lunedì 14 maggio 2018

Il fattore umano

Beppe Grillo
L’elemento nuovo della politica italiana è l’accordo fra 5 Stelle e Lega per la formazione del Governo. E’ l’accordo fra un Luigi Di Maio, apparentemente ligio alla Casaleggio, vessillifero dei bisogni dei più deboli e un Matteo Salvini, apparentemente fedele alla coalizione di Centro Destra, con qualche punta xenofoba. Però entrambi i nostri protagonisti, dopo l’investitura ricevuta dalle elezioni, hanno subito dimostrato grande autonomia. Salvini ha sbandierato il suo neo eletto Senatore nero Toni Iwobi, responsabile del dipartimento immigrazione del Carroccio e Di Maio non ha insistito troppo sull’alleanza dei 5 Stelle col Partito Democratico. L’arbitro, cioè il Presidente Sergio Mattarella, ha subito sfoderato un piglio decisionista interpretando nel modo più discrezionale i suoi poteri previsti dalla Costituzione. Tanto che appare voler essere della partita. Mentre scrivo non posso far a meno di riflettere sullo sfondo del quadro ancora incompleto, quando ancora non si conoscono i termini dell’accordo raggiunto.

Lo Sfondo. L’intelligenza è disaccoppiata dalla coscienza. Questa è la conclusione a cui arriva Yuval Noah Harari nel suo ultimo best seller, Homo Deus, sull’avvento dell’intelligenza artificiale. Entità super intelligenti ma incoscienti (cioè algoritmi) sono in grado di conoscere l’uomo e la sua società molto meglio dei nostri esperti e capire quali siano le scelte più efficaci per il bene dell’umanità. Negli anni 90, quando ancora l’economia non era regolata da algoritmi, io potevo andare in banca e convincere il direttore della filiale che la mia idea di business era molto buona e accendere un mutuo per finanziarla. La decisione era affidata al buon senso del direttore e ad alcune semplici regole come i limiti entro i quali i direttore poteva operare e la mia affidabilità. Oggi non è più possibile perché le valutazioni, a cui il direttore si deve attenere, vengono fatte da una procedura informatica. Negli ultimi 10 anni le procedure hanno preso il posto delle decisioni umane nell’economia, soprattutto in quella finanziaria. Anche gli operatori di borsa si affidano ad esse per le loro scelte. I fondi d’investimento lanciano addirittura una nuvola di operatori virtuali, in grado di auto apprendere e di modificarsi, in una simulazione del mercato azionario. Dopo un certo periodo di tempo gli operatori migliori, fra quelli che sono sopravvissuti alla selezione, vengono lanciati nel mercato reale. Così i più ricchi diventano sempre più ricchi, non per le loro buone idee imprenditoriali in competizione nell’economia del fare, ma perché abili giocatori, aiutati dal computer, scommettono in borsa sulle micro - variazioni del mercato.
Sergio Mattarella
Luci ed ombre. Nonostante parecchi problemi irrisolti, l’economia di mercato ha creato un beneficio tale da raddoppiare l’aspettativa di vita, da provocare, in cinquant’anni, la drastica riduzione della violenza, della fame, delle malattie con il conseguente raddoppio della popolazione mondiale. Così, mentre negli anni 90 l’Intelligenza Artificiale si limitava a vincere a scacchi, nel 2000 ha fatto irruzione nell’economia, alle soglie del terzo decennio del 21° secolo, sembra che sia arrivato il turno della politica, perché la politica ha bisogno di un “aiutino”. Nessun dubbio! Matteo Renzi ha fatto molto bene a mettere tutto il suo peso per impedire un accordo di Governo fra PD e 5 Stelle. L’accordo, caldeggiato dalla sinistra estrema, dalla corrente forcaiola della magistratura, avrebbe fatto prevalere i sostenitori della “gioiosa macchina da guerra” inventata da Achille Ochetto in occasione delle elezioni politiche del 1994. Certo che quelli della "gioiosa macchia da guerra" ne hanno combinati di disastri! Hanno condannato a morte Bettino Craxi, messo le zeppe a Berlusconi con una ignobile persecuzione giudiziaria, imposto al Paese Mario Monti accettando la sua condizione irricevibile di essere, in cambio, senatore a vita, ridotto all'impotenza Matteo Renzi col risultato uscito dalle urne. Speriamo che Salvini e Di Maio arrivino in fondo e che quella macchina infernale venga sepolta!

Non siamo un formicaio. La cosa che da più fastidio dei 5 Stelle è la disumanizzazione della democrazia. Noi, Deputati e Senatori, li chiamiamo onorevoli, cioè persone che hanno ricevuto qualche cosa di analogo a un titolo nobiliare repubblicano per volontà del popolo che chi li ha eletti. Avendolo ricevuto, hanno facoltà di adoperarlo senza vicoli di mandato, con i soli limiti imposti dall’onore (appunto) e dalla legge. In virtù di questo titolo godono dell’immunità rispetto ad un altro dei poteri, quello giudiziario, che i padri costituenti hanno voluto sottoposto alla legge ma libero e svincolato dall’Esecutivo. Le ragioni dell’autonomia della Magistratura e dell’immunità dei parlamentari sono facili da comprendere in una logica di equilibrio dei poteri. Ebbene, loro li chiamano “portavoce”, vogliono il vincolo di mandato e l’abolizione dell’immunità parlamentare residua dopo i limiti imposti con la riforma del 29 ottobre 1993. Portavoce! … Una parola sola che riassume l’avvilente ruolo che i 5 Stelle vorrebbero riservare ai detentori del potere legislativo nell’Italia repubblicana del 2018. Una parola che riecheggia di formicaio, dove la piattaforma Rousseau della Casaleggio Associati è la regina.

L’equilibrio dei poteri. Al contrario i parlamentari dovrebbero maturare il loro orientamento in totale autonomia, avvalendosi delle indicazioni del gruppo di appartenenza. Un po’ come il Presidente della Repubblica, che nomina il Presidente del Consiglio e i Ministri avvalendosi delle indicazioni dei partiti che hanno vinto le elezioni, ma lo fa in totale autonomia rispettando vincoli di equilibrio fra i poteri, le leggi, i trattati internazionali e il suo buon senso. Anche nella promulgazione delle leggi il Presidente della Repubblica recepisce l’approvazione del Parlamento controllando la costituzionalità e la copertura finanziaria. In caso di dubbio la legge viene rispedita indietro alle Camere per un riesame.

Consultando l’algoritmo. Ebbene, lo sfondo del quadro ancora incompleto campeggia ancora sul primo piano dei tre protagonisti, protagonisti che l’artista non potrà lasciare in ombra. Anche perché ce ne sarà un quarto, cioè il futuro Capo del Governo, di cui ancora non conosciamo il nome, destinato a dominare l’intero dipinto. Il primo piano corrisponde al fattore umano, in continua evoluzione, imperfetto, spesso contraddittorio, eppure necessario perché cosciente di se stesso. Una coscienza dotata d’intelligenza erratica, che sforna risultati imperfetti, che vengono corretti attraverso continue prove d’errore. Una coscienza che, di tanto in tanto, consulta l’algoritmo. Analogamente gli eletti consultano il proprio gruppo. Mi viene in mente il Governo di Mario Monti, dove tutto era perfettamente regolato ma che ricorderemo come il peggior Governo del dopoguerra. Quel Governo non consultava l’algoritmo ma gli ubbidiva come una formica operaia ubbidisce alla regina. Il Governo MDS (Mattarella, Di Maio, Salvini) avrà invece la briglia sciolta, si fermerà, cambierà direzione, ritornerà sui suoi passi, andrà avanti forse più lentamente però si porterà dietro il consenso del complesso delle Istituzioni e degli elettori. Se non lo farà, l’opposizione parlamentare diventerà maggioranza e darà vita ad un nuovo Governo. E’ il fattore umano! E’ la democrazia rappresentativa … Bellezza!
 180514 Daniele Leoni

mercoledì 7 marzo 2018

L'algoritmo e le elezioni


Durante la campagna elettorale le sparano grosse. Gli arruffapopolo, guidati dall’istinto, sfoggiano lo loro capacità oratorie. Nessuno mantiene le promesse elettorali perché sono irrealizzabili. Succede così che i politici vittoriosi, di fronte alla necessità di governare, debbono drasticamente correggere il tiro. Gli elettori che non sono legati col collante dell’ideologia o della clientela, cambiano partito alle elezioni successive.

La nostra democrazia seleziona la classe politica secondo le pulsioni degli elettori. In momenti di crisi queste pulsioni possono essere distruttive. Non dobbiamo mai dimenticare che il fascismo italiano e il nazismo tedesco nacquero col consenso popolare. Consenso alimentato da un patriottismo rabbioso e guerrafondaio. Nazisti e fascisti furono spazzati via dalla tragedia dei loro errori e da ottanta milioni di morti nella Seconda Guerra Mondiale assieme al collante delle loro ideologie e clientele. E nuove ideologie democratiche si consolidarono assieme a clientele non sempre cristalline.

L’ideologia, oltre ad essere un sistema di pensiero con contenuti pratici razionali, è anche un motore di appartenenza (la chiesa, il partito con i circoli e gli iscritti ecc.). La clientela distribuisce favori e proventi per garantire fedeltà e appartenenza. Funziona come antidoto contro le lusinghe degli abili arruffapopolo dell’ultimo momento.

La piattaforma Rousseau del movimento 5 Stelle
Matteo Renzi ha chiuso la campagna elettorale dicendo che bisogna fare politica sulla proposta e non sulla protesta, sul coraggio e non sulla paura, sulla speranza e non sulla rabbia. E’ un bell’impianto per un’ideologia adatta al ventunesimo secolo, un messaggio affascinante che mi ha catturato fin dal 2012 quando ho cominciato a seguirlo e a sostenerlo. Matteo Renzi però ha curato soltanto il suo gruppo dirigente e si è ben guardato dal favorire o solo consentire clientele. Avrebbe dovuto organizzare clientele adatte al suo impianto. Organizzare nei circoli incubatori di startup e favorire loro crescita facendole lavorare per la pubblica amministrazione. Avrebbe dovuto incanalare le assunzioni di personale amico verso le nuove imprese secondo lo stile dei partiti della prima repubblica. Ma questo non era più possibile per l’attenzione della magistratura e, secondo Renzi, attività non morale. Gli avversari politici invece avevano mano libera per cavalcare la protesta, la rabbia e la paura facendo, nello stesso tempo, promesse irrealizzabili. Questo senario spiega, ameno in parte, quello che è successo nelle elezioni del 4 marzo 2018. Ma c’è di più.

Matteo Renzi assieme ai suoi sostenitori alle primarie del 2012
Nei sei anni che ci separano dal 2012 i social network sono cresciuti almeno di un ordine di grandezza, in particolare Facebook, Google e Youtube. Amazon ha accresciuto, almeno di un ordine di grandezza la sua potenza di fuoco per il commercio online, compreso il suo fatturato. Almeno il 50% del commercio tradizionale e della comunicazione si sono trasferiti verso i nuovi canali. La forza di persuasione di chi ha li ha utilizzati ha avuto un incremento proporzionale. La Lega di Salvini ha saputo approfittarne. La meravigliosa Leopolda di Renzi, fantastica per i contenuti, arrivava solo a quelli come me ma non al disoccupato meridionale ed a una parte importante degli elettori, in buona parte analfabeti di ritorno. I solcial network sono strutturati, invece, per passare i contenuti anche a chi fa solo chat vocali o video. In più utilizzano algoritmi per indirizzare le informazioni alle fasce suscettibili al loro gradimento.

I 5 Stelle, si sono concentrati solo sui bisogni utilizzando la piattaforma informatica Rousseau della Casaleggio, con un blog, quello di Beppe Grillo, con svariati milioni di follower. La Casaleggio è una società di pubblicità e di consulenza commerciale di altissimo livello con un ramo informatico ti tutto rispetto e migliaia di collaboratori. Tutto lascia pensare che le scelte di contenuto dei 5 Stelle, il modo di proporle e la selezione dei profili dei leader intermedi siano state fatte utilizzando un algoritmo. O almeno pezzi sperimentali di algoritmi in divenire. Pezzi di algoritmi per interagire con altri algoritmi di google e facebook e arrivare così a tutto il pubblico sensibile al messaggio, anche quello analfabeta. Tutto questo in una organizzazione politica priva di ideologie dove qualsiasi contestazione (all’agoritmo) veniva stroncata sul nascere. Così il povero Matteo Renzi, vittima dello stesso moralismo che distrusse Craxi, degli stessi magistrati che misero i bastoni fra le ruote a Berlusconi e alla prima Forza Italia, soccombe oggi per opera del Movimento 5 Stelle. Guarda caso è il gruppo politico a cui fa riferimento la magistratura italiana tramite Il Fatto Quotidiano.

Ora però lo scenario cambia. Il PD, pur indebolito, rimane l'unico contrappeso genuinamente popolare ai 5 Stelle. Che devono governare. Non ho dubbi che troveranno gli alleati per poterlo fare. I vincitori sono creatori e succubi di un algoritmo. Anche Di Maio, neo colletto bianco, sembra telecomandato.

E' destino? Dopo gli scacchi, la gestione dei fondi e delle banche, il traffico stradale, è arrivato il turno della politica? Cosa succederebbe se questa nuova gestione della politica dimostrasse di essere più efficiente e di ottenere ottimi risultati? Se, per esempio, l'informatizzazione spinta dell'economia pubblica generasse plusvalenze tali da sostenere il reddito di cittadinanza? Ovviamente l’algoritmo dirà che i conti debbono tornare così la produzione industriale, agricola e la gestione dei servizi dovrà avvalersi del massimo della tecnologia. La robotizzazione dovrà essere spinta, il margine primario delle imprese elevatissimo, la ricerca primaria e applicata dovrà avere risorse al vello dell’indice di produttività. Mi piacerebbe l’abolizione della proprietà intellettuale, nel senso che qualsiasi soluzione industriale dovrà poter essere studiata e migliorata da chiunque nella massima libertà. Non vi dovrà più essere spazio per NO TAV, NO VAX, NO OGM. Se l’incenerimento dei rifiuti è la soluzione più efficiente e sana, quella soluzione dovrà essere adottata. Senza se e senza ma! Ma non ho dubbi che l’algoritmo arriverà a queste conclusioni.

Poi ci saranno da gestire i rapporti con gli altri, in Italia e all’estero. Chi sarà in grado di convincere Elon Musk di insediare, in Italia, una dei sue Gigafactory? O di realizzare un ponte di Messina con Hyperloop? E, già che ci siamo, trasferire, con la Boring Company, nel sottosuolo, tutto il traffico automobilistico, naturalmente solo di veicoli elettrici con autopilota?

La mia firma nell'appello per una benefica intelligenza artificiale
Però l’algoritmo potrebbe consigliare di fabbricare armi dotate di intelligenza artificiale da vendere all’estero, sempre nell’ottica di aumentare il PIL e le risorse da ridistribuire per garantire, a tutti gli italiani, immigrati o non, il reddito adeguato per un sano benessere. Qui casca l’asino perché ci vuole un’intelligenza umana che sia in grado di dire no. Come bisogna dire no agli algoritmi dei fondi d’investimento e dei trader che già oggi, operando sulle micro-variazioni del mercato azionario, snaturano la funzione originaria e fondante della Borsa. Yosuah Arari, nel suo libro Homo Deus, lascia intravedere l’essenzialità della democrazia perché l’umanità possa sopravvivere agli algoritmi e convivere con essi senza diventarne schiava. Anche Tim Urban, nel suo saggio The Wizard Hat, arriva alle stesse conclusioni. Allora ci vuole ancora Matteo Renzi all’opposizione, foss’anche come voce solitaria in Senato, per ricordarci la nostra storia, la cultura umana così incerta ma così preziosa, così creativa perché imperfetta.
180307 Daniele Leoni

martedì 16 maggio 2017

Il rinascimeto di chi sa andare oltre!

Caro Mauro, ho scritto questo articolo per far diventare costruttivo il mio commento al tuo fondo “Andare oltre il PSI”. Io sarei felice di collaborare su questi temi. Anche Adriano Autino, che mi legge in copia, sarebbe felice di collaborare con l’Avanti! ed è convinto, come me, che su questo terreno si possa aggregare un’area senz’altro laica, prevalentemente liberale, pacifista, antifascista, sensibile ai temi dell’ambiente nel senso dell’ecologia industriale. Un’ecologia umanista, consapevole che la crescita fa parte della natura umana e che un pianeta, con una popolazione di oltre sette miliardi, deve necessariamente trovare una prospettiva proiettata in un futuro di secoli.
Daniele

Grazie. Metto dentro oggi. Conosciamo bene e stimiamo Adriano. Bene. Credo che la collaborazione possa essere fruttuosa. Mau

Questo lo scambio epistolare fra me e il direttore dell'Avanti Mauro Del Bue. 
Adriano Autino, Presidente e fondatore di Space Renaissance International, è il terzo soggetto e il protagonista dell'idea. Potrebbe essere un bell'inizio. 
Questo è l'articolo.

Rinascimento Spaziale (Space Renaissance) è il nome di un’associazione che pochi anni fa era annoverata fra i sognatori. Ma, come spesso accade in particolari momenti della storia umana, questi sognatori oggi si stanno svegliando e crescono in fretta, assieme alla fattibilità di quello che un tempo era solo un sogno. Il sogno, quando si sposta dalla fantasia alla fattibilità, in breve diventa politica, economia e impresa. Quel sogno parv spegnersi, quasi due anni fa, dopo il rombo e la fiammata dei motori, sopra Cape Canaveral, in Florida, dove tutto finì in una nuvola bianca. Domenica 28 Giugno 2015 un Falcon 9 di SpaceX, che trasportava una navicella dragon coi rifornimenti alla Stazione Spaziale internazionale ISS, esplose a 45 chilometri d’altezza, 2 minuti e 19 secondi dopo il lancio. Nessun danno alle persone. Fu il primo insuccesso nella marcia verso la conquista del primato nell’esplorazione spaziale di Elon Musk, il giovane imprenditore statunitense, fondatore di PayPal, Proprietario di Tesla (leader mondiale delle auto elettriche), fondatore, CEO e progettista di SpaceX che quel primato oggi sembra proprio averlo conquistato sul campo. Nei quasi due anni che ci separano da quell’incidente, SpaceX ha dimostrato una capacità di reazione unica. Ha analizzato con cura le cause, corretto il difetto in un componente responsabile del disastro, ha ripreso i lanci fino al traguardo, raggiunto il 21 Dicembre dello stesso anno, con il rientro del primo stadio del lanciatore vicino alla rampa di lancio a Cape Canaveral dopo il lancio e dispiegamento dei satelliti ORBCOMM-2. Una pietra miliare, capace di ridurre cento, mille volte il costo dell’esplorazione spaziale. L’anno scorso, il 2016, è stato cruciale e drammatico al tempo stesso: 8 lanci coronati da successo, 5 rientri del primo stadio riusciti (di cui 4 su piattaforma marina). Poi, l’1 Settembre, durante il rifornimento di carburante, il Falcon 9 è esploso a terra mentre si preparava al lancio di un satellite delle telecomunicazioni, (Amos 6) dell’israeliana Spacecom. Fortunatamente, anche questa volta, nessuna vittima, solo ingenti danni materiali. Un nuovo blocco dei lanci e un’indagine meticolosa per capire le cause dell’incidente. Isolato il problema, corretto l’errore, dal 14 Gennaio 2017 al primo Maggio, 5 nuovi lanci, 4 rientri del lanciatore riusciti, di cui uno già utilizzato in una precedente missione. Cento per cento di successi , un programma da capogiro di qui a fine anno e progetti mirabolanti per gli anni a venire. Parliamoci chiaro: se non ci fosse stato un imprenditore privato, con miliardi e miliardi di dollari d’investimento e parecchie decine di commesse per il lancio di satelliti, in lista d’attesa, un trend di questo tipo sarebbe stato impensabile. Invece è successo e oggi guardiamo il rientro verticale del lanciatore, a terra o in una piattaforma oceanica, come se si trattasse della routine di un volo di linea. Elon Musk ha scatenato anche l’emulazione di altri imprenditori. Vendere un miliardo di azioni Amazon, ogni anno, per finanziare l'azienda spaziale Blue Origin con l'obiettivo di trasportare le persone nello spazio per un bel viaggio intorno alla terra, è quello che ha intenzione di fare Jeff Bezos, fondatore del famoso marketplace e secondo uomo più ricco al mondo, con un patrimonio netto stimato in più di 78 miliardi di dollari. Mentre Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, ha annunciato un progetto per spedire satelliti esplorativi oltre il Sistema Solare: col fisico Stephen Hawking, l'investitore e filantropo russo Yuri Milner e altri scienziati e ingegneri, hanno in mente una nanosonda sospinta da una vela, che attraverso la spinta congiunta di raggi laser possa viaggiare al 20% della velocità della luce, catturando le immagini di tutto ciò che incontra durante il percorso. Questi effetti sono stati alimentati dalla NASA, che ha reagito alla restrizione di fondi delle amministrazioni Bush e Obama ripiegando sui privati, con il risultato di rendere il volo spaziale più economico. C’è stato l’effetto congiunto della crescita esponenziale della potenza di calcolo, della riduzione drastica delle dimensioni della micro-elettronica, lo sviluppo delle tecniche di intelligenza artificiale, la stampa 3D per rendere possibili cantieri robotizzati in orbita fuori dall’atmosfera. In pochi anni i progetti più arditi sono diventati possibili come il rientro verticale di un lanciatore, a terra o su una piattaforma marina. Così come è possibile spedire robot con una sufficiente autonomia operativa in corpi celesti lontani decine di minuti od ore luce, che dopo aver eseguito in modo completamente automatico complesse operazioni, ci trasmettono immagini spettacolari ed enormi quantità di dati su scenari che nessuno, prima, aveva immaginato. E’ il caso di della coppia Plutone Caronte, svelata dalla sonda New Horizons, che ora si trova oltre Plutone e sta accelerando in direzione di un altro corpo del Sistema Solare esterno, chiamato 2014 MU69: l'appuntamento è per il 2019, per nuove e sorprendenti scoperte. Lo staff che segue la missione sta pensando ad un nuovo appuntamento, questa volta con un orbiter e un lander. E ipotizza rivoluzionarie tecniche di propulsione. E cosa dire dello spettacolo che ci ha offerto la sonda Cassini negli ultimi 12 anni attorno al pianeta Saturno e che ci regala proprio in questi mesi, alla fine della sua vita operativa?
L'idea di una stazione spaziale grande come una città
 Oggi, come mai in passato, l’esplorazione spaziale è un grande spettacolo e una grande scuola a disposizione di tutti. Insegna ai nostri ragazzi a ragionare in modo pianificato, ad aspettare anche anni il risultato prima che la sonda che raggiunga il suo traguardo. Ci insegna a programmare con tecniche a prova d’errore e a far tesoro degli insegnamenti derivati dagli errori che, nonostante la grande cura nella progettazione e nell’esecuzione, purtroppo inevitabilmente si verificano. Gli imprenditori, Elon Musk in primo luogo, hanno creato attorno alle loro imprese ondate di passione e d’entusiasmo alimentate soprattutto dalle migliaia di tecnici operativi nelle varie branche dell’attività. In California, in Florida, si respira il rinascimento spaziale. Si respira in Cina, in Giappone, in Europa e in Italia dove la nostra Agenzia Spaziale (ASI) è fra i fondatori e i maggiori contribuenti dell’ESA (European Space Agency). Il suo Presidente, Roberto Battiston, non perde occasione per ricordare che quasi 50% dei moduli abitabili della stazione spaziale internazionale, tra cui la famosa cupola da dove si scattano quelle splendide foto del nostro pianeta, è stata realizzata a Torino da Thales Alenia Space Italia, joint venture tra Leonardo Finmeccanica e i francesi di Thales. Un grande orgoglio, ma anche posti di lavoro e capacità tecnologiche. A proposito di Rinascimento Spaziale, ci sarebbe tantissimo da raccontare e da scrivere. Almeno una cosa la vorrei dire prendendola in prestito da Adriano Autino, Presidente di Space Renaissance International. Noi viviamo in fondo a un pozzo gravitazionale e facciamo una fatica terribile a uscire. Ma fuori dall’atmosfera, senza le intemperie che corrodono tutto e senza la gravità che spinge in basso, sono possibili costruzioni grandiose, libere dalla ruggine e dall’usura del tempo. Fra cento, mille anni quali meraviglie saremo in grado di edificare vicino al nostro Sole e più lontano, nel nostro braccio di Galassia? Una cosa è certa: potremo farlo solo liberi da dogmi e da fondamentalismi. Diversamente saremo costretti a rimanere quaggiù, logorati dalla crescita demografica, dai conflitti fra i popoli e le religioni e condannati al declino, graduale o violento di chi non ha saputo andare oltre. 170516 Daniele Leoni

mercoledì 8 marzo 2017

Il futuro di Pomigliano d’Arco

Vogliamo veramente dirci la verità? Entro pochi anni sarà possibile produrre migliaia di automobili al giorno, a basso costo, senza un solo operaio. Tutto robotizzato! Anche la manutenzione degli impianti può essere, in gran parte, automatica. Allora gli operai, i tecnici che cosa faranno? Si occuperanno della manutenzione evolutiva, approfitteranno cioè degli interventi periodici di manutenzione per far evolvere gli impianti verso migliorie e modifiche alle linee esistenti. Perché, se si dovessero lasciare le cose tali e quali, la manutenzione potrebbe essere integrata nei cicli operativi delle macchine.
Una Linea di montaggio a alla FCA di Pomigliano d'Arco
Potrebbe succedere quello che normalmente capita nei grandi filtri meccanici autopulenti, che possono funzionare per anni fino a quando verranno sostituiti per l’usura. Quando però dev’essere sostituito il filtro, c’è una squadra di operai che ne monta uno nuovo. Il più delle volte non si sostituiscono solo i corpi filtranti ma anche altri componenti a causa dell’evoluzione del filtro. Spesso si monta un filtro nuovo. Non esiste più la mansione, molto faticosa e insalubre, della pulizia manuale del filtro come, nell’industria automobilistica, va scomparendo la figura di chi salda e vernicia a mano.
Una linea completamente robotizzata alla Tesla Motors in California
Si salda e si vernicia a mano, invece, quando si studia un prototipo o se si deve progettare la funzionalità di un nuovo braccio meccanico. Qui vorrei aprire una parentesi sulla manualità che è molto importante per progettare, imparare o insegnare una funzione ad una macchina automatica. La manualità è indispensabile anche per controllare l’esattezza di un lavoro eseguito da un robot. Normalmente, durante la prototipazione, lo stesso pezzo viene rifatto innumerevoli volte. Siccome un’automobile è un insieme molto complesso di pezzi assemblati, alcuni difetti si scoprono dopo un certo tempo di funzionamento. Allora si fanno le modifiche: di frequente anche con la sostituzione dei pezzi difettosi, nelle auto già vendute, attraverso la rete dei concessionari. Si, perché nell’industria automobilistica la rete di vendita e di servizio è fondamentale.
Una stazione Supercharger TESLA per auto elettriche
La manualità è necessaria per imparare. E’ necessaria perché imparino i lavoratori ed è necessaria a far imparare le macchine. Con i sistemi computerizzati, una volta che in un ciclo produttivo sono stati eliminati tutti i difetti, teoricamente quel ciclo può andare avanti senza manodopera. Il grosso delle risorse umane viene impegnato nella rete di servizi: concessionari, officine di riparazione, mercato dell’usato e dei pezzi di ricambio rigenerati. Se la Panda, con una linea di produzione ormai consolidata, viene fabbricata fuori dall’Italia, in un paese dove l’innovazione tecnologica è più acerba, per l’occupazione in Italia è solo un bene. A Pomigliano d’Arco ci saranno nuove linee di produzione da attivare, prototipi da fare, nuovi giovani da addestrare, nuovi modelli di auto da lanciare nel mercato. Il ciclo continuerà fino a quando non giungerà a maturazione. Sergio Marchionne ha ragione quando dice che le maestranze di Pomigliano, in prospettiva, possono fare di meglio, mettendo a frutto quello che hanno imparato negli anni precedenti . Potranno esprimere cioè il gusto estetico, la cura e l’abilità artigiana italiane per un’industria dell’automobile che, grazie alle linee robotizzate, farà auto di lusso sempre più personalizzate con una cospicua gamma di opzioni. Poi, come succede nell’alta moda, le soluzione tecniche e il design potranno essere trasferite alle auto di livello medio.
Fiat. Una linea di montaggio di inizio 900
Il vantaggio, per i paesi che riceveranno le linee di produzione già mature, sarà di creare anche loro, col tempo, una scuola tecnologica e una cultura industriale. E avranno il corposo indotto dell’usato, dei pezzi di ricambio rigenerati, delle riparazioni. A causa dei costi bassissimi di produzione delle linee robotizzate, anche l’indotto delle riparazioni tenderà a diminuire: prima da noi, poi nei paesi meno sviluppati. L’obsolescenza programmata sarà conveniente. La rottamazione garantirà il riciclo totale delle materie prime. Nei prossimi decenni i motori a scoppio saranno sostituiti dai motori elettrici assolutamente non inquinanti, alimentati da batterie a ioni di litio, come i video a led hanno sostituito i vecchi tubi catodici dei televisori. Le stesse batterie entreranno nelle nostre case per rendere possibile la ricarica con pannelli fotovoltaici e compensare i picchi di richiesta elettrica rivoluzionando, in questo modo, l’architettura della rete. L’elettronica governerà totalmente l’automobile del futuro. I freni saranno accoppiati a generatori per recuperare fino all’ultimo watt. La guida potrà essere completamente automatica e in auto si potrà guardare un film, leggere il giornale, sbrigare il lavoro d’ufficio. Nessun nervosismo in coda. Gran parte della forza lavoro si trasferirà verso le infrastrutture di trasporto: strade, tunnel, viadotti dovranno essere attrezzati per l’autoguida. Le automobili saranno anche navette per entrare nell’hyperloop pubblico, per percorrere grandi distanze a mille all’ora. Tutto questo senza il minimo inquinamento. A Pomigliano d’Arco ingegneri, tecnici e operai entreranno in questa dimensione. Come in ogni stazione di servizio o centro di controllo del traffico, il pubblico e il privato si incontreranno perché tutti noi ci possiamo spostare fisicamente, incontrare, non solo col computer e lo smartphone. 170308 Daniele Leoni

lunedì 20 giugno 2016

Virginia e Chiara: la voglia di futuro rappresentata da due giovani donne.

Virginia e Chiara, neosindache di Roma e Torino
“Si è una donna, ma è più importante che sia del Movimento 5 Stelle” urla una donna bionda che punta il dito senza intenti minatori: “Adesso onestà … onestà”. E’ lo scorcio finale dell’articolo di Mattia Feltri che, su La Stampa, racconta la proclamazione di Virginia Raggi Sindaco di Roma. Ma siamo proprio sicuri che a determinare quel 67% a ballottaggio non sia stata proprio la sua faccia, pulita ma furba, e i suo sorriso accattivante di giovane donna? Quella faccia e quel sorriso che rende credibile la sua immediata dichiarazione di fare il Sindaco di tutti, anche di quelli che non l’hanno votata. Anche Chiara Appendino, neosindaca di Torino, proclama la sua “sfida a ricucire una città ferita in un destino che si perde oltre l’orizzonte”. Ha solo 32 anni, è più giovane di Virginia. Ha passato una consigliatura a contestare il bravo Piero Fassino con argomenti presuntuosi ma desso si dovrà misurare con il compito di governare la capitale dell’industria italiana, quella che è riuscita ad imporre il suo marchio a Detroit. Sono sicuro che, questa notte, sul sonno agitato incombeva l’immagine matura e pacata del suo predecessore ma anche la ferma volontà di reggerne il confronto. Mi sembra difficile che queste due giovani donne possano fare squadra coi tassisti contro UBER. Molto più probabile che la prima intitoli una piazza romana a Bettino Craxi rimarginando la ferita dell’ultimo esule del risorgimento italiano e che la seconda consegni a Sergio Marchionne le chiavi della Città, in segno di gratitudine, a nome dei lavoratori torinesi e dei metalmeccanici italiani. Saranno donne che, in tempi di carestia, metteranno al lavoro i guerrieri perché coltivino i campi e allevino il bestiame. Che però non dimenticheranno la necessità dei turni di guardia e delle armi, pronte all’uso, per difendere il villaggio in caso di attacco. Le loro prime dichiarazioni riecheggiano delle convinzioni dei padri delle democrazie occidentali, cioè che gli eletti debbono rispondere alla loro coscienza e alla comunità rappresentata. Alla comunità tutta e non solo alla parte che ha contribuito alla loro elezione. Intanto subito a scuola da Federico Pizzarotti che sorride sornione, che sarà il loro maestro. 160620 Daniele Leoni

martedì 3 maggio 2016

Io, Chicco e l'autopilota

Saranno tutte elettriche le auto del futuro. Popoleranno le nostre strade, meno numerose di oggi perché per lo più condivise. Controllate dall’autopilota, ci porteranno al lavoro, in gita o a fare shopping. Poi torneranno, per conto loro, al parcheggio di lunga sosta più vicino dove un braccio meccanico potrà trovare la presa di ricarica nella piazzola. Torneranno, le auto del futuro, in risposta alla nostra chiamata, davanti all’ufficio, al negozio o al ristorante e ci spetteranno, pazienti e ordinate, nel parcheggio di sosta corta. A Torino come a Detroit, dopo una secolo dalla scomparsa dei maniscalchi, un altro mestiere cesserà di esistere: quello del taxista. Lascerà il posto alla nuova professione dell’ingegnere del traffico automatico, del controllore e ordinatore dei flussi, del car sharing customer care manager. Ma non scompariranno i fabbricanti di automobili così come non scomparvero quelli delle carrozze un secolo fa. Si trasformarono  in carrozzieri, dal riparatore al designer, dall’ingegnere della galleria del vento al tecnico di 3D modelling, dall’operaio specializzato al programmatore del robot addetto alla verniciatura.
Chicco Testa
Il mio amico Chicco, di cui si può criticare tutto ma non il coraggio di esporre liberamente le proprie idee anche quando cambiano, scrive sull’Unità: “Il sogno della mia generazione era di possedere un’automobile. Il sogno dei miei figli di possedere un abbonamento ad un car sharing. Risultato: spostarsi in macchina diventa più facile, ma gli acquisti di auto diminuiscono. Figurarsi quando arriveranno le auto senza autista che le chiami con un fischio e le molli dove vuoi tanto tornano a casa da sole. I benefici netti per tutti sono enormi, ma il Pil crescerà ancora con gli stessi ritmi con un numero di automobili in circolazione assai inferiore?”
Chicco Testa conclude che sarebbe bene concentrarsi  sui benefici per tutti anche se, per ora, non corrispondono ai nostri criteri di calcolo del  prodotto interno lordo. Io aggiungo che, se ci saranno più benefici, bisognerà cambiare i criteri di calcolo. Si perché è giusto cambiare opinioni e criteri quando sono cambiati gli scenari di riferimento così come è molto saggio cambiare opinione quando ci accorgiamo che siamo in errore. La manifestazione più clamorosa di stupidità è continuare a sbagliare per coerenza.
L'auto sperimentale di Google con autopilota
Conosco Chicco da quando eravamo ragazzi, tutti e due in politica, tutti e due alle prese con la fondazione della Legambiente. Abitava davanti a me, a Roma, in Via Madonna dei Monti. Lo vedevo la mattina dalla finestra del bilocale che mi aveva prestato l’Architetto Rustichelli, poi si scendeva per raggiungere Piazzale Flaminio dove c’era l’ARCI, in motorino, ognuno col suo. Io ero socialista di Craxi (o meglio di Martelli) e lavoravo al Centro Studi del PSI con Luigi Covatta. Lui era comunista di Berlinguer. Io ero i responsabile nazionale della neonata Legambiente e lui mi doveva “rottamare” perché non ero abbastanza antinucleare. Gli diedi partita vinta un po’ perché non ho mai amato i movimenti di piazza, un po’ perché stavo accarezzando l’idea di una startup (allora non si chiamava ancora così) sulle nuove tecnologie. Poi  i socialisti avevano già individuato Maurizio Sacconi come nuovo presidente. Feci bene perché le mie idee erano troppo lontane dalla cultura politica dei primi anni 80.
Due avvenimenti economici occupano i giornali di oggi: l’accodo di Marchionne con Google per  le auto col pilota automatico e la pole position di Chicco per fare il Ministro allo sviluppo. L’accodo di Marchionne avrà un impatto importante su Torino e non solo su Detroit. E Chicco allo sviluppo sarebbe in sintonia con le necessità della politica di oggi anche perché, passati trent’anni, lui ha idee che io avevo allora.
Un disegno dell'Hyperloop ideato da Elon Musk
Mi figuro il nuovo progetto del ponte di Messina, modificato per far posto all’Hyperloop, dove potranno essere imbarcate automaticamente, nelle navette, le automobili del futuro perché i passeggeri abbiano l’ebbrezza dei mille all’ora. Ma nelle strade normali tutti in fila, ordinati, guidati dal software che rispetta automaticamente il codice della strada. Niente più autovelox e nemmeno multe. Si potrà anche bere un bicchiere di quello buono, a cena con gli amici o con la fidanzata. Basta con gli scarichi inquinanti. Nelle aiuole. Ai bordi delle strade, si potranno raccogliere rucola e stridoli per fare l’insalata. Forse si costruirà anche qualche centrale nucleare per recuperare la scuola, la filiera, la tecnologia dei materiali e dei sistemi di sicurezza e, soprattutto, il campo di ricerca per la fusione delle centrali del futuro dove, un tempo, eravamo primi nel mondo.
Ma la decisione è prerogativa di Matteo Renzi, che ha già detto ai giornalisti: “Il primo a sapere il nome sarà il Presidente della Repubblica.” E’ l’Italia che cambia e diventa più civile. Noi che l’abbiamo sostenuto e votato alle primarie, consapevoli delle regole fondamentali della democrazia rappresentativa, possiamo manifestare la nostra opinione ma senza tifo da stadio, meno che meno quello degli ultras violenti della curva sud. 160503 Daniele Leoni

Pubblicato anche dall'Avanti!

giovedì 14 gennaio 2016

Se la Macchina si ferma

Il Falcon 9 di SpaceX atterrato dopo la missione del 21 Dicembre 2015
Anche a me è arrivato il tweet di Elon Musk del 2 Gennaio: “Worth reading The Machine Stops, an old story by E. M. Forster …” L’ho trovato online e l’ho letto, The Machine Stops. E’ un racconto scritto nel 1910 che si pone il problema della perdita di controllo, da parte dell’umanità, di una macchina complessa e onnicomprensiva che avvolge l’intera società e si fa carico del sostentamento di ogni singolo individuo. Aria, cibo, abitazione, trasporti, comunicazioni e ogni dettaglio della vita personale e collettiva sono forniti dalla macchina. Dalla nascita all’eutanasia! La macchina si preoccupa di selezionare, alla nascita, i bambini non troppo forti (immagino anche non troppo intelligenti). Tutto procede per generazioni finché qualche cosa, nella macchina, comincia a corrompersi perché sfugge al sistema automatico di manutenzione. Qualcuno propone di sottoporre a manutenzione il sistema di manutenzione stesso ma, ovviamente, la macchina non può farlo e l’umanità non ha più nozione di come la macchina funzioni. Alla fine, col collasso della macchina, tutta l’umanità soccombe fatti salvi i pochi che, in gran segreto, si erano da tempo insediati nel mondo esterno e avevano recuperato l’antico vigore. Anche l’antica intelligenza necessaria per un muovo inizio.
Il procedimento di terraforming di Marte secondo Elon Musk
Proprio Elon Musk, pochi giorni dopo aver fatto rientrare intatto, con un atterraggio verticale, il suo lanciatore Falcon 9 (compiuta la missione del lancio di undici satelliti per conto di OrbComm), sente l’esigenza di darci il buon anno con questo invito alla riflessione. Sulla pagina Twitter di SpaceX continua a campeggiare l’immagine della quattro fasi della terra-formazione di Marte, quasi a sottolineare che la Macchina di Foster è indispensabile per i suoi e i nostri progetti di futuro. Con un altro tweet annuncia l’uscita della Tesla Summon 7.1 dalla sua avveniristica industria di auto elettriche: il nuovo software, i nuovi sensori di prossimità e l’autoguida con Google Maps consentiranno di chiamare l’auto che si metterà in moto, uscirà dal garage e raggiungerà il proprietario, climatizzatore acceso e musica preferita. Potrà anche tornare indietro, aprire il garage, entrare, spegnersi e chiudesi la porta dietro le spalle. E’ di oggi la notizia che Barack Obama è intenzionato a promulgare velocemente l’integrazione del codice della strada per l’utilizzo dell’autopilota nelle automobili, convinto che l’innovazione farà quasi cessare gli incidenti stradali dovuti alla distrazione del guidatore, che sono la maggioranza. Immagino grandi lavori anche nella rete stradale per le corsie preferenziali destinate alla guida automatica. Corsie che saranno presto popolate di veicoli ordinatissimi, silenziosissimi, ligi alle regole, in parte popolate di passeggeri liberi di usare il telefonino e navigare in internet. Altri saranno senza passeggeri, torneranno al garage dopo aver portato il proprietario a destinazione o lo andranno a prendere ubbidienti alla chiamata. Altri ancora si occuperanno della consegna automatica di pacchi a domicilio, della raccolta dell’immondizia porta a porta. Altri faranno il servizio di taxi senza taxista.
Un disegno di come potrebbe essere l'Hyperloop
Se il sistema dovesse funzionare, molto presto l’auto privata sarà il lusso che si permetteranno i ricconi mentre la maggioranza userà le auto pubbliche, perfettamente integrate con la rete dei trasporti metropolitani, ferroviari, aerei, navali. Il servizio sarà molto economico, attivo 24 ore su 24, perché senza pilota umano. L’ultima trovata di Elon Musk, per rimanere nell’ambito dei trasporti, si chiama Hyperloop. E’ un tunnel dove capsule pressurizzate per passeggeri e merci, a sospensione magnetica, viaggeranno a velocità supersonica in ridottissimo attrito. L’atmosfera all’interno del tunnel sarà rarefatta e la colonna d’aria si muoverà alla velocità delle capsule. Ovviamente le stazioni d’ingresso e d’uscita dovranno essere ad intervalli di centinaia di chilometri e il sistema di scambi sarà estremamente sofisticato per non rallentare il flusso principale. Per il progetto è stata lanciata una gara fra le università a cui hanno aderito settecento gruppi da tutto il mondo sottoponendo un preliminare. Dall’Italia partecipa un gruppo di studenti dell’università di Pisa. Il 29 e 30 gennaio, alla Texas A&M University, ci sarà un primo incontro di selezione delle idee sotto la supervisione di SpaceX, la società aerospaziale protagonista del rientro con atterraggio verticale del vettore Falcon 9. Che sia una cosa seria lo dimostrano le sue cinquanta commesse, per un importo di sette miliardi di dollari, di lancio di satelliti artificiali di società pubbliche e private su scala planetaria.
Elon Musk, CEO di SpaceX, Tesla Motors, Solar City. Fondatore di PayPal
Perché allora Elon Musk, così brillante nelle innovazioni basate sull’intelligenza artificiale, è preoccupato dei pericoli tanto da far riflettere, a capodanno, i suoi milioni di ammiratori (3,2 solo su twitter) con The Machine Stops? E’ forse la preoccupazione che, se tutto diventa automatico, per noi umani non ci sarà più spazio? Non penso proprio anche perché, con l’automazione, aumenta la progettazione e la facilità di realizzare nuovi progetti. Poi, connaturata con il ruolo dell’uomo nella nuova società delle macchine è la manutenzione evolutiva dei sistemi, il monitoraggio che tutto funzioni secondo il progetto, l’intuizione di migliorie derivabili solamente con la profonda conoscenza dei sistemi esistenti. La Macchina di Foster si ferma perché gli errori accumulati durante il suo funzionamento non vengono corretti e la pigrizia umana, oltre a dimenticare come funziona, si adagia nell’adorazione della Macchina come se fosse Dio. Elon Musk ci rammenta che Dio siamo noi (per i cristiani creati a Sua immagine). Che cultura vuol dire innovazione, sperimentazione, esplorazione e anche rischio. Che qualsiasi cosa, costruita da noi, dalle nostre macchine o appartenente al mondo della natura è imperfetta e quindi perfettibile. Che qualsiasi innovazione perirà se non avrà memoria del passato o lo vorrà cancellare non ritenendolo degno. La Macchina di Foster si ferma perché non è possibile che un sistema automatico di manutenzione ripari anche se stesso. Potrà essere riparato solo attraverso l’integrazione con chi l’ha progettato. Ci dice che l’intelligenza artificiale sarà una reale evoluzione dell’intelligenza nei secoli e millenni a venire solo se sarà progettata per valorizzare il suo creatore, intendendo per esso noi umani, i nostri simili più deboli, per sopperire alle debolezze, compresi gli animali e la biodiversità che ci circonda. A queste condizioni ci sarà futuro, esplorazione e conoscenza. Le semplificazioni genereranno errori che bloccheranno la Macchia trasformandola in una entità logica autoreferenziale, incapace di conoscere e di conoscersi, quindi di sopravvivere. Con la Macchina perirà anche la società umana. I pochi sopravvissuti, se ci saranno, avranno facoltà di tentare un nuovo inizio. 160114 Daniele Leoni

Il link al racconto The Machine Stops