martedì 16 maggio 2017

Il rinascimeto di chi sa andare oltre!

Caro Mauro, ho scritto questo articolo per far diventare costruttivo il mio commento al tuo fondo “Andare oltre il PSI”. Io sarei felice di collaborare su questi temi. Anche Adriano Autino, che mi legge in copia, sarebbe felice di collaborare con l’Avanti! ed è convinto, come me, che su questo terreno si possa aggregare un’area senz’altro laica, prevalentemente liberale, pacifista, antifascista, sensibile ai temi dell’ambiente nel senso dell’ecologia industriale. Un’ecologia umanista, consapevole che la crescita fa parte della natura umana e che un pianeta, con una popolazione di oltre sette miliardi, deve necessariamente trovare una prospettiva proiettata in un futuro di secoli.
Daniele

Grazie. Metto dentro oggi. Conosciamo bene e stimiamo Adriano. Bene. Credo che la collaborazione possa essere fruttuosa. Mau

Questo lo scambio epistolare fra me e il direttore dell'Avanti Mauro Del Bue. 
Adriano Autino, Presidente e fondatore di Space Renaissance International, è il terzo soggetto e il protagonista dell'idea. Potrebbe essere un bell'inizio. 
Questo è l'articolo.

Rinascimento Spaziale (Space Renaissance) è il nome di un’associazione che pochi anni fa era annoverata fra i sognatori. Ma, come spesso accade in particolari momenti della storia umana, questi sognatori oggi si stanno svegliando e crescono in fretta, assieme alla fattibilità di quello che un tempo era solo un sogno. Il sogno, quando si sposta dalla fantasia alla fattibilità, in breve diventa politica, economia e impresa. Quel sogno parv spegnersi, quasi due anni fa, dopo il rombo e la fiammata dei motori, sopra Cape Canaveral, in Florida, dove tutto finì in una nuvola bianca. Domenica 28 Giugno 2015 un Falcon 9 di SpaceX, che trasportava una navicella dragon coi rifornimenti alla Stazione Spaziale internazionale ISS, esplose a 45 chilometri d’altezza, 2 minuti e 19 secondi dopo il lancio. Nessun danno alle persone. Fu il primo insuccesso nella marcia verso la conquista del primato nell’esplorazione spaziale di Elon Musk, il giovane imprenditore statunitense, fondatore di PayPal, Proprietario di Tesla (leader mondiale delle auto elettriche), fondatore, CEO e progettista di SpaceX che quel primato oggi sembra proprio averlo conquistato sul campo. Nei quasi due anni che ci separano da quell’incidente, SpaceX ha dimostrato una capacità di reazione unica. Ha analizzato con cura le cause, corretto il difetto in un componente responsabile del disastro, ha ripreso i lanci fino al traguardo, raggiunto il 21 Dicembre dello stesso anno, con il rientro del primo stadio del lanciatore vicino alla rampa di lancio a Cape Canaveral dopo il lancio e dispiegamento dei satelliti ORBCOMM-2. Una pietra miliare, capace di ridurre cento, mille volte il costo dell’esplorazione spaziale. L’anno scorso, il 2016, è stato cruciale e drammatico al tempo stesso: 8 lanci coronati da successo, 5 rientri del primo stadio riusciti (di cui 4 su piattaforma marina). Poi, l’1 Settembre, durante il rifornimento di carburante, il Falcon 9 è esploso a terra mentre si preparava al lancio di un satellite delle telecomunicazioni, (Amos 6) dell’israeliana Spacecom. Fortunatamente, anche questa volta, nessuna vittima, solo ingenti danni materiali. Un nuovo blocco dei lanci e un’indagine meticolosa per capire le cause dell’incidente. Isolato il problema, corretto l’errore, dal 14 Gennaio 2017 al primo Maggio, 5 nuovi lanci, 4 rientri del lanciatore riusciti, di cui uno già utilizzato in una precedente missione. Cento per cento di successi , un programma da capogiro di qui a fine anno e progetti mirabolanti per gli anni a venire. Parliamoci chiaro: se non ci fosse stato un imprenditore privato, con miliardi e miliardi di dollari d’investimento e parecchie decine di commesse per il lancio di satelliti, in lista d’attesa, un trend di questo tipo sarebbe stato impensabile. Invece è successo e oggi guardiamo il rientro verticale del lanciatore, a terra o in una piattaforma oceanica, come se si trattasse della routine di un volo di linea. Elon Musk ha scatenato anche l’emulazione di altri imprenditori. Vendere un miliardo di azioni Amazon, ogni anno, per finanziare l'azienda spaziale Blue Origin con l'obiettivo di trasportare le persone nello spazio per un bel viaggio intorno alla terra, è quello che ha intenzione di fare Jeff Bezos, fondatore del famoso marketplace e secondo uomo più ricco al mondo, con un patrimonio netto stimato in più di 78 miliardi di dollari. Mentre Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, ha annunciato un progetto per spedire satelliti esplorativi oltre il Sistema Solare: col fisico Stephen Hawking, l'investitore e filantropo russo Yuri Milner e altri scienziati e ingegneri, hanno in mente una nanosonda sospinta da una vela, che attraverso la spinta congiunta di raggi laser possa viaggiare al 20% della velocità della luce, catturando le immagini di tutto ciò che incontra durante il percorso. Questi effetti sono stati alimentati dalla NASA, che ha reagito alla restrizione di fondi delle amministrazioni Bush e Obama ripiegando sui privati, con il risultato di rendere il volo spaziale più economico. C’è stato l’effetto congiunto della crescita esponenziale della potenza di calcolo, della riduzione drastica delle dimensioni della micro-elettronica, lo sviluppo delle tecniche di intelligenza artificiale, la stampa 3D per rendere possibili cantieri robotizzati in orbita fuori dall’atmosfera. In pochi anni i progetti più arditi sono diventati possibili come il rientro verticale di un lanciatore, a terra o su una piattaforma marina. Così come è possibile spedire robot con una sufficiente autonomia operativa in corpi celesti lontani decine di minuti od ore luce, che dopo aver eseguito in modo completamente automatico complesse operazioni, ci trasmettono immagini spettacolari ed enormi quantità di dati su scenari che nessuno, prima, aveva immaginato. E’ il caso di della coppia Plutone Caronte, svelata dalla sonda New Horizons, che ora si trova oltre Plutone e sta accelerando in direzione di un altro corpo del Sistema Solare esterno, chiamato 2014 MU69: l'appuntamento è per il 2019, per nuove e sorprendenti scoperte. Lo staff che segue la missione sta pensando ad un nuovo appuntamento, questa volta con un orbiter e un lander. E ipotizza rivoluzionarie tecniche di propulsione. E cosa dire dello spettacolo che ci ha offerto la sonda Cassini negli ultimi 12 anni attorno al pianeta Saturno e che ci regala proprio in questi mesi, alla fine della sua vita operativa?
L'idea di una stazione spaziale grande come una città
 Oggi, come mai in passato, l’esplorazione spaziale è un grande spettacolo e una grande scuola a disposizione di tutti. Insegna ai nostri ragazzi a ragionare in modo pianificato, ad aspettare anche anni il risultato prima che la sonda che raggiunga il suo traguardo. Ci insegna a programmare con tecniche a prova d’errore e a far tesoro degli insegnamenti derivati dagli errori che, nonostante la grande cura nella progettazione e nell’esecuzione, purtroppo inevitabilmente si verificano. Gli imprenditori, Elon Musk in primo luogo, hanno creato attorno alle loro imprese ondate di passione e d’entusiasmo alimentate soprattutto dalle migliaia di tecnici operativi nelle varie branche dell’attività. In California, in Florida, si respira il rinascimento spaziale. Si respira in Cina, in Giappone, in Europa e in Italia dove la nostra Agenzia Spaziale (ASI) è fra i fondatori e i maggiori contribuenti dell’ESA (European Space Agency). Il suo Presidente, Roberto Battiston, non perde occasione per ricordare che quasi 50% dei moduli abitabili della stazione spaziale internazionale, tra cui la famosa cupola da dove si scattano quelle splendide foto del nostro pianeta, è stata realizzata a Torino da Thales Alenia Space Italia, joint venture tra Leonardo Finmeccanica e i francesi di Thales. Un grande orgoglio, ma anche posti di lavoro e capacità tecnologiche. A proposito di Rinascimento Spaziale, ci sarebbe tantissimo da raccontare e da scrivere. Almeno una cosa la vorrei dire prendendola in prestito da Adriano Autino, Presidente di Space Renaissance International. Noi viviamo in fondo a un pozzo gravitazionale e facciamo una fatica terribile a uscire. Ma fuori dall’atmosfera, senza le intemperie che corrodono tutto e senza la gravità che spinge in basso, sono possibili costruzioni grandiose, libere dalla ruggine e dall’usura del tempo. Fra cento, mille anni quali meraviglie saremo in grado di edificare vicino al nostro Sole e più lontano, nel nostro braccio di Galassia? Una cosa è certa: potremo farlo solo liberi da dogmi e da fondamentalismi. Diversamente saremo costretti a rimanere quaggiù, logorati dalla crescita demografica, dai conflitti fra i popoli e le religioni e condannati al declino, graduale o violento di chi non ha saputo andare oltre. 170516 Daniele Leoni

mercoledì 8 marzo 2017

Il futuro di Pomigliano d’Arco

Vogliamo veramente dirci la verità? Entro pochi anni sarà possibile produrre migliaia di automobili al giorno, a basso costo, senza un solo operaio. Tutto robotizzato! Anche la manutenzione degli impianti può essere, in gran parte, automatica. Allora gli operai, i tecnici che cosa faranno? Si occuperanno della manutenzione evolutiva, approfitteranno cioè degli interventi periodici di manutenzione per far evolvere gli impianti verso migliorie e modifiche alle linee esistenti. Perché, se si dovessero lasciare le cose tali e quali, la manutenzione potrebbe essere integrata nei cicli operativi delle macchine.
Una Linea di montaggio a alla FCA di Pomigliano d'Arco
Potrebbe succedere quello che normalmente capita nei grandi filtri meccanici autopulenti, che possono funzionare per anni fino a quando verranno sostituiti per l’usura. Quando però dev’essere sostituito il filtro, c’è una squadra di operai che ne monta uno nuovo. Il più delle volte non si sostituiscono solo i corpi filtranti ma anche altri componenti a causa dell’evoluzione del filtro. Spesso si monta un filtro nuovo. Non esiste più la mansione, molto faticosa e insalubre, della pulizia manuale del filtro come, nell’industria automobilistica, va scomparendo la figura di chi salda e vernicia a mano.
Una linea completamente robotizzata alla Tesla Motors in California
Si salda e si vernicia a mano, invece, quando si studia un prototipo o se si deve progettare la funzionalità di un nuovo braccio meccanico. Qui vorrei aprire una parentesi sulla manualità che è molto importante per progettare, imparare o insegnare una funzione ad una macchina automatica. La manualità è indispensabile anche per controllare l’esattezza di un lavoro eseguito da un robot. Normalmente, durante la prototipazione, lo stesso pezzo viene rifatto innumerevoli volte. Siccome un’automobile è un insieme molto complesso di pezzi assemblati, alcuni difetti si scoprono dopo un certo tempo di funzionamento. Allora si fanno le modifiche: di frequente anche con la sostituzione dei pezzi difettosi, nelle auto già vendute, attraverso la rete dei concessionari. Si, perché nell’industria automobilistica la rete di vendita e di servizio è fondamentale.
Una stazione Supercharger TESLA per auto elettriche
La manualità è necessaria per imparare. E’ necessaria perché imparino i lavoratori ed è necessaria a far imparare le macchine. Con i sistemi computerizzati, una volta che in un ciclo produttivo sono stati eliminati tutti i difetti, teoricamente quel ciclo può andare avanti senza manodopera. Il grosso delle risorse umane viene impegnato nella rete di servizi: concessionari, officine di riparazione, mercato dell’usato e dei pezzi di ricambio rigenerati. Se la Panda, con una linea di produzione ormai consolidata, viene fabbricata fuori dall’Italia, in un paese dove l’innovazione tecnologica è più acerba, per l’occupazione in Italia è solo un bene. A Pomigliano d’Arco ci saranno nuove linee di produzione da attivare, prototipi da fare, nuovi giovani da addestrare, nuovi modelli di auto da lanciare nel mercato. Il ciclo continuerà fino a quando non giungerà a maturazione. Sergio Marchionne ha ragione quando dice che le maestranze di Pomigliano, in prospettiva, possono fare di meglio, mettendo a frutto quello che hanno imparato negli anni precedenti . Potranno esprimere cioè il gusto estetico, la cura e l’abilità artigiana italiane per un’industria dell’automobile che, grazie alle linee robotizzate, farà auto di lusso sempre più personalizzate con una cospicua gamma di opzioni. Poi, come succede nell’alta moda, le soluzione tecniche e il design potranno essere trasferite alle auto di livello medio.
Fiat. Una linea di montaggio di inizio 900
Il vantaggio, per i paesi che riceveranno le linee di produzione già mature, sarà di creare anche loro, col tempo, una scuola tecnologica e una cultura industriale. E avranno il corposo indotto dell’usato, dei pezzi di ricambio rigenerati, delle riparazioni. A causa dei costi bassissimi di produzione delle linee robotizzate, anche l’indotto delle riparazioni tenderà a diminuire: prima da noi, poi nei paesi meno sviluppati. L’obsolescenza programmata sarà conveniente. La rottamazione garantirà il riciclo totale delle materie prime. Nei prossimi decenni i motori a scoppio saranno sostituiti dai motori elettrici assolutamente non inquinanti, alimentati da batterie a ioni di litio, come i video a led hanno sostituito i vecchi tubi catodici dei televisori. Le stesse batterie entreranno nelle nostre case per rendere possibile la ricarica con pannelli fotovoltaici e compensare i picchi di richiesta elettrica rivoluzionando, in questo modo, l’architettura della rete. L’elettronica governerà totalmente l’automobile del futuro. I freni saranno accoppiati a generatori per recuperare fino all’ultimo watt. La guida potrà essere completamente automatica e in auto si potrà guardare un film, leggere il giornale, sbrigare il lavoro d’ufficio. Nessun nervosismo in coda. Gran parte della forza lavoro si trasferirà verso le infrastrutture di trasporto: strade, tunnel, viadotti dovranno essere attrezzati per l’autoguida. Le automobili saranno anche navette per entrare nell’hyperloop pubblico, per percorrere grandi distanze a mille all’ora. Tutto questo senza il minimo inquinamento. A Pomigliano d’Arco ingegneri, tecnici e operai entreranno in questa dimensione. Come in ogni stazione di servizio o centro di controllo del traffico, il pubblico e il privato si incontreranno perché tutti noi ci possiamo spostare fisicamente, incontrare, non solo col computer e lo smartphone. 170308 Daniele Leoni

lunedì 20 giugno 2016

Virginia e Chiara: la voglia di futuro rappresentata da due giovani donne.

Virginia e Chiara, neosindache di Roma e Torino
“Si è una donna, ma è più importante che sia del Movimento 5 Stelle” urla una donna bionda che punta il dito senza intenti minatori: “Adesso onestà … onestà”. E’ lo scorcio finale dell’articolo di Mattia Feltri che, su La Stampa, racconta la proclamazione di Virginia Raggi Sindaco di Roma. Ma siamo proprio sicuri che a determinare quel 67% a ballottaggio non sia stata proprio la sua faccia, pulita ma furba, e i suo sorriso accattivante di giovane donna? Quella faccia e quel sorriso che rende credibile la sua immediata dichiarazione di fare il Sindaco di tutti, anche di quelli che non l’hanno votata. Anche Chiara Appendino, neosindaca di Torino, proclama la sua “sfida a ricucire una città ferita in un destino che si perde oltre l’orizzonte”. Ha solo 32 anni, è più giovane di Virginia. Ha passato una consigliatura a contestare il bravo Piero Fassino con argomenti presuntuosi ma desso si dovrà misurare con il compito di governare la capitale dell’industria italiana, quella che è riuscita ad imporre il suo marchio a Detroit. Sono sicuro che, questa notte, sul sonno agitato incombeva l’immagine matura e pacata del suo predecessore ma anche la ferma volontà di reggerne il confronto. Mi sembra difficile che queste due giovani donne possano fare squadra coi tassisti contro UBER. Molto più probabile che la prima intitoli una piazza romana a Bettino Craxi rimarginando la ferita dell’ultimo esule del risorgimento italiano e che la seconda consegni a Sergio Marchionne le chiavi della Città, in segno di gratitudine, a nome dei lavoratori torinesi e dei metalmeccanici italiani. Saranno donne che, in tempi di carestia, metteranno al lavoro i guerrieri perché coltivino i campi e allevino il bestiame. Che però non dimenticheranno la necessità dei turni di guardia e delle armi, pronte all’uso, per difendere il villaggio in caso di attacco. Le loro prime dichiarazioni riecheggiano delle convinzioni dei padri delle democrazie occidentali, cioè che gli eletti debbono rispondere alla loro coscienza e alla comunità rappresentata. Alla comunità tutta e non solo alla parte che ha contribuito alla loro elezione. Intanto subito a scuola da Federico Pizzarotti che sorride sornione, che sarà il loro maestro. 160620 Daniele Leoni

martedì 3 maggio 2016

Io, Chicco e l'autopilota

Saranno tutte elettriche le auto del futuro. Popoleranno le nostre strade, meno numerose di oggi perché per lo più condivise. Controllate dall’autopilota, ci porteranno al lavoro, in gita o a fare shopping. Poi torneranno, per conto loro, al parcheggio di lunga sosta più vicino dove un braccio meccanico potrà trovare la presa di ricarica nella piazzola. Torneranno, le auto del futuro, in risposta alla nostra chiamata, davanti all’ufficio, al negozio o al ristorante e ci spetteranno, pazienti e ordinate, nel parcheggio di sosta corta. A Torino come a Detroit, dopo una secolo dalla scomparsa dei maniscalchi, un altro mestiere cesserà di esistere: quello del taxista. Lascerà il posto alla nuova professione dell’ingegnere del traffico automatico, del controllore e ordinatore dei flussi, del car sharing customer care manager. Ma non scompariranno i fabbricanti di automobili così come non scomparvero quelli delle carrozze un secolo fa. Si trasformarono  in carrozzieri, dal riparatore al designer, dall’ingegnere della galleria del vento al tecnico di 3D modelling, dall’operaio specializzato al programmatore del robot addetto alla verniciatura.
Chicco Testa
Il mio amico Chicco, di cui si può criticare tutto ma non il coraggio di esporre liberamente le proprie idee anche quando cambiano, scrive sull’Unità: “Il sogno della mia generazione era di possedere un’automobile. Il sogno dei miei figli di possedere un abbonamento ad un car sharing. Risultato: spostarsi in macchina diventa più facile, ma gli acquisti di auto diminuiscono. Figurarsi quando arriveranno le auto senza autista che le chiami con un fischio e le molli dove vuoi tanto tornano a casa da sole. I benefici netti per tutti sono enormi, ma il Pil crescerà ancora con gli stessi ritmi con un numero di automobili in circolazione assai inferiore?”
Chicco Testa conclude che sarebbe bene concentrarsi  sui benefici per tutti anche se, per ora, non corrispondono ai nostri criteri di calcolo del  prodotto interno lordo. Io aggiungo che, se ci saranno più benefici, bisognerà cambiare i criteri di calcolo. Si perché è giusto cambiare opinioni e criteri quando sono cambiati gli scenari di riferimento così come è molto saggio cambiare opinione quando ci accorgiamo che siamo in errore. La manifestazione più clamorosa di stupidità è continuare a sbagliare per coerenza.
L'auto sperimentale di Google con autopilota
Conosco Chicco da quando eravamo ragazzi, tutti e due in politica, tutti e due alle prese con la fondazione della Legambiente. Abitava davanti a me, a Roma, in Via Madonna dei Monti. Lo vedevo la mattina dalla finestra del bilocale che mi aveva prestato l’Architetto Rustichelli, poi si scendeva per raggiungere Piazzale Flaminio dove c’era l’ARCI, in motorino, ognuno col suo. Io ero socialista di Craxi (o meglio di Martelli) e lavoravo al Centro Studi del PSI con Luigi Covatta. Lui era comunista di Berlinguer. Io ero i responsabile nazionale della neonata Legambiente e lui mi doveva “rottamare” perché non ero abbastanza antinucleare. Gli diedi partita vinta un po’ perché non ho mai amato i movimenti di piazza, un po’ perché stavo accarezzando l’idea di una startup (allora non si chiamava ancora così) sulle nuove tecnologie. Poi  i socialisti avevano già individuato Maurizio Sacconi come nuovo presidente. Feci bene perché le mie idee erano troppo lontane dalla cultura politica dei primi anni 80.
Due avvenimenti economici occupano i giornali di oggi: l’accodo di Marchionne con Google per  le auto col pilota automatico e la pole position di Chicco per fare il Ministro allo sviluppo. L’accodo di Marchionne avrà un impatto importante su Torino e non solo su Detroit. E Chicco allo sviluppo sarebbe in sintonia con le necessità della politica di oggi anche perché, passati trent’anni, lui ha idee che io avevo allora.
Un disegno dell'Hyperloop ideato da Elon Musk
Mi figuro il nuovo progetto del ponte di Messina, modificato per far posto all’Hyperloop, dove potranno essere imbarcate automaticamente, nelle navette, le automobili del futuro perché i passeggeri abbiano l’ebbrezza dei mille all’ora. Ma nelle strade normali tutti in fila, ordinati, guidati dal software che rispetta automaticamente il codice della strada. Niente più autovelox e nemmeno multe. Si potrà anche bere un bicchiere di quello buono, a cena con gli amici o con la fidanzata. Basta con gli scarichi inquinanti. Nelle aiuole. Ai bordi delle strade, si potranno raccogliere rucola e stridoli per fare l’insalata. Forse si costruirà anche qualche centrale nucleare per recuperare la scuola, la filiera, la tecnologia dei materiali e dei sistemi di sicurezza e, soprattutto, il campo di ricerca per la fusione delle centrali del futuro dove, un tempo, eravamo primi nel mondo.
Ma la decisione è prerogativa di Matteo Renzi, che ha già detto ai giornalisti: “Il primo a sapere il nome sarà il Presidente della Repubblica.” E’ l’Italia che cambia e diventa più civile. Noi che l’abbiamo sostenuto e votato alle primarie, consapevoli delle regole fondamentali della democrazia rappresentativa, possiamo manifestare la nostra opinione ma senza tifo da stadio, meno che meno quello degli ultras violenti della curva sud. 160503 Daniele Leoni

Pubblicato anche dall'Avanti!

giovedì 14 gennaio 2016

Se la Macchina si ferma

Il Falcon 9 di SpaceX atterrato dopo la missione del 21 Dicembre 2015
Anche a me è arrivato il tweet di Elon Musk del 2 Gennaio: “Worth reading The Machine Stops, an old story by E. M. Forster …” L’ho trovato online e l’ho letto, The Machine Stops. E’ un racconto scritto nel 1910 che si pone il problema della perdita di controllo, da parte dell’umanità, di una macchina complessa e onnicomprensiva che avvolge l’intera società e si fa carico del sostentamento di ogni singolo individuo. Aria, cibo, abitazione, trasporti, comunicazioni e ogni dettaglio della vita personale e collettiva sono forniti dalla macchina. Dalla nascita all’eutanasia! La macchina si preoccupa di selezionare, alla nascita, i bambini non troppo forti (immagino anche non troppo intelligenti). Tutto procede per generazioni finché qualche cosa, nella macchina, comincia a corrompersi perché sfugge al sistema automatico di manutenzione. Qualcuno propone di sottoporre a manutenzione il sistema di manutenzione stesso ma, ovviamente, la macchina non può farlo e l’umanità non ha più nozione di come la macchina funzioni. Alla fine, col collasso della macchina, tutta l’umanità soccombe fatti salvi i pochi che, in gran segreto, si erano da tempo insediati nel mondo esterno e avevano recuperato l’antico vigore. Anche l’antica intelligenza necessaria per un muovo inizio.
Il procedimento di terraforming di Marte secondo Elon Musk
Proprio Elon Musk, pochi giorni dopo aver fatto rientrare intatto, con un atterraggio verticale, il suo lanciatore Falcon 9 (compiuta la missione del lancio di undici satelliti per conto di OrbComm), sente l’esigenza di darci il buon anno con questo invito alla riflessione. Sulla pagina Twitter di SpaceX continua a campeggiare l’immagine della quattro fasi della terra-formazione di Marte, quasi a sottolineare che la Macchina di Foster è indispensabile per i suoi e i nostri progetti di futuro. Con un altro tweet annuncia l’uscita della Tesla Summon 7.1 dalla sua avveniristica industria di auto elettriche: il nuovo software, i nuovi sensori di prossimità e l’autoguida con Google Maps consentiranno di chiamare l’auto che si metterà in moto, uscirà dal garage e raggiungerà il proprietario, climatizzatore acceso e musica preferita. Potrà anche tornare indietro, aprire il garage, entrare, spegnersi e chiudesi la porta dietro le spalle. E’ di oggi la notizia che Barack Obama è intenzionato a promulgare velocemente l’integrazione del codice della strada per l’utilizzo dell’autopilota nelle automobili, convinto che l’innovazione farà quasi cessare gli incidenti stradali dovuti alla distrazione del guidatore, che sono la maggioranza. Immagino grandi lavori anche nella rete stradale per le corsie preferenziali destinate alla guida automatica. Corsie che saranno presto popolate di veicoli ordinatissimi, silenziosissimi, ligi alle regole, in parte popolate di passeggeri liberi di usare il telefonino e navigare in internet. Altri saranno senza passeggeri, torneranno al garage dopo aver portato il proprietario a destinazione o lo andranno a prendere ubbidienti alla chiamata. Altri ancora si occuperanno della consegna automatica di pacchi a domicilio, della raccolta dell’immondizia porta a porta. Altri faranno il servizio di taxi senza taxista.
Un disegno di come potrebbe essere l'Hyperloop
Se il sistema dovesse funzionare, molto presto l’auto privata sarà il lusso che si permetteranno i ricconi mentre la maggioranza userà le auto pubbliche, perfettamente integrate con la rete dei trasporti metropolitani, ferroviari, aerei, navali. Il servizio sarà molto economico, attivo 24 ore su 24, perché senza pilota umano. L’ultima trovata di Elon Musk, per rimanere nell’ambito dei trasporti, si chiama Hyperloop. E’ un tunnel dove capsule pressurizzate per passeggeri e merci, a sospensione magnetica, viaggeranno a velocità supersonica in ridottissimo attrito. L’atmosfera all’interno del tunnel sarà rarefatta e la colonna d’aria si muoverà alla velocità delle capsule. Ovviamente le stazioni d’ingresso e d’uscita dovranno essere ad intervalli di centinaia di chilometri e il sistema di scambi sarà estremamente sofisticato per non rallentare il flusso principale. Per il progetto è stata lanciata una gara fra le università a cui hanno aderito settecento gruppi da tutto il mondo sottoponendo un preliminare. Dall’Italia partecipa un gruppo di studenti dell’università di Pisa. Il 29 e 30 gennaio, alla Texas A&M University, ci sarà un primo incontro di selezione delle idee sotto la supervisione di SpaceX, la società aerospaziale protagonista del rientro con atterraggio verticale del vettore Falcon 9. Che sia una cosa seria lo dimostrano le sue cinquanta commesse, per un importo di sette miliardi di dollari, di lancio di satelliti artificiali di società pubbliche e private su scala planetaria.
Elon Musk, CEO di SpaceX, Tesla Motors, Solar City. Fondatore di PayPal
Perché allora Elon Musk, così brillante nelle innovazioni basate sull’intelligenza artificiale, è preoccupato dei pericoli tanto da far riflettere, a capodanno, i suoi milioni di ammiratori (3,2 solo su twitter) con The Machine Stops? E’ forse la preoccupazione che, se tutto diventa automatico, per noi umani non ci sarà più spazio? Non penso proprio anche perché, con l’automazione, aumenta la progettazione e la facilità di realizzare nuovi progetti. Poi, connaturata con il ruolo dell’uomo nella nuova società delle macchine è la manutenzione evolutiva dei sistemi, il monitoraggio che tutto funzioni secondo il progetto, l’intuizione di migliorie derivabili solamente con la profonda conoscenza dei sistemi esistenti. La Macchina di Foster si ferma perché gli errori accumulati durante il suo funzionamento non vengono corretti e la pigrizia umana, oltre a dimenticare come funziona, si adagia nell’adorazione della Macchina come se fosse Dio. Elon Musk ci rammenta che Dio siamo noi (per i cristiani creati a Sua immagine). Che cultura vuol dire innovazione, sperimentazione, esplorazione e anche rischio. Che qualsiasi cosa, costruita da noi, dalle nostre macchine o appartenente al mondo della natura è imperfetta e quindi perfettibile. Che qualsiasi innovazione perirà se non avrà memoria del passato o lo vorrà cancellare non ritenendolo degno. La Macchina di Foster si ferma perché non è possibile che un sistema automatico di manutenzione ripari anche se stesso. Potrà essere riparato solo attraverso l’integrazione con chi l’ha progettato. Ci dice che l’intelligenza artificiale sarà una reale evoluzione dell’intelligenza nei secoli e millenni a venire solo se sarà progettata per valorizzare il suo creatore, intendendo per esso noi umani, i nostri simili più deboli, per sopperire alle debolezze, compresi gli animali e la biodiversità che ci circonda. A queste condizioni ci sarà futuro, esplorazione e conoscenza. Le semplificazioni genereranno errori che bloccheranno la Macchia trasformandola in una entità logica autoreferenziale, incapace di conoscere e di conoscersi, quindi di sopravvivere. Con la Macchina perirà anche la società umana. I pochi sopravvissuti, se ci saranno, avranno facoltà di tentare un nuovo inizio. 160114 Daniele Leoni

Il link al racconto The Machine Stops

venerdì 20 novembre 2015

Primavere arabe


 La Marianne personifica la Repubblica francese.
Confesso il fastidio che ho provato quando Papa Francesco ha definito "terza guerra mondiale" la turbolenza del medio oriente e del mondo islamico. Fastidio, consapevole che la seconda provocò settanta milioni di morti. Se veramente dovesse scoppiare la terza, i morti sarebbero miliardi. Siccome, in occidente, le azioni dei guerriglieri in nome del Corano provocano normalmente decine o centinaia di morti, non possiamo parlare di guerra ma di terrorismo con l'eccezione l'attentato dell'11 Settembre 2001 a New York. Si deve inoltre aggiungere che i terroristi sono kamikaze, poveri ragazzi con turbe psichiche che vengono spinti all'assassinio e al suicidio da mercanti di morte, occupati mantenere un clima di tensione internazionale funzionale ai loro sporchi affari. Vladimir Putin ha denunciato apertamente il finanziamento dell’ISIS da parte di membri dello stesso G20: "Ho portato prove relative ai nostri dati sul finanziamento dell’ISIS da parte di persone di diversi paesi. Come appurato, i fondi provengono da 40 Paesi, tra cui alcuni membri del G20” — ha dichiarato nello specifico il presidente russo in conferenza stampa. “Oltretutto, ho mostrato ai nostri colleghi immagini da satelliti e aerei nelle quali è chiaramente visibile la dimensione assunta dal commercio illegale di petrolio e prodotti derivati. Colonne di camion-cisterna si protendono per decine di chilometri, tanto che da 4-5mila metri di altezza si perdono all’orizzonte. Questo figura semplicemente come un sistema di conduzione del petrolio. Occorre sopprimere le vie di finanziamento delle attività terroristiche." Allora il problema è molto complesso, con tante sfaccettature. Innanzi tutto occorre un'autorità di polizia internazionale, che potrebbe essere l'ONU, in grado di arginare il terrorismo. Dovrebbe farlo evitando di essere trascinata in un terreno, quello della barbarie e dello spregio della vita umana, che favorisce i barbari e i sanguinari. Bisogna fare un’operazione chirurgica incominciando dal modo in cui noi occidentali ospitiamo chi proviene da paesi dove i diritti umani sono calpestati. Quando violano le nostre leggi devono essere pesantemente sanzionati: la prima sanzione deve essere togliere loro la patria potestà e l'espulsione. Dovremmo farci carico noi dei loro bambini e condurli lungo un percorso di integrazione con la nostra cultura. La loro cultura la coltivino a casa loro! Il modo con cui dobbiamo combatterli deve essere congegnale ai nostri valori e alla nostra cultura. Non dobbiamo assolutamente spargere il sangue dei nostri soldati ma usare la tecnologia più sofisticata per fare, attorno a loro, terra bruciata. E ancora, quando possibile, dobbiamo portare via i loro bambini. Insisto sul fatto che, s’è possibile fare la chirurgia telematica al cervello o al cuore a migliaia di chilometri di distanza dal paziente, deve essere possibile anche la guerra telecomandata coi droni. Non il sangue dei nostri soldati oppure potenziali ostaggi alla mercé delle loro torture ma banali pezzi di ferraglia sul terreno, dove i nostri potranno entrare solo dopo ch’è stato bonificato.
Matteo Renzi e Vladimir Putin
Detto questo dobbiamo isolare culturalmente i mercanti di morte, dobbiamo favorire l'evoluzione democratica e liberale dei regimi e delle monarchie assolute. Dobbiamo insistere sul rispetto dei diritti umani sull'uguaglianza fra uomini e donne anche in Arabia Saudita, Iran ecc. come abbiamo fatto, 70 anni fa in Italia, riconoscendo alle donne il diritto di voto. E col diritto di voto anche il diritto allo studio e a professioni a loro prima precluse. Dobbiamo favorire un Islam leggero, tollerante, come abbiamo fatto con la religione cattolica ad opera di Papa Giovanni XXIII e dei suoi successori. Sono convinto che le turbolenze di oggi serviranno a catalizzare le forze per costruire la società planetaria di domani: il riavvicinamento fra Obama, Putin, Hollande è un bel segnale come è importante il ruolo che sta giocando il nostro Presidente Renzi, da protagonista, come non si vedeva dai tempi di Bettino. Dal 2 giugno 1946 sono passati nemmeno 70 anni. Come è cambiata l'Italia nel frattempo! E la Germania con mamma Merkel? E la Russia? La Cina? Il sud America? Per non parlare della fucina indiana, indocinese e indonesiana. Il mondo globalizzato va veloce come non mai. E io sogno Iran e Arabia con tante belle brave ragazze in minigonna, chiome al vento: quella si che sarebbe primavera! 151118 Daniele Leoni

sabato 31 ottobre 2015

Il ponte di messina: merci coi costi della nave e i tempi dell'aereo

30-10-2015, Daniele Leoni per la Conferenza Programmatica del PSI

Messina senz'acqua
Si discute tanto, proprio in questi giorni, sul fatto che Messina sia rimasta senz'acqua. Ma la verità è che le città siciliane sono senz'acqua da sempre perché in Sicilia ogni progetto pubblico si trasforma in un'occasione per fare clientelismo, spesso con finti cantieri, per finti lavori con finti lavoratori. Cosa che non accade solo in Sicilia ma anche in gran parte del mezzogiorno d'Italia. Così gli acquedotti sono da sempre pieni di dispersioni che sistematicamente non vengono riparate. L'acqua viene immessa nella rete idrica per periodi limitati di tempo, perché gli utenti possano riempire i loro serbatoi domestici. Poi l'erogazione dell'acqua viene interrotta perché il numero di falle non consente di tenere la rete permanentemente in pressione. In Sicilia avere il serbatoio dell'acqua nel sottotetto è una cosa normale perché è normale l'intermittenza nell'erogazione. Paradossalmente i siciliani si lamentano, come sta succedendo in questi giorni a Messina, solamente quando per alcuni giorni l'acqua non arriva (a causa di qualche inconveniente in più) e le scorte domestiche non possono essere ripristinate. Ma l'erogazione intermittente è la norma.

Sicilia e Calabria: il terreno di coltura del malaffare
La stessa cosa succede per l'acqua destinata all'agricoltura a fini irrigui. La cura del territorio è carente e il dissesto idrogeologico grave. Strade e ferrovie sono in una condizione disastrosa e l'elenco potrebbe continuare per ogni comparto di competenza pubblica.
Chi sostiene la necessità di risolvere prima i problemi elementari come l'adeguamento delle reti idriche agli standard dell'Italia centro settentrionale, così come le strade e le ferrovie, destinando a queste opere primarie tutte le risorse disponibili, pretende, nei fatti, di continuare ancora per decenni, con lo sperpero di risorse senza che nulla di tangibile venga realizzato. Risorse che purtroppo finiscono nelle mani della criminalità organizzata, abilissima nella regia del dissesto e della precarietà, abilissima cioè a creare il terreno di coltura dove prosperano i peggiori affari come lo spaccio della droga, l'organizzazione dei gioco d'azzardo (dalle sale bingo alle slot machine), lo sfruttamento della prostituzione, l'usura.
I compiti a casa di Monti e Passera
Deve far riflettere il modo violento in cui è stato cancellato il progetto del Ponte sullo stretto di Messina dal Governo Monti e dall'allora Ministro Corrado Passera, nonostante la progettazione definitiva fosse stata completata, la gara pubblica regolarmente vinta e il rischio di penali miliardarie a carico dello Stato inadempiente. Inconcepibile la cancellazione del progetto del ponte di Messina, nonostante la dichiarata disponibilità della Cina Popolare ad un’operazione di project financing, non solo sul ponte, ma sull’ammodernamento delle ferrovie e dei porti da Napoli a Taranto. Il motivo? La Cina cercava un’alternativa al porto di Rotterdam per le merci provenienti dalle sue imprese, impegnate nel colossale investimento cinese in Africa. La Sicilia, con i suoi porti, avrebbe potuto diventare il punto di attracco delle navi, da cui i container sarebbero stati smistati per ferrovia verso le destinazioni in Europa e in Asia. Perché allora la cancellazione di un progetto che avrebbe potuto assegnare all’Italia il ruolo di nodo intermodale di uno dei più rilevanti flussi commerciali dell’economia globalizzata?

Torbidi interessi coincidenti
Una possibile risposta è che l’economia sottosviluppata gestita delle mafie siciliane e calabresi sarebbe stata stravolta da un intervento internazionale di tanta rilevanza. Perché le preoccupazioni della mafia, risoluta a salvaguardare la precarietà dell'economia calabrese e siciliana, cioè il terreno di coltura del malaffare, coincidevano con gli interessi degli olandesi e dei tedeschi decisi a salvaguardare il ruolo del porto di Rotterdam. Monti e Passera furono sordi e ciechi, ignorarono opportunità e convenienze italiane, soprattutto del sud. Scolaretti ubbidienti, fecero i loro compiti a casa.

I veri obiettivi dei "no ponte" e lo scampato pericolo per le mafie
Gli agitatori "no ponte", tirarono un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo. Il pericolo era un grande cantiere con imprese internazionali, non controllate dalla mafia, con dirigenti e tecnici non addomesticabili e soprattutto determinati ad ottenere il risultato di un'opera che avrebbe potuto far scuola. Il pericolo erano imprese determinate a scommettere sulle ricadute positive del successo ottenuto per accreditarsi nel modo e conquistare nuovi mercati. Il pericolo era un cantiere vero, di altissimo livello, impegnato per anni nell'area dello stretto di Messina, che avrebbe potuto scatenare l'entusiasmo di tanti giovani siciliani e calabresi, risoluti a partecipare al lavoro con spirito creativo e non in cerca di assistenza. Il pericolo era che, con il ritmo e l'organizzazione impressi dal ponte sullo stretto, sarebbe stato inevitabile l'allargarsi dell'intervento a ferrovie, strade e porti connessi, da Taranto a Napoli. Tutto sotto la supervisione di entità nazionali e sovranazionali impegnate nell'investimento e poco interessate al malaffare di piccolo cabotaggio come lo spaccio della droga, l'organizzazione del gioco d'azzardo, lo sfruttamento della prostituzione, l'usura. Tutto sotto la supervisione dell'Autorità Nazionale Anticorruzione.

Rimettere il treno nei binari da cui era stato fatto deragliare
Lo spirito con cui lo Stato deve ottemperare agli impegni presi con le società che hanno vinto la gara per la costruzione del ponte di Messina non è solo quello di evitare di pagare le penali, ma soprattutto la volontà di rimettere il treno nei binari da cui era stato fatto deragliare con un colpo di mano e con una violentissima attività di disinformazione.
Il ponte, come ha scritto Maurizio Ballistreri sull'Avanti!, deve essere visto come un segmento strategico per fare della Sicilia un punto fondamentale dello sviluppo del Mezzogiorno, realizzando il Corridoio transeuropeo 1. E d’altronde, proprio i socialisti hanno storicamente sostenuto il ruolo strategico dell’Area dello Stretto e della realizzazione del Ponte. Bettino Craxi, nel 1985, all’apice degli anni straordinari della sua premiership, firmò la convenzione per il Ponte, lanciando l’idea di una grande area metropolitana nello Stretto, frutto della conurbazione tra Messina e Reggio Calabria, nell’ambito di una lungimirante visione geopolitica che assegnava al Mezzogiorno d’Italia la funzione di cerniera tra la costruzione di un’Unione europea non bancocentrica e i paesi rivieraschi del Mediterraneo.

A bridge to somewhere - Dove ci porta il ponte
Giovanni Mollica, in un libro pubblicato negli Stati Uniti sulla vicenda del ponte di Messina, ci dice che fin dai primi anni 2000, le nazioni che si affacciano sul bacino del Mediterraneo avevano mostrato segni di insofferenza verso il predominio dei porti del nord Europa che avevano occupato un ruolo centrale nella gestione dei flussi mercantili da e per l’Europa, nonché della ricchezza prodotta dagli stessi, assolvendo il ruolo di piattaforma logistica mediterranea. Un nonsenso geografico fondato sia sull’efficienza dell’organizzazione dei loro porti e della rete ad essi connessa, sia sulle carenze infrastrutturali dei Paesi mediterranei, Italia in testa. Un esempio permette di comprendere meglio in cosa consiste il paradosso appena accennato: le merci dirette in Europa e provenienti dal Far East ammontano a quasi 500 miliardi di euro all’anno e, nella stragrande maggioranza, sono trasportate su gigantesche navi porta container che attraversano il Canale di Suez. Oltre il 70% di queste merci è sbarcato negli scali del Northern Belt piuttosto che in quelli dell’Europa mediterranea, preferendo percorrere una rotta di migliaia di miglia più lunga piuttosto che approdare negli scali mediterranei.
L’incidenzai di questi giganteschi flussi commerciali tra l’Europa e il resto del mondo sull’economia dei rispettivi Paesi è notevolissima. In Germania, la così detta “Logistica integrata” – così è chiamata la scienza che gestisce l’intera catena di trasporto e distribuzione delle merci dal luogo di produzione al punto finale di vendita, considerata come un’entità unica invece che un complesso di funzioni logistiche separate - costituisce il terzo datore di lavoro, dopo l’industria automobilistica e quella chimica, con oltre due milioni e mezzo di addetti. In Paesi più piccoli, come Paesi Bassi e Belgio, le attività collegate ai porti di Rotterdam e Antwerp contribuiscono per percentuali molto rilevanti al prodotto nazionale e alla bilancia dei pagamenti. Non è un caso che abbiano resistito meglio degli altri Stati europei alla crisi che ha colpito il mondo dal 2008 in poi.

L'Italia non vuole essere un muro
Uno sguardo alla mappa dei flussi merci provenienti dal canale di Suez mostra come l'Italia, nonostante sia un ponte naturale fra l'Africa e l'Europa continentale, venga esclusa dalla quasi totalità del traffico.
Il raddoppio del Canale di Suez porterà nuova linfa ai traffici navali a poche miglia dalle coste siciliane e calabresi. Quali saranno i porti italiani che ne godranno e quanta parte toccherà a ciascuno, lo deciderà la Politica. Una prima risposta fortemente punitiva per l’estremo Sud l’ha data il Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica recentemente approvato; ma né i media né le forze politiche le hanno dato il dovuto peso. La destinazione a “porti di scambio” (transhipment) mette fuori gioco gli scali siciliani e calabresi, sempre più schiacciati dalla concorrenza dei nuovi giganti africani e di un Pireo interamente in mano ai cinesi. Né la dimensione regionale riesce a compensare questa mancanza di competitività quando i territori serviti non producono e non consumano. E' inutile e pericoloso illudersi e illudere la gente inseguendo il sogno di una crescita socioeconomica irrealizzabile. Rotterdam è il primo porto d’Europa perché, oltre ai ricchissimi territori circostanti, serve mezza Italia attraverso una veloce, economica e capillare rete di trasporto. Se il Governo vuole evitare che il grande porto della Piana di Gioia Tauro si spenga lentamente, deve avviare subito lavori per collegarlo alla rete ferroviaria ad alta velocità europea. E se vuole spezzare il tragico isolamento che ha portato la Sicilia a essere la regione dell’Ue col più basso tasso di occupazione, deve riprendere subito l’iter di realizzazione del Ponte sullo Stretto. Senza questi due provvedimenti, le prospettive di sviluppo sono prive di credibilità.

Treno = velocità = costi bassi = valore
L'ultimo argomento è quello della velocità del trasporto merci. Le tratte ferroviarie ad alta velocità hanno tempi assimilabili al trasporto aereo e costi assimilabili a quelli della nave. Se le tratte navali sono più corte aumenta la velocità di consegna e quindi il valore del servizio a parità di costi. La collocazione geografica dell'Italia, della Sicilia in particolare, genera un valore aggiunto formidabile nell'economia dei prossimi decenni, valore che giustifica un adeguato investimento. Noi italiani, aziende pubbliche e private, abbiamo il dovere di svegliarci dal torpore che altri vogliono imporci e che, dalla metà degli anni 60, tentano di confinarci in un ruolo di maitre d'hotel.

L'Africa, il futuro dello sviluppo
Enrico Buemi, in una discussione su facebook del febbraio scorso, sosteneva che il ponte di Messina oltre ad auto finanziarsi, diventerebbe un biglietto da visita delle capacità tecnologiche e produttive italiane e un simbolo nel mondo. Sarebbe un prolungamento del continente verso l'Africa, farebbe diventare Italia la Sicilia e tante altre cose ancora. Sposterebbe il baricentro verso sud, verso l'Africa che è il futuro di questo secolo.
In Africa sarà un futuro di sviluppo, quando si placheranno i venti di guerra così come si sono placati quelli europei dopo la seconda guerra mondiale.
Così crolleranno gli ultimi muri.