venerdì 7 settembre 2018

L'ARCHITRAVE DELLA DEMOCRAZIA.

Il Resto del Carlino dedica una pagina a Matteo Renzi
C'ero anch'io alla festa dell'Unità a Ravenna ad applaudire Matteo Renzi. All'inizio volevo seguirlo, come al solito, in diretta streaming però, all'ultimo momento ho deciso di andare. Sono arrivato un'ora prima per essere in prima fila e guardarlo bene negli occhi, per capirlo meglio, per capire qualche cosa di più. Niente da fare. Tutti i posti erano già occupati. Occupati anche quelli in ultima fila. Allora ho fatto una foto, l'ho postata su Facebook con la constatazione che lui è l'unico leader possibile nel PD. Qualche commento con i vicini, alcuni iscritti e tanti altri, come me, simpatizzanti di Renzi a prescindere. Era in anticipo anche Manuela Rontini, straordinaria Presidente della Commissione Territorio della Regione Emila Romagna, che aleggiava, per ogni dove, sotto il tendone Aldo Moro e dietro le quinte. Manuela, neoquarantenne, aspirante ingegnere, Azione Cattolica, cultura laica, silhouette rotondetta, con un'aura energetica che sprizza ottimismo e sensualità, archetipo della donna romagnola di un recente passato e di un prossimo futuro. Un futuro non radical-chic, benefico e desiderabile.

Le chiacchiere in attesa del discorso.
Le chiacchiere dei vicini erano tutti in favore di Matteo. Però quando mi sono intromesso per dire che non si doveva escludere un partito nuovo, con Renzi leader, allora la fedeltà al vecchio Partito è riemersa, con il distinguo di quelli che avrebbero seguito Renzi comunque. La mia visione era di un Renzi non incatenato al vecchio PD, libero di recuperare la cultura liberal-socialista, libero di dire che lo sfregio furono le monetine lanciate a Bettino Craxi. Libero di dire che quelle monetine furono il pedaggio di una strada di disgrazie, di un'Italia condannata alla serie B in Europa, con Francia e Germania al comando. Un Renzi libero di dire che fu un tragico errore il sostegno a una fazione di magistrati poco sensibili alla giustizia e molto al potere. Un Renzi che, vicino a Giorgio La Pira, celebra Adriano Olivetti, Enrico Mattei, Felice Ippolito, Gabriele Cagliari, il ravennate Raul Gardini. Che ha il coraggio di denunciare come, per trent'anni alcuni potenti hanno tentato di cancellare la scuola di questi grandi italiani.

Hanno tentato di cancellare la nostra cultura industriale e tecnologica.
Volevano relegarci al ruolo dei maitre d'hotel! Hanno perfino tentato di distruggere la biblioteca di Adriano Olivetti, dopo avergli svenduto il ramo elettronico. La stessa cosa hanno tentato di farla all'ENI dopo la morte di Enrico Mattei. Hanno tentato invano perché è una cultura indelebile, scritta nel nostro DNA. Così dopo, cinquant'anni, è arrivato Sergio Marchionne che ha dato una bella lezione di politica industriale all'Italia, agli Stati Uniti e mondo globalizzato.

I 5 Stelle e Adriano Olivetti.
Il successo del Movimento 5 Stelle si fonda solo su uno spezzone di cultura industriale, quello dell'eredità di Adriano Olivetti. Beppe Grillo, col suo blog rinnovato e depurato dai commenti dei militanti, insiste sulla cultura della rete Internet, sull'automazione, sulla robotica, sull'intelligenza artificiale, su un progetto di futuro che si spinge perfino alla conquista dello Spazio e alle officine orbitali. Ma non considera che robotica, automazione e intelligenza artificiale hanno bisogno dell'interazione diffusa e permanente con l'intelligenza umana. Altrimenti il rischio è la condanna della nostra specie all'irrilevanza. Siccome intelligenza e coscienza non stanno obbligatoriamente assieme, la iattura potrebbe essere creare una società di macchine super-intelligenti e incoscienti, che condannerebbe se stessa e l'umanità all'estinzione.

Per una Intelligenza Artificiale Benefica e Desiderebile.
La crescita economica e della popolazione umana è l'antidoto contro un futuro rovinoso fatto di macchine intelligenti. Ci vogliono grandi infrastrutture, bisogna favorire l'aumento demografico e la diffusione della cultura classica e scientifica. Bisogna favorire anche l'incontro fisico fra le persone perché nelle riunioni telematiche si perde il contatto con l'aura ottimista che convince gli imprenditori a rischiare (Roger Penrose dice che il fenomeno ha a che fare con la fisica quantistica). Noi italiani ci siamo sempre sporcati le mani. Dalla fisicità del rapporto con le costruzioni e con i materiali, abbiano ricavato le opere più geniali e le migliori intuizioni. Così dobbiamo continuare a fare. Miliardi di macchine debbono essere coadiuvate da miliardi di donne e di uomini, la cui intelligenza, in un futuro non immediato, potrà anche essere virtualizzata. Ma la matrice deve essere umana. Davide Casaleggio deve capire che la comunità cibernetica di Adriano Olivetti non potrà vivere da sola. Ci vuole anche l'industria mineraria di Enrico Mattei e di Felice Ippolito, e le relative applicazioni industriali. Come dice Roberto Cingolani, "fra cento, duecento anni andremo via dalla Terra. Quindi, oltre alla scienza per rimanere sul nostro pianeta in salute, ce ne vorrà un'altra che ci consentirà di andare via. E' questo secondo tipo di scienza che bisogna assolutamente supportare perché è inerente al nomadismo della specie umana."

Verde metropolitano
Ecologia attiva.
Intanto lavoriamo per ridurre l'inquinamento, per aumentare l'apporto in atmosfera di gas anti-serra e per ridurre la concentrazione di CO2. Ho scritto "concentrazione", non solo "emissione". Lo possiamo fare aumentando le foreste, le zone verdi, la salute del plancton. Lo possiamo fare anche con tecniche di fotosintesi clorofilliana artificiale e, ovviamente, riducendo l'uso di combustibili fossili. Ricordiamo però che sette miliardi di uomini e di donne si devono nutrire e si devono spostare. Mi auguro che il successo di Matteo Renzi si possa fondare sulla completezza della cultura industriale italiana e sull'ecologia attiva. La completezza ha bisogno di scienza, di tecnologia, di equilibrio fra robotica e sviluppo umano. In parole povere ha bisogno di crescita. Crescita equilibrata.

Paure e razzismo.
E come la mettiamo con le pulsioni razziste degli italiani che fanno il paio con le loro paure e insicurezze? Razzismo paure e insicurezze che fanno la fortuna di Matteo Salvini? La politica deve rassicurare gli italiani. Non dobbiamo cedere di un millimetro ad invasioni culturali estranee. Per esempio: ho saputo che, in chiese sedicenti cristiane frequentate da immigrati, qualcuno sparge la voce che Papa Francesco è un demonio che beve sangue. Ovviamente il tutto è alimentato da video Youtube la cui interpretazione è, a dir poco, equivoca. Queste fake news vanno stroncate perseguendo il reato di vilipendio previsto dal nostro codice penale. Ma parliamoci chiaro: alcuni nostri sacerdoti insistono troppo sugli aspetti sanguinolenti del rito cristiano. Allora dovrebbero essere corretti dalle gerarchie vaticane. Così deve essere perseguita, a norma di legge, qualsiasi manifestazione folcloristica o religiosa che offenda il nostro costume e la nostra morale in tema di maltrattamento degli uomini e degli animali. Se saremo capaci di difendere la cultura occidentale della pace, dei diritti di uomini, donne, bambini e degli animali, se sapremo farlo con tolleranza zero, allora diminuiranno le paure e il razzismo non avrà più ragione di essere. Vorrei che di tutto questo la politica fosse interprete rigorosa. Rimanendo a Salvini, mi sia permessa un'opinione. Ci saranno senz'altro state delle irregolarità amministrative nella gestione dei fondi assegnati alla Lega dal finanziamento pubblico. Comunque quei fondi sono stati assegnati sulla base dei voti ricevuti. I fondi non sono stati usati per comprare migliaia di paia di scarpe di cui è stata distribuita la prima con la promessa di consegnare la seconda in caso di vittoria, come faceva la DC a Napoli nel dopoguerra. Il buon senso popolare dice: "I soldi sono stati dati alla Lega in funzione dei voti ricevuti?" Allora i magistrati smettano di rompere le scatole sui criteri di utilizzo perché, altrimenti, la prossima volta Salvini di voti ne prende il doppio, così gli raddoppia anche il rimborso elettorale. E lui si frega le mani per la soddisfazione!

L'architrave della democrazia.
"Una forte opposizione, capace di vincere le prossime elezioni, è l'architrave della democrazia occidentale! Grazie Matteo Renzi!" questa è la mia risposta al suo tweet di ringraziamento per l'affetto e l'entusiasmo di ieri a Ravenna. Non voglio miracoli da Matteo Renzi, spero solo che si metta in condizione di vincere le prossime elezioni. O col PD oppure fondando un altro partito. Che si prenda tutto il tempo necessario!
180907 Daniele Leoni

giovedì 23 agosto 2018

UNITED COLORS E IL COLLASSO DEL PONTE.

Lo slogan dell'azionista di controllo di Autostrade SpA (1)
"Prima che un ponte crolli, quanti tiranti, in gergo i tristemente famosi «stralli», devono saltare? A che distanza devono essere l’uno dall’altro per evitare l’effetto a catena?" La domanda se la fa un articolo de La Stampa, cronaca di Torino, a proposito di uno studio sulla manutenzione dei ponti presentato dal Politecnico in luglio a Melbourne al Labmas, associazione di esperti mondiali di manutenzione e sicurezza dei ponti. Tutti i ponti strallati hanno un grande numero di cavi, disposti ad arpa, che ancorano l'impalcato ai piloni, con una portata almeno doppia o tripla rispetto al peso normalmente sostenuto. Allora è possibile anche la manutenzione, sostituendo i cavi usurati uno per uno, senza neppure interrompere il traffico sul ponte. Nessuno ha ancora scritto però (oppure è stato ben nascosto) che nel ponte Morandi di Genova di tiranti ce ne sono solo quattro per ogni pilone, due per ogni lato dell'impalcato. Ogni tirante è costituito da un fascio di cavi d'acciaio sigillati in una trave di calcestruzzo precompresso. "Mi spezzo ma non mi piego!" dicevano i fascisti ... Proprio così, nessun effetto catena perché di tiranti ce n'era solo uno per lato della carreggiata. Poteva esserci solo un cedimento secco. Così duecento metri di ponte sono andati giù. Il crollo del ponte la vigilia di ferragosto, a Genova, ci sta insegnando tante cose. Fu progettato dall'ing. Riccardo Morandi nei primi anni 60, inaugurato nel 1967. Venne soprannominato subito il Ponte di Brooklyn. Con la differenza che quello di New York, costruito nel lontano 1867, aveva ed ha i requisiti di sicurezza sei volte quelli richiesti mentre il ponte di Genova mancava di ridondanza negli accorgimenti. Aldilà del deterioramento dei materiali, sembra proprio evidente un clamoroso errore di progettazione.

Manutenzione del 1990 ad un pilone del viadotto di Genova (2)
Segni premonitori e voci inascoltate
Quando una crepa fa davvero paura? La risposta è in quello uno studio del Politecnico di Torino che «ha analizzato il collasso strutturale di un intero ponte, in tutte le sue fasi», spiega Gian Paolo Cimellaro, docente di Ingegneria sismica nel Dipartimento di Ingegneria Strutturale del Politecnico, che ha proposto una metodologia per analizzare il livello di sicurezza dei ponti identificando i punti deboli della struttura sui quali intervenire prima del collasso. Lo studio è stato presentato, dicevamo, a luglio durante la conferenza Labmas. Le simulazioni mostrano come evitare il crollo anche quando uno dei tiranti cede. È il principio della «ridondanza». Consiste nel mettere più cavi del necessario, così quelli di riserva, se anche c’è un crollo localizzato, impediscono il collasso dell’intera struttura. Altrimenti, se uno non regge più, parte l’effetto a catena. In ogni caso la progettazione deve tenere conto delle necessità di manutenzione quindi le componenti critiche, sottoposte ad usura, debbono poter essere facilmente sostituite. Se il ponte è crollato dopo soli cinquant'anni, nonostante abbia subito continui e difficoltosi interventi di manutenzione (i testimoni dicono che era un cantiere permanente), significa che non era stato progettato per essere manutenuto, quindi doveva essere demolito e rifatto con criteri diversi.
Il ponte Morandi costruito in Venezuela (3)
Adesso, col senno del poi, sono in tanti a sostenere questa tesi. Due anni fa cera solo la voce isolata del professore Antonio Brencich, docente di strutture in cemento armato alla Facoltà di ingegneria di Genova, che, già autore di un articolo sul tema nella rivista degli ingegneri, in una intervista a Primocanale elencava tutte le criticità dell’opera. “Questo ponte venne indicato come capolavoro dell’ingegneria. In realtà è un esempio del fallimento dell’ingegneria. All’epoca, infatti, l’idea di fare un ponte col cavalletto bilanciato sembrava innovativa e piacque molto. Ma quella tipologia di infrastruttura fallì. Negli anni il ponte subì una quantità di lavori enorme, indice che era stata rilevata una corrosione molto più veloce di quel che pensassero”, perciò era stato necessario “integrare l’impianto originale per impedire situazioni di pericolo”. Insomma “se dopo 30 anni si devono fare lavori di questo tipo, è un ponte sbagliato. Un ponte deve durare centinaia di anni e 60-70 anni senza manutenzione”. Non solo. “Un tempo, ero ragazzino – rivelava ancora l’esperto – il ponte non era dritto, aveva dei saliscendi, perché venne sbagliato il calcolo della deformazione viscosa, cioè di cosa succede al cemento armato nel tempo”. Insomma, concludeva Brencich, un ponte “in continua manutenzione che dovrà essere ricostruito”. Purtroppo non avrebbe mai immaginato che ci sarebbe stato da ricostruirlo dopo una simile tragedia.

Ponte strallato inaugurato a bari nel 2016 (4)
C'è un problema di cultura della classe dirigente.
Alcuni parlamentari della maggioranza di Governo sono convinti che l'alta velocità ferroviaria sia dannosa, che siano dannosi i vaccini, che la combustione del metano produca gas serra, che l'incenerimento dei rifiuti ad alte temperature e con i filtri efficienti sia comunque dannoso ecc. Questo è antiscientifico e molto grave. Però è anche gravissimo che le voci di allarme sul ponte Morandi di Genova siano rimaste inascoltate dai tutti i governi come tanti altri segnali degli studiosi e degli imprenditori delle nuove tecnologie su temi cruciali. Per esempio hanno dato credito alle tesi contro gli OGM nonostante la loro dimostrata efficacia per colture più resistenti ai parassiti. Non hanno invece combattutola brevettabilità degli OGM da parte delle multinazionali e le limitazioni alla diffusione delle sementi. Mi sembra incredibile che, avendo davanti agli occhi lo sviluppo della robotica, dell'Internet delle cose e dei sistemi esperti, l'opposizione si opponga in modo pregiudiziale al reddito di cittadinanza senza capire che è l'unico strumento possibile per mantenere in equilibrio l'economia e la società. Stiamo transitando velocemente verso un'epoca in cui si lavorerà più per passione che per bisogno, dove il tempo dedicato allo studio si dilaterà. Sarà quello un tempo di persone più libere. Un tempo in cui chi dovrà dare un giudizio severo, per esempio sulla necessità di demolire un ponte perché a rischio di crollo, non sarà più condizionato dalla necessità di compiacere un suo superiore. Ecco, mi sembra che la classe dirigente sia pervasa dalla necessità di compiacere qualcuno a scapito della libertà di giudizio, quando la libertà di giudizio dovrebbe essere il tratto distintivo della classe dirigente. Un'altra cosa che mi da fastidio sono i primi ministri e i membri dell'esecutivo che ostentano un'attività frenetica: frenesia difficilmente compatibile con la ponderazione. Queste brevi considerazioni, e tante altre che si potrebbero fare, danno l'idea del perché il crollo del Ponte a Genova sia solo la punta dell'iceberg di un andazzo generalizzato che accomuna la classe dirigente politica, ministeriale e delle società private che sono entrate nel giro. Questo andazzo (le vicende dei cinquant'anni del ponte di Genova lo dimostrano) è un vizio di tutti i Governi di tutti i colori politici. I 5 Stelle stanno dimostrando di seguire la tradizione.

Il ritorno alla gestione dello Stato sarebbe come spegnere l'incendio con la benzina.
"United colors of Bennetton"! Mi è sempre piaciuto lo slogan del gruppo tessile di Treviso oggi proprietario della Società Autostrade, concessionaria. E mi è piaciuta anche la loro reazione concreta al disastro: cinquecento milioni di risarcimento alle famiglie e costruzione di un nuovo ponte in otto mesi. Io li prenderei in parola. Ovviamente questo non deve ostacolare l'iter giudiziario per accertare le colpe e punirle. Raffaele Cantone ha dichiarato, in una lunga intervista su La Stampa, che "il sistema Paese è inadeguato: nessuno controlla e ci si affida la fato, salvo scatenarsi dopo una tragedia in una inammissibile fuga dalle responsabilità." Alla domanda sull'opportunità di rinazionalizzare ha risposto: " ... Faccio presente che un carrozzone in perdita è diventato, dopo la privatizzazione, una gallina dalle uova d'oro ...". Rinazionalizzare sarebbe catastrofico per i costi immediati e perché, ne sono sicuro, tutti i vizi della gestione pubblica ritornerebbero senza correggere gli errori attuali.

La campagna del Benetton Group per il ritorno a scuola
Imprese, intelligenza, algoritmi e coscienza.
Sempre più di frequente il valore delle imprese viene determinato dal mercato azionario. Mercato spesso condizionato da fattori indipendenti dal valore della produzione ma da fluttuazioni indipendenti determinate dai fondi d'investimento internazionali e dai trader online. I fondi e i trader si avvalgono di algoritmi in grado di speculare sulle micro fluttuazioni del mercato. La borsa sta perdendo così il suo ruolo di finanziamento e di capitalizzazione degli imprenditori migliori in termini di efficienza per la produzione di beni e servizi. E' uno strumento che premia o punisce sulla base di regole diverse da quelle originarie e fondanti del mercato azionario. Quando un gruppo come Benetton ha successo entra in un giro finanziario dove i suoi United Colors non determinano più il valore dell'impresa. E un fenomeno in cui gli algoritmi diventano più potenti della passione dell'imprenditore. Gli algoritmi sono molto intelligenti ed efficienti e possono garantire guadagni spropositati. Pero gli algoritmi non hanno coscienza, che è tipica solo dell'intelligenza umana (almeno fino ad oggi). E' così che l'imprenditore perde identità e passione e nella struttura aziendale. Fra i suoi dirigenti si aprono delle crepe che conducono a catastrofi. Sono fiducioso pero che la catastrofe di Genova stimolerà una riflessione nel gruppo e nella famiglia Benetton. Perché la coscienza umana pretende che Benetton passi alla storia non per il crollo del Viadotto sul Polcevera ma per l'arcobaleno di vestiti colorati che hanno decorato i corpi umani di tutte le etnie del mondo.
180823 Daniele Leoni

1) United Colors of Benetton, lo slogan della famiglia trevigiana azionista di controllo di Atlantia S.p.A. (ex Autostrade S.p.A.) che gestisce autostrade e autostrade a pedaggio. Atlantia SpA ha 15.000 dipendenti. Benetton Group è una delle aziende di moda più conosciute al mondo, presente nei più importanti mercati del mondo con una rete di circa 5.000 negozi; un gruppo responsabile che progetta per il futuro e vive nel presente, con uno sguardo attento all'ambiente, alla dignità umana e ad una società in trasformazione.

2) Un particolare del Viadotto sul Polcevera di Genova dove è evidenziato l'intervento di manutenzione sugli stralli di un pilone, eseguito nel 1990. Furono aggiunti 12 cavi esterni alla trave di cemento precompresso, per ognuno dei quattro fasci di cavi inaccessibili perché incapsulati nel calcestruzzo. Lo stesso intervento appaltato per l'ottobre di quest'anno, che avrebbe dovuto mettere in sicurezza i due piloni rimanenti.

3)Il ponte General Rafael Urdaneta è un ponte strallato ad uso stradale che attraversa il lago di Maracaibo tra Punta Iguana e San Francisco, nei pressi di Maracaibo in Venezuela. Lunghezza 8 678 m. Larghezza 235 m. Altezza 86,6 m. Carreggiate 2. Corsie 4. Progettista Riccardo Morandi. Costruzione 1958-1962. Pur avendo le stesse caratteristiche del Viadotto sul Polcevera di Genova, gli stralli sono fatti da cavi liberi, quindi è possibile l'agevole sostituzione dei cavi.

giovedì 26 luglio 2018

AUTOPILOTA FCA

Evoluzione  dell'Autopilota secondo Sergio Marchionne
Fu il ticchettio della macchina per scrivere che fece da contrappunto alla storia meravigliosa di Adriano Olivetti che, da Ivrea, negli anni Cinquanta, conquistò la leadership del mercato mondiale dell’office automation, portando la sua fabbrica ad impegnare 32mila persone. Fu primo, per efficienza produttiva e per qualità della vita dei suoi dipendenti, qualità che si trasferiva, come per magia, nella qualità del prodotto. Un margine primario enorme gli dava la possibilità di fare enormi investimenti. Partì con una piccola industria che, in poco più di dieci anni, diventò immensa. Adriano Olivetti fece il miracolo industriale con la macchina per scrivere meccanica Lettera 22 e con la calcolatrice meccanica Divisumma, pronto a fare il balzo verso l'elettronica, i grandi calcolatori e i personal computer. Il rombo dei motori, dalla Panda alla Jeep alla Ferrari, hanno fatto da contrappunto alla rinascita italo-americana di FIAT e CHRYSLER, sessant'anni dopo il miracolo di Ivrea. Sergio Marchionne ha fatto l'impossibile, trasformando due industrie vicine al fallimento in una società globale, robotizzando tutte le linee di produzione, azzerando il debito. Incrementando l'occupazione e raddoppiando la produzione. Come sessant'anni fa OLIVETTI, oggi FCA è pronta ad un balzo epocale, quello verso l'autotrasporto elettrico, la guida automatica e l'integrazione fra il trasporto privato e l'alta velocità del trasporto pubblico.

Il calcolatore a transistor Olivetti Elea 9003
Scenari nefasti da non ripetere.
Alla fabbrica di Ivrea il decisivo balzo epocale fu impedito a causa della morte di Adriano Olivetti. La decisione fatale, in Olivetti, fu quella di vendere l'intero settore elettronico all'americana General Electric vanificando la ledership mondiale sancita dal primo grande calcolatore a transistor OLIVETTI ELEA 9003. Il professor Valletta (presidente della Fiat e ispiratore del gruppo di intervento che, all’inizio del 1964, prese le redini dell’Olivetti) dichiarò: ”La società di Ivrea è strutturalmente solida e potrà superare senza grandi difficoltà il momento critico. Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l’essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare”. Qualche mese dopo ci fu la vendita perché Olivetti si concentrasse esclusivamente nel settore delle macchine per scrivere e delle calcolatrici meccaniche. ”La cessione della divisione elettronica Olivetti maturò in tragica e assurda coincidenza con l’avvio della rivoluzione microelettronica mondiale, per la precisa determinazione dei poteri forti della finanza e dell’industria nazionale ad uccidere l’iniziativa, nella totale indifferenza delle forze politiche." scriverà Pier Giorgio Perotto, membro del gruppo di progettisti di ELEA 9003 e autore della Perottina, il primo personal computer, L'Olivetti P101, adottato dalla NASA per lo sbarco sulla luna ne 1969. " Venni confinato con qualche collaboratore in un piccolo laboratorio di Milano, in territorio ormai della G.E., perché se agli americani ero inviso, il clima ad Ivrea, tempio della meccanica, non era molto migliore. Ma questa volta il gruppo di intervento, che aveva puntato tutto sul rilancio della meccanica, fu davvero sfortunato, perché una piccola grande idea germogliò inaspettatamente nel mio laboratorio: quella del computer personale (anticipando di ben dieci anni i P.C. introdotti in America!).
La consolle dell'Olivetti Elea 9003
Non voglio qui raccontare le drammatiche vicende che portarono a questo risultato. Ma l’imbarazzo e l’indifferenza con cui il nuovo management accolse la notizia dell’imprevista epifania emersa dalle stive dell’azienda ebbero almeno il merito di portare a una timida ma positiva decisione: quella di esporre la nuova macchina, come puro modello dimostrativo, in una saletta riservata della mostra newyorchese" prosegue Perotto. " Quello che non fece la strategia, lo fece il complesso di colpa legato alla cessione dell’elettronica e la voglia di far vedere che la Olivetti, in fondo, si, qualcosa di esplorativo con l’elettronica, pur non credendoci, faceva ancora. Quello che successe alla fiera fu però straordinario e sconvolgente: il pubblico americano capì perfettamente quello che il management dell’azienda non aveva capito, ossia il valore rivoluzionario della ”Programma 101”; trattò con assoluta indifferenza i prodotti meccanici esposti in pompa magna e si assiepò nella saletta per vedere quello che il nuovo prodotto era in grado di fare. La stampa, specializzata e non, segno con i suoi articoli entusiastici il successo di una presentazione e di un evento non voluto. In pratica, il nuovo computer fu letteralmente risucchiato dal mercato: si può dire che non fu venduto, fu solo comprato! ” Però non ci fu nulla da fare. "Vennero inferte anche delle ferite alla nostra identità. Si decise, in quegli anni, di mandare al macero la biblioteca Olivetti. Si voleva cancellare la memoria di Adriano Olivetti” dichiarò qualche annoi Franco Ferrarotti. " ... perchè vi è una categoria di imprenditori e di manager, quelli che preferiscono manovrare il denaro piuttosto che pensare alla miglior produzione possibile, che sono allergici alla creatività del fare. Così si aggiunsero ai dictat internazionali anche forti resistenze interne."

Sergio Marchionne
Sergio Marchionne si era convertito all'auto elettrica.
Il 1 Giugno l'ad di Fca si era recato a Balocco per presentare la relazione di apertura del Capital Market Day. In quell'occasione ha illustrato il piano industriale che, entro il 2022, dovrebbe sancire la rivoluzione tecnologica composta dall’elettrificazione dei motori e dall’autonomous driving. "L’elettrificazione costituisce il primo pilastro dell’edificio della nuova FCA. Sul versante industriale, l’obiettivo è quello di investire 45 miliardi di euro in tutto nei prossimi cinque anni: 9 miliardi sull’elettrificazione e 13,5 miliardi di euro nel rinnovo della gamma." In gennaio, al Salone di Detroit, aveva detto: " "Se qualcuno fa una supercar elettrica, la Ferrari sarà la prima: la faremo, è un atto dovuto. E sarà la più veloce sul mercato". E ancora: "Entro il 2025 “meno della metà” delle auto prodotte al mondo sarà totalmente a benzina o diesel, lasciando strada ai motori ibridi ed elettrici e le case automobilistiche hanno meno di un decennio per reinventarsi se non vogliono essere cancellate dai cambiamenti". Nelle dichiarazioni dopo la scomparsa di Marchionne non ho sentito la stessa convinzione nonostante la continuità dichiarata dal novo AD Mike Manley, la disponibilità del Governo (Luigi Di Maio) a fare investimenti pubblici per favorire l'automotive elettrico in un contesto d'integrazione fra trasporto pubblico e privato. Nonostante che la Giunta Comunale di Torino abbia approvato un protocollo d’intesa che vedrà Città e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti collaborare per fare di Torino un laboratorio dove testare l’auto autonoma, mettendo a disposizione servizi innovativi strade e infrastrutture cittadine. In un contesto dove l'auto a guida autonoma si integra perfettamente con l'auto elettrica, con il car sharing, progetti di riconversione dei sistemi di approvvigionamento, produzione, accumulazione, utilizzo del''energia con emissioni zero.

Una stazione di servizio per auto elettriche della Tesla
Una trasformazione nell'economia dell'autoptraspoto, e non solo.
Una cosa è certa: quella della transizione verso le auto elettriche sarà una rivoluzione planetaria paragonabile a quella dell'elettronica nel settore dell'automazione dell'ufficio. Una rivoluzione nelle tecniche produttive perché il motore elettrico è più efficiente, leggero, manutenibile, semplice e versatile del motore a scoppio. Una rivoluzione nel campo dell'energia perché le nuove batterie, che erediteremo dall'esplosione del numero degli smartphone, oltre ad alimentare le automobili serviranno da stabilizzatori delle reti elettriche e faciliteranno l'utilizzo delle fonti rinnovabili intermittenti come il solare fotovoltaico (i progetti di Tesla e Nokya ci dovrebbero illuminare). Una rivoluzione per la riduzione drastica dell'inquinamento e per l'efficienza energetica: il freno motore recupera l'energia e ricarica le batterie; le batterie delle automobili, collegate alla rete elettrica in garage, potranno essere utilizzate dalla rete elettrica come riserve, in casi di emergenza. Una rivoluzione nell'indotto della manutenzione perché la meccanica dell'auto elettrica è radicalmente diversa: scompariranno cilindri, pistoni, valvole, alberi di trasmissione, differenziali, cambi ecc. Ogni ruota avrà il suo motore e la spinta/frenata sarà sincronizzata elettronicamente. Una rivoluzione nell'utilizzo perché la guida autonoma con autopilota aprirà possibilità incredibili nel campo dell'utilizzo del mezzo, trasformando radicalmente tutte le attività che oggi prevedono un guidatore umano. Le automobili saranno prevalentemente condivise e non in proprietà. Circoleranno per rispondere alla chiamata degli utenti e sosteranno in parcheggi temporanei (sosta breve) oppure in grandi parcheggi organizzati come i magazzini a Amazon, secondo la logica del percorso più breve. Sarà più facile l'integrazione dell'automobile con il trasporto pubblico veloce (tunnel metropolitani o interurbani) dove corrono navette porta automobile. Le navette porta-automobili potranno anche correre, a velocità supersonica, in sistemi Hyperloop oppure, più semplicemente, in treni ad alta velocità. Una volta arrivate a destinazione potranno essere lasciate alla rete pubblica che provvederà a smistarle ad altri utenti.

Slitta porta automobile per tunnel metropolitano
Una nuova organizzazione del lavoro, forse la più radicale.
Non ci saranno più vigili urbani ma esperti nella gestione e nella programmazione dei flussi di traffico. L'intelligenza artificiale avrà un grande ruolo nella gestione. La getione avrà un must: ridurre gli incidenti stradali a numeri prossimi allo zero. Oggi più di un milione di persone perde la vita, ogni anno, per incidenti stradali. Senza contare lo stress nelle code, l'ansia di trovare un parcheggio, la perdita di tempo al volante. Tempo che si potrebbe dedicare al lavoro o al relax, magari con un bel libro o per fare conversazione. Non più autovelox, etilometri, multe, decurtazione di punti dalla patente.

L'industria petrolifera sarà contro ma, questa volta, non dobbiamo mollare.
Sergio Marchionne, alla fine, aveva capito tutto questo anche se, per anni, era stato un sostenitore convinto dei sistemi di autotrazione tradizionale. La fatalità l'ha escluso dalla gara. C'è d'augurarsi che la nuova FCA non voglia seguire le orme di Valletta che, nel 1964, convinse gli eredi di Adriano Olivetti ad disfarsi dei neonati calcolatori elettronici seguendo il destino delle calcolatrici meccaniche. I petrolieri faranno l'impossibile per impedire l'evoluzione ormai inevitabile. Trascineranno con loro alcune vittime. Speriamo che FCA resista.
180726 Daniele Leoni

mercoledì 11 luglio 2018

Il sole in bottiglia

Lo scorso 7 Aprile 2018, Roberto Cingolani , vulcanico Direttore Scientifico dell' Istituto Italiano di Tecnologia, ha fatto il primo intervento della giornata di studio Sum02, la Leopoda del Movimento 5 Stelle, in memoria di Gianroberto Casaleggio. Non ha parlato di politica ma di scienza e di futuro. E' stato un intervento molto bello, pieno di idee suggestive e di ottimismo. Un intervento che ha influenzato tutta la giornata. Una giornata notevole e stimolante come la Leopolda di Matteo Renzi. E' disponibile il video integrale su Youtube, sia del singolo intervento che dell'intera giornata.

Roberto Cingolani Drettore Scientifico IIT
Un secondo tipo di scienza.
Ad un certo punto Cingolani ha detto: " Fra cento, duecento anni andremo via dalla Terra. Quindi, oltre alla scienza per rimanere sul nostro pianeta in salute, ce ne sarà un'altra che ci consentirà di andare via. E' questo secondo tipo di scienza che bisogna assolutamente supportare perché è inerente al nomadismo della specie umana." Poi ha abbandonato l'argomento per lanciarsi sulle affascinanti dissertazioni relative al genoma umano, le nuove frontiere della medicina, l'intelligenza artificiale e la robotica. Dissertazioni tutte centrate sulla prima faccia della medaglia, cioè la scienza che ci consentirà di rimanere nel nostro pianeta, in salute, nonostante l'esplosione demografica. Rimanere per gli anni sufficienti a che la tecnologia ci apra la strada verso la colonizzazione dello spazio cosmico. Nessuno degli interventi successivi ha ripreso il tema dell'esodo. Non un commento della stampa nei giorni seguenti. E' come se l'umanità, dopo aver inventato miti per millenni, azzardato ipotesi fantasiose perché voleva regalarsi un sogno, ora che finalmente ha la possibilità di uscire dalla culla, ch'è in grado di muovere i primi passi oltre l'atmosfera del pianeta dov'è nata, sia ora vittima di un eccesso di prudenza. La comunità scientifica si comporta come se dovesse violare un tabù!

Smart City . Rappresentazione artistica
la crescita felice.
Ho rivisto il video "Gaia - The future of politics" che, dopo nove anni dalla pubblicazione, non sembra proprio farina del sacco di Gianroberto Casaleggio. E' un messaggio angosciante, compreso il sottofondo musicale. Siccome venne presentato come video sperimentale e provocatorio, penso proprio che quell'esperimento non sia riuscito. Meglio Sum02, con il suo messaggio positivo e fiducioso sul futuro. Gli interventi sono tutti tesi verso un buon futuro, fatto di ricerca e di sintesi. Così il capitolo dell'energia insiste sulla rete dove i produttori di elettricità saranno anche gli stessi consumatori, dove ogni casa sarà una piccola centrale fotovoltaica, con i pannelli sul tetto e le nuove batterie per l'accumulo (della Tesla?) nel garage, che sopperiranno quando il sole non c'è. Non solo: pannelli e batterie saranno collegati anche in rete per mettere a disposizione il surplus, sia di generazione che di capacità di accumulo. Batterie pronte a fornire l'alto amperaggio per ricaricare in pochi minuti l'automobile elettrica del parco condiviso "Car Sharing". E guarda caso, quando la batteria dell'automobile è attaccata alla presa di ricarica, anche quella batteria può far parte della rete elettrica condivisa da cui la rete può prelevare in caso di criticità. Qualcuno potrebbe dire che l'architettura necessaria è troppo complessa! Troppo complessa? Basta progettare le giuste centraline perché tengano i componenti della rete in equilibrio, gestiscano le priorità e li tengano a disopra di una soglia minima di efficienza. In questo modo sarebbero ridotti drasticamente gli sprechi. Non dovremo ricorrere alla decrescita ma potremo, secondo natura, continuare a crescere.

L'assurdo del problema idrico.
Il nostro pianeta è coperto d'acqua per il 71%. Qualcuno potrebbe dire che l'acqua del mare è salata e noi abbiamo bisogno d'acqua dolce. Oggi, con una membrana porosa dotata di particelle nanofotoniche in fondo a un contenitore trasparente (70x25 cm.), è possibile dissalare sei litri d'acqua ogni ora, quando c'è il sole. Con i nuovi materiali il problema idrico è completamente risolto, basta volerlo. Era possibile anche prima: Israele, che ha trasformato in giardino il suo pezzo di deserto, è li, davanti ai nostri occhi, a dimostrarlo. Oggi è molto più facile. La stessa cosa si potrebbe dire per la depurazione delle acque inquinate. La plastica biodegradabile è facile da produrre perché possa rimpiazzare tutta la plastica nociva. Il metodo per ripulire la poltiglia di plastica che deturpa gli oceani esiste usando milioni di contenitori robotizzati e un po' d'organizzazione. L'importante destinare all'inceneritore tutto ciò che non è biodegradabile. All'inceneritore o ad un riciclo che non faccia finire di nuovo in mare la plastica. Le discariche vanno abolite. Gli inerti vanno tutti separati e riutilizzati. E gli inceneritori vanno dotati di filtri e altri sistemi di abbattimento che riducano a zero l'impatto ambientale. Le tecnologie oggi ci sono! E la CO2? Se si ripuliscono gli oceani dando respiro al fitoplancton, se si ripristinano gli alberi in una logica di biodiversità agricola, di equilibrio idro-geologico e in funzione del verde urbano, c'è la fotosintesi clorofilliana, che funziona sulla Terra fin dalle prime forme di vita (è più antica di quanto si pensava). Ovviamente i combustibili fossili vanno dismessi. Rimane da vedere se è meglio utilizzare ancora il metano perché è il risultato di un'attività geologica (non fossile). Se non si brucia, fuoriesce incombusto in atmosfera con un effetto serra venti volte quello della CO2. Il metano che gorgoglia nei fondali marini si deposita sul fondo come clatrato idrato.

L'illuminismo di Steven Pinker secondo il Wall Street Journal
Eppur bisogna andare.
Tutte le vecchie dottrine politiche sono crollate. Giustamente crollate perché diventate sterili. Ciò che rimane è la prevalenza del buon senso, e non è poco. L'unico problema che la tecnologia non può risolvere è l'aumento della popolazione. Il buon Gianroberto fece una buttata, nel video Gaia, che fece parecchio incazzare: "... nel 2020, con la terza guerra mondiale, la popolazione crollerà a un miliardo di abitanti!" Meglio Sum02, che ha un altro modo di far tornare i conti, cioè dando per acquisito l'incremento della popolazione. Lo potremo rallentare un po' questo incremento. Ma, alla fine, dovremo seguire il più nobile degli istinti dell'Homo Sapiens, quello che lo ha portato dagli alberi alla savana, dall'Africa al resto del pianeta. Caro Roberto Cingolani, dobbiamo avere coraggio! I nostri amici del PD sono riusciti a litigare perché L'ENEA ha assegnato al centro di Frascati la parte italiana delle attività per lo sviluppo di ITER, il progetto mondiale per la fusione nucleare. Secondo Fabiano Amati, avvocato, brindisino, già assessore regionale ai Lavori pubblici e attuale presidente della Commissione regionale bilancio Puglia, si doveva fare a Brindisi. Interessante questa polemica, a rovescio. Una novità per l'Italia che ha assassinato la propria industria nucleare, nella quale eravamo i primi nel mondo. Interessante perché è l'ennesima dimostrazione che la fiaccola dell'illuminismo nostrano, quello di Steven Pinker, non è ancora spenta. Abbiamo fatto un gran esercizio di utilizzo razionale del sole per la nostra rete elettrica terrena. Ma non si siamo dimenticati che, per conquistare la fascia degli asteroidi dove estrarre le materie prime per la futura società interplanetaria, ci vuole il sole in bottiglia. Un sole in bottiglia da portarsi dietro sempre e comunque oltre l'orbita di Giove. Nella mia maniacale ricerca dei riscontri navigando in Internet, per capire meglio e scansare le fake news, mi sono imbattuto in una piccola industria canadese. E' la General Fusion, vicino a Vancouver. Il reattore di General Fusion funziona grosso modo come un motore diesel. In un veicolo diesel, l'aria viene compressa nella camera da un pistone. Il carburante viene quindi iniettato nella camera e, quando incontra l'aria altamente pressurizzata, si accende. Quando il carburante brucia e si espande, spinge indietro il pistone. Il reattore dei canadesi funziona in modo simile. L'idrogeno gassoso viene riscaldato a temperature molto elevate e viene iniettato in una camera. Il metallo liquido circonda il plasma ed è compresso da centinaia di pistoni. Quella compressione spinge il plasma in condizioni di fusione, riscaldando il metallo liquido attorno ad esso. Il calore viene quindi utilizzato per produrre elettricità. Sono cinquanta persone e sono molto avanti. Come spesso à successo nella storia della scienza potrebbero sorprenderci. Mi ricordo, negli anni 80, il mio BBS (Bulletin Board System) che consentiva il collegamento e la condivisione dati con altri BBS via modem, facendo un numero telefonico seguito da una stringa AT. Tutti gli altri usavano il fax. Secondo me il fax era una strumento stupido. La trasmissione dati via BBS era molto più intelligente. Però col fax la comunicazione era istantanea e planetaria e, dopo un paio d'anni, il fax ce l'avevano tutti, anch'io. Internet sarebbe nata dieci anni dopo e i BBS lo usavano solo gli smanettoni. I canadesi della General Fusion stanno facendo il fax della fusione nucleare. Si accettano scommesse.
180611 Daniele Leoni

sabato 16 giugno 2018

GIGA CITY

Sergio Mattarella e Giuseppe Conte
Il Presidente Giuseppe Conte ha un bel modo di fare e potrebbe sorprendere per capacità e qualità inaspettate. Mettere d'accordo la Lega con il multicolore universo dei 5 Stelle è impresa ardua ma non disperata. Gli avvenimenti di queste ore sono l'occasione per una prima riflessione.

Il giullare è diventato filosofo, politico, sapiente. Il guaio è che si chiama Beppe Grillo. Se avesse avuto un altro nome io mi sarei subito fatto catturare dalle idee, dalle visioni che, da qualche mese, possiamo legger nel suo blog. Io, Beppe Grillo, l'avevo rifiutato. Poteva dire o scrivere qualsiasi cosa ma per me era una buffonata. Debbo dire che non è tutta colpa mia. Gli slogan No Tav, No Vax, No Inceneritori, No Trivelle fanno parte della sua storia. Anche del presente per molti dei suoi. Lui, qualche anno fa, odiava i calcolatori in modo viscerale tanto da farli a pezzi durante gli spettacoli. Per non parlare degli insulti a Bettino Craxi, che era ed è il mio punto di riferimento di socialista liberale. Poi, qualche tempo fa, mentre cercavo le ultime notizie su Yuval Noah Harari, ho trovato un suo articolo sul blog di Beppe Grillo. L'ho letto e ho subito notato che era stato tradotto in un italiano stupendo. Poi, incuriosito, mi sono guardato attorno, e ho trovato un repertorio eccezionale. Un sacco di idee che assomigliano alle mie: riflessioni sulle città del futuro, un buon rapporto con l'intelligenza artificiale, la robotica vista come una prospettiva di liberazione dell'uomo dalla schiavitù, una riflessione sui detriti spaziali e sulla necessità di ripulirli. Soprattutto la consapevolezza che il compromesso fra diversi arricchisce, quando i diversi sono in buona fede. Se i diversi hanno tante idee giuste e alcune idee sbagliate, è possibile che le idee sbagliate si elidano a vicenda. Un esempio di idee sbagliate? Usare la plastica non biodegradabile, riciclata, in edilizia, per i manti stradali, per la pacciamatura degli orti. Prima o poi finisce in mare. Forse è meglio l'inceneritore!

Il dilemma dei migranti e del traffico di esseri umani. Una cosa è certa: i trafficanti di uomini fanno opera di persuasione fra le loro vittime le cui famiglie raccolgono i soldi per la traversata secondo una logica equivoca e truffaldina. Il profugo raggiunge il Paese di destinazione e si organizza subito per raccogliere i soldi da restituire con qualsiasi mezzo. Per aver salva la vita il profugo spesso contrae un debito anche con gli stessi trafficanti che vengono pagati due volte. I trafficanti tengono in ostaggio figlie e sorelle per garantirsi il pagamento. Le attività a cui le vittime sono destinate per recuperare il denaro vanno dall'accattonaggio, alla prostituzione, allo spaccio di droga, alla schiavitù in imprese colluse. Alcuni fortunati colgono l'occasione di un lavoro regolare ma spesso non è sufficientemente redditizio per pagare il debito. C'è il sospetto che ogni nuovo profugo che arriva sia costretto, suo malgrado, ad alimentare questo giro. Allora conviene tenere i profughi in centri d'identificazione per essere avviati ad un lavoro regolare in un Paese dell'Unione Europea disponibile ad accoglierli. Ma sia chiaro: l'obiettivo primario non si deve limitare all'assistenza umanitaria ma questa deve essere parallela allo sradicamento delle mafie che sfruttano i disperati. Che i profughi vengano smistati trasferendoli in navi militari, come sta capitando nel caso dei 629 della Aquarius con destinazione Spagna, può essere funzionale a una prima selezione e dissuasione degli infiltrati. E' un metodo che potrebbe diventare prassi europea. Mi auguro che ci possano essere sviluppi positivi condivisi.

Una rappresentazione artistica di Hyperloop
Trasporti e mobilità. Da che mondo è mondo i flussi migratori sono consistenti. Un tempo erano l'unica occasione per fare nuove esperienze e per cogliere nuove opportunità. Erano occasione per l'arricchimento di chi si muoveva e della comunità che ospitava. Un arricchimento reciproco. Oggi, con l'avvento del telelavoro e del tele-apprendimento, non è più necessariamente così. In teoria si possono seguire corsi universitari , fare riunioni e lavorare senza spostarsi fisicamente. Però, per essere stimolati e ricevere gli stimoli che scatenano la creatività, la fiducia e la condivisione ci vuole il rapporto fisico. Se ti devi fidare di qualcuno o condividerne l'entusiasmo devi sentirne le vibrazioni. Ed è difficile trasmetterle con Skype. Siccome i rapporti istantanei con Internet sono planetari, anche gli spostamenti debbono essere facili e velocissimi. Così, in California, si sperimenta Hyperloop, si immaginano decine di livelli sotterranei di tunnel dove le navette con le auto private e i minibus viaggiano a duecento all'ora; salgono e scendono dalla superficie con appositi ascensori. La città di Chicago ha commissionato i primi tunnel per le navette alla Boring Company di Elon Musk. Noi invece litighiamo ancora sull'alta velocità ferroviaria e sui tunnel autostradali. Saprà il Governo Conte fare il salto di qualità?

Un rendering del progetto della Boring Company per Chicago
Ferro, gomma, infine si ritornerà alla slitta. Due pertiche unite per sostenere un carico, trainate da un bue o da un cavallo a mo' di slitta, furono il primo mezzo di trasporto. Le ruote furono inventate settemila anni fa dai Sumeri. Ricavate da tronchi d'albero, le prime ruote erano di legno massiccio. In epoche successive comparvero i cerchioni di metallo, i mozzi di metallo accoppiati con perni, sempre di metallo, e i raggi di legno per le carrozze leggere. Poi nacque la ferrovia e arrivarono le ruote di ferro su binari di ferro . Le strade furono coperte d'asfalto per ruote più efficienti coperte di gomma. Nei progetti californiani di tunnel sotterranei e di Hyperloop non ci sono più le ruote ma torna la slitta, sospesa su guide da un campo magnetico. Nessun attrito, nessuna vibrazione, altissima velocità e silenzio perfetto. Lo scenario della superficie del pianeta, a fine secolo, dovrebbe essere un grande giardino, grandi aree metropolitane intercalate con aree coltivate e parchi naturali. Le strade tradizionali dovrebbero essere essenzialmente extraurbane e destinate a percorrenze medie con mezzi di trasporto elettrici a guida autonoma. Le aree metropolitane non dovranno più sopportare il traffico caotico e il parcheggio selvaggio. Saranno prevalentemente pedonali. Ci saranno le auto, obbligatoriamente elettriche, prevalentemente pubbliche e dotate di autopilota, predisposte per immettersi nel flusso di circolazione fatto di navette, tunnel sotterranei e superficiali destinati alle lunghe percorrenze e all'alta velocità.

La rappresentazione artistica di una futura città orbitale.
.Volare. Nel 1903 i fratelli Wright alzarono in volo il primo aeroplano. Solo 66 anni dopo, tre astronauti raggiunsero la Luna. Per cinquant'anni, a partire dal 1973, quando terminò la breve serie di voli lunari, nei trasporti aerei tutto sembrò fermarsi. Perfino l'aereo supersonico Concorde venne ritirato dal servizio quindici anni fa. Però, a partire dal 1973, cominciò a prendere forma l'informatica distribuita, con i piccoli calcolatori che sono andati via via dilagando per entrare, prima nelle case, poi nelle tasche degli uomini e delle donne di tutto il mondo. I comandi analogici dei mezzi aerei sono stati sostituiti da servo meccanismi comandati da centraline a logica programmabile, integrate fra di loro e con sistemi di supervisione locali o remoti. L'atterraggio verticale del primo stadio del Falcon di SpaceX non sarebbe stato possibile con la tecnica del Saturno 5 delle missioni Apollo. I calcolatori degli anni 60 erano enormi e spaventosamente lenti. Non esisteva telemetria e nessuno dei ritrovati che oggi consentono il volo aereo in assoluta sicurezza. E nemmeno i materiali compositi oggi utilizzati per fabbricare i motori a reazione. Tutto lascia presagire che il grande balzo per trasferire fuori dell'atmosfera, in orbita bassa, alcune attività industriali, sia imminente. Si perché ora ci sono le tecnologie, la robotica industriale, il telecontrollo e l'intelligenza artificiale. Il loro primo compito potrebbe essere quello di ripulire l'orbita bassa dai rottami dei vecchi satelliti, vettori, componenti a perdere. Tutti questi rottami potrebbero essere concentrati in un'orbita circoscritta e successivamente "divorati" da una stazione di separazione e riciclaggio per essere trasformati in polveri per un utilizzo futuro, sempre in orbita. Però, parliamoci chiaro, non solo non abbiamo ancora incominciato a ripulire i rottami esistenti, ma continuiamo a lasciare altri rottami ogni nuovo lancio. L'agenzia Spaziale Italiana dovrebbe farsi parte diligente per questa ecologia orbitale. Fino a quando non potremo riciclare i rottami, facciamoli almeno incenerire con una traiettoria di impatto con l'atmosfera.

Un orto irdoponico, una tecnica di coltivazione sempre più frequente.
Lavorare sulla Terra in funzione dello spazio. Si manifestano tendenze che ci porteranno verso la colonizzazione del Sistema Solare (rottami permettendo). Un esempio è l'agricoltura idroponica che sta diventando un settore produttivo fiorente perché è pulita, facilmente isolabile all'ambiente esterno (cioè da intemperie e parassiti), facilmente adattabile alla coltivazione e alla raccolta completamente robotizzata. Quando penso a questa tecnica mi vengono in mente gli schiavi umani immigrati usati per un'agricoltura tradizionale a basso costo che alcuni imprenditori agricoli vorrebbero contrapporre alla robotizzazione: schiavitù contro robotizzazione! ... Sono sicuro che le nuove tecniche di coltivazione avranno partita vinta, non solo perché costano pochissimo ma anche perché sono modulabili, cioè replicabili in varie dimensioni, fino al kit da mettere nel terrazzo dell'appartamento. Potrebbe succedere, nel caso dell'orticoltura idroponica distribuita, la stessa cosa che è successa per il software dei telefonini: migliaia di app create da giovani creativi, in continua evoluzione, distribuite in via telematica. Il modulo di coltivazione potrebbe essere parametrizzato per la personalizzazione del ciclo, delle temperature, dalla luce, della ricetta dei nutrienti sciolti in acqua e, naturalmente, delle sementi utilizzate, anche OGM (ma non coperte da brevetto delle multinazionali). Così ognuno si potrebbe cimentare per il proprio particolare tipo di pomodoro, melanzana, zucchina, peperone. Potrebbe proporlo in rete corredato dalla ricetta idroponica di produzione.
Un esempio di orti e giardini metropolitani.
La stessa cosa potrebbe succedere nel campo della la carne sintetica, con tessuti animali coltivati in vitro, dotati delle caratteristiche nutrizionali ed organolettiche derivate dalla partecipazione-competizione diffusa per ottenere il risultato migliore. Per la gioia dei buongustai e degli animalisti. Con buona pace degli allevatori di animali vivi, spesso gonfiati di estrogeni, destinati ad un'esistenza grama per poi finire al macello. Un altro esempio è quello della metallurgia dove la parte più avanzata è la produzione di polveri destinate alla stampa 3D di parti speciali. La tecnica consente di realizzare componenti leggere e molto resistenti alle sollecitazioni e alla temperatura, impossibili da ottenere con la metallurgia tradizionale. Sono strutture il cui interno è a nido d'ape. Dove lo strato superficiale ha una composizione e un trattamento tale da resistere ad altissime temperature, come nel caso degli ugelli dei motori a getto. La progressiva dimestichezza dell'industria aerospaziale con le tecniche di stampa 3D ha provocato anche l'abitudine a fabbricare, in loco, parti di ricambio da sostituire a quelle rotte o usurate, utilizzando una stampante 3d col file del modello originale. Immagino che, in futuro, possano essere parecchi i casi, nel mercato consumer, dove sia conveniente avere un archivio di modelli destinati a macchine utensili per la loro riproduzione espresso, al posto di un magazzino ricambi. Nel mondo dell'editoria è ormai possibile ottenere un libro di carta, stampato espresso dal venditore-editore attrezzato. Ciò significa che, fra pochi anni, non ci saranno più libri esauriti e tutto lo scibile umano sarà disponibile per la consultazione online e per la distribuzione.

Uno sguardo su http://www.beppegrillo.it/
Città del futuro. Nel Blog di Beppe Grillo c'è un bel articolo che ipotizza lo sviluppo, in mare, di città galleggianti. Se la popolazione mondiale continua a crescere, l'idea non è così stravagante. Però bisogna andare oltre, verso le città orbitali. Io, fin da ragazzo, ho sempre pensato allo spazio (1). I pentastellati, dopo la riconversione del blog di Beppe Grillo, hanno fondato il Blog delle Stelle, un nome un po' più intrigante di quello dell'insegna degli hotel extralusso (2). Così mi sono iscritto. Poi, siccome mi incuriosisce molto la piattaforma Russeau, mi sono iscritto anche a quella. Hanno voluto la copia dei miei documenti d'identità e un impegno a condividere i principi ispiratori che, sostanzialmente, sono quelli che propose Adriano Olivetti settant'anni fa. Non ho avuto difficoltà. Poi ho pensato: " ... tanto mi cacciano via subito!" Staremo a vedere. Con Russeau c'è la possibilità di lanciare nuove idee. Mi è venuto in mente di rielaborare l'idea del Ponte di Messina con un Hyperloop fra Milano e Palermo. Proporre la riconversione dell'Ilva di Taranto per finalizzarla alle polveri per la stampa 3D. A Taranto, connesso al Hyperloop, si potrebbe fare anche uno spazioporto da destinare al balzo orbitale fra l'Italia e Chicago, così da facilitare la collaborazione per i tunnel della futura metropoli. Faremo anche noi un'unica grande metropoli che unirà Messina, Reggio e Taranto. Faremo il satellite tecnologico creativo della Silicon Valley, che potrebbe ospitare, fra l'altro, la Gigafactory italiana delle Battery Pack. Quanti punti di PIL vale questa idea? Ne potrebbe parlare, Giuseppe Conte, con Donad Trump nel prossimo incontro alla Casa Bianca, coinvolgendo anche Elon Musk?
180616 Daniele Leoni

1) IL PARTITO DEGLI ASTRONAUTI - http://danleoni.blogspot.com/search?q=partito+astronauti
2) OFFICINE ORBITALI - http://danleoni.blogspot.com/2017/05/il-rinascimeto-di-chi-sa-andare-oltre.html

mercoledì 30 maggio 2018

LA COERENZA LIQUIDA BATTE LA SINDROME DI BARABBA.

Sergio Mattarella riceve Luigi Di Maio
Purtroppo Giuseppe Conte non ha avuto il coraggio di osare. Non ha dimostrato sufficiente autonomia per accettare la correzione alla lista dei ministri richiesta dal Presidente della Repubblica, andare cioè al voto di fiducia con la compagine concordata meno un nome. Se l'avesse fatto probabilmente il suo Governo sarebbe passato nonostante le ire di Matteo Salvini (che poi, alla fine si sarebbe accomodato) e tutti oggi sarebbero al lavoro per realizzare l'ambizioso programma Lega e 5 Stelle. Eppure la Costituzione riconosce al Presidente incaricato questo ruolo come dà al Presidente della Repubblica la facoltà di interferire sulla lista dei ministri. In caso di mancata fiducia del parlamento il Governo sarebbe rimasto comunque in carica fino a nuove elezioni. Capisco Salvini che ha intravisto la possibilità di rompere sul nome di Paolo Savona, sventolando la bandiera anti Euro senza essere sottoposto alla prova di Governo, incassando così un maggiore consenso elettorale senza pagare pegno. Non capisco invece i 5 Stelle che da nuove elezioni hanno tutto da perdere mentre il loro terreno più favorevole è quello costruttivo e programmatico, forti del loro 34%. Beppe Grillo diventa filosofo. Mi ha favorevolmente impressionato l'evoluzione post elettorale di Beppe Grillo, con il suo nuovo blog pieno di riflessioni ad altissimo livello sui temi cruciali del nostro tempo. Confesso di non aver mai avuto grande simpatia per lui a causa della sua antica superficialità, della violenza del suo linguaggio, della impostazione anti tecnologica ed anti industriale delle sue rivendicazioni. Ma leggendo quello che oggi scrive (e che ospita nelle pagine di beppegrillo.it), ho trovato un uomo nuovo, non più comico, ma filosofo e fine pensatore visionario. Diversamente da quanto ha sempre fatto la sinistra, non ho trovato nel suo recente pensiero la vena luddista. Anzi, quando affronta i temi dell'ecologia e della sostenibilità, tende a privilegiare le soluzioni nelle quali l'uomo è attivo con i risultati delle ultime ricerche, dove i robot e l'intelligenza artificiale hanno un grande ruolo. Quando affronta i temi dell'occupazione non contrappone l'uomo alle macchine e tende ad immaginare una terra futura dove la felicità umana si realizza liberandosi dalla fatica. In un recente articolo, dove presenta il libro di Gilbert Welch Sovradiagnosi, affronta il problema degli eccessi del sistema sanitario a favore degli interessi dell'industria farmaceutica: lo affronta in modo asciutto, efficace ed equilibrato, senza eccessi. Ha dato spazio a SpaceX per i progetti spaziali, le idee di nuova mobilità sulla Terra con le auto elettriche a guida autonoma e Hyperloop. Ha affrontato, in modo corretto, il problema della spazzatura in orbita, e raccontato le novità dell'economia cinese ... Insomma, una bella evoluzione.

Matteo Salvini al Quirinale
I servizi Internet di Casaleggio. Incuriosito sono andato a visitare la piattaforma Internet Russeau della Casaleggio. Premetto che non sono moralista sul fatto che una società privata fornisca servizi ad una formazione politica e ne sia comproprietaria. Non lo sono per i 5 Stelle come per Forza Italia che si appoggia sulla Fininvest. È l'intreccio economico e sociale che cerca forme nuove per la politica. L'importante è che vengano rispettate le regole della trasparenza e dell'onestà. Ci vogliono però nuove regole, nuove garanzie che impediscano l'arbitrio e i soprusi. Ebbene debbo ammettere che l'architettura di Russeau è molto efficace, non è ingombrante e stimola la partecipazione. E' una cosa seria, ancora un po' rudimentale, suscettibile di evoluzioni. Lascia spazi di libertà. Rispetto al sistema Bob del PD è un altro mondo. Navigando in Russeau si sente l'eredità di Adriano Olivetti, la sua visione d'impresa, di movimento e di comunità.

Una possibile sintesi fuori dai vecchi schemi. Così mi sono convinto che, alla fine, i saggi criteri della democrazia rappresentativa e la flessibilità dettata dalla necessità del risultato potrebbero prevalere. Che il Governo Lega e 5 Stelle può essere molto positivo e benefico per l'Italia. Nelle nostre città è palpabile il malessere delle persone perbene per il dilagare della delinquenza, per l'arroganza di ospiti immigrati che non accettano la nostra cultura e pretendendo d'imporre la loro. Qui nasce il consenso per la Lega. Però le soluzioni prospettate dalla Lega contro questo fenomeno sono odiose e incivili. Non tiene conto che anche noi siamo stati un popolo di migranti e che l'immigrazione è necessaria per la nostra economia. La Lega è molto sensibile ai bisogni e ai meriti del ceto medio produttivo, all'efficienza nella pubblica amministrazione, all'eliminazione degli sprechi. I 5 Stelle vogliono invece una comunità di uguali, mettono in primo piano i diritti della parte debole e la sobrietà dei dirigenti pubblici e privati. Entrambi non hanno paura delle nuove tecnologie e vedono bene alleanze internazionali più aperte verso la Russia, Cina e i paesi amici del mondo arabo. Lega e 5 Stelle, se lavorano insieme con la voglia di produrre un buon risultato, elimineranno le incongruenze dei rispettivi programmi, smusseranno gli angoli per vincere la scommessa del salto di qualità del Sistema Paese. Potrebbero anche far scoccare la scintilla di una crescita potente dell'Italia e, con l'Italia, dell'Europa. L'evoluzione del comportamento di Luigi Di Maio e l'emergere dei più dialoganti nei 5 Stelle fanno ben sperare. Anche il Movimento può evolvere nel senso di quell'illuminismo sostenuto da Steven Pinker (Enlightenment Now), di cui anche Adriano Olivetti fu precursore ma vittima dei poteri forti dei primi anni 60, ben più feroci di quelli odierni.

Il romanzo ebook di Marco Colonna
Uomini in primo piano, algoritmi sullo sfondo, il trionfo della politica. I tre protagonisti umani dell'avventura politica di questi giorni, cioè Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Sergio Mattarella, ora campeggiano in primo piano. Campeggiano con tutte le loro incertezze, emozioni, passioni, risentimenti. Non abbiamo a che fare con cinici, freddi calcolatori ma con esseri umani immersi nella comunità dei loro simili, pronti ad assumersi il ruolo della leadership. Non abbiamo a che fare con condottieri di armate di ragazzi, carne da cannone da sacrificare in prima linea sotto i colpi dell'esercito nemico. L'esercito nemico non c'è ma ci sono sfide immani, comuni a sette miliardi di uomini e donne che, in un decennio, hanno azzerato le distanze e sono in comunicazione permanente. Prima del dilagare della comunicazione interattiva le prove d'errore impiegavano settimane o mesi per fornire il riscontro. Ora il riscontro c'è dopo poche ore, a volte pochi minuti. Se non fai la cosa giusta qualcuno, dall'altra parte del pianeta tuona: "Ci penseranno i mercati ad insegnare agli italiani come votare ...!". Gli algoritmi che regolano la finanza danno un giudizio istantaneo e bruciano tutto il denaro necessario per il reddito di cittadinanza, per la ricerca, per le imprese, per la salute. Allora qualcuno pensa di ritornare sui suoi passi perché continuare a sbagliare per coerenza è la cosa più stupida che c'è. La coerenza deve essere liquida, adattarsi gli eventi e alle necessità. Beppe Grillo, non più comico, non più arruffa-popolo ma saggio filosofo diffonde un video dove dice che ha incontrato il Mercato che è sull'orlo di una crisi di nervi: " E’, anche lui, un po’ avvilito, che deve sopperire a cose che non gli competono. Mi ha raccontato con somma nostalgia quando era il mercato vero, quello delle patate, della frutta e verdura; c’erano le patate euforiche quando il prezzo saliva, le cipolle che lacrimavano. Insomma, aveva quel mondo suo che gli è sfuggito e adesso parla come le persone! Il mercato oggi è lo pseudonimo del capitalismo più avvilente e di predazione che abbiamo in Italia." Poi scrive un articolo dove racconta il confronto fra interessi diversi combattuto con mezzi diversi dalla violenza, dopo avere denudato la casta che è l'obiettivo più importante: un paese che torna a porsi i temi che contano per il suo futuro. " ...ma il confronto proseguirà: questa è la politica, bellezze! In alto i cuori."

La bandiera italiana non è un simbolo di discordia. Il giovane Luigi Di Maio coglie il messaggio al volo e sotterra l'ascia di guerra. Il Presidente Mattarella torna ad essere un buon padre, i grillini riflettono e concludono che non abbiamo bisogno di un Barabba da salvare e di un Cristo da mettere in croce. Il 2 Giugno sarà la festa della Repubblica di tutti e il tricolore sventolerà nelle finestre, nei balconi e nelle piazze d'Italia a testimoniare che siamo un popolo con idee diverse ma siamo coscienti che questa diversità è la nostra ricchezza. Almeno spero ... 180530 Daniele Leoni

lunedì 14 maggio 2018

Il fattore umano

Beppe Grillo
L’elemento nuovo della politica italiana è l’accordo fra 5 Stelle e Lega per la formazione del Governo. E’ l’accordo fra un Luigi Di Maio, apparentemente ligio alla Casaleggio, vessillifero dei bisogni dei più deboli e un Matteo Salvini, apparentemente fedele alla coalizione di Centro Destra, con qualche punta xenofoba. Però entrambi i nostri protagonisti, dopo l’investitura ricevuta dalle elezioni, hanno subito dimostrato grande autonomia. Salvini ha sbandierato il suo neo eletto Senatore nero Toni Iwobi, responsabile del dipartimento immigrazione del Carroccio e Di Maio non ha insistito troppo sull’alleanza dei 5 Stelle col Partito Democratico. L’arbitro, cioè il Presidente Sergio Mattarella, ha subito sfoderato un piglio decisionista interpretando nel modo più discrezionale i suoi poteri previsti dalla Costituzione. Tanto che appare voler essere della partita. Mentre scrivo non posso far a meno di riflettere sullo sfondo del quadro ancora incompleto, quando ancora non si conoscono i termini dell’accordo raggiunto.

Lo Sfondo. L’intelligenza è disaccoppiata dalla coscienza. Questa è la conclusione a cui arriva Yuval Noah Harari nel suo ultimo best seller, Homo Deus, sull’avvento dell’intelligenza artificiale. Entità super intelligenti ma incoscienti (cioè algoritmi) sono in grado di conoscere l’uomo e la sua società molto meglio dei nostri esperti e capire quali siano le scelte più efficaci per il bene dell’umanità. Negli anni 90, quando ancora l’economia non era regolata da algoritmi, io potevo andare in banca e convincere il direttore della filiale che la mia idea di business era molto buona e accendere un mutuo per finanziarla. La decisione era affidata al buon senso del direttore e ad alcune semplici regole come i limiti entro i quali i direttore poteva operare e la mia affidabilità. Oggi non è più possibile perché le valutazioni, a cui il direttore si deve attenere, vengono fatte da una procedura informatica. Negli ultimi 10 anni le procedure hanno preso il posto delle decisioni umane nell’economia, soprattutto in quella finanziaria. Anche gli operatori di borsa si affidano ad esse per le loro scelte. I fondi d’investimento lanciano addirittura una nuvola di operatori virtuali, in grado di auto apprendere e di modificarsi, in una simulazione del mercato azionario. Dopo un certo periodo di tempo gli operatori migliori, fra quelli che sono sopravvissuti alla selezione, vengono lanciati nel mercato reale. Così i più ricchi diventano sempre più ricchi, non per le loro buone idee imprenditoriali in competizione nell’economia del fare, ma perché abili giocatori, aiutati dal computer, scommettono in borsa sulle micro - variazioni del mercato.
Sergio Mattarella
Luci ed ombre. Nonostante parecchi problemi irrisolti, l’economia di mercato ha creato un beneficio tale da raddoppiare l’aspettativa di vita, da provocare, in cinquant’anni, la drastica riduzione della violenza, della fame, delle malattie con il conseguente raddoppio della popolazione mondiale. Così, mentre negli anni 90 l’Intelligenza Artificiale si limitava a vincere a scacchi, nel 2000 ha fatto irruzione nell’economia, alle soglie del terzo decennio del 21° secolo, sembra che sia arrivato il turno della politica, perché la politica ha bisogno di un “aiutino”. Nessun dubbio! Matteo Renzi ha fatto molto bene a mettere tutto il suo peso per impedire un accordo di Governo fra PD e 5 Stelle. L’accordo, caldeggiato dalla sinistra estrema, dalla corrente forcaiola della magistratura, avrebbe fatto prevalere i sostenitori della “gioiosa macchina da guerra” inventata da Achille Ochetto in occasione delle elezioni politiche del 1994. Certo che quelli della "gioiosa macchia da guerra" ne hanno combinati di disastri! Hanno condannato a morte Bettino Craxi, messo le zeppe a Berlusconi con una ignobile persecuzione giudiziaria, imposto al Paese Mario Monti accettando la sua condizione irricevibile di essere, in cambio, senatore a vita, ridotto all'impotenza Matteo Renzi col risultato uscito dalle urne. Speriamo che Salvini e Di Maio arrivino in fondo e che quella macchina infernale venga sepolta!

Non siamo un formicaio. La cosa che da più fastidio dei 5 Stelle è la disumanizzazione della democrazia. Noi, Deputati e Senatori, li chiamiamo onorevoli, cioè persone che hanno ricevuto qualche cosa di analogo a un titolo nobiliare repubblicano per volontà del popolo che chi li ha eletti. Avendolo ricevuto, hanno facoltà di adoperarlo senza vicoli di mandato, con i soli limiti imposti dall’onore (appunto) e dalla legge. In virtù di questo titolo godono dell’immunità rispetto ad un altro dei poteri, quello giudiziario, che i padri costituenti hanno voluto sottoposto alla legge ma libero e svincolato dall’Esecutivo. Le ragioni dell’autonomia della Magistratura e dell’immunità dei parlamentari sono facili da comprendere in una logica di equilibrio dei poteri. Ebbene, loro li chiamano “portavoce”, vogliono il vincolo di mandato e l’abolizione dell’immunità parlamentare residua dopo i limiti imposti con la riforma del 29 ottobre 1993. Portavoce! … Una parola sola che riassume l’avvilente ruolo che i 5 Stelle vorrebbero riservare ai detentori del potere legislativo nell’Italia repubblicana del 2018. Una parola che riecheggia di formicaio, dove la piattaforma Rousseau della Casaleggio Associati è la regina.

L’equilibrio dei poteri. Al contrario i parlamentari dovrebbero maturare il loro orientamento in totale autonomia, avvalendosi delle indicazioni del gruppo di appartenenza. Un po’ come il Presidente della Repubblica, che nomina il Presidente del Consiglio e i Ministri avvalendosi delle indicazioni dei partiti che hanno vinto le elezioni, ma lo fa in totale autonomia rispettando vincoli di equilibrio fra i poteri, le leggi, i trattati internazionali e il suo buon senso. Anche nella promulgazione delle leggi il Presidente della Repubblica recepisce l’approvazione del Parlamento controllando la costituzionalità e la copertura finanziaria. In caso di dubbio la legge viene rispedita indietro alle Camere per un riesame.

Consultando l’algoritmo. Ebbene, lo sfondo del quadro ancora incompleto campeggia ancora sul primo piano dei tre protagonisti, protagonisti che l’artista non potrà lasciare in ombra. Anche perché ce ne sarà un quarto, cioè il futuro Capo del Governo, di cui ancora non conosciamo il nome, destinato a dominare l’intero dipinto. Il primo piano corrisponde al fattore umano, in continua evoluzione, imperfetto, spesso contraddittorio, eppure necessario perché cosciente di se stesso. Una coscienza dotata d’intelligenza erratica, che sforna risultati imperfetti, che vengono corretti attraverso continue prove d’errore. Una coscienza che, di tanto in tanto, consulta l’algoritmo. Analogamente gli eletti consultano il proprio gruppo. Mi viene in mente il Governo di Mario Monti, dove tutto era perfettamente regolato ma che ricorderemo come il peggior Governo del dopoguerra. Quel Governo non consultava l’algoritmo ma gli ubbidiva come una formica operaia ubbidisce alla regina. Il Governo MDS (Mattarella, Di Maio, Salvini) avrà invece la briglia sciolta, si fermerà, cambierà direzione, ritornerà sui suoi passi, andrà avanti forse più lentamente però si porterà dietro il consenso del complesso delle Istituzioni e degli elettori. Se non lo farà, l’opposizione parlamentare diventerà maggioranza e darà vita ad un nuovo Governo. E’ il fattore umano! E’ la democrazia rappresentativa … Bellezza!
 180514 Daniele Leoni