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lunedì 25 aprile 2011

Il partito degli astronauti.

Penso al 1969, quello del movimento ma soprattutto quello della luna. Se ci fosse stato il partito degli astronauti, di coloro che puntavano allo spazio cosmico per risolvere i nostri problemi terreni, io mi sarei iscritto a quel partito. L'avrei fatto per tanti motivi razionali, tutt'altro che fantasiosi. Per la sfida tecnologica portata all'estremo con ricadute eccezionali in ogni comparto dell'industria e quindi dell'economia. Per il carattere di gara, e non di conflitto fra le nazioni, della conquista del cosmo. Infine per l'intrinseca necessità di unire gli sforzi fra le nazioni qualora l'impresa fosse proprio grandiosa come la colonizzazione di un nuovo mondo. Mi sarei scritto al partito degli astronauti per due ragioni di fondo. Che dallo spazio la terra si vede come un piccolo e fragile pianeta dove le guerre fra i popoli manifestano, a colpo d'occhio, tutta la loro stupidità. Che l'homo sapiens, dicono gli antropologi, non appena alzò il capo, si mise a guardar le stelle.
Sarà che ci sentiamo rinchiusi nel guscio del pianeta. Intrappolati su una terra che trema e ribolle per l'agitarsi delle placche tettoniche, dell'asse di rotazione ballerino, dei poli magnetici fluttuanti, dell'atmosfera minacciata dai buchi nell'ozono. Poi ci sono le tempeste solari, le comete e i meteoriti che potrebbero impattare con catastrofi in grado di lasciare in vita solo gli insetti. La storia geologica ci racconta quanto spesso sia già capitato e ci da l'assoluta certezza che, prima o poi, capiterà di nuovo. Solo con la conquista dello spazio cosmico l'esperienza della vita intelligente, rappresentata dall'uomo, si potrà salvare dall'estinzione. Qualcuno è spaventato dall'energia nucleare? Qualcuno vuole, egoisticamente, evitare i rischi della scienza e dell'avventura umana? Vuole spingere all'estremo il controllo delle nascite per un guscio ecologico, piccolo e bello? Li finirà per prevalere la stanchezza e la vecchiaia. E infine la morte per consunzione o per un cataclisma.
Provo a spiegarmi meglio. Il dato inconfutabile è che la storia geologica ha conosciuto una serie di eventi catastrofici, che senz'altro si ripeteranno in futuro, ai quali l'umanità non potrebbe sopravvivere. A meno che non si proceda nella strada di una tecnologia "pesante", energivora, in grado di, evitare o fronteggiare immani cataclismi. Oppure di sfuggire al destino della terra e della  sua biosfera colonizzando lo spazio con stazioni grandi come metropoli. Stazioni in grado di ricavare risorse dai meteoriti e da altri oggetti cosmici ricchi di acqua e di minerali.  L'energia necessaria sarebbe quella dell'evoluzione della tecnica nucleare, fino alla fusione e oltre. Questa è la prima ipotesi, aperta al "diritto alla vita" tanto caro al popolo dei cristiani.
La seconda strada è quella della preponderanza della tecnologia "leggera", fondata non sul fare ma sul comunicare, alimentata dalle risorse rinnovabili e basata sul risparmio. Ovviamente in questo caso occorrerà fare i conti con i limiti del pianeta e quindi imboccare decisamente la strada del controllo delle nascite, con l'obiettivo della riduzione della popolazione.
Certo, le tecnologie leggere sono fondamentali e comunicare è un tratto essenziale della nostra civiltà. Esse sono una condizione necessaria, ma non sufficiente! Un'umanità che percorresse esclusivamente questa seconda strada, non potrebbe sfuggire a un cataclisma planetario di tipo geologico o all'impatto di un corpo estraneo col pianeta. Ma supponendo che l'evento catastrofico tardasse centomila o un milione di anni, e quindi ci potrebbe essere tanto tempo per riflettere su soluzioni oggi impensabili, l'umanità dovrebbe affrontare la sfida dell'invecchiamento della popolazione. Non oso pensare agli scenari di un mondo di vecchi, con la vita che si allunga sempre di più, dove un bambino è visto come una iattura. Sarebbe la morte per consunzione perché l'uomo smetterebbe di desiderare, di giocare, di inventare, di amare.
Ho iniziato ad arrovellarmi su questo tema per la grande considerazione che ho per il pensiero cristiano, da ateo quale sono. Mi sono andato via via convincendo che la difesa ad oltranza della vita, anche quando potrebbe apparire insensata, nasconde una forza ancestrale che si oppone a coloro che si vogliono chiudere nel guscio. E raccoglie seguaci soprattutto in occidente. Daniele Leoni
Foto: 1) Il tramonto della Terra.  2) L'uomo creatore secondo L'Economist.

sabato 20 luglio 2019

Ritorno alla Luna e alla Rimini dei miei 16 anni.

Il lanciatore Saturno 5 sulla rampa di lancio
Non avrei mai creduto che, per mezzo secolo, l'equipaggio dei nostri voli spaziali sarebbe rimasto inchiodato all'orbita bassa, all'orbita della Stazione Spaziale ISS, che gli astronauti avrebbero continuato a fluttuare in assenza di peso, con danni enormi alla fisiologia del corpo legata indissolubilmente alla forza di gravità.
Matto se, il 20 luglio 1969, qualcuno mi avesse detto che, in questo strano 2019, non sarebbe più stato più con noi il mio inseparabile Tiziano contento di fantasticare con me della luna, degli UFO e sull'amore per una donna destinato durare per sempre. Questo sabato mattina, 20 luglio 2019, è inevitabile il tuffo indietro di cinquant'anni in quella domenica della frenetica estate riminese, quando Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins raggiunsero la luna in mondovisione. Rileggo quello che scrissi nel mio blog qualche anno fa e mi commuovo un po'.



Luna 1969: globalizzazione e forse anche di più.
Daniele Leoni, 11 Gennaio 2011.
Buzz Aldrin, sulla luna vicino al LEM, nel 1969
"Il primo evento della globalizzazione, fu lo sbarco sulla luna del 20 luglio 1969" L'hanno detto a Radio 3, ieri mattina. Non sono riuscito a capire chi fosse perché ero in altre faccende affaccendato e orecchiavo la trasmissione in sottofondo. Ma è stato un lampo di luce e la mia mente ragazzina ha fatto un tuffo indietro di quarant'anni. Avevo sedici anni, era domenica sera. Mio padre era più curioso di me. Quella sera non c'era bar, non c'era partita. Lo ricordo perfettamente, vicino a me, incollato alla televisione comprata da poco, con la mamma che sfaccendava e diceva che sarebbe stata ora di andare a letto. Ma ridacchiava e, sotto sotto, tendeva l’orecchio e guardava il piccolo schermo con la coda dell’occhio. Il grande Tito Stagno a conduceva la diretta Rai in coppia con l'indimenticabile Ruggero Orlando, via satellite dagli Stati Uniti. La mattina dopo dovevamo andare a lavorare. Anch'io dovevo perché d'estate, finita la scuola, ero commesso all'Omnia Grandi Magazzini di Rimini, che lavorava a pieno regime per la stagione balneare. Andammo a letto che era già giorno. A dir la verità non mi addormentai perché il mio cuore volava assieme ai tecnici della NASA. Mi figuravo di essere uno di loro. - E forse chissà - pensavo - fra qualche anno sarà possibile anche per me fare un viaggio fino alla luna ...-

Rimini 1969. Io, Daniele Leoni, al centro
Anche a Rimini era iniziato il 68 studentesco. Fu un periodo di grande contestazione. Io ero di sinistra, però non ero comunista. Ondeggiavo fra l'anarchia e la socialdemocrazia. Odiavo la violenza e l'illegalità. Mi ricordo una litigata furibonda con i compagni del circolo anarchico Camillo Bernieri perché avevano rubato le lampadine dell'albero di Natale del Comune. Dovevano fare le luci psichedeliche per una festa. Io sostenevo che il Natale, albero del Comune compreso, faceva parte del sentimento popolare e del patrimonio collettivo che ogni buon anarchico doveva rispettare. Fui spernacchiato. Fui accusato di essere uno sporco borghese, infantile e controrivoluzionario. A dire la verità tutti quegli arruffa popolo con i loro discorsi pieni di "cioè" mi sembravano marziani. Ma ogni tanto avevo il dubbio che, forse, il marziano ero io. E fui così che mi avvicinai ai giovani del PSI, alla ricerca disperata di uno spazio coraggioso, fors'anche rivoluzionario, ma lontano anni luce dalla stupidità. Non fu una gran avventura quella dei socialisti. Mi ci attaccai come se fossero stati la sola possibilità. I comunisti, pur avendo un nobile ideale, avevano una storia macchiata di sangue ed erano caratterialmente violenti e stupidi. I democristiani erano dei preti, "falsi come sepolcri imbiancati": l'aveva detto anche Gesù Cristo. I fascisti erano il male assoluto e l'estrema sinistra era peggiore dei fascisti.
Manifesto Evento Luna
Se ci fosse stato il partito degli astronauti, di coloro che puntavano allo spazio cosmico per risolvere i nostri problemi terreni, io mi sarei decisamente iscritto a quel partito. L'avrei fatto per tanti motivi, tutti razionali e tutt'altro che fantasiosi. Innanzi tutto per la sfida tecnologica portata all'estremo con ricadute eccezionali in ogni comparto dell'industria e quindi dell'economia. Poi per il carattere di gara, e non di conflitto fra le nazioni, che ha la conquista del cosmo. Infine per l'intrinseca necessità di unire gli sforzi fra le nazioni qualora l'impresa fosse proprio grandiosa come la colonizzazione di un nuovo modo. Mi sarei scritto al partito degli astronauti per due ragioni di fondo. Che dallo spazio la terra si vede come un piccolo e fragile pianeta dove le guerre fra i popoli manifestano, a colpo d'occhio, tutta la loro stupidità. Che l'homo sapiens, dicono gli antropologi, non appena alzò il capo, si mise a guardar le stelle. L'uomo guardava la natura con un'attenzione diversa da quella del predatore o della preda minacciata. La sua attenzione oltrepassava, pur essendo egli parte dell'ecosistema, i limiti della catena alimentare. Il suo sguardo, che cercava oltre l'orizzonte, incontrava inevitabilmente il cielo. Il suo cervello bambino fantasticava. Desmond Morris sostiene che noi, la scimmia nuda, manteniamo le caratteristiche infantili del nostro cervello anche nell’età adulta. Da adulti continuiamo a giocare e a curiosare come bambini. Gli altri animali invece, una volta cresciuti, non giocano più con la stessa intensità dei loro cuccioli. Allora i nostri antenati, che volendo arrivare immediatamente alle conclusioni come bambini, inventavano delle favole. Così si spiegano la mitologia e le religioni ma anche la filosofia e la scienza, sfaccettature diverse di quella meraviglia che è la nostra mente. Così si spiegava lo sforzo collettivo immane che portò Neil Armstrong a lasciare la propria impronta sulla luna e a issare lì la bandiera a stelle e strisce. Così pensavo, e penso tutt’ora.
Una rappresntazione atristica di Tritone, satellite di Nettuno
I compagni invece non erano d’accordo. Non solo i compagni, non era d’accordo nessuno a Rimini e in Italia. Lo stesso progetto Apollo della NASA era il risultato della volontà di quel grande uomo che fu il Presidente John Kennedy, che fu capace, fra l’altro, di evitare l’olocausto nucleare (Cuba ottobre 1962). Nel 1963 Kennedy morì a Dallas vittima di un complotto. Ma ci sarebbero voluti anni per cancellare la grande sfida pacifica kennediana che aveva per obiettivo la conquista della luna. Non la affossarono sul nascere perché nessuno ne capì la portata. Chi poteva prevedere che se io, voi, i nostri figli oggi dialoghiamo in rete e se miliardi di cervelli umani sono interconnessi da internet, il merito sarebbe stato del progetto Apollo? La microelettronica e le nanotecnologie sono figlie del progetto Apollo. I satelliti, il software di telecomunicazione e i telefoni cellulari sono figli del progetto Apollo. Il progetto Genoma Umano è figlio del progetto Apollo. Gli scettici diranno che si sarebbe fatto lo stesso. Forse, ma non credo che tutto sarebbe avvenuto in così poco tempo. Ora ci siamo, la società è globalizzata. Le telecomunicazioni e l’informatica sono a bassissimo costo. I trasporti sono ottimizzati e velocissimi. I focolai di guerra sono sotto controllo anche se non mancano le sbavature; però la pace è percepita come valore universale. Anche la crescita della popolazione mondiale è sotto controllo sebbene non manchino le sbavature; però tutto fa pensare che si stabilizzi entro questo secolo. Vorrei ricordare un economista americano abbastanza bistrattato. Ingiustamente bistrattato. Si tratta di Julian Simon, che sosteneva che l’aumento del consumo di risorse è addirittura positivo poiché stimola la ricerca di nuove risorse e di nuove soluzioni. E se tanti cervelli sono impegnati assieme dal bisogno pressante di trovare queste nuove risorse e soluzioni, esse saranno trovate più velocemente. Così la prospettiva è la diminuzione ulteriore dell’analfabetismo, della fame e l’aumento del benessere e delle aspettative di vita. Quindi è tutto risolto almeno in prospettiva? La mia opinione è che le telecomunicazioni e internet ci consentiranno di sfruttare al meglio l’ultima risorsa”, quella che risiede dentro di noi, cioè la nostra intelligenza.
Papa Giovanni XXIII pronuncia il discorso della Luna
Ma si fa strada un pericolo soprattutto in occidente, che, alla lunga, diventerà globale: l’invecchiamento della popolazione. E’ una minaccia subdola, piena di interrogativi e di nuove sfaccettature insidiose. Ho la sensazione che, per fronteggiarla, dovremmo trarre ispirazione dalle parole di Papa Giovanni, contemporaneo e amico del Presidente Kennedy. Dal discorso della luna, pronunciato in Piazza San Pietro, l’11 ottobre 1962, all’apertura del Concilio.
190720 Daniele Leoni

sabato 16 giugno 2018

GIGA CITY

Sergio Mattarella e Giuseppe Conte
Il Presidente Giuseppe Conte ha un bel modo di fare e potrebbe sorprendere per capacità e qualità inaspettate. Mettere d'accordo la Lega con il multicolore universo dei 5 Stelle è impresa ardua ma non disperata. Gli avvenimenti di queste ore sono l'occasione per una prima riflessione.

Il giullare è diventato filosofo, politico, sapiente. Il guaio è che si chiama Beppe Grillo. Se avesse avuto un altro nome io mi sarei subito fatto catturare dalle idee, dalle visioni che, da qualche mese, possiamo legger nel suo blog. Io, Beppe Grillo, l'avevo rifiutato. Poteva dire o scrivere qualsiasi cosa ma per me era una buffonata. Debbo dire che non è tutta colpa mia. Gli slogan No Tav, No Vax, No Inceneritori, No Trivelle fanno parte della sua storia. Anche del presente per molti dei suoi. Lui, qualche anno fa, odiava i calcolatori in modo viscerale tanto da farli a pezzi durante gli spettacoli. Per non parlare degli insulti a Bettino Craxi, che era ed è il mio punto di riferimento di socialista liberale. Poi, qualche tempo fa, mentre cercavo le ultime notizie su Yuval Noah Harari, ho trovato un suo articolo sul blog di Beppe Grillo. L'ho letto e ho subito notato che era stato tradotto in un italiano stupendo. Poi, incuriosito, mi sono guardato attorno, e ho trovato un repertorio eccezionale. Un sacco di idee che assomigliano alle mie: riflessioni sulle città del futuro, un buon rapporto con l'intelligenza artificiale, la robotica vista come una prospettiva di liberazione dell'uomo dalla schiavitù, una riflessione sui detriti spaziali e sulla necessità di ripulirli. Soprattutto la consapevolezza che il compromesso fra diversi arricchisce, quando i diversi sono in buona fede. Se i diversi hanno tante idee giuste e alcune idee sbagliate, è possibile che le idee sbagliate si elidano a vicenda. Un esempio di idee sbagliate? Usare la plastica non biodegradabile, riciclata, in edilizia, per i manti stradali, per la pacciamatura degli orti. Prima o poi finisce in mare. Forse è meglio l'inceneritore!

Il dilemma dei migranti e del traffico di esseri umani. Una cosa è certa: i trafficanti di uomini fanno opera di persuasione fra le loro vittime le cui famiglie raccolgono i soldi per la traversata secondo una logica equivoca e truffaldina. Il profugo raggiunge il Paese di destinazione e si organizza subito per raccogliere i soldi da restituire con qualsiasi mezzo. Per aver salva la vita il profugo spesso contrae un debito anche con gli stessi trafficanti che vengono pagati due volte. I trafficanti tengono in ostaggio figlie e sorelle per garantirsi il pagamento. Le attività a cui le vittime sono destinate per recuperare il denaro vanno dall'accattonaggio, alla prostituzione, allo spaccio di droga, alla schiavitù in imprese colluse. Alcuni fortunati colgono l'occasione di un lavoro regolare ma spesso non è sufficientemente redditizio per pagare il debito. C'è il sospetto che ogni nuovo profugo che arriva sia costretto, suo malgrado, ad alimentare questo giro. Allora conviene tenere i profughi in centri d'identificazione per essere avviati ad un lavoro regolare in un Paese dell'Unione Europea disponibile ad accoglierli. Ma sia chiaro: l'obiettivo primario non si deve limitare all'assistenza umanitaria ma questa deve essere parallela allo sradicamento delle mafie che sfruttano i disperati. Che i profughi vengano smistati trasferendoli in navi militari, come sta capitando nel caso dei 629 della Aquarius con destinazione Spagna, può essere funzionale a una prima selezione e dissuasione degli infiltrati. E' un metodo che potrebbe diventare prassi europea. Mi auguro che ci possano essere sviluppi positivi condivisi.

Una rappresentazione artistica di Hyperloop
Trasporti e mobilità. Da che mondo è mondo i flussi migratori sono consistenti. Un tempo erano l'unica occasione per fare nuove esperienze e per cogliere nuove opportunità. Erano occasione per l'arricchimento di chi si muoveva e della comunità che ospitava. Un arricchimento reciproco. Oggi, con l'avvento del telelavoro e del tele-apprendimento, non è più necessariamente così. In teoria si possono seguire corsi universitari , fare riunioni e lavorare senza spostarsi fisicamente. Però, per essere stimolati e ricevere gli stimoli che scatenano la creatività, la fiducia e la condivisione ci vuole il rapporto fisico. Se ti devi fidare di qualcuno o condividerne l'entusiasmo devi sentirne le vibrazioni. Ed è difficile trasmetterle con Skype. Siccome i rapporti istantanei con Internet sono planetari, anche gli spostamenti debbono essere facili e velocissimi. Così, in California, si sperimenta Hyperloop, si immaginano decine di livelli sotterranei di tunnel dove le navette con le auto private e i minibus viaggiano a duecento all'ora; salgono e scendono dalla superficie con appositi ascensori. La città di Chicago ha commissionato i primi tunnel per le navette alla Boring Company di Elon Musk. Noi invece litighiamo ancora sull'alta velocità ferroviaria e sui tunnel autostradali. Saprà il Governo Conte fare il salto di qualità?

Un rendering del progetto della Boring Company per Chicago
Ferro, gomma, infine si ritornerà alla slitta. Due pertiche unite per sostenere un carico, trainate da un bue o da un cavallo a mo' di slitta, furono il primo mezzo di trasporto. Le ruote furono inventate settemila anni fa dai Sumeri. Ricavate da tronchi d'albero, le prime ruote erano di legno massiccio. In epoche successive comparvero i cerchioni di metallo, i mozzi di metallo accoppiati con perni, sempre di metallo, e i raggi di legno per le carrozze leggere. Poi nacque la ferrovia e arrivarono le ruote di ferro su binari di ferro . Le strade furono coperte d'asfalto per ruote più efficienti coperte di gomma. Nei progetti californiani di tunnel sotterranei e di Hyperloop non ci sono più le ruote ma torna la slitta, sospesa su guide da un campo magnetico. Nessun attrito, nessuna vibrazione, altissima velocità e silenzio perfetto. Lo scenario della superficie del pianeta, a fine secolo, dovrebbe essere un grande giardino, grandi aree metropolitane intercalate con aree coltivate e parchi naturali. Le strade tradizionali dovrebbero essere essenzialmente extraurbane e destinate a percorrenze medie con mezzi di trasporto elettrici a guida autonoma. Le aree metropolitane non dovranno più sopportare il traffico caotico e il parcheggio selvaggio. Saranno prevalentemente pedonali. Ci saranno le auto, obbligatoriamente elettriche, prevalentemente pubbliche e dotate di autopilota, predisposte per immettersi nel flusso di circolazione fatto di navette, tunnel sotterranei e superficiali destinati alle lunghe percorrenze e all'alta velocità.

La rappresentazione artistica di una futura città orbitale.
.Volare. Nel 1903 i fratelli Wright alzarono in volo il primo aeroplano. Solo 66 anni dopo, tre astronauti raggiunsero la Luna. Per cinquant'anni, a partire dal 1973, quando terminò la breve serie di voli lunari, nei trasporti aerei tutto sembrò fermarsi. Perfino l'aereo supersonico Concorde venne ritirato dal servizio quindici anni fa. Però, a partire dal 1973, cominciò a prendere forma l'informatica distribuita, con i piccoli calcolatori che sono andati via via dilagando per entrare, prima nelle case, poi nelle tasche degli uomini e delle donne di tutto il mondo. I comandi analogici dei mezzi aerei sono stati sostituiti da servo meccanismi comandati da centraline a logica programmabile, integrate fra di loro e con sistemi di supervisione locali o remoti. L'atterraggio verticale del primo stadio del Falcon di SpaceX non sarebbe stato possibile con la tecnica del Saturno 5 delle missioni Apollo. I calcolatori degli anni 60 erano enormi e spaventosamente lenti. Non esisteva telemetria e nessuno dei ritrovati che oggi consentono il volo aereo in assoluta sicurezza. E nemmeno i materiali compositi oggi utilizzati per fabbricare i motori a reazione. Tutto lascia presagire che il grande balzo per trasferire fuori dell'atmosfera, in orbita bassa, alcune attività industriali, sia imminente. Si perché ora ci sono le tecnologie, la robotica industriale, il telecontrollo e l'intelligenza artificiale. Il loro primo compito potrebbe essere quello di ripulire l'orbita bassa dai rottami dei vecchi satelliti, vettori, componenti a perdere. Tutti questi rottami potrebbero essere concentrati in un'orbita circoscritta e successivamente "divorati" da una stazione di separazione e riciclaggio per essere trasformati in polveri per un utilizzo futuro, sempre in orbita. Però, parliamoci chiaro, non solo non abbiamo ancora incominciato a ripulire i rottami esistenti, ma continuiamo a lasciare altri rottami ogni nuovo lancio. L'agenzia Spaziale Italiana dovrebbe farsi parte diligente per questa ecologia orbitale. Fino a quando non potremo riciclare i rottami, facciamoli almeno incenerire con una traiettoria di impatto con l'atmosfera.

Un orto irdoponico, una tecnica di coltivazione sempre più frequente.
Lavorare sulla Terra in funzione dello spazio. Si manifestano tendenze che ci porteranno verso la colonizzazione del Sistema Solare (rottami permettendo). Un esempio è l'agricoltura idroponica che sta diventando un settore produttivo fiorente perché è pulita, facilmente isolabile all'ambiente esterno (cioè da intemperie e parassiti), facilmente adattabile alla coltivazione e alla raccolta completamente robotizzata. Quando penso a questa tecnica mi vengono in mente gli schiavi umani immigrati usati per un'agricoltura tradizionale a basso costo che alcuni imprenditori agricoli vorrebbero contrapporre alla robotizzazione: schiavitù contro robotizzazione! ... Sono sicuro che le nuove tecniche di coltivazione avranno partita vinta, non solo perché costano pochissimo ma anche perché sono modulabili, cioè replicabili in varie dimensioni, fino al kit da mettere nel terrazzo dell'appartamento. Potrebbe succedere, nel caso dell'orticoltura idroponica distribuita, la stessa cosa che è successa per il software dei telefonini: migliaia di app create da giovani creativi, in continua evoluzione, distribuite in via telematica. Il modulo di coltivazione potrebbe essere parametrizzato per la personalizzazione del ciclo, delle temperature, dalla luce, della ricetta dei nutrienti sciolti in acqua e, naturalmente, delle sementi utilizzate, anche OGM (ma non coperte da brevetto delle multinazionali). Così ognuno si potrebbe cimentare per il proprio particolare tipo di pomodoro, melanzana, zucchina, peperone. Potrebbe proporlo in rete corredato dalla ricetta idroponica di produzione.
Un esempio di orti e giardini metropolitani.
La stessa cosa potrebbe succedere nel campo della la carne sintetica, con tessuti animali coltivati in vitro, dotati delle caratteristiche nutrizionali ed organolettiche derivate dalla partecipazione-competizione diffusa per ottenere il risultato migliore. Per la gioia dei buongustai e degli animalisti. Con buona pace degli allevatori di animali vivi, spesso gonfiati di estrogeni, destinati ad un'esistenza grama per poi finire al macello. Un altro esempio è quello della metallurgia dove la parte più avanzata è la produzione di polveri destinate alla stampa 3D di parti speciali. La tecnica consente di realizzare componenti leggere e molto resistenti alle sollecitazioni e alla temperatura, impossibili da ottenere con la metallurgia tradizionale. Sono strutture il cui interno è a nido d'ape. Dove lo strato superficiale ha una composizione e un trattamento tale da resistere ad altissime temperature, come nel caso degli ugelli dei motori a getto. La progressiva dimestichezza dell'industria aerospaziale con le tecniche di stampa 3D ha provocato anche l'abitudine a fabbricare, in loco, parti di ricambio da sostituire a quelle rotte o usurate, utilizzando una stampante 3d col file del modello originale. Immagino che, in futuro, possano essere parecchi i casi, nel mercato consumer, dove sia conveniente avere un archivio di modelli destinati a macchine utensili per la loro riproduzione espresso, al posto di un magazzino ricambi. Nel mondo dell'editoria è ormai possibile ottenere un libro di carta, stampato espresso dal venditore-editore attrezzato. Ciò significa che, fra pochi anni, non ci saranno più libri esauriti e tutto lo scibile umano sarà disponibile per la consultazione online e per la distribuzione.

Uno sguardo su http://www.beppegrillo.it/
Città del futuro. Nel Blog di Beppe Grillo c'è un bel articolo che ipotizza lo sviluppo, in mare, di città galleggianti. Se la popolazione mondiale continua a crescere, l'idea non è così stravagante. Però bisogna andare oltre, verso le città orbitali. Io, fin da ragazzo, ho sempre pensato allo spazio (1). I pentastellati, dopo la riconversione del blog di Beppe Grillo, hanno fondato il Blog delle Stelle, un nome un po' più intrigante di quello dell'insegna degli hotel extralusso (2). Così mi sono iscritto. Poi, siccome mi incuriosisce molto la piattaforma Russeau, mi sono iscritto anche a quella. Hanno voluto la copia dei miei documenti d'identità e un impegno a condividere i principi ispiratori che, sostanzialmente, sono quelli che propose Adriano Olivetti settant'anni fa. Non ho avuto difficoltà. Poi ho pensato: " ... tanto mi cacciano via subito!" Staremo a vedere. Con Russeau c'è la possibilità di lanciare nuove idee. Mi è venuto in mente di rielaborare l'idea del Ponte di Messina con un Hyperloop fra Milano e Palermo. Proporre la riconversione dell'Ilva di Taranto per finalizzarla alle polveri per la stampa 3D. A Taranto, connesso al Hyperloop, si potrebbe fare anche uno spazioporto da destinare al balzo orbitale fra l'Italia e Chicago, così da facilitare la collaborazione per i tunnel della futura metropoli. Faremo anche noi un'unica grande metropoli che unirà Messina, Reggio e Taranto. Faremo il satellite tecnologico creativo della Silicon Valley, che potrebbe ospitare, fra l'altro, la Gigafactory italiana delle Battery Pack. Quanti punti di PIL vale questa idea? Ne potrebbe parlare, Giuseppe Conte, con Donad Trump nel prossimo incontro alla Casa Bianca, coinvolgendo anche Elon Musk?
180616 Daniele Leoni

1) IL PARTITO DEGLI ASTRONAUTI - http://danleoni.blogspot.com/search?q=partito+astronauti
2) OFFICINE ORBITALI - http://danleoni.blogspot.com/2017/05/il-rinascimeto-di-chi-sa-andare-oltre.html