornare i conti, cioè dando per acquisito l'incremento della popolazione. Lo potremo rallentare un po' questo incremento. Ma, alla fine, dovremo seguire il più nobile degli istinti dell'Homo Sapiens, quello che lo ha portato dagli alberi alla savana, dall'Africa al resto del pianeta. Caro Roberto Cingolani, dobbiamo avere coraggio! I nostri amici del PD sono riusciti a litigare perché L'ENEA ha assegnato al centro di Frascati la parte italiana delle attività per lo sviluppo di ITER, il progetto mondiale per la fusione nucleare. Secondo Fabiano Amati, avvocato, brindisino, già assessore regionale ai Lavori pubblici e attuale presidente della Commissione regionale bilancio Puglia, si doveva fare a Brindisi. Interessante questa polemica, a rovescio. Una novità per l'Italia che ha assassinato la propria industria nucleare, nella quale eravamo i primi nel mondo. Interessante perché è l'ennesima dimostrazione che la fiaccola dell'illuminismo nostrano, quello di Steven Pinker, non è ancora spenta. Abbiamo fatto un gran esercizio di utilizzo razionale del sole per la nostra rete elettrica terrena. Ma non si siamo dimenticati che, per conquistare la fascia degli asteroidi dove estrarre le materie prime per la futura società interplanetaria, ci vuole il sole in bottiglia. Un sole in bottiglia da portarsi dietro sempre e comunque oltre l'orbita di Giove. Nella mia maniacale ricerca dei riscontri navigando in Internet, per capire meglio e scansare le fake news, mi sono imbattuto in una piccola industria canadese. E' la General Fusion, vicino a Vancouver. Il reattore di General Fusion funziona grosso modo come un motore diesel. In un veicolo diesel, l'aria viene compressa nella camera da un pistone. Il carburante viene quindi iniettato nella camera e, quando incontra l'aria altamente pressurizzata, si accende. Quando il carburante brucia e si espande, spinge indietro il pistone. Il reattore dei canadesi funziona in modo simile. L'idrogeno gassoso viene riscaldato a temperature molto elevate e viene iniettato in una camera. Il metallo liquido circonda il plasma ed è compresso da centinaia di pistoni. Quella compressione spinge il plasma in condizioni di fusione, riscaldando il metallo liquido attorno ad esso. Il calore viene quindi utilizzato per produrre elettricità. Sono cinquanta persone e sono molto avanti. Come spesso à successo nella storia della scienza potrebbero sorprenderci. Mi ricordo, negli anni 80, il mio BBS (Bulletin Board System) che consentiva il collegamento e la condivisione dati con altri BBS via modem, facendo un numero telefonico seguito da una stringa AT. Tutti gli altri usavano il fax. Secondo me il fax era una strumento stupido. La trasmissione dati via BBS era molto più intelligente. Però col fax la comunicazione era istantanea e planetaria e, dopo un paio d'anni, il fax ce l'avevano tutti, anch'io. Internet sarebbe nata dieci anni dopo e i BBS lo usavano solo gli smanettoni. I canadesi della General Fusion stanno facendo il fax della fusione nucleare. Si accettano scommesse.
180611 Daniele Leoni

sabato 16 giugno 2018

GIGA CITY

Sergio Mattarella e Giuseppe Conte
Il Presidente Giuseppe Conte ha un bel modo di fare e potrebbe sorprendere per capacità e qualità inaspettate. Mettere d'accordo la Lega con il multicolore universo dei 5 Stelle è impresa ardua ma non disperata. Gli avvenimenti di queste ore sono l'occasione per una prima riflessione.

Il giullare è diventato filosofo, politico, sapiente. Il guaio è che si chiama Beppe Grillo. Se avesse avuto un altro nome io mi sarei subito fatto catturare dalle idee, dalle visioni che, da qualche mese, possiamo legger nel suo blog. Io, Beppe Grillo, l'avevo rifiutato. Poteva dire o scrivere qualsiasi cosa ma per me era una buffonata. Debbo dire che non è tutta colpa mia. Gli slogan No Tav, No Vax, No Inceneritori, No Trivelle fanno parte della sua storia. Anche del presente per molti dei suoi. Lui, qualche anno fa, odiava i calcolatori in modo viscerale tanto da farli a pezzi durante gli spettacoli. Per non parlare degli insulti a Bettino Craxi, che era ed è il mio punto di riferimento di socialista liberale. Poi, qualche tempo fa, mentre cercavo le ultime notizie su Yuval Noah Harari, ho trovato un suo articolo sul blog di Beppe Grillo. L'ho letto e ho subito notato che era stato tradotto in un italiano stupendo. Poi, incuriosito, mi sono guardato attorno, e ho trovato un repertorio eccezionale. Un sacco di idee che assomigliano alle mie: riflessioni sulle città del futuro, un buon rapporto con l'intelligenza artificiale, la robotica vista come una prospettiva di liberazione dell'uomo dalla schiavitù, una riflessione sui detriti spaziali e sulla necessità di ripulirli. Soprattutto la consapevolezza che il compromesso fra diversi arricchisce, quando i diversi sono in buona fede. Se i diversi hanno tante idee giuste e alcune idee sbagliate, è possibile che le idee sbagliate si elidano a vicenda. Un esempio di idee sbagliate? Usare la plastica non biodegradabile, riciclata, in edilizia, per i manti stradali, per la pacciamatura degli orti. Prima o poi finisce in mare. Forse è meglio l'inceneritore!

Il dilemma dei migranti e del traffico di esseri umani. Una cosa è certa: i trafficanti di uomini fanno opera di persuasione fra le loro vittime le cui famiglie raccolgono i soldi per la traversata secondo una logica equivoca e truffaldina. Il profugo raggiunge il Paese di destinazione e si organizza subito per raccogliere i soldi da restituire con qualsiasi mezzo. Per aver salva la vita il profugo spesso contrae un debito anche con gli stessi trafficanti che vengono pagati due volte. I trafficanti tengono in ostaggio figlie e sorelle per garantirsi il pagamento. Le attività a cui le vittime sono destinate per recuperare il denaro vanno dall'accattonaggio, alla prostituzione, allo spaccio di droga, alla schiavitù in imprese colluse. Alcuni fortunati colgono l'occasione di un lavoro regolare ma spesso non è sufficientemente redditizio per pagare il debito. C'è il sospetto che ogni nuovo profugo che arriva sia costretto, suo malgrado, ad alimentare questo giro. Allora conviene tenere i profughi in centri d'identificazione per essere avviati ad un lavoro regolare in un Paese dell'Unione Europea disponibile ad accoglierli. Ma sia chiaro: l'obiettivo primario non si deve limitare all'assistenza umanitaria ma questa deve essere parallela allo sradicamento delle mafie che sfruttano i disperati. Che i profughi vengano smistati trasferendoli in navi militari, come sta capitando nel caso dei 629 della Aquarius con destinazione Spagna, può essere funzionale a una prima selezione e dissuasione degli infiltrati. E' un metodo che potrebbe diventare prassi europea. Mi auguro che ci possano essere sviluppi positivi condivisi.

Una rappresentazione artistica di Hyperloop
Trasporti e mobilità. Da che mondo è mondo i flussi migratori sono consistenti. Un tempo erano l'unica occasione per fare nuove esperienze e per cogliere nuove opportunità. Erano occasione per l'arricchimento di chi si muoveva e della comunità che ospitava. Un arricchimento reciproco. Oggi, con l'avvento del telelavoro e del tele-apprendimento, non è più necessariamente così. In teoria si possono seguire corsi universitari , fare riunioni e lavorare senza spostarsi fisicamente. Però, per essere stimolati e ricevere gli stimoli che scatenano la creatività, la fiducia e la condivisione ci vuole il rapporto fisico. Se ti devi fidare di qualcuno o condividerne l'entusiasmo devi sentirne le vibrazioni. Ed è difficile trasmetterle con Skype. Siccome i rapporti istantanei con Internet sono planetari, anche gli spostamenti debbono essere facili e velocissimi. Così, in California, si sperimenta Hyperloop, si immaginano decine di livelli sotterranei di tunnel dove le navette con le auto private e i minibus viaggiano a duecento all'ora; salgono e scendono dalla superficie con appositi ascensori. La città di Chicago ha commissionato i primi tunnel per le navette alla Boring Company di Elon Musk. Noi invece litighiamo ancora sull'alta velocità ferroviaria e sui tunnel autostradali. Saprà il Governo Conte fare il salto di qualità?

Un rendering del progetto della Boring Company per Chicago
Ferro, gomma, infine si ritornerà alla slitta. Due pertiche unite per sostenere un carico, trainate da un bue o da un cavallo a mo' di slitta, furono il primo mezzo di trasporto. Le ruote furono inventate settemila anni fa dai Sumeri. Ricavate da tronchi d'albero, le prime ruote erano di legno massiccio. In epoche successive comparvero i cerchioni di metallo, i mozzi di metallo accoppiati con perni, sempre di metallo, e i raggi di legno per le carrozze leggere. Poi nacque la ferrovia e arrivarono le ruote di ferro su binari di ferro . Le strade furono coperte d'asfalto per ruote più efficienti coperte di gomma. Nei progetti californiani di tunnel sotterranei e di Hyperloop non ci sono più le ruote ma torna la slitta, sospesa su guide da un campo magnetico. Nessun attrito, nessuna vibrazione, altissima velocità e silenzio perfetto. Lo scenario della superficie del pianeta, a fine secolo, dovrebbe essere un grande giardino, grandi aree metropolitane intercalate con aree coltivate e parchi naturali. Le strade tradizionali dovrebbero essere essenzialmente extraurbane e destinate a percorrenze medie con mezzi di trasporto elettrici a guida autonoma. Le aree metropolitane non dovranno più sopportare il traffico caotico e il parcheggio selvaggio. Saranno prevalentemente pedonali. Ci saranno le auto, obbligatoriamente elettriche, prevalentemente pubbliche e dotate di autopilota, predisposte per immettersi nel flusso di circolazione fatto di navette, tunnel sotterranei e superficiali destinati alle lunghe percorrenze e all'alta velocità.

La rappresentazione artistica di una futura città orbitale.
.Volare. Nel 1903 i fratelli Wright alzarono in volo il primo aeroplano. Solo 66 anni dopo, tre astronauti raggiunsero la Luna. Per cinquant'anni, a partire dal 1973, quando terminò la breve serie di voli lunari, nei trasporti aerei tutto sembrò fermarsi. Perfino l'aereo supersonico Concorde venne ritirato dal servizio quindici anni fa. Però, a partire dal 1973, cominciò a prendere forma l'informatica distribuita, con i piccoli calcolatori che sono andati via via dilagando per entrare, prima nelle case, poi nelle tasche degli uomini e delle donne di tutto il mondo. I comandi analogici dei mezzi aerei sono stati sostituiti da servo meccanismi comandati da centraline a logica programmabile, integrate fra di loro e con sistemi di supervisione locali o remoti. L'atterraggio verticale del primo stadio del Falcon di SpaceX non sarebbe stato possibile con la tecnica del Saturno 5 delle missioni Apollo. I calcolatori degli anni 60 erano enormi e spaventosamente lenti. Non esisteva telemetria e nessuno dei ritrovati che oggi consentono il volo aereo in assoluta sicurezza. E nemmeno i materiali compositi oggi utilizzati per fabbricare i motori a reazione. Tutto lascia presagire che il grande balzo per trasferire fuori dell'atmosfera, in orbita bassa, alcune attività industriali, sia imminente. Si perché ora ci sono le tecnologie, la robotica industriale, il telecontrollo e l'intelligenza artificiale. Il loro primo compito potrebbe essere quello di ripulire l'orbita bassa dai rottami dei vecchi satelliti, vettori, componenti a perdere. Tutti questi rottami potrebbero essere concentrati in un'orbita circoscritta e successivamente "divorati" da una stazione di separazione e riciclaggio per essere trasformati in polveri per un utilizzo futuro, sempre in orbita. Però, parliamoci chiaro, non solo non abbiamo ancora incominciato a ripulire i rottami esistenti, ma continuiamo a lasciare altri rottami ogni nuovo lancio. L'agenzia Spaziale Italiana dovrebbe farsi parte diligente per questa ecologia orbitale. Fino a quando non potremo riciclare i rottami, facciamoli almeno incenerire con una traiettoria di impatto con l'atmosfera.

Un orto irdoponico, una tecnica di coltivazione sempre più frequente.
Lavorare sulla Terra in funzione dello spazio. Si manifestano tendenze che ci porteranno verso la colonizzazione del Sistema Solare (rottami permettendo). Un esempio è l'agricoltura idroponica che sta diventando un settore produttivo fiorente perché è pulita, facilmente isolabile all'ambiente esterno (cioè da intemperie e parassiti), facilmente adattabile alla coltivazione e alla raccolta completamente robotizzata. Quando penso a questa tecnica mi vengono in mente gli schiavi umani immigrati usati per un'agricoltura tradizionale a basso costo che alcuni imprenditori agricoli vorrebbero contrapporre alla robotizzazione: schiavitù contro robotizzazione! ... Sono sicuro che le nuove tecniche di coltivazione avranno partita vinta, non solo perché costano pochissimo ma anche perché sono modulabili, cioè replicabili in varie dimensioni, fino al kit da mettere nel terrazzo dell'appartamento. Potrebbe succedere, nel caso dell'orticoltura idroponica distribuita, la stessa cosa che è successa per il software dei telefonini: migliaia di app create da giovani creativi, in continua evoluzione, distribuite in via telematica. Il modulo di coltivazione potrebbe essere parametrizzato per la personalizzazione del ciclo, delle temperature, dalla luce, della ricetta dei nutrienti sciolti in acqua e, naturalmente, delle sementi utilizzate, anche OGM (ma non coperte da brevetto delle multinazionali). Così ognuno si potrebbe cimentare per il proprio particolare tipo di pomodoro, melanzana, zucchina, peperone. Potrebbe proporlo in rete corredato dalla ricetta idroponica di produzione.
Un esempio di orti e giardini metropolitani.
La stessa cosa potrebbe succedere nel campo della la carne sintetica, con tessuti animali coltivati in vitro, dotati delle caratteristiche nutrizionali ed organolettiche derivate dalla partecipazione-competizione diffusa per ottenere il risultato migliore. Per la gioia dei buongustai e degli animalisti. Con buona pace degli allevatori di animali vivi, spesso gonfiati di estrogeni, destinati ad un'esistenza grama per poi finire al macello. Un altro esempio è quello della metallurgia dove la parte più avanzata è la produzione di polveri destinate alla stampa 3D di parti speciali. La tecnica consente di realizzare componenti leggere e molto resistenti alle sollecitazioni e alla temperatura, impossibili da ottenere con la metallurgia tradizionale. Sono strutture il cui interno è a nido d'ape. Dove lo strato superficiale ha una composizione e un trattamento tale da resistere ad altissime temperature, come nel caso degli ugelli dei motori a getto. La progressiva dimestichezza dell'industria aerospaziale con le tecniche di stampa 3D ha provocato anche l'abitudine a fabbricare, in loco, parti di ricambio da sostituire a quelle rotte o usurate, utilizzando una stampante 3d col file del modello originale. Immagino che, in futuro, possano essere parecchi i casi, nel mercato consumer, dove sia conveniente avere un archivio di modelli destinati a macchine utensili per la loro riproduzione espresso, al posto di un magazzino ricambi. Nel mondo dell'editoria è ormai possibile ottenere un libro di carta, stampato espresso dal venditore-editore attrezzato. Ciò significa che, fra pochi anni, non ci saranno più libri esauriti e tutto lo scibile umano sarà disponibile per la consultazione online e per la distribuzione.

Uno sguardo su http://www.beppegrillo.it/
Città del futuro. Nel Blog di Beppe Grillo c'è un bel articolo che ipotizza lo sviluppo, in mare, di città galleggianti. Se la popolazione mondiale continua a crescere, l'idea non è così stravagante. Però bisogna andare oltre, verso le città orbitali. Io, fin da ragazzo, ho sempre pensato allo spazio (1). I pentastellati, dopo la riconversione del blog di Beppe Grillo, hanno fondato il Blog delle Stelle, un nome un po' più intrigante di quello dell'insegna degli hotel extralusso (2). Così mi sono iscritto. Poi, siccome mi incuriosisce molto la piattaforma Russeau, mi sono iscritto anche a quella. Hanno voluto la copia dei miei documenti d'identità e un impegno a condividere i principi ispiratori che, sostanzialmente, sono quelli che propose Adriano Olivetti settant'anni fa. Non ho avuto difficoltà. Poi ho pensato: " ... tanto mi cacciano via subito!" Staremo a vedere. Con Russeau c'è la possibilità di lanciare nuove idee. Mi è venuto in mente di rielaborare l'idea del Ponte di Messina con un Hyperloop fra Milano e Palermo. Proporre la riconversione dell'Ilva di Taranto per finalizzarla alle polveri per la stampa 3D. A Taranto, connesso al Hyperloop, si potrebbe fare anche uno spazioporto da destinare al balzo orbitale fra l'Italia e Chicago, così da facilitare la collaborazione per i tunnel della futura metropoli. Faremo anche noi un'unica grande metropoli che unirà Messina, Reggio e Taranto. Faremo il satellite tecnologico creativo della Silicon Valley, che potrebbe ospitare, fra l'altro, la Gigafactory italiana delle Battery Pack. Quanti punti di PIL vale questa idea? Ne potrebbe parlare, Giuseppe Conte, con Donad Trump nel prossimo incontro alla Casa Bianca, coinvolgendo anche Elon Musk?
180616 Daniele Leoni

1) IL PARTITO DEGLI ASTRONAUTI - http://danleoni.blogspot.com/search?q=partito+astronauti
2) OFFICINE ORBITALI - http://danleoni.blogspot.com/2017/05/il-rinascimeto-di-chi-sa-andare-oltre.html