mercoledì 4 settembre 2019

VOGLIA DI COMUNITA'

Pier Giorgio Perotto con il suo Olivetti P101, il primo personal computer
C'è una matrice che unisce la Leopolda di Matteo Renzi (il prossimo mese alla decima edizione), il Meeting di Rimini che ha da poco celebrato la sua quarantesima edizione e l'incontro annuale di Ivrea SUM ospitato in casa Olivetti, organizzato memoria di Gianroberto Casaleggio. L'incontro di Ivrea è il più giovane (alla terza edizione). E anche il meno popolare. Mi ricordo le prime edizioni del Meeting di Rimini, alle cui sessioni partecipavo quando ero un giovanotto. Non andavo da fedele ma da curioso alla ricerca di stimoli positivi. Era voglia di comunità. La voglia di cercare ciò che unisce e di mettere in secondo piano ciò che divide. Anche alla Leopolda renziana si respira l'atmosfera della comunità, Anche a Ivrea, dove i 5 Stelle cercano lo spirito di comunità di Adriano Olivetti.

Ciò che divide.
Quando Luigi Di Maio insiste sullo stop alle trivelle e agli inceneritori commette, a mio parere, un gravissimo errore. I sondaggi esplorativi per la ricerca di giacimenti minerari sono fondamentali alla conoscenza del sottosuolo e della crosta terrestre che, lungi dall'essere solida, fluttua su un mantello viscoso. L'Italia è geologicamente in continuo movimento e lo studio della tettonica è fondamentale per la prevenzione delle catastrofi naturali. Paradossalmente le catastrofi sono strettamente legate alla bellezza del nostro territorio, fatto di valli , di montagne e di scenari naturali strepitosi.
L'origine abiotica degli idrocarburi
Il Metano è l'oggetto della ricerca fatta con le trivelle. Il metano non è solo un gas fossile ma è anche il risultato di fenomeni geologici che si verificano nel mantello ad alte pressioni e temperature. Lo dimostra la sua presenza rilevante nei pianeti del nostro Sistema Solare anche dove è molto improbabile la vita organica che produce i giacimenti fossili. Il metano è quindi una risorsa rinnovabile. Si potrebbero scrivere centinaia di pagine sul metano, sui benefici e sulle ricadute delle attività industriali e di ricerca legate ad esso. Anche sugli inceneritori ci vuole più attenzione perché, per la frazione non di rifiuti non riciclabile, l'alternativa sarebbe la discarica con effetti molto più pesanti sull'ambiente. L'ideale è l'incenerimento controllato, a temperature elevate e con filtri efficienti per l'abbattimento delle polveri.
In definitiva divide tutto ciò che crea tabù su procedimenti o prodotti e non si concentra invece sul risultato che si vuole ottenere. L'obiettivo corretto sarebbe adottare procedimenti che non generino inquinamento e che non sprechino risorse. Procedimenti che generino invece ricadute positive sull'economia ed effetti moltiplicatori stimolando la ricerca. Ma si capisce subito che un obiettivo, se ponderato in questo modo, mal si adatta a parole d'ordine da urlare nei cortei.

Sintonie inaspettate.
L'opposizione di Matteo Renzi, nel 2018, ad un'alleanza PD 5 Stelle era motivata dal pericolo della convergenza fra le correnti della "decrescita felice". Queste correnti hanno una presenza consistente in entrambi gli schieramenti, seguono un'ideologia distruttiva per l'economia e avvilente per la parte creativa della personalità umana. L'alleanza con la Lega avrebbe disinnescato questa mina, come in effetti è avvenuto per la TAV e per il gasdotto Trans Adriatic Pipeline. I 5 Stelle, a loro volta, avrebbero dovuto attenuare le pulsioni xenofobe della Lega e il populismo grottesco di Salvini. Ma non ci sono riusciti. Anzi, le divergenze hanno esaltato la visibilità della Lega provocando la sua crescita nelle elezioni intermedie e nei sondaggi, a scapito dei 5 Stelle. I sondaggi d'opinione hanno però dimostrato anche il decollo nell'apprezzamento degli elettori per Giuseppe Conte che ha dimostrato grande intelligenza ed equilibrio nel districarsi fra i contendenti e nell'imporre, quando necessario, la sua volontà. L'ha fatto per la TAV e per l'elezione del nuovo premier europeo Ursula Von Der Leyen. Infine Giuseppe Conte ha dato il colpo di grazia a Matteo Salvini giudicando inattendibile la sua marcia indietro quando ha ritirato la sfiducia al Governo.
Di fronte a un Movimento 5 Stelle indebolito e disorientato e al rischio di una campagna elettorale distruttiva Matteo Renzi, forte della sua influenza sui gruppi parlamentari del PD, ha dato il via libera ad un accordo, ribaltando la sua posizione dell'anno scorso. Con un tempismo incredibile Beppe Grillo, forte della sua influenza sugli iscritti e sui parlamentari del Movimento, ha riconosciuto la leadership di Giuseppe Conte nominandolo al suo livello: "elevato!". Così la politica italiana, se tutto va bene, nel prossimi quattro anni sarà retta da un quadrunvirato: Sergio Mattarella, Giuseppe Conte, Beppe Grillo, Matteo Renzi. Due uomini di Diritto e due Tribuni trascinatori di folle, uno di estrazione politica e uno dello spettacolo! Quattro elevati che vedono lontano e che potrebbero trovare, fra di loro, sintonie inaspettate.

Repubblica, regole e democrazia.
"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione." Così il primo articolo della nostra costituzione. "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale." Così l'articolo 49. La costituzione non dice come i partiti debbono eleggere o nominare il loro gruppo dirigente o come redigere le liste dei candidati. Dice solo che il metodo deve essere democratico. Il Movimento 5 Stelle ha la piattaforma Rousseau, un sistema operativo che consente la registrazione degli iscritti, la partecipazione degli iscritti alla vita interna del Partito compresi i corsi di formazione alla vita politica e ai ruoli nella Pubblica Amministrazione. Rousseau consente anche agli iscritti di redigere proposte di legge che vengono sistematicamente votate e sottoposte ai gruppi consiliari dei comuni e delle regioni e a gruppi parlamentari italiani ed europei. Rousseau consente agli iscritti di candidarsi alle elezioni a tutti i livelli e regola il processo interno di selezione dei candidati. E' uno strumento molto potente, sviluppato e cresciuto nel corso degli anni, in permanente evoluzione, senz'altro democratico, che consente la formazione del gruppo dirigente. Consente anche al gruppo dirigente la gestione della base degli iscritti al Partito e il sondaggio dei suoi umori. Certo: Partito! Perché la nostra Costituzione lo chiama così, indipendentemente dal "nickname" (popolo, movimento, alleanza, forza ecc.). Che Rousseau funzioni lo dimostrano i quasi centomila votanti per l'OK al Governo Conte e l'80% di si. E' vero che la piattaforma è stata sviluppata e gestita da una società privata (come avviene, in occidente, per tutti gli strumenti professionali), ma è anche vero che viene pagata, con una quota mensile, dai parlamentari eletti dei 5 Stelle.
Una videata del sistema operativo Rousseau
Nei partiti tradizionali sono le correnti e i gruppi che gestiscono la vita interna e la selezione del gruppo dirigente. Ogni corrente partecipa al congresso con pacchetti di tessere. Poi, ogni tanto, qualcuno contesta questo sistema definendolo mafioso. Tutto sommato mi sembra che il sistema Rousseau sia molto migliore, più efficace ed economico, più adeguato ai tempi. Dovrà senz'altro essere migliorato e adattato alla democrazia rappresentativa con regole che dovranno affermarsi sia all'interno del Partito che nella liturgia delle Istituzioni. La mia impressione è che, siccome funziona bene, altri presto adotteranno un sistema analogo, per primo il Partito Democratico. Anche il centro destra ne avrebbe bisogno. Segno dei tempi! l'importante non rinunciare alle riunioni fra gli iscritti perché è fondamentale incontrarsi di persona per il confronto delle idee anche se la redazione delle proposte e le votazioni si fanno con Rousseau.

Ciò che unisce.
Il crollo del ponte Morandi di Genova è stata una sberla che ha dimostrato l'inadeguatezza della classe dirigente. Inadeguato chi progetta. Inadeguato chi costruisce. Inadeguato chi gestisce. Ma inadeguato anche chi ha il dovere di controllare, cioè tutti i Governi e i ministri delle Infrastrutture almeno dal 1990 in poi, quando fu fatto il primo intervento di manutenzione radicale su uno dei piloni. Se i tiranti di uno dei piloni erano fortemente deteriorati la logica vuole che anche gli altri fossero nelle stesse condizioni. Ma non è stato fatto nulla e nessuno si è preoccupato. La brutta sensazione che tutto, in Italia, nel corso della vita del ponte Morandi, abbia funzionato così.
Il ponte Morandi fu inaugurato il 4 Settembre 1967. Nello stesso periodo il primo personal computer progettato da Pier Giorgio Perotto, Olivetti Programma 101, veniva lanciato nel mercato mondiale dopo aver vinto una battaglia campale contro tutto il top management dell'imprenditoria italiana. I Cuccia, i Valletta con l'intenzione di "salvare" l'Olivetti dichiararono: ”La società di Ivrea è strutturalmente solida e potrà superare senza grandi difficoltà il momento critico. Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l’essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare”. Qualche mese dopo ci fu la vendita del ramo elettronico perché Olivetti si concentrasse esclusivamente nel settore delle macchine per scrivere e delle calcolatrici meccaniche.
Un rendering progetto del ponte sullo stretto di Messina.
L'idea d'Impresa di Adriano Olivetti troneggia ancora, dopo la sua morte nel 1960, ci ricorda le tante possibilità distrutte da chi prese il suo posto. La classe dirigente del mezzo secolo successivo è quella delle infinte occasioni mancate. Il Movimento 5 Stelle si ispira al miracolo del primo dopoguerra di Ivrea. Lo fa in mezzo ad un mare di contraddizioni. L'idea di comunità di Adriano Olivetti riecheggia anche nella Leopolda di Renzi oltre che in Silicon Valley. A proposito di ponti: quello sullo stretto di Messina, progettato a regola d'arte, già appaltato dopo un iter di mezzo secolo fu cancellato da Mario Monti, degno erede della classe dirigente dei Cuccia e dei Valletta. Ripristinare il progetto del Ponte di Messina potrebbe essere il simbolo di una nuova unità, ma probabilmente è solo una mia illusione.
190904 Daniele Leoni

giovedì 29 agosto 2019

UMANESIMO E SEGANLI DI SPERANZA.

Il  blog di Grillo del 23 Agosto 2019 con l'elogio di Giuseppe Conte
Matteo Salvini ha commesso un errore imperdonabile. Mentre dichiarava di voler ritornare sui suoi passi e ritirava la mozione di sfiducia al Governo Conte, sosteneva anche che non si pentiva di quello che aveva fatto e detto in precedenza, anzi, in futuro non avrebbe modificato i suoi comportamenti. Nella sua replica, al Senato, Giuseppe Conte ha denunciato l'ambiguità di Salvini ritenendola incompatibile con la prosecuzione della collaborazione per assoluta inaffidabilità. Ne ha tratto le conseguenze si è recato al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Poi è partito per il G7 di Biarritz. Lì ha ribadito la sua determinazione ed escluso la possibilità di riprendere la collaborazione con la Lega.
Matteo Renzi, che aveva sempre sostenuto la sua contrarietà alla collaborazione fra Partito Democratico e 5 Stelle (perché temeva l'alleanza fra le componenti per la decrescita dei due schieramenti), ha interpretato il piglio di Giuseppe Conte come una forte volontà di leadership per uno sviluppo in senso umanista. Allora ha esercitato la sua influenza sul Partito Democratico per invitare tutti alla riflessione sul ruolo che avrebbe potuto esercitare Giuseppe Conte come Primo Ministro. Non imbavagliato da vincoli di partito ma investito esclusivamente della funzione che gli assegna la Costituzione, avendo cioè come soli riferimenti il Parlamento e il Presidente della Repubblica.

Reazioni controverse.
"Oltreché per capitalizzare i sondaggi e liberarsi delle indagini, Salvini ha rovesciato il governo perché Conte stava crescendo troppo per lasciargli altro campo libero da fiore all’occhiello del M5S.
Conte a Salvini: "Il Governo finisce qui!"
È lo stesso timore che anima Zingaretti e Renzi, divisi su tutto fuorché sull’ostilità a Conte, tanto comprensibile per ragioni di bottega quanto miope per gli interessi dell’Italia: se mai nascesse un governo M5S-Pd, l’unica speranza di renderlo popolare sarebbe di affidarlo all’“avvocato del popolo”. Ieri è bastato sentirlo parlare, in un dibattito parlamentare di livello infimo, per instillare in tutti una domanda spontanea: ma perché uno così deve dimettersi? E perché non lo rincorrono tutti per affidargli il nuovo governo? Se non per convinzione, almeno per convenienza, essendo Conte da mesi l’unico leader che batte Salvini nei sondaggi. Figurarsi dopo ieri. Ora il Cazzaro è al punto più basso della sua parabola politica. Solo il Pd può salvarlo. E pare che, ancora una volta, stia lavorando per lui."
Così scriveva il Direttore Mercoledì 21 Agosto nel suo editoriale su Il Fatto. A parte l'insulto, che firma lo stile di Marco Travaglio, il ragionamento non fa una piega.

Il movimento cambia pelle.
“Saluto con grande piacere il Professor Giuseppe Conte, lo abbiamo visto attraversare una foresta di dubbi e preoccupazioni maldestre, faziose e manierate, che ha saputo superare grazie a dei requisiti fondamentali per la carica che è destinato a ricoprire: la tenuta psicologica e l’eleganza nei modi." Scriveva Beppe Grillo in Maggio 2018 celebrando la nascita del Governo. Così continua e conclude, il 23 Agosto 2019, nel suo Blog: "Presidente del Consiglio: Giuseppe Conte, il primo in tanti anni che nessuno riesce a deridere. In effetti non si lancia in strambe affermazioni, mostra e dimostra un profondo senso di rispetto per le istituzioni, insieme ad una chiara pacatezza ricca di emozioni normali, senza disturbi della personalità. ...
Sembra che nessuno voglia perdonare a Conte la sua levatura ed il fatto che ci abbia restituito una parte della dignità persa di fronte al mondo intero. Ha reso possibili delle riforme che questo paese aspettava dai tempi dell’Antica Roma. Ci ha ricordato il senso e l’importanza delle parole (quando hanno importanza e senso) ... Benvenuto tra gli Elevati." Nel caso di Beppe Grillo ho volutamente omesso gli insulti agli oppositori anche perché inutili nel ragionamento.
Infine Maurizio Molinari con fondo stimolante su La Stampa del 25 Agosto: " Prima il distacco fra Lega e Movimento Cinque Stelle ha fatto venir meno la componente sovranista e ora l’avvicinamento fra Cinquestelle e Partito Democratico pone il dubbio se quella populista stia andando verso il centro. L’interrogativo dunque è se l’ondata di protesta del voto del marzo 2018 che ha espresso la maggioranza gialloverde dopo una tormentata esperienza di governo possa trasformarsi fino a portare i Cinquestelle - la maggiore forza populista dell’Europa occidentale - a diventare una forza moderata, siglando un patto di coalizione con un partito tradizionale ed europeista come il Pd." L'articolo di Molinari non contiene insulti, solo ragionamenti.

La competizione politica non è una guerra.
Negli ultimi giorni ho letto il bel romanzo storico di Matteo Strukul "I Medici: un uomo al potere" che racconta i primi dieci anni di Signoria di Firenze di Lorenzo de' Medici, dal 1469 al 1479.
Lo stemma dei Medici Signori di Firenze
Un uomo emblematico, Lorenzo il Magnifico, a cui l'Economist potrebbe dedicare la copertina di Unappy Warrior come fece per Barack Obama nel 2013. Cultore delle scienze e delle arti, contrario alla violenza, Lorenzo fu costretto dalla famiglia Medici a diventare, a soli vent'anni, leader del Partito delle Palle (sei palle su uno scudo era lo stemma dei Medici) e Signore di Firenze. In quel periodo ogni scontro finiva in una carneficina. Dalla guerra contro Volterra del 1472, dove l'assedio si concluse col sacco della città, nonostante le garanzie a non infierire sulla popolazione del Capitano Federico da Montefeltro che guidava le truppe mercenarie. Fino alla reazione sanguinaria, dopo la Congiura dei Pazzi del 1478, dove i capi del Partito delle Palle stanarono tutti gli avversari politici massacrandoli solo per l'appartenenza a famiglie in competizione coi Medici. La popolazione di Firenze venne coinvolta in un'orgia di brutalità tale da declassare il terrorismo contemporaneo a banale scaramuccia.
Quando ho sentito Matteo Salvini frenare i leghisti più esagitati, come Alessandra Locatelli, Ministro per la famiglia, mentre incitava la piazza alla rivolta contro il ribaltone, ho constatato che 500 anni di storia non sono trascorsi invano nonostante il fascismo e le guerre mondiali.

Una speranza coerente con la storia.
Nei miei ragionamenti, da quando Matteo Renzi partecipò alle primarie PD del 2012 battuto da Pierluigi Bersani, c'era la speranza che emergesse un nuovo leader italiano che avesse le caratteristiche di Bettino Craxi. Un leader moderno, socialista e liberale assieme, fiducioso nel progresso e nella tecnologia e sensibile ai bisogni della parte debole della società. Mi ricordo quanto Enrico Berlinguer, Segretario dei comunisti italiani dal 1972 al 1984, fosse contemporaneamente amato dal popolo di sinistra e fosse grigio, moralista, retrogrado e antiscientifico. Craxi diceva che non c'era alcuna possibilità di dialogo con lui perché era contrario perfino alla televisione a colori! Era quella una opposizione alla tecnologia che, d'altra parte, faceva parte della storia del movimento operaio e contadino. Un atteggiamento che favorì la nascita del fascismo. Il Fascismo, al contrario, fu modernista e favorevole alle macchine ma purtroppo anche nazionalista, violento e guerrafondaio. Dopo Craxi il leader che mi ha fatto sperare è stato Matteo Renzi. Da lui mi sarei aspettato che rimettesse in pista il ponte di Messina per l'alta velocità merci da Taranto a alla rete ferroviaria europea. Poi Renzi è stato disarcionato ed ora è il turno di Giuseppe Conte.
Giuseppe Conte al Forum di Davos del 2019
“Gli italiani si sono mostrati maturi, attaccati alle Istituzioni democratiche. Non sono andati a protestare per le strade e non hanno manifestato la propria rabbia. Hanno utilizzato elezioni democratiche per liberarsi delle vecchie élite” e il “mio governo è la risposta istituzionale al desiderio degli italiani di trovare un cammino verso il futuro” Queste le parole di Conte al World Economic Forum di Davos lo scorso Gennaio;
“Abbiamo bisogno di posti di lavoro per tutti, di condizioni di lavoro stabili e non solo per piccole minoranze oltre che di regole che rispettino la dignità umana. Abbiamo bisogno di una nuova era dell’umanesimo ... Siamo convinti che il potere di cambiare le cose non può essere conferito ad una piccola minoranza di cittadini.” Bene! Non ci resta che salutare Matteo Salvini, augurargli buon lavoro all'opposizione e, in fin dei conti, ringraziarlo per aver arginato i neoluddisti senza scatenare la guerra civile. Di aver aiutato Giuseppe Conte a crescere e di aver dato il tempo e l'occasione per maturare al giullare Grillo e allo stregone Casaleggio. Di elevarsi come direbbe Grillo. Il Movimento 5 Stelle si trasformerà il un partito moderno magari anche grazie alla piattaforma Rouesseau? Può darsi. Ma dovranno essere integrate regole per rendere compatibili i nuovi elementi di democrazia diretta con la struttura della nostra Costituzione, fondata sulla democrazia rappresentativa.
Con il senno di poi, forse non eravamo maturi per il salto istituzionale proposto da Matteo Renzi col referendum del 2016. ... E quando la democrazia sembra farci fare un passo indietro forse ha le sue buone ragioni. La democrazia ha qualche cosa di quantico, mette in contatto la politica con la coscienza, con l'intuizione, il sentimento. In un mondo che galoppa verso l'intelligenza artificiale, con un'umanità che vuole accettare la sfida, la democrazia è la nostra risorsa più preziosa.
19.08.29 Daniele Leoni

domenica 18 agosto 2019

SEMPRE PIU' VELOCI.

Giuseppe Conte e il presidente cinese Xi Jinping
Se Salvini facesse marcia indietro e ritirasse la sfiducia al Presidente Conte, se Di Maio buttasse acqua sugli ardori decrescisti dei suoi in favore della riconciliazione fra Lega e 5 Stelle, sarebbe una clamorosa e imperdonabile dimostrazione d'incoerenza? Oppure sarebbe un ravvedimento responsabile, cioè la dimostrazione che, alla fine, la ragione prevale?

I migliori angeli
In questi anni ho menzionato diverse volte il libro di Steven Pinker "The Better Angels of Our Nature" (in Italia edito da Modadori col titolo" Il declino della violenza"). Quelle ottocento pagine di analisi e di statistiche hanno influenzato profondamente il mio modo di interpretare la cronaca politica ed economica e mi hanno aiutato a riordinare le vicende storiche secondo una scala di valori di utilità sociale e di evoluzione benefica piuttosto che di adesione a principi, spesso mutevoli e irrazionali. Il tratto di Matteo Salvini più lontano da me è il suo continuo riferimento ai simboli cristiani ostentandoli come se avessero la forza di talismani (il rosario, il crocifisso ...) ignorando contemporaneamente i valori umani di pace e fratellanza di cui la Chiesa Cattolica è oggi portatrice nel mondo. Il suo continuo evocare i fattori divisivi dell'immigrazione e delle culture diverse dalla nostra invece di concentrarsi sulla lotta al crimine e ai fenomeni che lo favoriscono, che sono indipendenti dell'etnia a cui appartiene il delinquente.

Odiosi.
Le manifestazioni esteriori dell'intransigenza di Salvini sono odiose, non trovo una definizione migliore del suo comportamento. Come odiosa è l'"orda barbarica" che fa il tifo per lui. Ch'è la stessa che seguiva, un secolo fa, i fascisti della prima ora. La stessa orda barbarica degli irriducibili della resistenza che si rifiutavano di deporre le armi anche se il fascismo era ormai sconfitto, che si macchiò di crimini efferati contro sacerdoti e presunti nemici del popolo. Orda barbarica che si rifiutava di consegnare le armi e diede un gran da fare a Palmiro Togliatti, fautore della pacificazione nazionale, Ministro della Giustizia nei Governi Parri e De Gasperi dal 1945 al 1947. Poi la pazienza di Togliatti e la lungimiranza di De Gasperi ebbero la meglio e quei barbari si calmarono, diventando la base (disarmata) del Partito Comunista Italiano e la forza di Governo virtuosa delle regioni rosse dell'Italia centrale.

L'economia del fare.
La manifestazione a Torino in favore della TAV Torino Lione
Furono, da sempre, grandi lavoratori, quei barbari. Lavoratori, però con una gran voglia di menar le mani. Prima fascisti poi comunisti, oggi è un elettorato in transito verso la Lega. La fascia sociale di cui hanno fatto parte, in un secolo di storia, era quella operaia e contadina (braccianti agricoli e mezzadri). La piccola borghesia degli impiegati (pubblici e privati) e dei coltivatori diretti, pur essendo fascista nel ventennio, nel dopoguerra diventò democristiana. Il Governo giallo-verde ha rappresentato una possibile sbocco per incanalare le aspettative di questi lavoratori. La Lega avrebbe potuto funzionare come antidoto contro la componente protestataria e anti-industriale dei 5 Stelle e favorire una sorta di fusione fra il meglio dei due poli: la vocazione produttivistica e industriale della Lega e la vocazione favorevole ad Internet e allo sviluppo spinto delle tecniche informatiche dei seguaci di Casaleggio, che si ispira ad Adriano Olivetti. I vizi di origine dei due schieramenti (filofascista per la Lega, contro le grandi opere per i 5 Stelle) avrebbero potuto essere diluiti nel nuovo percorso: tecnologico, favorevole alla crescita e sensibile alle necessità delle fasce deboli della società. Compresi gli immigrati purché disponibili ad integrarsi e a diventare parte del nuovo modello di produzione.

Il voto del 7 Agosto: si definitivo alla Torino Lione.
Quante volte è stato invocato il primato del Parlamento? Ebbene, il 7 Agosto 2019, il Parlamento ha stabilito il si definitivo all'alta velocità Torino Lione (col parere favorevole del Presidente del Consiglio), nonostante il voto contrario dei 5 Stelle. I 5 Stelle erano consapevoli però che quella volontà del parlamento non poteva essere contrastata perché corrispondente alla volontà della maggioranza del Paese. Hanno votato contro per accontentare i più esagitati, consapevoli di essere sconfitti in partenza. Secondo me è stato un atto di civiltà e di maturità politica.
Le centrali nucleari operative in Francia producono il 70% del fabbisogno.
Se guardiamo indietro scopriamo che le idee della parte più esagitata dei 5 Stelle sono quelle dei decrescisti di sempre. Sono le idee di quelli che, dopo la morte di Adriano Olivetti, hanno fatto l'impossibile per distruggere la nascente elettronica delle macchine calcolatrici e per scrivere sostenendo il primato della meccanica (Vedi articolo). Sono le idee di quelli che hanno combattuto e distrutto la filiera nucleare italiana dilapidando un patrimonio enorme in scuola, know-how, indotto industriale e tecnologico che vedeva l'Italia prima nel modo degli anni 60 grazie al lavoro di Felice Ippolito. Sono le idee di quelli che hanno sepolto l'ultimo progetto del ponte di Messina, (Mario Monti e Corrado Passera) decretando la separazione logistica della Sicilia dal resto del Paese. Ma l'elenco potrebbe essere molto più lungo e rivela il disegno di forze importanti dell'economia atlantica di relegare l'Italia a parco turistico lasciando ad altri il primato industriale.

Ispirati da Adriano Olivetti.
La speranza è che, col tempo e con l'aiuto dell'alleato di Governo, riesca a prevalere nel Movimento 5 Stelle la scuola del compromesso fra Comunità e Sviluppo che fu la scuola di Adriano Olivetti. Va in questa direzione il salvataggio dell'Ilva e dell'Alitalia come il faticoso processo decisionale sulla TAV. Va in questa direzione la condanna di Autostrade per l'Italia per l'incuria dimostrata nella gestione, che ha provocato il crollo del ponte Morandi di Genova, come va in questa direzione il cantiere per la sua tempestiva ricostruzione. Ma anche il Reddito di Cittadinanza e il superamento della legge Fornero vanno in questa direzione. Vanno in questa direzione l'accordo commerciale con la Cina e il buon rapporto con la Russia. Insomma, chi dipinge il Movimento 5 Stelle come il peggiore dei mali commette un grave errore o è in mala fede. Anche perché i governi del ventennio Prodi, Berlusconi non hanno proprio brillato. Con un epilogo disastroso ad opera di Mario Monti. Un po' di luce s'è fatta grazie ai mille giorni di Matteo Renzi che però, un po' per scarsa diplomazia da parte sua, un po' per l'ostilità del corpo molle del PD, oggi finisce per giocare nel ruolo di battitore libero.

Il governo che verrà dopo la crisi di Agosto.
Mi auguro sinceramente che Giuseppe Conte dia una seconda possibilità a Matteo Salvini e che la crisi di Agosto 2019 venga ricordata come quella dove gli apprendisti della politica hanno imparato la lezione. Che si faccia un rimpasto per riconsolidare il compromesso, che si voti il taglio del numero dei parlamentari. L'Italia che lavora non ha bisogno di un Salvini fascista che ostenta il rosario a mo' di talismano ma di uno strenuo difensore dell'efficienza e della produttività. Vanno bene i buoni rapporti con la Russia di Putin e con la Cina di Xi Jinping perché i nostri alleati atlantici capiscano che siamo disponibili ad essere leali ma non servi sciocchi. Dobbiamo lavorare per la concordia fra i cittadini (ovviamente prima gli italiani perché siamo in Italia), aperti all'apporto dei migranti bravi e volonterosi ma assolutamente chiusi a chi ci vorrebbe tolleranti con culture lesive della dignità delle donne, dei minori e crudele con gli animali.
Luigi Di Maio e fidanzata in pizzeria
Vogliamo crescere come popolo, vogliamo comunicare fra di noi e con il resto del mondo approfittando delle reti dati iper-veloci e iper-sicure ma crediamo in un futuro fatto di scambio fisico di merci e di persone. Quindi le infrastrutture fisiche come ponti, tunnel, ferrovie a alta velocità, hyperloop, porti, aeroporti (spazioporti fra qualche anno) dovranno tenerci in contatto fisico. Noi non vogliamo salvare il pianeta, perché il pianeta non corre nessun rischio, ma vogliano tutelare l'umanità adattando ad essa il pianeta. Ovviamente l'umanità non potrà vivere bene in un pianeta avvelenato e sconvolto dai cambiamenti climatici. Siccome andiamo sempre più veloci e siamo permanentemente interconnessi, un corto circuito inaspettato può scatenare l'inferno. Un secolo fa i conflitti finivano in guerre. Guerre fra nazioni e guerre civili. Quante guerre e quanti milioni di morti per un puntiglio, per non perdere la faccia o per una questione di coerenza! Nell'Italia della fine della seconda decade del ventunesimo secolo non succederà di nuovo. E succederà sempre meno nel resto del mondo. Steven Pinker scrive che i nostri migliori angeli ci stanno portando verso un nuovo illuminismo. Ci libereranno dalla fatica, dalla schiavitù di lavori ripetitivi perché per quei lavori ci sono le macchine. Per noi umani ci saranno solo attività creative perché sarà la creatività che ci farà convivere con la nuova intelligenza, la nostra figlia Intelligenza Artificiale. Questo è il compito che aveva intravisto, settant'anni fa, Adriano Olivetti. Il grande successo dei 5 Stelle nelle ultime elezioni politiche è dovuto anche alle sue intuizioni che i 5 Stelle hanno provato a mettere in pratica. Mi sembra di capire che nessuno, dopo il corto circuito, vuole andare a votare. Alla velocità della luce stanno tutti facendo marcia indietro.
18.08.2019 Daniele Leoni

sabato 20 luglio 2019

Ritorno alla Luna e alla Rimini dei miei 16 anni.

Il lanciatore Saturno 5 sulla rampa di lancio
Non avrei mai creduto che, per mezzo secolo, l'equipaggio dei nostri voli spaziali sarebbe rimasto inchiodato all'orbita bassa, all'orbita della Stazione Spaziale ISS, che gli astronauti avrebbero continuato a fluttuare in assenza di peso, con danni enormi alla fisiologia del corpo legata indissolubilmente alla forza di gravità.
Matto se, il 20 luglio 1969, qualcuno mi avesse detto che, in questo strano 2019, non sarebbe più stato più con noi il mio inseparabile Tiziano contento di fantasticare con me della luna, degli UFO e sull'amore per una donna destinato durare per sempre. Questo sabato mattina, 20 luglio 2019, è inevitabile il tuffo indietro di cinquant'anni in quella domenica della frenetica estate riminese, quando Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins raggiunsero la luna in mondovisione. Rileggo quello che scrissi nel mio blog qualche anno fa e mi commuovo un po'.



Luna 1969: globalizzazione e forse anche di più.
Daniele Leoni, 11 Gennaio 2011.
Buzz Aldrin, sulla luna vicino al LEM, nel 1969
"Il primo evento della globalizzazione, fu lo sbarco sulla luna del 20 luglio 1969" L'hanno detto a Radio 3, ieri mattina. Non sono riuscito a capire chi fosse perché ero in altre faccende affaccendato e orecchiavo la trasmissione in sottofondo. Ma è stato un lampo di luce e la mia mente ragazzina ha fatto un tuffo indietro di quarant'anni. Avevo sedici anni, era domenica sera. Mio padre era più curioso di me. Quella sera non c'era bar, non c'era partita. Lo ricordo perfettamente, vicino a me, incollato alla televisione comprata da poco, con la mamma che sfaccendava e diceva che sarebbe stata ora di andare a letto. Ma ridacchiava e, sotto sotto, tendeva l’orecchio e guardava il piccolo schermo con la coda dell’occhio. Il grande Tito Stagno a conduceva la diretta Rai in coppia con l'indimenticabile Ruggero Orlando, via satellite dagli Stati Uniti. La mattina dopo dovevamo andare a lavorare. Anch'io dovevo perché d'estate, finita la scuola, ero commesso all'Omnia Grandi Magazzini di Rimini, che lavorava a pieno regime per la stagione balneare. Andammo a letto che era già giorno. A dir la verità non mi addormentai perché il mio cuore volava assieme ai tecnici della NASA. Mi figuravo di essere uno di loro. - E forse chissà - pensavo - fra qualche anno sarà possibile anche per me fare un viaggio fino alla luna ...-

Rimini 1969. Io, Daniele Leoni, al centro
Anche a Rimini era iniziato il 68 studentesco. Fu un periodo di grande contestazione. Io ero di sinistra, però non ero comunista. Ondeggiavo fra l'anarchia e la socialdemocrazia. Odiavo la violenza e l'illegalità. Mi ricordo una litigata furibonda con i compagni del circolo anarchico Camillo Bernieri perché avevano rubato le lampadine dell'albero di Natale del Comune. Dovevano fare le luci psichedeliche per una festa. Io sostenevo che il Natale, albero del Comune compreso, faceva parte del sentimento popolare e del patrimonio collettivo che ogni buon anarchico doveva rispettare. Fui spernacchiato. Fui accusato di essere uno sporco borghese, infantile e controrivoluzionario. A dire la verità tutti quegli arruffa popolo con i loro discorsi pieni di "cioè" mi sembravano marziani. Ma ogni tanto avevo il dubbio che, forse, il marziano ero io. E fui così che mi avvicinai ai giovani del PSI, alla ricerca disperata di uno spazio coraggioso, fors'anche rivoluzionario, ma lontano anni luce dalla stupidità. Non fu una gran avventura quella dei socialisti. Mi ci attaccai come se fossero stati la sola possibilità. I comunisti, pur avendo un nobile ideale, avevano una storia macchiata di sangue ed erano caratterialmente violenti e stupidi. I democristiani erano dei preti, "falsi come sepolcri imbiancati": l'aveva detto anche Gesù Cristo. I fascisti erano il male assoluto e l'estrema sinistra era peggiore dei fascisti.
Manifesto Evento Luna
Se ci fosse stato il partito degli astronauti, di coloro che puntavano allo spazio cosmico per risolvere i nostri problemi terreni, io mi sarei decisamente iscritto a quel partito. L'avrei fatto per tanti motivi, tutti razionali e tutt'altro che fantasiosi. Innanzi tutto per la sfida tecnologica portata all'estremo con ricadute eccezionali in ogni comparto dell'industria e quindi dell'economia. Poi per il carattere di gara, e non di conflitto fra le nazioni, che ha la conquista del cosmo. Infine per l'intrinseca necessità di unire gli sforzi fra le nazioni qualora l'impresa fosse proprio grandiosa come la colonizzazione di un nuovo modo. Mi sarei scritto al partito degli astronauti per due ragioni di fondo. Che dallo spazio la terra si vede come un piccolo e fragile pianeta dove le guerre fra i popoli manifestano, a colpo d'occhio, tutta la loro stupidità. Che l'homo sapiens, dicono gli antropologi, non appena alzò il capo, si mise a guardar le stelle. L'uomo guardava la natura con un'attenzione diversa da quella del predatore o della preda minacciata. La sua attenzione oltrepassava, pur essendo egli parte dell'ecosistema, i limiti della catena alimentare. Il suo sguardo, che cercava oltre l'orizzonte, incontrava inevitabilmente il cielo. Il suo cervello bambino fantasticava. Desmond Morris sostiene che noi, la scimmia nuda, manteniamo le caratteristiche infantili del nostro cervello anche nell’età adulta. Da adulti continuiamo a giocare e a curiosare come bambini. Gli altri animali invece, una volta cresciuti, non giocano più con la stessa intensità dei loro cuccioli. Allora i nostri antenati, che volendo arrivare immediatamente alle conclusioni come bambini, inventavano delle favole. Così si spiegano la mitologia e le religioni ma anche la filosofia e la scienza, sfaccettature diverse di quella meraviglia che è la nostra mente. Così si spiegava lo sforzo collettivo immane che portò Neil Armstrong a lasciare la propria impronta sulla luna e a issare lì la bandiera a stelle e strisce. Così pensavo, e penso tutt’ora.
Una rappresntazione atristica di Tritone, satellite di Nettuno
I compagni invece non erano d’accordo. Non solo i compagni, non era d’accordo nessuno a Rimini e in Italia. Lo stesso progetto Apollo della NASA era il risultato della volontà di quel grande uomo che fu il Presidente John Kennedy, che fu capace, fra l’altro, di evitare l’olocausto nucleare (Cuba ottobre 1962). Nel 1963 Kennedy morì a Dallas vittima di un complotto. Ma ci sarebbero voluti anni per cancellare la grande sfida pacifica kennediana che aveva per obiettivo la conquista della luna. Non la affossarono sul nascere perché nessuno ne capì la portata. Chi poteva prevedere che se io, voi, i nostri figli oggi dialoghiamo in rete e se miliardi di cervelli umani sono interconnessi da internet, il merito sarebbe stato del progetto Apollo? La microelettronica e le nanotecnologie sono figlie del progetto Apollo. I satelliti, il software di telecomunicazione e i telefoni cellulari sono figli del progetto Apollo. Il progetto Genoma Umano è figlio del progetto Apollo. Gli scettici diranno che si sarebbe fatto lo stesso. Forse, ma non credo che tutto sarebbe avvenuto in così poco tempo. Ora ci siamo, la società è globalizzata. Le telecomunicazioni e l’informatica sono a bassissimo costo. I trasporti sono ottimizzati e velocissimi. I focolai di guerra sono sotto controllo anche se non mancano le sbavature; però la pace è percepita come valore universale. Anche la crescita della popolazione mondiale è sotto controllo sebbene non manchino le sbavature; però tutto fa pensare che si stabilizzi entro questo secolo. Vorrei ricordare un economista americano abbastanza bistrattato. Ingiustamente bistrattato. Si tratta di Julian Simon, che sosteneva che l’aumento del consumo di risorse è addirittura positivo poiché stimola la ricerca di nuove risorse e di nuove soluzioni. E se tanti cervelli sono impegnati assieme dal bisogno pressante di trovare queste nuove risorse e soluzioni, esse saranno trovate più velocemente. Così la prospettiva è la diminuzione ulteriore dell’analfabetismo, della fame e l’aumento del benessere e delle aspettative di vita. Quindi è tutto risolto almeno in prospettiva? La mia opinione è che le telecomunicazioni e internet ci consentiranno di sfruttare al meglio l’ultima risorsa”, quella che risiede dentro di noi, cioè la nostra intelligenza.
Papa Giovanni XXIII pronuncia il discorso della Luna
Ma si fa strada un pericolo soprattutto in occidente, che, alla lunga, diventerà globale: l’invecchiamento della popolazione. E’ una minaccia subdola, piena di interrogativi e di nuove sfaccettature insidiose. Ho la sensazione che, per fronteggiarla, dovremmo trarre ispirazione dalle parole di Papa Giovanni, contemporaneo e amico del Presidente Kennedy. Dal discorso della luna, pronunciato in Piazza San Pietro, l’11 ottobre 1962, all’apertura del Concilio.
190720 Daniele Leoni

lunedì 15 ottobre 2018

MESSINA: IL PONTE DELLA COERENZA.

Beppe Grillo sullo Stretto di Messina
Se il problema è molto complesso, la soluzione deve essere elegante, mai banale. La soluzione di Andrew Yang ai problemi posti dall'intelligenza artificiale e dall'automazione radicale nell'industria e nei servizi è elegante, radicale come la tecnologia. In un lungo articolo pubblicato nel blog di Beppe Grillo, dopo aver dipinto a tinte fosche l'espulsione dalle linee produttive di milioni di operai a causa della robotizzazione, conclude che un "Reddito Base Incondizionato" di mille dollari a tutti i cittadini americani può aiutare a risolvere il problema. Deve servire ad accompagnare i lavoratori, espulsi dalle attività rese obsolete dalla tecnologia, verso i milioni di nuovi posti di lavoro richiesti dalla tecnologia per l'abbinamento del fattore umano all'intelligenza artificiale. Abbinamento sempre necessario per tenere fermo il punto che la tecnologia è al servizio dell'uomo e dell'umanità, non il contrario. Andrew Yang è un imprenditore amico di Barack Obama, candidato per il Partito Democratico alla Presidenza degli Stati Uniti.

Le ricette obsolete di chi non ha capito.
Il secolo scorso, di fronte ad un problema analogo, la risposta sarebbe stata la creazione di mille ostacoli all'automazione. Si sarebbe trovato il modo di rendere più economico il lavoro umano senza curarsi dei bassi salari, della ripetitività delle mansioni, della fatica fisica, dei rischi dovuti alla stanchezza e alla distrazione. Si sarebbe dipinta la tecnologia come disumanizzante. Si sarebbero limitati gli orari nei quali era possibile lavorare proprio per impedire alla macchine di funzionare senza interruzione. Di fronte alla prospettiva, nei prossimi vent'anni, dell'espulsione dell'intera categoria degli autisti di veicoli dal mercato del lavoro, si sarebbero trovate mille scappatoie per costringere al volante un inutile addetto umano. Di fronte all'efficienza delle talpe meccaniche con la conseguente facilità ed economia dei tunnel stradali e ferroviari, si sarebbe inventato il rischio di claustrofobia oppure scatenati eserciti di No TAV. Di fronte ai progressi dell'ingegneria genetica per proteggere le coltivazioni dai parassiti o dalle repentine mutazioni climatiche si sarebbero scatenati eserciti di No OGM oppure esaltato il valore dei pesticidi chimici. L'elenco potrebbe continuare all'infinito con scenari tipici della vecchia sinistra politica che purtroppo hanno contagiato anche gli altri schieramenti.

Dirk Ahlborn, Ceo di Hyperloop
Una piccola riflessione sui trasporti del futuro.
E' ancora Beppe Grillo, l'uomo del paradosso, che viene in soccorso immaginando nuovi scenari. Proprio il Grillo che, anni fa, faceva a pezzi un personal computer sulla scena, per rendere tangibile la sua repulsione verso "quelle macchine infernali letali per l'umanità". Lo fa dal suo blog con una foto dove accarezza il prototipo di una navetta dell'Hyperloop, seguita da un articolo scritto di suo pugno (si capisce da qualche svarione). Immagina i tunnel dove passeggeri e merci viaggiano a 1200 km orari costruiti di fianco alle linee ferroviarie. Immagina i container scaricati dalle navi su piattaforme offshore per entrare nell'Hyper-intermodalità delle merci. Conclude, prendendo lo spunto da un'intervista a Dirk Ahlborn, Ceo di Hyperloop: "Solo mettendo insieme grandi intelligenze possiamo realizzare cose straordinarie. Iniziamo a farlo ripensando completamente alla nostra idea di mobilità. Il futuro condiviso arriva prima!" Che soddisfazione constatare quanto possa evolvere il pensiero dell'uomo di fronte alla complessità e alla varietà delle esperienze e quanto stupidi siano i richiami alla una coerenza che è propria delle macchine e non del cervello umano! Quattro mesi fa, pensando proprio a Beppe Grillo, scrivevo: "Si potrebbe rielaborare l'idea del Ponte di Messina con un Hyperloop fra Milano e Palermo. Proporre la riconversione dell'Ilva di Taranto per finalizzarla alle polveri per la stampa 3D. A Taranto, connesso al Hyperloop, si potrebbe fare anche uno spazioporto da destinare al balzo orbitale fra l'Italia e Chicago, così da facilitare la collaborazione per i tunnel della futura metropoli. Faremo anche noi un'unica grande metropoli che unirà Messina, Reggio e Taranto. Saremo il satellite tecnologico creativo della Silicon Valley, che potrebbe ospitare, fra l'altro, la Gigafactory italiana delle Battery Pack." Dovremmo però pensare a quello che faranno i camionisti in futuro. Senz'altro non guideranno il loro camion però dovranno custodirlo. Dovranno accompagnare il trasporto durante il viaggio che non avrà interruzione se non per il rifornimento (pardon ... ricarica delle batterie). Durante la pausa potranno fare la spesa. Durante il viaggio potranno anche dormire in cuccetta. Passeranno il tempo facendo la contabilità, contattando i clienti, organizzando lo scarico e la consegna della merce, procurandosi un nuovo carico per il viaggio di ritorno ecc. Potranno fare anche piccoli lavori di manutenzione dell'automezzo che dovrà essere organizzato, per l'accesso al vano di carico e controllare l'inventario. Insomma: il camion diventerà l'ufficio e l'officina del camionista.

Il fattore umano nell'economia e nell'organizzazione delle imprese.
Ci siamo mai chiesti quante volte un'impresa fallisce per coerenza? "Si è sempre fatto così! Perché cambiare?" è una frase ricorrente fra il capo e qualcuno dei suoi sottoposti intraprendenti. Nella stragrande maggioranza dei casi è un richiamo corretto. Però ci sono situazioni in cui cambiare è necessario, altrimenti si perde il passo col mercato. Non so se fra cento o fra mille anni l'intelligenza artificiale sarà curiosa. Forse si. Ma vorrà dire che ci sarà stata una fusione profonda con l'autocoscienza umana. Che noi uomini e donne, pur mantenendo la nostra individualità nella vita e nel pensiero privato, al livello superiore, quello economico e politico, saremo diventati un tutt'uno con la rete. A quel livello saremo una tessera di un immenso mosaico dove però l'individualità e il libero pensiero di ogni singolo sarà condizione necessaria per il funzionamento complessivo. Se viene meno la libertà individuale la grande macchina si ferma. The Machine Stops, à un vecchio racconto E. M. Forster scritto nel 1910 dove, in un immaginario futuro, aria, cibo, abitazione, trasporti, comunicazioni e ogni dettaglio della vita personale e collettiva sono forniti a tutti da una immensa macchina. Dalla nascita all’eutanasia! Tutto procede per generazioni finché qualche cosa, nella macchina, comincia a corrompersi perché sfugge al sistema automatico di manutenzione. Qualcuno propone di sottoporre a manutenzione il sistema di manutenzione stesso ma, ovviamente, la macchina non può farlo e l’umanità non ha più nozione di come la macchina funzioni. Alla fine, col collasso della macchina, tutta l’umanità soccombe. Questo per dire che la coerenza assoluta fa parte delle macchine mentre la libertà di cambiare per curiosità fa parte dell'uomo. Che la tecnologia deve essere impostata, secondo leggi ineludibili, per essere al servizio dell'uomo, della sua curiosità e della sua libertà di cambiare. Quando qualche politico fa dei richiami alla coerenza mi vengono i brividi. Quando l'economia finanziaria si fa manipolare da algoritmi senza via di fuga mi sembra di rivivere gli scenari immaginati da Foster nel suo racconto del 1910.

Rendering del Ponte di Messina
L'ecologia umanista.
La vita sulla Terra è organizzata secondo leggi ineludibili che sono quelle dell'evoluzione e della lotta per l'esistenza. Centomila anni fa, per uno scherzo di natura, si rivelò il più adatto a sopravvivere e a dominare il mondo un animale che, usando miti e sacerdoti, riusciva ad aggregare eserciti di migliaia di seguaci. Quegli eserciti difendevano i villaggi e conquistavano nuovi territori imponendo, ai vinti, l'agricoltura, l'allevamento, la scienza delle costruzioni, la scrittura e la contabilità. Da meno di un secolo le comunicazioni sono diventate istantanee e, via via globali. Oggi, a fare le conquiste, sono eserciti di idee, di progetti che funzionano. Funzionano così bene che l'aspettativa di vita in cinquant'anni è raddoppiata e la popolazione supera 7,6 miliardi. Progetti complessi possono essere elaborati, trasmessi in modo istantaneo, eseguiti e migliorati dall'altro capo del mondo, condivisi di nuovo, eseguiti in migliaia, milioni di repliche con sistemi automatici. Questa immensa umanità sta sconfiggendo la fame e le malattie. Sta maturando l'etica della pace e il tabù della guerra. La natura secondo la sua configurazione non antropocentrica non è in grado di sostenere la popolazione umana. Di conseguenza sta imponendosi un'ecologia umanista in grado di far convivere il benessere della popolazione, la sua crescita e il benessere del pianeta. "Nell’aria c’è qualcosa di diverso. Le persone hanno voglia di coltivare una visione positiva della vita e della convivenza. Noi portiamo avanti una politica del coraggio per accrescere le energie, per rafforzare l’Europa e la nostra democrazia, per guardare al futuro." E' una frase di Kata Shultze, la giovane leader verde che ha vinto le elezioni in Baviera. Penso che anche da Kata avremo delle sorprese che faranno inorridire i vecchi ecologisti coerenti con la "natura del buon selvaggio". Chissà che anche lei non incominci a pensare alle coltivazioni idroponiche sulla Terra, agli OGM come prospettiva per sfamare l'umanità, alle officine nello spazio geo-lunare, alle miniere negli asteroidi. Ovviamente anche a Hyperloop. Forse Beppe Grillo scoprirà che la Sicilia è una grande piattaforma offshore, con tanti porti, per raccogliere i container con le merci verso l'Europa e l'Asia. Così rinascerà anche il progetto del Ponte di Messina.
181015 Daniele Leoni

venerdì 7 settembre 2018

L'ARCHITRAVE DELLA DEMOCRAZIA.

Il Resto del Carlino dedica una pagina a Matteo Renzi
C'ero anch'io alla festa dell'Unità a Ravenna ad applaudire Matteo Renzi. All'inizio volevo seguirlo, come al solito, in diretta streaming però, all'ultimo momento ho deciso di andare. Sono arrivato un'ora prima per essere in prima fila e guardarlo bene negli occhi, per capirlo meglio, per capire qualche cosa di più. Niente da fare. Tutti i posti erano già occupati. Occupati anche quelli in ultima fila. Allora ho fatto una foto, l'ho postata su Facebook con la constatazione che lui è l'unico leader possibile nel PD. Qualche commento con i vicini, alcuni iscritti e tanti altri, come me, simpatizzanti di Renzi a prescindere. Era in anticipo anche Manuela Rontini, straordinaria Presidente della Commissione Territorio della Regione Emila Romagna, che aleggiava, per ogni dove, sotto il tendone Aldo Moro e dietro le quinte. Manuela, neoquarantenne, aspirante ingegnere, Azione Cattolica, cultura laica, silhouette rotondetta, con un'aura energetica che sprizza ottimismo e sensualità, archetipo della donna romagnola di un recente passato e di un prossimo futuro. Un futuro non radical-chic, benefico e desiderabile.

Le chiacchiere in attesa del discorso.
Le chiacchiere dei vicini erano tutti in favore di Matteo. Però quando mi sono intromesso per dire che non si doveva escludere un partito nuovo, con Renzi leader, allora la fedeltà al vecchio Partito è riemersa, con il distinguo di quelli che avrebbero seguito Renzi comunque. La mia visione era di un Renzi non incatenato al vecchio PD, libero di recuperare la cultura liberal-socialista, libero di dire che lo sfregio furono le monetine lanciate a Bettino Craxi. Libero di dire che quelle monetine furono il pedaggio di una strada di disgrazie, di un'Italia condannata alla serie B in Europa, con Francia e Germania al comando. Un Renzi libero di dire che fu un tragico errore il sostegno a una fazione di magistrati poco sensibili alla giustizia e molto al potere. Un Renzi che, vicino a Giorgio La Pira, celebra Adriano Olivetti, Enrico Mattei, Felice Ippolito, Gabriele Cagliari, il ravennate Raul Gardini. Che ha il coraggio di denunciare come, per trent'anni alcuni potenti hanno tentato di cancellare la scuola di questi grandi italiani.

Hanno tentato di cancellare la nostra cultura industriale e tecnologica.
Volevano relegarci al ruolo dei maitre d'hotel! Hanno perfino tentato di distruggere la biblioteca di Adriano Olivetti, dopo avergli svenduto il ramo elettronico. La stessa cosa hanno tentato di farla all'ENI dopo la morte di Enrico Mattei. Hanno tentato invano perché è una cultura indelebile, scritta nel nostro DNA. Così dopo, cinquant'anni, è arrivato Sergio Marchionne che ha dato una bella lezione di politica industriale all'Italia, agli Stati Uniti e mondo globalizzato.

I 5 Stelle e Adriano Olivetti.
Il successo del Movimento 5 Stelle si fonda solo su uno spezzone di cultura industriale, quello dell'eredità di Adriano Olivetti. Beppe Grillo, col suo blog rinnovato e depurato dai commenti dei militanti, insiste sulla cultura della rete Internet, sull'automazione, sulla robotica, sull'intelligenza artificiale, su un progetto di futuro che si spinge perfino alla conquista dello Spazio e alle officine orbitali. Ma non considera che robotica, automazione e intelligenza artificiale hanno bisogno dell'interazione diffusa e permanente con l'intelligenza umana. Altrimenti il rischio è la condanna della nostra specie all'irrilevanza. Siccome intelligenza e coscienza non stanno obbligatoriamente assieme, la iattura potrebbe essere creare una società di macchine super-intelligenti e incoscienti, che condannerebbe se stessa e l'umanità all'estinzione.

Per una Intelligenza Artificiale Benefica e Desiderebile.
La crescita economica e della popolazione umana è l'antidoto contro un futuro rovinoso fatto di macchine intelligenti. Ci vogliono grandi infrastrutture, bisogna favorire l'aumento demografico e la diffusione della cultura classica e scientifica. Bisogna favorire anche l'incontro fisico fra le persone perché nelle riunioni telematiche si perde il contatto con l'aura ottimista che convince gli imprenditori a rischiare (Roger Penrose dice che il fenomeno ha a che fare con la fisica quantistica). Noi italiani ci siamo sempre sporcati le mani. Dalla fisicità del rapporto con le costruzioni e con i materiali, abbiano ricavato le opere più geniali e le migliori intuizioni. Così dobbiamo continuare a fare. Miliardi di macchine debbono essere coadiuvate da miliardi di donne e di uomini, la cui intelligenza, in un futuro non immediato, potrà anche essere virtualizzata. Ma la matrice deve essere umana. Davide Casaleggio deve capire che la comunità cibernetica di Adriano Olivetti non potrà vivere da sola. Ci vuole anche l'industria mineraria di Enrico Mattei e di Felice Ippolito, e le relative applicazioni industriali. Come dice Roberto Cingolani, "fra cento, duecento anni andremo via dalla Terra. Quindi, oltre alla scienza per rimanere sul nostro pianeta in salute, ce ne vorrà un'altra che ci consentirà di andare via. E' questo secondo tipo di scienza che bisogna assolutamente supportare perché è inerente al nomadismo della specie umana."

Verde metropolitano
Ecologia attiva.
Intanto lavoriamo per ridurre l'inquinamento, per aumentare l'apporto in atmosfera di gas anti-serra e per ridurre la concentrazione di CO2. Ho scritto "concentrazione", non solo "emissione". Lo possiamo fare aumentando le foreste, le zone verdi, la salute del plancton. Lo possiamo fare anche con tecniche di fotosintesi clorofilliana artificiale e, ovviamente, riducendo l'uso di combustibili fossili. Ricordiamo però che sette miliardi di uomini e di donne si devono nutrire e si devono spostare. Mi auguro che il successo di Matteo Renzi si possa fondare sulla completezza della cultura industriale italiana e sull'ecologia attiva. La completezza ha bisogno di scienza, di tecnologia, di equilibrio fra robotica e sviluppo umano. In parole povere ha bisogno di crescita. Crescita equilibrata.

Paure e razzismo.
E come la mettiamo con le pulsioni razziste degli italiani che fanno il paio con le loro paure e insicurezze? Razzismo paure e insicurezze che fanno la fortuna di Matteo Salvini? La politica deve rassicurare gli italiani. Non dobbiamo cedere di un millimetro ad invasioni culturali estranee. Per esempio: ho saputo che, in chiese sedicenti cristiane frequentate da immigrati, qualcuno sparge la voce che Papa Francesco è un demonio che beve sangue. Ovviamente il tutto è alimentato da video Youtube la cui interpretazione è, a dir poco, equivoca. Queste fake news vanno stroncate perseguendo il reato di vilipendio previsto dal nostro codice penale. Ma parliamoci chiaro: alcuni nostri sacerdoti insistono troppo sugli aspetti sanguinolenti del rito cristiano. Allora dovrebbero essere corretti dalle gerarchie vaticane. Così deve essere perseguita, a norma di legge, qualsiasi manifestazione folcloristica o religiosa che offenda il nostro costume e la nostra morale in tema di maltrattamento degli uomini e degli animali. Se saremo capaci di difendere la cultura occidentale della pace, dei diritti di uomini, donne, bambini e degli animali, se sapremo farlo con tolleranza zero, allora diminuiranno le paure e il razzismo non avrà più ragione di essere. Vorrei che di tutto questo la politica fosse interprete rigorosa. Rimanendo a Salvini, mi sia permessa un'opinione. Ci saranno senz'altro state delle irregolarità amministrative nella gestione dei fondi assegnati alla Lega dal finanziamento pubblico. Comunque quei fondi sono stati assegnati sulla base dei voti ricevuti. I fondi non sono stati usati per comprare migliaia di paia di scarpe di cui è stata distribuita la prima con la promessa di consegnare la seconda in caso di vittoria, come faceva la DC a Napoli nel dopoguerra. Il buon senso popolare dice: "I soldi sono stati dati alla Lega in funzione dei voti ricevuti?" Allora i magistrati smettano di rompere le scatole sui criteri di utilizzo perché, altrimenti, la prossima volta Salvini di voti ne prende il doppio, così gli raddoppia anche il rimborso elettorale. E lui si frega le mani per la soddisfazione!

L'architrave della democrazia.
"Una forte opposizione, capace di vincere le prossime elezioni, è l'architrave della democrazia occidentale! Grazie Matteo Renzi!" questa è la mia risposta al suo tweet di ringraziamento per l'affetto e l'entusiasmo di ieri a Ravenna. Non voglio miracoli da Matteo Renzi, spero solo che si metta in condizione di vincere le prossime elezioni. O col PD oppure fondando un altro partito. Che si prenda tutto il tempo necessario!
180907 Daniele Leoni

giovedì 23 agosto 2018

UNITED COLORS E IL COLLASSO DEL PONTE.

Lo slogan dell'azionista di controllo di Autostrade SpA (1)
"Prima che un ponte crolli, quanti tiranti, in gergo i tristemente famosi «stralli», devono saltare? A che distanza devono essere l’uno dall’altro per evitare l’effetto a catena?" La domanda se la fa un articolo de La Stampa, cronaca di Torino, a proposito di uno studio sulla manutenzione dei ponti presentato dal Politecnico in luglio a Melbourne al Labmas, associazione di esperti mondiali di manutenzione e sicurezza dei ponti. Tutti i ponti strallati hanno un grande numero di cavi, disposti ad arpa, che ancorano l'impalcato ai piloni, con una portata almeno doppia o tripla rispetto al peso normalmente sostenuto. Allora è possibile anche la manutenzione, sostituendo i cavi usurati uno per uno, senza neppure interrompere il traffico sul ponte. Nessuno ha ancora scritto però (oppure è stato ben nascosto) che nel ponte Morandi di Genova di tiranti ce ne sono solo quattro per ogni pilone, due per ogni lato dell'impalcato. Ogni tirante è costituito da un fascio di cavi d'acciaio sigillati in una trave di calcestruzzo precompresso. "Mi spezzo ma non mi piego!" dicevano i fascisti ... Proprio così, nessun effetto catena perché di tiranti ce n'era solo uno per lato della carreggiata. Poteva esserci solo un cedimento secco. Così duecento metri di ponte sono andati giù. Il crollo del ponte la vigilia di ferragosto, a Genova, ci sta insegnando tante cose. Fu progettato dall'ing. Riccardo Morandi nei primi anni 60, inaugurato nel 1967. Venne soprannominato subito il Ponte di Brooklyn. Con la differenza che quello di New York, costruito nel lontano 1867, aveva ed ha i requisiti di sicurezza sei volte quelli richiesti mentre il ponte di Genova mancava di ridondanza negli accorgimenti. Aldilà del deterioramento dei materiali, sembra proprio evidente un clamoroso errore di progettazione.

Manutenzione del 1990 ad un pilone del viadotto di Genova (2)
Segni premonitori e voci inascoltate
Quando una crepa fa davvero paura? La risposta è in quello uno studio del Politecnico di Torino che «ha analizzato il collasso strutturale di un intero ponte, in tutte le sue fasi», spiega Gian Paolo Cimellaro, docente di Ingegneria sismica nel Dipartimento di Ingegneria Strutturale del Politecnico, che ha proposto una metodologia per analizzare il livello di sicurezza dei ponti identificando i punti deboli della struttura sui quali intervenire prima del collasso. Lo studio è stato presentato, dicevamo, a luglio durante la conferenza Labmas. Le simulazioni mostrano come evitare il crollo anche quando uno dei tiranti cede. È il principio della «ridondanza». Consiste nel mettere più cavi del necessario, così quelli di riserva, se anche c’è un crollo localizzato, impediscono il collasso dell’intera struttura. Altrimenti, se uno non regge più, parte l’effetto a catena. In ogni caso la progettazione deve tenere conto delle necessità di manutenzione quindi le componenti critiche, sottoposte ad usura, debbono poter essere facilmente sostituite. Se il ponte è crollato dopo soli cinquant'anni, nonostante abbia subito continui e difficoltosi interventi di manutenzione (i testimoni dicono che era un cantiere permanente), significa che non era stato progettato per essere manutenuto, quindi doveva essere demolito e rifatto con criteri diversi.
Il ponte Morandi costruito in Venezuela (3)
Adesso, col senno del poi, sono in tanti a sostenere questa tesi. Due anni fa cera solo la voce isolata del professore Antonio Brencich, docente di strutture in cemento armato alla Facoltà di ingegneria di Genova, che, già autore di un articolo sul tema nella rivista degli ingegneri, in una intervista a Primocanale elencava tutte le criticità dell’opera. “Questo ponte venne indicato come capolavoro dell’ingegneria. In realtà è un esempio del fallimento dell’ingegneria. All’epoca, infatti, l’idea di fare un ponte col cavalletto bilanciato sembrava innovativa e piacque molto. Ma quella tipologia di infrastruttura fallì. Negli anni il ponte subì una quantità di lavori enorme, indice che era stata rilevata una corrosione molto più veloce di quel che pensassero”, perciò era stato necessario “integrare l’impianto originale per impedire situazioni di pericolo”. Insomma “se dopo 30 anni si devono fare lavori di questo tipo, è un ponte sbagliato. Un ponte deve durare centinaia di anni e 60-70 anni senza manutenzione”. Non solo. “Un tempo, ero ragazzino – rivelava ancora l’esperto – il ponte non era dritto, aveva dei saliscendi, perché venne sbagliato il calcolo della deformazione viscosa, cioè di cosa succede al cemento armato nel tempo”. Insomma, concludeva Brencich, un ponte “in continua manutenzione che dovrà essere ricostruito”. Purtroppo non avrebbe mai immaginato che ci sarebbe stato da ricostruirlo dopo una simile tragedia.

Ponte strallato inaugurato a bari nel 2016 (4)
C'è un problema di cultura della classe dirigente.
Alcuni parlamentari della maggioranza di Governo sono convinti che l'alta velocità ferroviaria sia dannosa, che siano dannosi i vaccini, che la combustione del metano produca gas serra, che l'incenerimento dei rifiuti ad alte temperature e con i filtri efficienti sia comunque dannoso ecc. Questo è antiscientifico e molto grave. Però è anche gravissimo che le voci di allarme sul ponte Morandi di Genova siano rimaste inascoltate dai tutti i governi come tanti altri segnali degli studiosi e degli imprenditori delle nuove tecnologie su temi cruciali. Per esempio hanno dato credito alle tesi contro gli OGM nonostante la loro dimostrata efficacia per colture più resistenti ai parassiti. Non hanno invece combattutola brevettabilità degli OGM da parte delle multinazionali e le limitazioni alla diffusione delle sementi. Mi sembra incredibile che, avendo davanti agli occhi lo sviluppo della robotica, dell'Internet delle cose e dei sistemi esperti, l'opposizione si opponga in modo pregiudiziale al reddito di cittadinanza senza capire che è l'unico strumento possibile per mantenere in equilibrio l'economia e la società. Stiamo transitando velocemente verso un'epoca in cui si lavorerà più per passione che per bisogno, dove il tempo dedicato allo studio si dilaterà. Sarà quello un tempo di persone più libere. Un tempo in cui chi dovrà dare un giudizio severo, per esempio sulla necessità di demolire un ponte perché a rischio di crollo, non sarà più condizionato dalla necessità di compiacere un suo superiore. Ecco, mi sembra che la classe dirigente sia pervasa dalla necessità di compiacere qualcuno a scapito della libertà di giudizio, quando la libertà di giudizio dovrebbe essere il tratto distintivo della classe dirigente. Un'altra cosa che mi da fastidio sono i primi ministri e i membri dell'esecutivo che ostentano un'attività frenetica: frenesia difficilmente compatibile con la ponderazione. Queste brevi considerazioni, e tante altre che si potrebbero fare, danno l'idea del perché il crollo del Ponte a Genova sia solo la punta dell'iceberg di un andazzo generalizzato che accomuna la classe dirigente politica, ministeriale e delle società private che sono entrate nel giro. Questo andazzo (le vicende dei cinquant'anni del ponte di Genova lo dimostrano) è un vizio di tutti i Governi di tutti i colori politici. I 5 Stelle stanno dimostrando di seguire la tradizione.

Il ritorno alla gestione dello Stato sarebbe come spegnere l'incendio con la benzina.
"United colors of Bennetton"! Mi è sempre piaciuto lo slogan del gruppo tessile di Treviso oggi proprietario della Società Autostrade, concessionaria. E mi è piaciuta anche la loro reazione concreta al disastro: cinquecento milioni di risarcimento alle famiglie e costruzione di un nuovo ponte in otto mesi. Io li prenderei in parola. Ovviamente questo non deve ostacolare l'iter giudiziario per accertare le colpe e punirle. Raffaele Cantone ha dichiarato, in una lunga intervista su La Stampa, che "il sistema Paese è inadeguato: nessuno controlla e ci si affida la fato, salvo scatenarsi dopo una tragedia in una inammissibile fuga dalle responsabilità." Alla domanda sull'opportunità di rinazionalizzare ha risposto: " ... Faccio presente che un carrozzone in perdita è diventato, dopo la privatizzazione, una gallina dalle uova d'oro ...". Rinazionalizzare sarebbe catastrofico per i costi immediati e perché, ne sono sicuro, tutti i vizi della gestione pubblica ritornerebbero senza correggere gli errori attuali.

La campagna del Benetton Group per il ritorno a scuola
Imprese, intelligenza, algoritmi e coscienza.
Sempre più di frequente il valore delle imprese viene determinato dal mercato azionario. Mercato spesso condizionato da fattori indipendenti dal valore della produzione ma da fluttuazioni indipendenti determinate dai fondi d'investimento internazionali e dai trader online. I fondi e i trader si avvalgono di algoritmi in grado di speculare sulle micro fluttuazioni del mercato. La borsa sta perdendo così il suo ruolo di finanziamento e di capitalizzazione degli imprenditori migliori in termini di efficienza per la produzione di beni e servizi. E' uno strumento che premia o punisce sulla base di regole diverse da quelle originarie e fondanti del mercato azionario. Quando un gruppo come Benetton ha successo entra in un giro finanziario dove i suoi United Colors non determinano più il valore dell'impresa. E un fenomeno in cui gli algoritmi diventano più potenti della passione dell'imprenditore. Gli algoritmi sono molto intelligenti ed efficienti e possono garantire guadagni spropositati. Pero gli algoritmi non hanno coscienza, che è tipica solo dell'intelligenza umana (almeno fino ad oggi). E' così che l'imprenditore perde identità e passione e nella struttura aziendale. Fra i suoi dirigenti si aprono delle crepe che conducono a catastrofi. Sono fiducioso pero che la catastrofe di Genova stimolerà una riflessione nel gruppo e nella famiglia Benetton. Perché la coscienza umana pretende che Benetton passi alla storia non per il crollo del Viadotto sul Polcevera ma per l'arcobaleno di vestiti colorati che hanno decorato i corpi umani di tutte le etnie del mondo.
180823 Daniele Leoni

1) United Colors of Benetton, lo slogan della famiglia trevigiana azionista di controllo di Atlantia S.p.A. (ex Autostrade S.p.A.) che gestisce autostrade e autostrade a pedaggio. Atlantia SpA ha 15.000 dipendenti. Benetton Group è una delle aziende di moda più conosciute al mondo, presente nei più importanti mercati del mondo con una rete di circa 5.000 negozi; un gruppo responsabile che progetta per il futuro e vive nel presente, con uno sguardo attento all'ambiente, alla dignità umana e ad una società in trasformazione.

2) Un particolare del Viadotto sul Polcevera di Genova dove è evidenziato l'intervento di manutenzione sugli stralli di un pilone, eseguito nel 1990. Furono aggiunti 12 cavi esterni alla trave di cemento precompresso, per ognuno dei quattro fasci di cavi inaccessibili perché incapsulati nel calcestruzzo. Lo stesso intervento appaltato per l'ottobre di quest'anno, che avrebbe dovuto mettere in sicurezza i due piloni rimanenti.

3)Il ponte General Rafael Urdaneta è un ponte strallato ad uso stradale che attraversa il lago di Maracaibo tra Punta Iguana e San Francisco, nei pressi di Maracaibo in Venezuela. Lunghezza 8 678 m. Larghezza 235 m. Altezza 86,6 m. Carreggiate 2. Corsie 4. Progettista Riccardo Morandi. Costruzione 1958-1962. Pur avendo le stesse caratteristiche del Viadotto sul Polcevera di Genova, gli stralli sono fatti da cavi liberi, quindi è possibile l'agevole sostituzione dei cavi.